Davide Sanzogni ci racconta la sua prima volta da gregario in occasione della Granfondo Valtidone, svoltasi nella piacentina Pianello Val Tidone, che ha registrato oltre 1000 iscritti e circa 900 partenti. 

 

Foto Sara Carena, Lorenzo Botti ed ENDU

25 marzo 2019, Pianello Val Tidone (Pc) - Prima edizione della Granfondo Valtidone con partenza ed arrivo a Pianello Val Tidone, un accogliente borgo tra le colline piacentine. Qui vive Raffaella, una mia compagna di squadra alla RAT Ride All Terrain, a cui ho promesso di fare da gregario nella gara di casa. È un’esperienza nuova e sono curioso di vedere come andrà.

Ci troviamo a casa sua per i preparativi in compagnia della sua amica Ilaria, gioviale non solo nel nome. Nulla di meglio per stemperare la tensione prima di recarci alle griglie. La giornata è splendida e l’area di partenza e il villaggio espositivo sono gremiti. Ben 1050 gli iscritti, non pochi per una prima edizione.

Per me è la seconda granfondo stagionale ed è piacevole ritrovarsi con tanti volti ormai divenuti familiari. Così tra un saluto e l’altro il tempo vola e in breve giunge l’annuncio del via. Non prima delle ultime raccomandazioni da parte di Vittorio Ferrante, l’organizzatore. In particolare ci ricorda che la divisione tra i due percorsi avverrà subito dopo il via e in regime di andatura controllata.

Andatura controllata che per il lungo, il percorso che affronterò con Raffella, durerà ancora per 1km fino all’imbocco della prima salita di Montalbo. Tanta sicurezza in più!

La partenza è tosta, non tanto per la salita in sé molto pedalabile, quanto dal punto di vista psicologico. Sono veramente tanti quelli che ci passano. Invito Raffaella a salire del suo ricordandole che se non troveremo un gruppetto potrà sempre contare su di me.

La discesa verso Caminata non sarebbe particolarmente insidiosa, se non fosse che qualche idiota ha tentato di rovinare la giornata a tutti, ciclisti e organizzatori, rovesciando in una curva una latta di olio. Per fortuna alcuni membri dello staff urlano di rallentare e così ho il tempo di reagire passando all’esterno della curva sulla sabbia del cordolo per evitare di inzozzare le ruote, Raffaella invece ci passa sopra con la bici dritta e per fortuna resta in piedi. Altri purtroppo non sono così fortunati e sono fermi a bordo strada ammaccati. Non aggiungo altro, meglio evitare di dare troppa visibilità a questi atti scellerati.

Nella breve pianura che segue siamo un piccolo gruppetto di cui fa parte anche un’altra ragazza, Elena Sorlini, insieme al suo compagno. Ci alimentiamo e ne approfittiamo per scambiare due parole con loro. Saremmo in lotta, ma tanto siamo consapevoli che sarà la salita finale a decidere, meglio godersi la giornata col sorriso piuttosto che col dente avvelenato.

Infatti la seconda salita del Carmine, ove è posto il primo ristoro, non cambia la situazione. L’unica novità e l’arrivo di un’altra ragazza con un paio di gregari molto motivati che nel tratto in leggera discesa che porta a Pianello prendono il controllo della situazione. Il mio turno verrà invece negli ultimi chilometri del vallonato che porta ad Agazzano, fino all’imbocco della salita di Momeliano.

Raffaella ora ha nel frattempo recuperato lo sforzo iniziale stando nella pancia del gruppo e giungiamo così a Travo, al secondo ristoro cui di nuovo non ci fermiamo, per imboccare la lunga salita verso il passo Caldarola. Mentre Elena allunga, l’altra ragazza resta ad una ventina di metri avanti a noi, poi piano piano la raggiungiamo. Prima di superarla sento che è rimasta senz’acqua, mentre il suo compagno ha solo i sali, così le allungo una delle mie borracce per una sorsata. Ormai mancano solo una ventina di chilometri all’arrivo, per lo più in discesa che Raffaella logicamente ben conosce e che affrontiamo con grinta.

All’ingresso di Pianello raggiungiamo un’altra atleta che procede solitaria, Orietta Tosadori, provo a mettermi davanti per prendere l’ultima curva prima del traguardo in testa insieme a Raffaella, ma le energie della mia compagna di team sono ormai al lumicino. Quando vedo che ho alla ruota Orietta mi sposto e lascio che se la vedano tra loro le ragazze. Prevale Orietta, ma per Raffaella è comunque un buon decimo posto assoluto e quarto di categoria.

Dopo pochi minuti arriva anche Ilaria e di nuovo approfittiamo della casa di Raffaella e soprattutto delle birre in frigo. Altri ciclisti intanto affollano i bar e le vie di Pianello dato che l’arrivo era proprio nella piazza principale.

Infine ci rechiamo al pasta-party e soprattutto, per Raffaella, è il momento della premiazione.

Lei è naturalmente contenta ed anche io di riflesso lo sono. È stata una bella giornata, su un percorso divertente, in cui ho dato una mano a qualcuno senza tirarmi il collo come faccio di solito. Così ho anche avuto modo di guardarmi intorno e di godere di alcuni scorci veramente suggestivi.

Penso che ripeterò l’esperienza del gregario, specie nelle gare locali, alternandola con trasferte mirate dove proverò a dare tutto. In fondo sono aspetti diversi di uno stesso gioco.

19 marzo 2019, Faenza (Ra) - È stata una vera festa del ciclismo quella che è stata messa in scena domenica scorsa nello splendido scenario di Piazza del Popolo a Faenza. Oramai giunta alla 25° edizione la Granfondo Davide Cassani ha la peculiarità di raccogliere proventi per sostenere il ciclismo giovanile, mostrando che il mondo amatoriale può essere un buon volano di crescita per tutto il movimento. Lo stesso arrivo della granfondo sarà teatro, nel corso della giornata, della conclusione della gara riservata alla categoria Juniores.  Il commissario della nazionale di ciclismo non è solo un testimonial ma anche l’animatore di questo evento, cresciuto negli anni, che quest’anno ha visto 1500 partecipanti accorrere da tutta Italia.

Purtroppo, qualcuno tenta di rovinare la festa gettando puntine sul percorso. Già nella giornata di sabato vengono ripulite alcuni tratti di strada, ma qualche ciclista vedrà comunque compromessa la sua gara da forature dovute a questi comportamenti sconsiderati. “Chi fa gesti del genere merita il mio totale disprezzo perché mette a repentaglio l’incolumità altrui”, è stato il commento di Davide Cassani alla vigilia.

La giornata di sole primaverile rende ancora più affascinante questo evento. Sarà piacevole pedalare per le colline romagnole, penso, anche se conosco il percorso e so che sarà molto impegnativo. È la seconda prova del circuito InBici Top Challenge e, per l’occasione, con la mia squadra abbiamo organizzato la prima trasferta di gruppo. Nei preparativi pregara l’umore è alto, anche se le aspettative di ciascuno sono differenziate e proporzionate al proprio stato di forma. Per Dario è l’esordio stagionale, ma solo per la bici, visto che lui – forte triathleta – si è già messo alla prova in altri sport. Foto di gruppo e via alle griglie di partenza, che troviamo già affollate. Qui riconosco e saluto la sempre sorridente Veronica Pacini e un più concentrato Federico Pozzetto, plurivincitore stagionale e tra i favoriti della gara.

L’avvio è come al solito velocissimo. Partendo da dietro siamo subito costretti a inseguire nel tratto iniziale, dove già si sono formati dei buchi. Il cuore sale subito alle alte frequenze, le gambe si gonfiano. E non sono ancora cominciate le salite. Capisco subito che oggi sarà durissima. Mi sfilo già sulle prime rampe del Monte Chioda, dove conservo un po' di fiato per salutare gli amici che vedo passare a doppia velocità: il fortissimo scalatore Giulio, il compaesano Filippo e il barbuto Paolo compagno di tante avventure nelle granfondo di montagna. Il paesaggio è quello selvaggio dei calanchi appenninici e la bassa andatura mi consente di ammirarlo. Le salite si susseguono senza tregua con le loro forti pendenze e intervallate da discese tecniche, dove risulta difficile alimentarsi e recuperare. Saranno cinque in tutte sul percorso lungo. Su una di queste raggiungo il compagno di squadra Massimo, reduce da un periodo invernale tribolato, con cui percorrerò tutta la seconda parte di gara. In mezzo alla campagna tinteggiata dal colore lilla-violaceo dell’albero di Giuda in piena fioritura, affrontiamo, con molta sofferenza, l’ultima salita che porta al Monte Albano. Dalla vetta, prima una discesa tecnica e poi un lungo tratto veloce, caratterizzato da alcuni saliscendi spezzagambe, ci riporteranno verso l’arrivo. Qui ci aspetta una Piazza del Popolo ancora brulicante dei ciclisti appena arrivati, tra cui i nostri compagni di squadra sorridenti e felici per la loro gara. Particolarmente contento Fabio che ha reso al di sopra delle proprie aspettative. Lo è un po' meno Dario, autore di una ottima prestazione, ma frenato come altri dalle puntine nella zona di Villa Vezzano che l’hanno costretto a un pitstop fuori programma.

Alla fine, comunque, è stata un’esperienza positiva per tutti. Il divertimento è stato assicurato in ogni momento della nostra trasferta e ci proiettiamo già verso il prossimo evento. Il ciclismo è uno sport bellissimo ma poterlo condividere con altri amici lo rende ancora più entusiasmante.

Testo di Michele Bazzani

25 febbraio 2019, Terni - La Granfondo dell’Amore, nel panorama granfondistico del Centro Italia, si è oramai affermata come classica di apertura del calendario. E come negli anni scorsi segna per me e molti altri cicloamatori l’esordio stagionale. È sempre un piacere tornare da queste parti dove l’organizzazione è garanzia di qualità, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza e il controllo del traffico. Altrettanto collaudata è la logistica del ritrovo e della zona di partenza/arrivo localizzata presso gli impianti sportivi di Campitello.

Quest’anno condivido la trasferta con il mio compagno di squadra Antonio, attratto dai miei racconti ed entusiasta per questa granfondo fuori regione, alla quale si presenta in ottima condizione. L’adrenalina sale con il passare delle ore, anche se la vigilia scorre tranquilla con i preparativi pregara.

La domenica mattina si annuncia con un bellissimo sole, ma anche con un freddo vento di grecale che sarà il protagonista assoluto della giornata. Nonostante le basse temperature optiamo per un abbigliamento leggero, contando sulla possibilità di scaldarsi durante la gara. In griglia è bello ritrovare amici e compagni di pedalate dopo diversi mesi di lontananza: tra gli altri, saluto l’immancabile Nazzareno Asci, alla guida del folto gruppo della AS Roma, e il perugino Marco Orsini, con cui mi incrocio spesso nel corso delle granfondo.

I primi chilometri che ci portano verso la prima salita sono molto scorrevoli, ma c’è da fare attenzione per mantenere le posizioni nel gruppo, visto che presto la carreggiata si restringerà. La prima salita verso San Gemini è pedalabile, ma la forte velocità con cui viene affrontata mi costringe subito a mollare il primo gruppo e a prendere il mio ritmo. È comunque fantastico riassaporare il gusto della gara, con il cuore che balza in gola, le gambe che spingono e tutto l’organismo teso a cercare ossigeno ed energie.

Nel folto gruppo che si forma in fondo alla discesa riconosco l’inconfondibile sagoma di Valentina, che si appresta a scrivere una delle pagine più belle di questa giornata: viene da una settimana tribolata segnata da un grave problema familiare ed è qui per scaricare le tensioni. Basta uno sguardo per capire che oggi il mio posto è accanto a lei, per accompagnarla in questa avventura, che la vedrà all’arrivo entusiasta e felice per la sua terza posizione tra le donne, e soprattutto per essersi messa alle spalle i vari problemi. E la sua gioia mi ripaga di tutte le fatiche.

È stata veramente dura giungere al traguardo oggi, con le difficoltà altimetriche rese più pesanti dal vento che, soprattutto nella seconda parte di gara, ha segnato di fatica i muscoli dei ciclisti. Nel lungo tratto di saliscendi in quota, affrontato dopo la selettiva salita di Capitone, abbiamo attraversato paesaggi fantastici che hanno comunque allietato la nostra pedalata. Spettacolare anche il finale, con i brevi strappi di Poggio Azzuano e di Cesi a precedere la velocissima picchiata finale sul traguardo, posto come da tradizione nel lungo rettilineo di via del Centenario. Non è servita però la volata a Roberto Cesaro, che si è involato sulla salita di Capitone e ha percorso in solitario gli ultimi cinquanta chilometri, andando a bissare la vittoria della scorsa edizione. Tra le donne, bella affermazione di Claudia Gentili, rientrata in gruppo dopo diversi mesi di assenza dalle gare. Ma sorrisi e soddisfazione hanno contagiato tutti i quasi seicento partecipanti.

Manifestazione riuscita quindi quella messa in campo dalla squadra di Diego Persichetti. La scelta di proporre un percorso unico, sui cui far convergere tutti gli sforzi organizzativi, si è rivelata vincente e adatta a questo periodo dell’anno, anche per il chilometraggio relativamente ridotto.

Anche il mio amico Antonio sprizza felicità ed è molto soddisfatto per la sua gara, che lo ha visto autore di una bella prestazione. Riprendiamo con gioia la strada verso casa: e anche per quest’anno abbiamo cominciato!

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Testo Michele Bazzani - Foto Michele Bazzani e Angelo Curi

Il racconto di una giornata mitica sulle strade di una terra mozzafiato, quasi da fiaba. Bazzani ci narra la sua Granfondo "Strade Bianche".

11 marzo 2019, Siena - Per due giorni la città di Siena diventa la capitale mondiale del ciclismo. Già nei giorni precedenti, per noi che viviamo in queste zone, si comincia a respirare aria di grande ciclismo con l’arrivo delle squadre professionistiche. Ai ciclisti veri, infatti, è riservata la giornata del sabato. L’enorme successo della Granfondo Strade Bianche di domenica, giunta alla sua quinta edizione, si spiega anche con l’abbinamento alla gara dei pro, oltre che per la possibilità di passare un week-end con la famiglia nella bella e accogliente città di Siena.

Come ogni anno non posso mancare a questo evento granfondistico, reso particolare e affascinante dai celebri sterrati del senese, che attraversano colline e paesaggi di stordente bellezza. Dalla Val di Merse alla Val d’Arbia, per poi entrare nelle Crete Senesi fino a sfiorare le propaggini meridionali del Chianti, il percorso offre uno scenario unico, che merita di essere goduto interamente.

Ma la tavolozza è bianca come le strade che attraverseremo e dobbiamo riempirla con i nostri colori. A differenza delle ultime edizioni, segnate da pioggia, freddo e fango, la giornata si presenta più accogliente anche se non c’è il sole tiepido che ha fatto da cornice alle gare dei professionisti. In griglia, dove sono circondato da molti amici con cui condivido le uscite domenicali, l’umore è alto e tutti sono pronti per quest’avventura. Lo è anche Luca, riconoscibile con la sua divisa nera, sempre in prima fila negli appuntamenti che contano. Dopo le interviste di rito ai vip presenti, perlopiù ex ciclisti come Pozzato, Bettini, Tafi e Cassani, si può dare inizio alle pedalate.

L’avvio è velocissimo. Sembra che ci sia una gran voglia di affrontare il primo tratto di sterrato. È pianeggiante e ce lo beviamo in pochi minuti. La selezione si fa più dura sul secondo tratto bianco, caratterizzato dall’unica vera salita di giornata. Qui saluto il mio amico Nico, sempre elegante anche nello sforzo. La mia condizione atletica mi spinge a un’andatura di conserva già dal terzo settore sterrato: la corsa è dura, soprattutto nel finale e occorre risparmiare energie. Nel tratto bianco prima di Buonconvento vedo tantissime forature. Quest’anno, per l’assenza di piogge, il fondo è più duro e polveroso con tanto brecciolino. Le insidie sono dietro a ogni curva e non perdonano. La strada di San Martino in Grania, caratterizzata da saliscendi e da un fondo con molta ghiaia, è il momento più difficile. Lo affronto con prudenza, per poi aumentare l’andatura. Dopo una serie di tornanti usciamo su una cresta in mezzo alle Crete Senesi in un contesto di incomparabile bellezza. Uno sguardo al panorama a me familiare e via alla ricerca di un gruppo con cui proseguire la gara nel lungo tratto asfaltato che precede il terribile finale.

È il momento di alimentarsi e di recuperare energie. Qui ritrovo la fortissima Maria Cristina Prati, con la sua consueta grinta che la porta a non mollare mai e a rientrare sempre dopo ogni strappo. Il cippo che ricorda la famosa Battaglia di Montaperti ci introduce al tripudio finale. Una serie continua di muri, alcuni sterrati alcuni in asfalto, mette a dura prova le nostre forze. Mi sento bene e aumento l’andatura, fino a che un accenno di crampi mi induce a maggiore prudenza. Siamo sulle Tolfe, spesso il punto decisivo della gara dei pro. Ma non è finita. La città di Siena e il suo traguardo saranno conquistate solo dopo la micidiale rampa di Via Santa Caterina che da Fontebranda porta nel cuore del centro storico. Qui una folla di gente incita tutti i ciclisti: l’entusiasmo che ne deriva infonde nuova energia nei muscoli e in poco tempo la superiamo. L’ingresso nello splendido scenario di piazza del Campo mi coglie con le lacrime agli occhi. Abbraccio Daniele e Marco con cui ho percorso gli ultimi chilometri, ringraziandoli per l’assistenza. Poi aspetto gli altri amici, in arrivo, tra cui il compagno di squadra Massimo partito in ultima griglia e autore di una bella gara. Vedo solo volti felici. Le strade erano bianche ma le abbiamo colorate con la nostra gioia.

Sette su sette per Michele Bazzani, che ha pedalato ancora una volta nella Città Eterna. Anche lui re di Roma? Ai posteri l'ardua sentenza. 

16 ottobre 2018 - Sette. Sono i Re di Roma che diedero vita alla nascita dell’epopea di una città che da semplice villaggio arrivò a dominare il mondo. Sette. Sono le edizioni della Granfondo Campagnolo Roma che ogni anno, nello splendido scenario della Città Eterna, segna la conclusione della stagione ciclistica. Sette. Sono le mie partecipazioni a questo evento, cui non è possibile mancare.

Perché gli abbiamo dato fiducia fin dall’inizio? Perché fin dall’inizio appariva come un grande sogno da realizzare, quello di pedalare tra migliaia di ciclisti su strade chiuse al traffico dentro la città di Roma, lungo le pendici boscose dei Colli Albani, attraversando i bellissimi borghi dei castelli romani. E chi sogna in grande realizza anche grandi cose.

La festa (perché di vera festa si tratta) inizia già il venerdì pomeriggio con l’apertura del villaggio allestito presso lo stadio delle Terme di Caracalla, che funge da cuore pulsante della manifestazione. E siccome non voglio perdermi nemmeno un minuto di questo evento arrivo a Roma due giorni prima della gara. I numerosi stand degli espositori, presso i quali mi attardo, pullulano già di ciclisti, appassionati e curiosi. Saluto Gianluca Santilli, presidente del comitato organizzatore, con il volto sereno e soddisfatto per quanto messo in opera anche quest’anno. Lo scenario per un grande spettacolo è pronto. Adesso tocca a noi ciclisti svolgerne la trama. Per pedalare c’è ancora tempo e, così, concludo il pomeriggio con una birra in compagnia di amiche cicliste qui ritrovate: sui volti allegri di Maria Romana, Aurelia ed Eloisa si legge tutta la voglia di godersi al meglio questo evento.

Il sabato mattina è dedicato alla consueta sgambata pregara e per l’occasione mi unisco all’amico Mirko, coordinatore di Granfondo New York Italia e al suo gruppo. Roma, Ostia e ritorno con caffè sulla spiaggia in una giornata dal sapore estivo. Le celebri ottobrate romane rendono questo periodo l’ideale per pedalare con piacere. Faccio due chiacchere anche con Andrea Tonti, ex professionista, che dopo la carriera si è dedicato all’organizzazione di viaggi ciclistici. Poi ci ritroviamo ancora tutti al Villaggio dove gli ultimi ritardatari si apprestano al ritiro dei pacchi gara: tra questi Marco e Roberto, con cui condivido spesso le uscite domenicali, alla loro prima esperienza alla Granfondo Roma, che cercano di orientarsi in una dimensione più grande del consueto: li rassicuro sugli ultimi dubbi e gli auguro una buona pedalata per l’indomani.

È ancora buio pesto quando esco dal mio hotel per percorrere i pochi chilometri che mi separano dalla partenza. L’adrenalina sale via via che mi avvicino e diventa massima quando vedo il maestoso Colosseo e via dei Fori Imperiali, dove sono allestite le griglie, già piena di ciclisti in attesa del via. Raggiungo la prima griglia, dove già fervono i preparativi di partenza, con lo speaker Paolo Mutton che intervista i vip presenti: la neoletta miss Italia Carlotta Maggiorana, la showgirl Justine Mattera e gli immancabili ex-ciclisti professionisti come Alessandro Ballan, Andrea Tafi e Paolo Savoldelli.

Il resto della storia è un romanzo che scriveremo assieme a oltre tremila ciclisti, che si fiondano prima per le vie del centro di Roma per un giro di lancio e poi lungo la via Ardeatina, che ci porta fuori città, mentre un bellissimo sole accende il Colosseo e le vestigia antiche tutte intorno. La gara si svolgerà solo sulle cronoscalate ma i ritmi sono sostenuti fin dall’inizio. Mi accodo a un gruppo che mi permette di fare velocità senza spendere troppe energie e percorrendo la via Appia ci avviciniamo ai Castelli. E alle salite. Con l’amico Alessandro scambiamo un po' di impressioni e superiamo senza sforzi la salita che porta a Castelgandolfo. La picchiata sul lago di Albano e le sue acque scure fa da preludio alla risalita sull’altra sponda e al primo tratto cronometrato: cuore in gola e fatica che morde nel massimo sforzo, qui è gara vera ma dura solo pochi minuti. Il tempo di prendere fiato e di godersi il bellissimo panorama sul lago che ora dominiamo dal versante opposto, e subito si presenta il Murus, coltellata micidiale che ci porta dentro Rocca di Papa. Quassù ci aspetta la voce familiare dello speaker Daniel Guidi che mi fa volare gli ultimi metri al 15% di pendenza. Superato il rilevamento cronometrico, faccio abbassare i battiti del cuore e rallento per aspettare l’arrivo di un grosso gruppo con cui proseguire la pedalata. Attraversiamo la via dei Laghi e i Pratoni del Vivaro dove è allestito un altro cronometraggio, stavolta in pianura, per dare spazio anche ai passisti di giocare le loro carte: qui c’è spazio veramente per tutti! Grande velocità e gran divertimento, anche se il mio pensiero va alla prossima salita di Rocca Priora, la più lunga del percorso. Il gruppo esplode subito, resto praticamente da solo in compagnia con il mio acido lattico. In prossimità dello scollinamento mi accorgo di sorridere come uno scemo: sarà la gioia o il sangue che non arriva più al cervello? Lo speaker Fabrizio Amadio mi regala un’altra emozione citandomi al mio passaggio al grido “la Toscana c’è!”.

Carico come una molla mi getto nell’ultima discesa preparandomi all’ultimo muro di giornata: il Rostrum ricorda i muri del Fiandre con le pendenze micidiali e il fondo in pavé. Oramai però ne conosco ogni insidia e lo domo con un ultimo sforzo. Il centro di Montecompatri ci accoglie brulicante di gente e con il suo ricco ristoro. Poi giù verso l’arrivo, consapevoli che la gara con il cronometro è terminata. Resta un’ultima salita da fare, il Tuscolo, che quest’anno percorriamo fino in cima. Scendendo verso Grottaferrata si apre una stupenda vista sulla città di Roma che dista ancora trenta chilometri. Man mano che si scende, il gruppo si ingrossa e voliamo letteralmente gli ultimi chilometri che ci separano dall’arrivo, quasi desiderosi di vivere l’ultima emozione. La vivremo attraversando Porta San Sebastiano e tagliando il traguardo finale presso l’arco di Druso, un tuffo nella storia che il fondo in sampietrini rende ancora più suggestivo. Abbiamo finito. Attorno a me solo volti pieni di gioia di chi ha vissuto un’avventura entusiasmante. Un breve reintegro al ristoro e poi via di corsa in hotel per farsi la doccia e prepararsi al dopogara che si preannuncia altrettanto elettrizzante.

Un villaggio brulicante di ciclisti fa da cornice a una festa eterna che continua. Le premiazioni sono rapide e divertenti: vengono incoronati i vincitori Riccardo Picchetta e Elena Cairo, come Re e Regina di Roma. Per la forte atleta calabrese è l’ennesima conferma in questa gara che la vede sempre protagonista. Tra le premiazioni che regalano un sorriso c’è quella della Volata delle Vestali, un gruppo di cicliste che hanno tagliato il traguardo assieme, con un fiocco rosso sul casco per testimoniare un messaggio contro la violenza sulle donne. E alla fine tocca anche ai “sette re di Roma” salire sul palco: sono coloro che hanno disputato tutte le sette edizioni della granfondo. Io sono tra questi, orgoglioso di aver raggiunto questo traguardo assieme ad altri fedelissimi, tra cui gli amici Enrico e Costanza. Santilli ci ringrazia per la fiducia accordata, ma il senso di riconoscenza verso Roma e il comitato organizzatore della granfondo è reciproco. Lasciamo Roma con il nostro bagaglio di emozioni e la promessa di tornarci ancora il prossimo anno.

Testo di Michele Bazzani. Foto: Sportograf e organizzazione Granfondo Roma

 

 

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