Il racconto di Davide Sanzogni, nostro inviato, dall'interno di questa entusiasmante granfondo dal nome importante, che ha "colorato" con mille emozioni le strade bergamasche. 

9 maggio 2018, Bergamo - La mia Gimondi questa volta inizia al sabato perché una volta tanto, complice il fatto che i pacchi gara sono distribuiti solo al sabato, colgo l'occasione di muovermi con tutta la famiglia per una veloce visita a Bergamo Alta e alla collina di San Vigilio.

La giornata è di sabato è soleggiata e calda. Passeggiando qua e là per le vie del centro con un gelato in mano e la macchina fotografica nell'altra incrocio molti altri ciclisti in sella o in borghese, ma facilmente riconoscibili dalle gambe o da qualcosa nel vestire che rimanda al ciclismo.

Molti di loro hanno già la testa rivolta alla Gimondi di domani e chissà se qualcuno non sia salito alla città Alta per andare a lustrare lo stemma araldico del Colleoni, presso l'omonima cappella. Da queste parti si dice che porti bene e domani ci sarà bisogno di tutto l'aiuto possibile.

Si perché per me la Gimondi è una gara speciale, anzi, è semplicemente la Gara. Vuoi per il livello altissimo degli amatori locali e non che vi partecipano, vuoi per i percorsi esigenti che richiedono sia doti di scalatore che di buon discesista. Vuoi anche e forse soprattutto perché il percorso lungo della Gimondi è una sfida impegnativa per un amatore come me, che per doti fisiche e allenamento, risulta più adatto a corse di meno impegnative.

Ma il lungo della Gimondi, con i suoi 162 chilometri e 3050 metri di dislivello è quella sfida in più ai propri limiti che personalmente posso provare ad affrontare ancora come gara, senza doverla impostare fin da subito come pura endurance come invece accade per altre manifestazioni di 7 o più ore.

Prima o poi mi riprometto di provare anche il percorso medio che, come pure il corto, è comunque ben disegnato, divertente e al tempo stesso impegnativo. Ma non quest'anno. Quest'anno, alla terza partecipazione voglio provare a migliorare il mio tempo.

Così, dopo la solita abbondante colazione che per fortuna va giù senza sforzo nonostante siano le 4 del mattino ed un breve trasferimento in auto, eccomi in coda per entrare in griglia. La gara è sentita e la mattina calda, tutti vogliono partire nella migliore posizione. Ovviamente non per tutti gli oltre 4000 partecipanti è possibile ed è per questo che alla Gimondi c’è un sistema di parziale riconoscimento del merito che tiene conto del piazzamento: se si entra nei primi 100 del lungo, 50 del medio o 25 del lungo si può partire nella griglia avanzata l’anno successivo. Entrare o confermarsi in questa lista sarà per molti l'obiettivo odierno, me compreso.

Mentre aspetto di entrare chiacchiero con Francesco Ragazzini e il suo compagno di team Leonardo Viglione, con cui ho corso pochi giorni fa all'Avesani. Quando finalmente entro in griglia ed appoggio la bici mi accorgo che vicino a me hanno preso posto Zen, Castelnovo e Giovine che andranno a giocarsi la vittoria finale. Mi sento un po' a disagio vicino a questi atleti, ma non durerà a lungo dato che subito dopo il via li vedo portarsi avanti con facilità, mentre io oggi non sento le gambe brillantissime ma confido che il sole e la distanza mi aiutino a trovare il colpo di pedale migliore.

All'imbocco del colle del Pasta approfitto del primo strappo per guadagnare posizioni ed inserirmi nel gruppo di testa, forte ancora di un paio di centinaia di unità. Scollinando saluto un forte gran fondista locale il vulcanico Alessandro Baldoni, mentre alle mie spalle mi saluta squillante la voce di un amico che non vedevo da diverso tempo, Isidoro Panarese. Ora corre meno in vista di altri più importanti traguardi cui dedicarsi e non posso che fargli i miei auguri.

La discesa dal Colle Pasta è veloce ma come la maggior parte delle strade che troveremo oggi asciutta ed in ottime condizioni.

Il semplice fatto di essere ancora in un così gran numero innesca un contatto ed una caduta in cui viene coinvolta Manuela Sonzogni, che fortunatamente vedo poco dopo rientrare in gruppo, salvo poi procedere ad un passo non suo all’imbocco della salita di Colle Gallo. Apparentemente una giornata no per lei, ma in realtà il giorno giusto per mostrare il carattere indomabile dei bergamaschi.

Io cerco di salire senza strafare, trovando un gruppetto che vada ad un passo adatto al proprio ritmo, ma qui per il momento salgono tutti forte e così Il Gallo vola via a 20 chilometri orari.

Mi butto in discesa, senza rischiare inutilmente ma comunque facendo buone traiettorie. Al termine siamo un po’ sgranati per cui ne approfitto per rifiatare ad alimentarmi, seguendo i consigli di Alessandro. Una volta formato un gruppetto riprendiamo il ritmo e rientriamo su un gruppo più numeroso in vista di Nembro, dove inizia la salita del Selvino dove c’è un gran tifo.

Il gruppo è numeroso e la salita veloce. Si può sfruttare la scia ma per contro ad ogni tornante si è costretti a rallentare, a volte a frenare, per poi alzarsi sui pedali e rilanciare l’azione.

Anche qui la velocità resta sui 20 chilometri orari, la VAM a quasi 1200 metri orari e soprattutto il mio cuore si fa una lunga mezz’ora a 178 bpm.

Arrivati in vista dello scollinamento sono proprio cotto, perdo qualche metro senza reagire subito, forse illudendomi inconsciamente di poter rientrare con facilità in discesa.

Ma in queste posizioni, chi più chi meno, sanno tutti portare la bici e riesco a rientrare solo su una manciata di atleti che si sono staccati.

Inaspettatamente, arrivati al bivio ove il corto ritorna in direzione di Bergamo, vediamo che il gruppo ci precede a breve distanza e l’azione generosa di un paio di forti passisti consente il ricongiungimento. Giusto in tempo per alimentarsi mentre attraversiamo il noto centro termale di San Pellegrino.

Non prendiamo subito forte la Val Taleggio, così ne approfitto per scambiare quattro chiacchiere con Isidoro e dimenticarmi per un po’ della fatica.

Mentre saliamo lungo la scenografica forra cerco di tenere duro ma in vista di Sotto Chiesa valuto che è il momento di mollare, troppo grande è il rischio di saltare successivamente.

Mi ritrovo a pedalare in compagnia di Alice Donadoni, a sua volta sfilatasi dal gruppo, che occupa la prima posizione assoluta femminile. Con lei e un paio di atleti a fare l’andatura affrontiamo la successiva breve discesa e poi la veloce salita alla forcella di Bura.

Mi ero ritrovato in circostanze simili l’anno scorso in questo tratto in compagnia della Sonzogni che aveva poi vinto il percorso medio. Glielo dico augurandole che sia di buon auspicio e lei di rimando, appreso che girerò sul lungo mi augura in bocca al lupo. Una cosa che mi ha molto colpito e che ho apprezzato dato che non è sempre scontato trovare questi piccoli gesti di gentilezza in gruppo, soprattutto da parte di chi si sta giocando davvero un traguardo importante.

Poco prima dello scollinamento riceviamo un rilevamento cronometrico che indica un vantaggio di soli 40’ sulla seconda donna, ma non sappiamo chi sia né che percorso farà, pertanto Alice e i suoi amici si buttano a tutta menando nella discesa di Gerosa.

Io ho altri programmi e lascio fare, senza sprecare energie per me preziose. Al termine della discesa vengo raggiunto da un altro atleta che appresa la mia intenzione di fare il lungo si accolla l’onere di stare davanti nei 2 chilometri di falso-piano che precedono la salita di Berbenno. Il rispetto per la durezza del percorso lungo ha anche questi effetti o forse è una forma di pietà verso i matti che lo affrontano.

Quando svolto mi ritrovo, come spesso accade in questo punto di questa gara, da solo. Arrivano alcuni atleti alla spicciolata, tra cui l’amico Alberto del team BeBikers e Dario Macri della MP Filtri, mentre a mia volta riesco a riprenderne altri più in crisi di me. Qui la velocità è inferiore ed ognuno preferisce salire del proprio passo quando ecco che poco prima di un tratto di falso piano vengo raggiunto da un gruppetto capitanato dalla Manuela che sta dando una grande prova di carattere. E’ caduta e si è rialzata, non era in giornata ma ha reagito, ed ora sta andando a vincere l’assoluta del percorso lungo della Gimondi.

Ha con se alcuni atleti del team Isolmant ma in salita è lei ad assumersi in prima persona l’iniziativa. Tengo per un po’ il loro ritmo, poi ad un successivo cambio di pendenza mi stacco nuovamente ed infine arrivo solitario al termine dell’ascesa.

Segue una serie di su e giù che affronto senza particolare grinta, molto stupito che da dietro non arrivi un gruppone a fagocitarmi. Dietro scoprirò esserci il deserto e completata la discesa arriverò da solo all’imbocco dell’ultima asperità di giornata ovvero la temuta Valsecca.

Qui di nuovo vengo passato da alcuni atleti che procedono alla spicciolata, in questo caso con pettorali molto alti ma con un passo ancora ottimo, come Corrado Dossi e Giuseppe Barone della Rodman.

Fa caldo, salgo cercando l’agilità e l’ombra. Faccio la prima parte dignitosamente, ma verso la fine non ne posso più ma in questa circostanza sono davvero fortunato.

Vengo ripreso allo scollinamento da un amico valtellinese Martino Franzini. Lui è un passista poderoso e so che tenere la sua ruota è un biglietto di prima classe per Bergamo. Ci salutiamo e mi metto alla sua ruota. Imbocchiamo la discesa dove provo a mettermi davanti, per agevolare il rientro su altri due concorrenti che ci potrebbero dare man forte, ma ecco che mi partono dei crampi violenti ad entrambe le gambe. Se non pedalo non passano, se pedalo fanno male, se piego una gamba per fare la curva il dolore mi contorce il viso tanto che ad un certo punto mi sta partendo anche un crampo alla mandibola, tesa in un urlo silenzioso. Probabilmente sembro l’omino del famoso dipinto l’urlo di Munch.

Faccio ripassare Martino e attendo pazientemente che il dolore diminuisca. Per fortuna la discesa è lunga e Martino la imposta con prudenza.

Giunti al termine siamo dapprima in 3 e poi aumentiamo di numero. L’espresso del Grosio Ciclismo non fa fermate ma carica volentieri nuovi passeggeri. Io conosco il percorso e a voce gli anticipo le svolte, in particolare l’insidiosa curva a sinistra seguita da un breve strappetto che porta al ricongiungimento con gli altri percorsi.

Dopo 15 chilometri così, giunti in vista del traguardo è per fortuna chiaro a tutti che la volata non si deve fare e così infiliamo in fila indiana il traguardo, anche se poi per una questione di centesimi Martino risulterà dietro di me, nonostante fossi nettamente dietro la sua ruota posteriore. Va bene, tanto non ci giocavamo nulla, ma invece che una saranno due le birre che gli devo.

Medaglia da finisher appesa al collo mi dirigo al ristoro, dove ritrovo Isidoro ed Alessandro che hanno chiuso rispettivamente 68esimo e 52esimo. Quanto a me, missione compiuta, migliorato il personale di 30” ma soprattutto divertito, ritrovato vecchi amici e fatto foto all’arrivo con Gimondi in persona.

Quindi doccia, calda e senza fare coda, negli accoglienti spazi del Lazzaretto e quindi pasta-party, in cui lagestione della birra e delle salamelle extra è interamente affidata ad un'associazione benefica.

Al tavolo mi raggiunge anche il compagno di squadra Alberto Drisaldi che alla sua prima esperienza sul lungo di questa manifestazione, partendo con un pettorale alto, ha dato prova di grandi capacità compiendo tutta una gara in rimonta. Con lui rivivo alcuni momenti della giornata prima di salutarci, dandoci appuntamento per la prossima gran fondo.

 

Non delude mai la granfondo che da anni riempie Bologna di ciclisti appassionati delle colline emiliane e del buon cibo. Vediamo come è andato questo ponte del 1° maggio

DSC 8177

(Servizio di Elisa Solida)

Alla 34° edizione della Granfondo Dieci Colli le danze sono iniziate domenica 29 aprile presso i Giardini Margherita con l'esibizione di ballo (zumba, salsa, reggaeton e altri ancora) per dare spazio ad un altro spettacolare concerto Rock eseguito da “Quelli che... aspettano la Dieci Colli”. Una domenica gioiosa che ha coinvolto tutti, dai grandi ai piccini.

Lunedì 30 aprile, sempre presso il Piazzale Jacchia, all'interno dei Giardini Margherita, è stato aperto il villaggio con stand di prodotti tecnici, e non solo, con la distribuzione dei pacchi gara e numeri dorsali.
DSC 8707Nel villaggio era presente anche la TPER, l'azienda regionale per il trasporto pubblico, che ha distribuito a tutti i bambini gadget e un opuscolo informativo su come migliorare il proprio comportamento sui mezzi TPER. Tale progetto prende il nome di “IN MEDIA STAT BUS” nel rispetto di tutti per una convivenza ottimale.

Nel pomeriggio, come da programma i ragazzi del Basket in carrozzina - i “Bradipi Circolo Dozza” - hanno avuto l'esperienza di provare la disciplina del trail orienteering, alla ricerca di lanterne su sentieri studiati per loro all'interno dei Giardini Margherita.

DSC 8101

Martedì 1 Maggio, ai nastri di partenza della Granfondo Dieci Colli, spiccano personaggi illustri quali Davide Cassani, Yuri Checi e Luca Paolini, dinnanzi al lungo biscione degli oltre 1000 ciclisti. Il via è stato dato dal Presidente della TPER, Giuseppe Gualtieri e dall'Assessore dello Sport di Bologna, Matteo Lepore.

Per soddisfare le capacità di ogni ciclista sono stati studiati due percorsi: il mediofondo da 80 chilometri e il granfondo di 130.

DSC 8213

Successivamente oltre 200 amanti della pedalata fra amici, sono partiti per la alla XII edizione “Pedalare con gusto” e hanno raggiunto i due punti ristoro posizionati lungo il percorso per poi completare la loro giornata al pasta party a suon di mortadella, formaggio, salame, pasta con ragù e pesto e pomodoro o semplicemente in bianco, e per finire un dolce tipico bolognese, il tutto irrorato da vino bianco e rosso locale.

DSC 8248

Tornando sulla gara amatoriale, per ragioni di sicurezza, lo Start è stato dato fuori dal centro di Bologna. E poi è iniziata la bagarre con scatti e contro scatti nel gruppo di testa. Sulla prima salita di Loiano escono in cinque dando un distacco di oltre 4 minuti a tutto il resto del gruppone. Una salita molto impegnativa che dopo alcuni chilometri vede nascere molti gruppetti. Allo scollinamento esce un uomo in fuga, che rientra poco dopo nel gruppo degli oltre 40 ciclisti. Rimangono in fuga in 4 e al bivio dei percorsi al 67° chilometro, il battistrada si divide equamente: due seguono il medio e gli altri due il lungo. Fra loro i due vincitori dei rispettivi percorsi.

Ricchi i ristori di prodotti del territorio, che l'organizzazione Circolo Giuseppe Dozza da sempre onora e fa degustare a tutti i partecipanti.

DSC 8317

Ineccepibili i panorami mozzafiato tipici delle colline emiliane, sia per il percorso medio sia per quello lungo.
Il primo a giungere all'arrivo è Giuseppe Corsello, che al bivio aveva scelto il percorso corto, che stacca il compagno di fuga Luca Anelli. Terza piazza per Alessandro Motta, compagno di Corsello.

DSC 8512

Al femminile, la più veloce è la ex professionista Marina Lari, oggi mamma, che vince per distacco su Sonia Calzoni e sulla giovane Alexia Pantieri.

Sul percorso di granfondo, tra fughe e rientri, alla base dell'ultima salita si presenta un gruppetto ancora folto, ma la Copparo mette in atto un gioco di squadra che con scatti a ripetizione riesce a lanciare Busbani verso il traguardo. A coprirgli le spalle è Fabio Cini, che precede Stefano Cecchini.

Tra le donne Ilaria Lombardo gioca facile e deve aspettare alcuni minuti per vedere arrivare Debora Morri e Maria Cristina Prati per potere concludere il podio.

DSC 8664Come non si vede di sovente, sul podio salgono solo i primi cinque assoluti, uomini e donne di entrambi i percorsi, mentre i premi di categoria si possono ritirare direttamente in segreteria senza ulteriori attese.

Una bella doccia e via! Verso il pasta party, dove si termina la giornata di festa con il palato in vero delirio.

DSC 8690

Se i grandi erano a fare fatica, i piccoli ciclisti venivano invece addestrati dalla Polizia Municipale sulla Sicurezza Stradale, mentre i Vigili del Fuoco, insegnavano loro cosa è il fuoco, in modo di sapere come evitarne l'accensione.

DSC 8701

Insomma, tirando le somme, sono stati tre giorni impegnativi e stressanti per l'organizzazione e i suoi 400 volontari, amici del Circolo Dozza, che hanno lavorato al meglio dando spazio al divertimento a tutti.

4 maggio 2018

26 aprile 2018, Laigueglia (Sv) - Come noto la lunga fase di brutto tempo che ha caratterizzato l’inizio della primavera ha portato al rinvio di diverse manifestazioni, tra cui Laigueglia e Alassio, con un effetto domino che ha coinvolto altri eventi.

Finalmente domenica 22 aprile ha potuto prendere il via in una giornata caratterizzata da un clima praticamente estivo la Gf internazionale Alassio-Laigueglia, in pratica una granfondo avente circa il percorso di Alassio dello scorso anno ma con partenza da Laigueglia, anche per poter ospitare comodamente gli oltre 2000 partecipanti attesi.

Solita levataccia e colazione ricca di carboidrati. A farmi compagnia in questo viaggio è Alberto, un mio compagno nella RAT Ride All Terrain. Ci dirigiamo al tendone dov'è sistemata la logistica. Ricco il pacco gara: manicotti e due paia di calzini Ekoi, sgrassante WD40, integratori Namedsport, deodorante (apprezzato sicuramente dai partner di ognuno di noi) ed una confezione di FiberPasta. Recuperiamo in fretta i dorsali, intorno al 700 per entrambi, che ci danno accesso alla seconda griglia, dove sono presenti anche le donne che l’organizzazione ha qui collocato. E' bello constatare che il movimento ciclistico al femminile continua il suo trend di crescita in termini numerici.

Chiacchiero con i miei vicini per ingannare la breve attesa. Tra loro Luca Bartolucci, del Team Scott, al quale espongo chiaramente la mia intenzione di prendergli la ruota per cercare di guadagnare posizioni. Lui si schermisce, ma quando alle 9 viene puntualmente dato il via, come previsto si rivela un trattorino. Con lui e il giovane pugliese Cesare Resta del Team Pedale Elettrico iniziamo a risalire posizioni, sfruttando la selezione offerta da tre capi in successione: Capo Mele, Capo Mimosa e l’insidioso Capo Berta.

Il gruppo è da subito allungatissimo, specialmente nelle brevi e veloci discese.

Ad Imperia svoltiamo in direzione dell’entroterra e risaliamo il fondovalle alternando un paio di brevi strappetti a lunghi tratti pianeggianti affrontati a poco meno di 40km/h. Quindi imbocchiamo la prima vera ascesa di giornata che porta al Colle di San Bartolomeo, ma da San Lazzaro Reale. Un versante diverso, più intimo lo definirei, rispetto a quello affrontato nelle edizioni precedenti. Una modifica che mi piace decisamente.

In questi 7 km di salita il gruppo si fraziona. Io con fatica cerco di tenere a vista i più forti, ma li perdo definitivamente nella seguente discesa che presenta alcuni tratti sconnessi, pur ben segnati, che tuttavia affronto con una solida dose di prudenza.

Al termine di questa discesa c’è spazio per rifiatare, alimentarsi e formare un nuovo gruppo forte di almeno una trentina di unità.

A Borghetto d’Arroscia una brusca svolta a sinistra immette sulla salita che porta a Gazzo. Diversamente da quanto capitato in altre edizioni, probabilmente perché il nostro gruppo è già attardato oltre la centesima posizione, nessuno dà fuoco alle polveri e riesco a tenere il ritmo senza particolare sforzo. Solo il sopraggiungere dalle retrovie di un amico, Martino Franzini del Grosio Ciclismo, porta un po’ di scompiglio, ma una volta lasciatolo andare il gruppo riprende il suo ritmo.

Quando la salita termina è ancora presto per parlare di discesa, dato che ci aspettano una ventina di chilometri di continui su e giù prima di puntare con decisione verso il basso. In questo frangente continuo a navigare nelle prime posizioni del gruppo, sprecando forse un po’ più del consentito, ma preferisco così, soprattutto per poter affrontare davanti i tratti in discesa. Alcuni, infatti, risultano ancora non completamente puliti a causa del lungo periodo di maltempo, ma tutto sommato sono in buone condizioni, grazie anche all’impegno dell’organizzazione che è intervenuta a spazzare e a porre delle pezze in catrame ove necessario.

Giunti sul fondovalle. procediamo in direzione della costa ostacolati da un intenso vento contrario. Ne approfitto per consumare un gel e scambio alcune battute con Enrico Merello, un amico ligure del Team Bike Infinity.

Sono di buon umore, la giornata è andata molto bene fin qui, ma quando iniziano gli otto chilometri di salita che portano all’arrivo posto al santuario della Madonna della Guardia la luce si spegne. Il cuore resta alto anche se i valori di potenza non salgono. Siamo al riparo dal vento e ormai si è fatto mezzogiorno. Già di mio patisco un po’ il caldo, ma in questa circostanza e visto il repentino cambiamento di clima degli ultimi giorni la cosa è particolarmente sentita, pertanto decido di lasciarmi sfilare e salire cercando di limitare i danni.

Gli ultimi due chilometri, dove la pendenza aumenta, sono particolarmente fastidiosi perché la velocità scende e la sensazione di calore aumenta. Ma ormai manca poco, un paio di tornanti ed ecco il cartello dell’ultimo chilometro, poi 500 metri, poi 400 ecc.. Da dietro non arriva nessuno, me la posso prendere comoda e pregusto il ristoro in vetta, dove mi dirigo subito dopo aver tagliato il traguardo. Una coca fresca e degli spicchi di arancia mi aiutano a rinfrescarmi. Saluto Manuela Sonzogni del Team Isolmant, che ha vinto l’assoluta femminile precedendo Annalisa Prato del Team De Rosa Santini (che mi ha sverniciato nel finale) e Valentina Carretta del Team All4cycling. Apprendo anche della vittoria in campo maschile di Paolo Castelnovo del Team MP Filtri davanti a Igor Zanetti del Team Miche Legend e a Dario Giovine del Team Isolmant.

Mi ritrovo con Martino e con lui e i suoi compagni di team scendiamo in centro ad Alassio, dove recuperate le mie cose dall’auto mi godo le docce, calde e senza fila, disponibili presso il centro Don Bosco. Oramai rimesso a nuovo e dopo aver lasciato la bici nel parcheggio custodito è il momento del pasta party, dove ovviamente non può mancare la pasta al pesto. Una fetta di tacchino, piselli, pane e un piccolo dolce completano il tutto.

Faccio una breve visita al villaggio espositivo, dove incontro l’organizzatore dell’evento e anima del Gs Alpi, Vittorio Mevio. A lui rivolgo l’apprezzamento per la manifestazione: valeva la pena di aspettare tutte queste settimane per vivere una vera festa dello sport!

Mi ritrovo infine con Alberto, che ha concluso una prova in crescendo ed è visibilmente soddisfatto. Caricate le nostre cose in auto non rimane altro che salutare la riviera.

Davide Sanzogni

La prima volta del nostro inviato Davide Sanzogni alla Luca Avesani, che si è rivelata una giornata di grande divertimento grazie ad un percorso molto veloce, disegnato in un territorio di indubbia bellezza.

2 maggio 2018, Verona - Non avevo ancora preso parte alla Granfondo Luca Avesani di Verona, un evento supportato dall'omonimo pastificio nel ricordo di Luca Avesani, grande appassionato di ciclismo.

L'occasione si è infine presentata quest'anno, complice il ponte legato alla festa dei lavoratori, che mi ha consentito di unire una breve vacanza con la famiglia, visitando alcune città del veneto e ritagliandomi la mattina del Primo Maggio per partecipare a questa competizione.

La manifestazione prende il via nei pressi della celebre arena, mentre per la parte logistica usufruisce degli ampi spazi coperti dell’adiacente palazzo della Gran Guardia, al cui interno incontro e saluto l’organizzatore, Marino Martini, che inesauribile sta curando le varie attività necessarie alla buona riuscita dell’evento.

Ritirato quindi il dorsale ed il pacco gara, composto da una pratica scatola contenente due confezioni di ravioli, una bottiglia di vino rosso e una di olio di oliva locali oltre ad un cofanetto di rimedi naturali, mi preparo rapidamente ed entro in griglia.

Ho optato per il completo estivo, senza smanicato né manicotti, confidando di scaldarmi in gara, ma l'attesa è decisamente fresca. Sto valutando se andarmi a prendere i manicotti quando incontro Leonardo del team MP Filtri e Gianluca di Faenza. Con loro inizio a chiacchierare, mentre le grigie si riempiono e la massa umana unita ad un timido sole che filtra tra le nubi contribuisce a rendere la temperatura più gradevole.

L'ampia sede stradale consente un'inusuale disposizione delle griglie che si trovano di fatto tutte appaiate, ad eccezione della griglia vip in cui vediamo posizionarsi la campionessa di MTB Paola Pezzo e il due volte vincitore del Giro d’Italia Paolo Savoldelli.

Dalle casse risuonano alcuni brani degli AC/DC, che riempiono l'attesa mentre lo speaker ci comunica che dopo il via ci sarà un tratto a velocità controllata e che l'arrivo ha subito una modifica dell'ultimo minuto per soddisfare una richiesta da parte dell'Amministrazione comunale. Alcuni dei tanti inevitabili compromessi che si devono trovare per poter partire dal centro di una città.

Dopo un brindisi bene augurante alla presenza di alcune autorità locali e della famiglia Avesani, la gara prende ufficialmente il via. Il breve tratto a velocità controllata ci porta attraverso le suggestive, ma tortuose, strade medievali di Verona fino a quando nei pressi di una galleria viene dato il via volante.

Ora si viaggia veloci mentre una serie di curve allunga il plotone costringendomi a continui rilanci.

Dopo una quindicina di chilometri imbocchiamo la prima pedalabile salita che porta a Pian di Castagnè ad una velocità tale per cui la corona piccola resta inutilizzata.

La successiva discesa è molto veloce e come spesso accade la prima curva risulta essere la più insidiosa, vuoi perché tanto la mente quanto i cerchi hanno bisogno di un breve riscaldamento, vuoi perché effettivamente gli 88 chilometri orari toccati in questo punto sono il picco massimo di quest'oggi.

Al termine della discesa non c’è spazio per respirare. Siamo ancora lanciati quando imbocchiamo la salita di San Giorgio, decisamente più ripida della precedente. Cinque minuti molto intensi al termine dei quali accogliamo con piacere il cartello che annuncia lo scollinamento.

Breve discesa e il tracciato risale il fondo valle in direzione di Villa dando finalmente alla cinquantina di elementi del gruppo, incluse le prime due donne, l’opportunità di alimentarsi mentre una moto-staffetta ci fa strada.

Una nuova svolta, sempre ben segnalata e presidiata, ed ecco che si risale verso Pian di Castagnè, stavolta da un versante più duro, per andare a scendere per la stessa pedalabile strada affrontata come prima salita affrontata. Affrontata in senso opposto si rivela essere una veloce ed a tratti tecnica discesa che fraziona il gruppo in alcuni tronconi.

Approfittando di un attimo di rallentamento c’è un timido tentativo di evasione dal gruppo, a cui spavaldamente provo ad unirmi. Per fortuna, mi viene da dire, veniamo presto ripresi dall'intero gruppo nel frattempo ricompattatosi e sempre a forte andatura ci dirigiamo verso Grezzana.

Non conosco assolutamente il percorso e confidavo che il bivio tra i due percorsi arrivasse prima di questa salita, invece gli atleti impegnati sul percorso classico, come viene indicato il medio qui all’Avesani, ci faranno compagnia per un lungo tratto e contribuiranno non poco ad innalzare l’andatura. Tra questi Marco Cadei dell’ASD Cicli Bettoni, nutrita formazione bergamasca, mette in fila l’intero gruppo nei 4 chilometri al 9% medi che conducono verso Montecchio, saliti a 1300m di VAM, e solo una successiva foratura lo costringerà a rallentare in una seguente breve discesa.

La salita che conduce ad Erbezzo, apice del percorso Superiore, e di cui siamo solo agli inizi è infatti suddivisa in ben sette tratti, intervallati da veloci falso-piani se non da vere e proprie contro pendenze lunga ben 35 chilometri.

Dopo aver affrontato i primi due tratti tutti insieme, ormai incalzati dalla macchina del fine corsa, finalmente avviene la divisione dei percorsi e con una certa sorpresa scopro che ben una ventina di corridori hanno girato per il lungo.

Ora inizia la parte delle gran fondo che di norma preferisco: l’andatura pur sostenuta si fa più regolare e si può anche far conoscenza dei propri compagni di avventura. Viste le mie origini Camune, attacco bottone con Dario Garatti un altro atleta del team Bettoni mentre chi ne ha di più si accolla l’onere di fare l’andatura. C’è un po’ di traffico in entrambi i sensi di marcia, sia di auto che di ciclisti estranei alla corsa, ma grazie alla moto-staffetta e alla puntuale presenza dei volontari non ci sono particolari problemi.

Giunti infine ad Erbezzo, mancano 35 chilometri all’arrivo ma sono praticamente tutti in discesa. E che discesa! La pendenza costante, la strada ampia che consente di impostare buone traiettorie senza invadere la corsia opposta e l’onnipresente staffetta consentono di tenere i 50 chilometri orari di media fino alla periferia di Verona.

Ci inoltriamo tra i viali della città in cui invece c’è un po' di traffico, difficile da evitare del resto considerato l’arrivo in pieno centro, e con la segnaletica, fin qui impeccabile. Purtroppo a causa della richiesta di modificare l’arrivo, annunciata dallo speaker al mattino, tutte le indicazioni riguardanti la distanza che ci separa dall’arrivo sono saltate.

Ci ritroviamo così a sfrecciare abbastanza sorpresi e compatti sul tappeto di fine gara. Niente volata dunque ma nessun rammarico, dato che in larga misura avrebbe assegnato posizioni di rincalzo anche per le singole categorie. Piuttosto un grande divertimento grazie ad un percorso molto veloce che si snoda in un territorio di indubbia bellezza e ricco di tipicità eno-gastronomiche.

A proposito, ho fame, salto il ristoro collocato dopo il traguardo e punto direttamente al pasta party. Tortellini Avesani naturalmente ma non solo. Una generosa dose di affettati, insalata e un dolce vengono accompagnati da ottimi vini proposti da due graziose ragazze. Mi ha nel frattempo raggiunto Leonardo, che ha chiuso 12esimo assoluto sul percorso medio, e con lui mi faccio fare un paio di foto insieme a Savoldelli e alle gentilissime miss già citate.

Un ricordo in più di questa bella mattinata prima di raggiungere la mia famiglia e chiudere felicemente questa breve vacanza in Veneto.

Davide Sanzogni

 

 

 

 

 

 

 

17 aprile 2018, Firenze - Sono appena le 7 di domenica, quando le divise dei ciclisti cominciano a colorare la grigia mattinata fiorentina sul balcone che offre una delle viste più belle ed emozionanti di Firenze, il piazzale Michelangelo. Questa location scelta dagli organizzatori per ospitare la partenza della 6° edizione di questa manifestazione, nata nel 2013 sulla scia dei Campionati mondiali di ciclismo e cresciuta nel tempo fino a diventare uno dei maggiori eventi granfondistici del calendario nazionale. Saranno quasi 3000 i ciclisti che si schiereranno in partenza a formare un colpo d’occhio irripetibile in questo splendido scenario, che non ha fatto rimpiangere il via dato in piazza della Signoria e reso impraticabile dalle misure antiterrorismo imposte dopo i fatti di Torino dello scorso anno.

Ma la granfondo non è l’unico evento sportivo del fine settimana nella città di Firenze, che in contemporanea ospita anche la Half Marathon Vivicittà che coinvolge migliaia di podisti, confermando una spiccata vocazione sportiva. Peraltro già da venerdì il Parco delle Cascine, polmone verde della città e da varie edizioni cuore pulsante della granfondo, ospita il Florence Bike Festival con tanti espositori legati al mondo delle due ruote e con un fitto calendario di eventi collaterali. È una gioia per me, innamorato di Firenze e del ciclismo, potermi tuffare tra gli stand, in tutto questo “ben-di-dio” allestito nella mia città.

La partenza, data alla presenza del sindaco Dario Nardella e dell’assessore allo sport Andrea Vannucci, è più tranquilla del solito, visto che si evitano i pericoli del centro storico della città e il gruppo viene lanciato, anche se ad andatura controllata, sull’ampio viale dei colli. Solo un paio di strettoie creano qualche difficoltà nell’avvicinamento alla partenza ufficiale, poi la corsa può cominciare. La salita di Fiesole è sempre lì, bellissima con il suo asfalto levigato ereditato dai mondiali di ciclismo del 2013 e con gli scorci che offre sulla città. Rispetto al solito la prendo in maniera più controllata, vista la mia precaria condizione fisica. Vedo passare come missili i miei compagni di squadra lanciati in una rimonta spettacolare. Io proseguo a un passo più tranquillo in compagnia dell’amico Fabio. Dopo l’attraversamento della piazza di Fiesole, la salita smorza la pendenza e prosegue dolce per altri nove chilometri. Qui la velocità si fa alta, nonostante il vento contrario, mentre si formano dei gruppi numerosi. Ottimo per proseguire in compagnia, mentre stringo i denti sull’ultima dura rampa di Casa al Vento. Nella successiva velocissima discesa miro a recuperare le forze restando in scia. Da dietro rientrano in tanti e si forma un enorme gruppo che procede spedito in via Bolognese che punta dritto verso il Mugello. Qui prende corpo la fuga, che si rivelerà decisiva, di quattro temerari, avvantaggiatisi poco prima della scollinamento: sono Matteo Zannelli, Giovanni Nucera, Ivan Ostolani e Marco Morrone, che da anni sogna la vittoria nella gara di casa che sempre gli è sfuggita per poco.

Mentre pedaliamo a forte andatura attorno al lago di Bilancino incrocio il romano Nico, grande amico e compagno di mille avventure, con cui scambiamo impressioni sulla gara. Siamo appena partiti ma già la fatica si fa sentire, anche per il forte vento che ci suggerisce di stare coperti in questa fase. Al bivio dei percorsi l’enorme gruppo, del quale ho guadagnato le posizioni di testa, si divide come le acque del Mar Rosso. Davanti ai nostri occhi, una bellissima strada che si inerpica serpeggiando tra filari di cipressi. Lo scollinamento del Passo della Futa è distante tredici chilometri. I ritmi si fanno più lenti, assieme al respiro che diventa affannoso. Il percorso lungo è veramente duro e c’è subito da trovare il ritmo giusto per non andare fuori giri. Dopo un paio di chilometri vado in difficoltà e comincio a farmi sfilare nel gruppo. In questo tratto vengo incoraggiato da tanti ciclisti che mi sorpassano: incredibile come la condivisione passata di emozioni e di momenti di fatica, in altre granfondo, sviluppi rapporti di amicizia che si rinnovano ogni volta. Così vedo passare il perugino Massimo, con la sua elegantissima divisa del Blue Velo, così mi sfila il romagnolo Paolo, spesso incrociato nelle durissime cavalcate alpine. Da tutti ricevo una parola di incoraggiamento, ma non bastano a risollevarmi le forze e devo mollare la presa, iniziando un lungo calvario. Anche Cecco, con cui condivido gli allenamenti, si offre per accompagnarmi, ma ringrazio e gli do via libera. La strada sale verso le sorgenti dell’Acqua Panna e poi ancora più su fino al Passo della Futa. La discesa verso Firenzuola è solo un’apparente liberazione: nel frattempo ha iniziato a piovere, una pioviggine leggera, poco fastidiosa, ma ricca di sabbia e tale da rendere infido e scivoloso il manto stradale. C’è da fare attenzione e non mi faccio problemi anche perché la mia gara è andata e c’è solo da portare a termine il percorso. Il Passo del Giogo è apparentemente meno impegnativo, ma la lunghezza e il cumularsi delle fatiche lo fanno sembrare di una durezza estrema. In vetta mi fermo al ristoro affollato di ciclisti, mi sento svuotato di energie e mangio tutto quello che posso. La pioggia che ancora ci accompagna rende la discesa fredda, ma la temperatura e l’umore salgono via via che si scende di quota. Adesso il vento soffia favorevole e si viaggia spediti ad affrontare l’ultima asperità della giornata, la lunga e pedalabile salita di Vetta le Croci dal versante di Polcanto. Qui Morrone spicca il volo, prima in compagnia di Nucera, e poi da solo, proprio in vista dello scollinamento, sfruttando in discesa la conoscenza del percorso e affrontando in trionfo solitario il micidiale muro finale di via Salviati dove è posto l’arrivo. Quella rampa è fatale per molti, le pendenze che arrivano anche al 21% non perdoneranno chi ci è arrivato senza riserva di energia. I crampi sono spesso il minimo sindacale, ma poi è grande soddisfazione per tutti quelli che terminano la propria gara.

Il rientro verso il ritrovo di partenza è costellato di sorrisi. Tutti sembrano aver apprezzato la manifestazione e il livello organizzativo, in un contesto di oggettiva difficoltà per un evento complesso come una granfondo in città. Ma anche stavolta abbiamo portato a Firenze una ventata di entusiasmo tra il fruscio delle nostre ruote e i battiti del nostro cuore. E tutti assieme abbiamo scritto una storia che profuma di vittoria…

Scritto da Michele Bazzani

Pagina 5 di 5

 

Free Joomla! template by L.THEME