La prima volta del nostro inviato Davide Sanzogni alla Luca Avesani, che si è rivelata una giornata di grande divertimento grazie ad un percorso molto veloce, disegnato in un territorio di indubbia bellezza.

2 maggio 2018, Verona - Non avevo ancora preso parte alla Granfondo Luca Avesani di Verona, un evento supportato dall'omonimo pastificio nel ricordo di Luca Avesani, grande appassionato di ciclismo.

L'occasione si è infine presentata quest'anno, complice il ponte legato alla festa dei lavoratori, che mi ha consentito di unire una breve vacanza con la famiglia, visitando alcune città del veneto e ritagliandomi la mattina del Primo Maggio per partecipare a questa competizione.

La manifestazione prende il via nei pressi della celebre arena, mentre per la parte logistica usufruisce degli ampi spazi coperti dell’adiacente palazzo della Gran Guardia, al cui interno incontro e saluto l’organizzatore, Marino Martini, che inesauribile sta curando le varie attività necessarie alla buona riuscita dell’evento.

Ritirato quindi il dorsale ed il pacco gara, composto da una pratica scatola contenente due confezioni di ravioli, una bottiglia di vino rosso e una di olio di oliva locali oltre ad un cofanetto di rimedi naturali, mi preparo rapidamente ed entro in griglia.

Ho optato per il completo estivo, senza smanicato né manicotti, confidando di scaldarmi in gara, ma l'attesa è decisamente fresca. Sto valutando se andarmi a prendere i manicotti quando incontro Leonardo del team MP Filtri e Gianluca di Faenza. Con loro inizio a chiacchierare, mentre le grigie si riempiono e la massa umana unita ad un timido sole che filtra tra le nubi contribuisce a rendere la temperatura più gradevole.

L'ampia sede stradale consente un'inusuale disposizione delle griglie che si trovano di fatto tutte appaiate, ad eccezione della griglia vip in cui vediamo posizionarsi la campionessa di MTB Paola Pezzo e il due volte vincitore del Giro d’Italia Paolo Savoldelli.

Dalle casse risuonano alcuni brani degli AC/DC, che riempiono l'attesa mentre lo speaker ci comunica che dopo il via ci sarà un tratto a velocità controllata e che l'arrivo ha subito una modifica dell'ultimo minuto per soddisfare una richiesta da parte dell'Amministrazione comunale. Alcuni dei tanti inevitabili compromessi che si devono trovare per poter partire dal centro di una città.

Dopo un brindisi bene augurante alla presenza di alcune autorità locali e della famiglia Avesani, la gara prende ufficialmente il via. Il breve tratto a velocità controllata ci porta attraverso le suggestive, ma tortuose, strade medievali di Verona fino a quando nei pressi di una galleria viene dato il via volante.

Ora si viaggia veloci mentre una serie di curve allunga il plotone costringendomi a continui rilanci.

Dopo una quindicina di chilometri imbocchiamo la prima pedalabile salita che porta a Pian di Castagnè ad una velocità tale per cui la corona piccola resta inutilizzata.

La successiva discesa è molto veloce e come spesso accade la prima curva risulta essere la più insidiosa, vuoi perché tanto la mente quanto i cerchi hanno bisogno di un breve riscaldamento, vuoi perché effettivamente gli 88 chilometri orari toccati in questo punto sono il picco massimo di quest'oggi.

Al termine della discesa non c’è spazio per respirare. Siamo ancora lanciati quando imbocchiamo la salita di San Giorgio, decisamente più ripida della precedente. Cinque minuti molto intensi al termine dei quali accogliamo con piacere il cartello che annuncia lo scollinamento.

Breve discesa e il tracciato risale il fondo valle in direzione di Villa dando finalmente alla cinquantina di elementi del gruppo, incluse le prime due donne, l’opportunità di alimentarsi mentre una moto-staffetta ci fa strada.

Una nuova svolta, sempre ben segnalata e presidiata, ed ecco che si risale verso Pian di Castagnè, stavolta da un versante più duro, per andare a scendere per la stessa pedalabile strada affrontata come prima salita affrontata. Affrontata in senso opposto si rivela essere una veloce ed a tratti tecnica discesa che fraziona il gruppo in alcuni tronconi.

Approfittando di un attimo di rallentamento c’è un timido tentativo di evasione dal gruppo, a cui spavaldamente provo ad unirmi. Per fortuna, mi viene da dire, veniamo presto ripresi dall'intero gruppo nel frattempo ricompattatosi e sempre a forte andatura ci dirigiamo verso Grezzana.

Non conosco assolutamente il percorso e confidavo che il bivio tra i due percorsi arrivasse prima di questa salita, invece gli atleti impegnati sul percorso classico, come viene indicato il medio qui all’Avesani, ci faranno compagnia per un lungo tratto e contribuiranno non poco ad innalzare l’andatura. Tra questi Marco Cadei dell’ASD Cicli Bettoni, nutrita formazione bergamasca, mette in fila l’intero gruppo nei 4 chilometri al 9% medi che conducono verso Montecchio, saliti a 1300m di VAM, e solo una successiva foratura lo costringerà a rallentare in una seguente breve discesa.

La salita che conduce ad Erbezzo, apice del percorso Superiore, e di cui siamo solo agli inizi è infatti suddivisa in ben sette tratti, intervallati da veloci falso-piani se non da vere e proprie contro pendenze lunga ben 35 chilometri.

Dopo aver affrontato i primi due tratti tutti insieme, ormai incalzati dalla macchina del fine corsa, finalmente avviene la divisione dei percorsi e con una certa sorpresa scopro che ben una ventina di corridori hanno girato per il lungo.

Ora inizia la parte delle gran fondo che di norma preferisco: l’andatura pur sostenuta si fa più regolare e si può anche far conoscenza dei propri compagni di avventura. Viste le mie origini Camune, attacco bottone con Dario Garatti un altro atleta del team Bettoni mentre chi ne ha di più si accolla l’onere di fare l’andatura. C’è un po’ di traffico in entrambi i sensi di marcia, sia di auto che di ciclisti estranei alla corsa, ma grazie alla moto-staffetta e alla puntuale presenza dei volontari non ci sono particolari problemi.

Giunti infine ad Erbezzo, mancano 35 chilometri all’arrivo ma sono praticamente tutti in discesa. E che discesa! La pendenza costante, la strada ampia che consente di impostare buone traiettorie senza invadere la corsia opposta e l’onnipresente staffetta consentono di tenere i 50 chilometri orari di media fino alla periferia di Verona.

Ci inoltriamo tra i viali della città in cui invece c’è un po' di traffico, difficile da evitare del resto considerato l’arrivo in pieno centro, e con la segnaletica, fin qui impeccabile. Purtroppo a causa della richiesta di modificare l’arrivo, annunciata dallo speaker al mattino, tutte le indicazioni riguardanti la distanza che ci separa dall’arrivo sono saltate.

Ci ritroviamo così a sfrecciare abbastanza sorpresi e compatti sul tappeto di fine gara. Niente volata dunque ma nessun rammarico, dato che in larga misura avrebbe assegnato posizioni di rincalzo anche per le singole categorie. Piuttosto un grande divertimento grazie ad un percorso molto veloce che si snoda in un territorio di indubbia bellezza e ricco di tipicità eno-gastronomiche.

A proposito, ho fame, salto il ristoro collocato dopo il traguardo e punto direttamente al pasta party. Tortellini Avesani naturalmente ma non solo. Una generosa dose di affettati, insalata e un dolce vengono accompagnati da ottimi vini proposti da due graziose ragazze. Mi ha nel frattempo raggiunto Leonardo, che ha chiuso 12esimo assoluto sul percorso medio, e con lui mi faccio fare un paio di foto insieme a Savoldelli e alle gentilissime miss già citate.

Un ricordo in più di questa bella mattinata prima di raggiungere la mia famiglia e chiudere felicemente questa breve vacanza in Veneto.

Davide Sanzogni

 

 

 

 

 

 

26 aprile 2018, Laigueglia (Sv) - Come noto la lunga fase di brutto tempo che ha caratterizzato l’inizio della primavera ha portato al rinvio di diverse manifestazioni, tra cui Laigueglia e Alassio, con un effetto domino che ha coinvolto altri eventi.

Finalmente domenica 22 aprile ha potuto prendere il via in una giornata caratterizzata da un clima praticamente estivo la Gf internazionale Alassio-Laigueglia, in pratica una granfondo avente circa il percorso di Alassio dello scorso anno ma con partenza da Laigueglia, anche per poter ospitare comodamente gli oltre 2000 partecipanti attesi.

Solita levataccia e colazione ricca di carboidrati. A farmi compagnia in questo viaggio è Alberto, un mio compagno nella RAT Ride All Terrain. Ci dirigiamo al tendone dov'è sistemata la logistica. Ricco il pacco gara: manicotti e due paia di calzini Ekoi, sgrassante WD40, integratori Namedsport, deodorante (apprezzato sicuramente dai partner di ognuno di noi) ed una confezione di FiberPasta. Recuperiamo in fretta i dorsali, intorno al 700 per entrambi, che ci danno accesso alla seconda griglia, dove sono presenti anche le donne che l’organizzazione ha qui collocato. E' bello constatare che il movimento ciclistico al femminile continua il suo trend di crescita in termini numerici.

Chiacchiero con i miei vicini per ingannare la breve attesa. Tra loro Luca Bartolucci, del Team Scott, al quale espongo chiaramente la mia intenzione di prendergli la ruota per cercare di guadagnare posizioni. Lui si schermisce, ma quando alle 9 viene puntualmente dato il via, come previsto si rivela un trattorino. Con lui e il giovane pugliese Cesare Resta del Team Pedale Elettrico iniziamo a risalire posizioni, sfruttando la selezione offerta da tre capi in successione: Capo Mele, Capo Mimosa e l’insidioso Capo Berta.

Il gruppo è da subito allungatissimo, specialmente nelle brevi e veloci discese.

Ad Imperia svoltiamo in direzione dell’entroterra e risaliamo il fondovalle alternando un paio di brevi strappetti a lunghi tratti pianeggianti affrontati a poco meno di 40km/h. Quindi imbocchiamo la prima vera ascesa di giornata che porta al Colle di San Bartolomeo, ma da San Lazzaro Reale. Un versante diverso, più intimo lo definirei, rispetto a quello affrontato nelle edizioni precedenti. Una modifica che mi piace decisamente.

In questi 7 km di salita il gruppo si fraziona. Io con fatica cerco di tenere a vista i più forti, ma li perdo definitivamente nella seguente discesa che presenta alcuni tratti sconnessi, pur ben segnati, che tuttavia affronto con una solida dose di prudenza.

Al termine di questa discesa c’è spazio per rifiatare, alimentarsi e formare un nuovo gruppo forte di almeno una trentina di unità.

A Borghetto d’Arroscia una brusca svolta a sinistra immette sulla salita che porta a Gazzo. Diversamente da quanto capitato in altre edizioni, probabilmente perché il nostro gruppo è già attardato oltre la centesima posizione, nessuno dà fuoco alle polveri e riesco a tenere il ritmo senza particolare sforzo. Solo il sopraggiungere dalle retrovie di un amico, Martino Franzini del Grosio Ciclismo, porta un po’ di scompiglio, ma una volta lasciatolo andare il gruppo riprende il suo ritmo.

Quando la salita termina è ancora presto per parlare di discesa, dato che ci aspettano una ventina di chilometri di continui su e giù prima di puntare con decisione verso il basso. In questo frangente continuo a navigare nelle prime posizioni del gruppo, sprecando forse un po’ più del consentito, ma preferisco così, soprattutto per poter affrontare davanti i tratti in discesa. Alcuni, infatti, risultano ancora non completamente puliti a causa del lungo periodo di maltempo, ma tutto sommato sono in buone condizioni, grazie anche all’impegno dell’organizzazione che è intervenuta a spazzare e a porre delle pezze in catrame ove necessario.

Giunti sul fondovalle. procediamo in direzione della costa ostacolati da un intenso vento contrario. Ne approfitto per consumare un gel e scambio alcune battute con Enrico Merello, un amico ligure del Team Bike Infinity.

Sono di buon umore, la giornata è andata molto bene fin qui, ma quando iniziano gli otto chilometri di salita che portano all’arrivo posto al santuario della Madonna della Guardia la luce si spegne. Il cuore resta alto anche se i valori di potenza non salgono. Siamo al riparo dal vento e ormai si è fatto mezzogiorno. Già di mio patisco un po’ il caldo, ma in questa circostanza e visto il repentino cambiamento di clima degli ultimi giorni la cosa è particolarmente sentita, pertanto decido di lasciarmi sfilare e salire cercando di limitare i danni.

Gli ultimi due chilometri, dove la pendenza aumenta, sono particolarmente fastidiosi perché la velocità scende e la sensazione di calore aumenta. Ma ormai manca poco, un paio di tornanti ed ecco il cartello dell’ultimo chilometro, poi 500 metri, poi 400 ecc.. Da dietro non arriva nessuno, me la posso prendere comoda e pregusto il ristoro in vetta, dove mi dirigo subito dopo aver tagliato il traguardo. Una coca fresca e degli spicchi di arancia mi aiutano a rinfrescarmi. Saluto Manuela Sonzogni del Team Isolmant, che ha vinto l’assoluta femminile precedendo Annalisa Prato del Team De Rosa Santini (che mi ha sverniciato nel finale) e Valentina Carretta del Team All4cycling. Apprendo anche della vittoria in campo maschile di Paolo Castelnovo del Team MP Filtri davanti a Igor Zanetti del Team Miche Legend e a Dario Giovine del Team Isolmant.

Mi ritrovo con Martino e con lui e i suoi compagni di team scendiamo in centro ad Alassio, dove recuperate le mie cose dall’auto mi godo le docce, calde e senza fila, disponibili presso il centro Don Bosco. Oramai rimesso a nuovo e dopo aver lasciato la bici nel parcheggio custodito è il momento del pasta party, dove ovviamente non può mancare la pasta al pesto. Una fetta di tacchino, piselli, pane e un piccolo dolce completano il tutto.

Faccio una breve visita al villaggio espositivo, dove incontro l’organizzatore dell’evento e anima del Gs Alpi, Vittorio Mevio. A lui rivolgo l’apprezzamento per la manifestazione: valeva la pena di aspettare tutte queste settimane per vivere una vera festa dello sport!

Mi ritrovo infine con Alberto, che ha concluso una prova in crescendo ed è visibilmente soddisfatto. Caricate le nostre cose in auto non rimane altro che salutare la riviera.

Davide Sanzogni

Domenica 8 aprile è andata in scena la 21a edizione della Green Fondo Paolo Bettini - La Geotermia. Ottima la partecipazione per un'organizzazione e un percorso che ormai sono perfettamente rodati. Come sempre accoglienza e cordialità la fanno da padrone. Vediamo come è andata grazie al racconto di Michele Bazzani.

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(Servizio di Michele Bazzani)

La Granfondo della Geotermia, che dal 1998 si tiene ogni anno a Pomarance, è oramai diventata la più antica e storica delle granfondo toscane con le sue 21 edizioni, sempre organizzate dal Velo Etruria Pomarance e dall’ottimo team coordinato da Stefano Gazzarri. E come per ogni classica che si rispetti non si può certo mancare. Anche perché si prospetta una giornata di sole primaverile che valorizzerà ancora di più lo splendido territorio che andremo ad attraversare. D’altronde questa è una “Green” fondo, non solo per l’attenzione agli aspetti ecologici, ma anche perché il verde del paesaggio deve risplendere a ogni angolo.

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La partenza programmata per le ore 10 consente ai ciclisti della regione di fare la gara in giornata, così ogni tanto possiamo risparmiare una trasferta, anche se ci manca l’atmosfera della vigilia. Recuperiamo con gli interessi dalla mattina, quando al nostro arrivo troviamo un’aria già elettrica e una festa pronta a esplodere. I miei compagni di squadra sono carichi e pronti a partire, con molto anticipo rispetto allo start. In griglia si delinea un vero “parterre de roi” con Paolo Bettini, testimonial della manifestazione che da qualche anno prende il suo nome, a fare gli onori di casa. Tra gli altri si riconoscono il professionista Matteo Pelucchi e l’ex campionessa italiana Silvia Parietti, che adesso svolge la sua attività di guida cicloturistica. Accanto a lei il giornalista Andrea Berton, cantore delle imprese olimpiche e mondiali di Paolo Bettini. Prima del via c’è anche un momento di commozione per ricordare Ilaria Rinaldi, giovane ciclista toscana, molto nota nel mondo amatoriale, venuta a mancare qualche giorno prima. In suo onore l’organizzazione ha deciso di ritirare il pettorale numero 8, quello da lei utilizzato nella sua ultima partecipazione a questa gara.

IMG 1375Poi giunge il momento della partenza per i 1200 ciclisti annunciati al via. Il livello dei partecipanti è molto alto e i ritmi sono da subito elevati, fin dalla prima salita che arriva dopo soli cinque chilometri. Il percorso invita a spingere nella prima parte, soprattutto nell’attraversamento di Larderello dove alcuni ripidi strappi mi mandano in affanno. Vedo sfilare l’amico Lorenzo e i miei compagni di squadra che salgono veramente forte. A fine salita recupero un gruppo numeroso che procede a buona andatura sui dolci saliscendi in quota che caratterizzano questo tratto di gara. Purtroppo in un tratto in discesa, una curva insidiosa sarà fatale all’amica Annalisa, autrice finora di un’ottima prova e costretta al ritiro. Il lungo tratto in pianura che segue, dove abbiamo modo di recuperare e di alimentarci, mi illude di aver scacciato le brutte sensazioni di inizio gara. A riportarmi alla realtà è la lunga salita che porta alle miniere di Montecatini Val di Cecina, apparentemente facile ma che mi costringe a mollare il gruppo che sale a un ritmo per me insostenibile.

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Da qui inizia un lungo calvario che gestisco rallentando oltremodo l’andatura. Vengo superato da tanti ciclisti e ne approfitto per leggere nei loro occhi la forza e la determinazione nel non voler mollare. Il muro del “Cerretemberg”, con le sue pendenze micidiali, introduce a una più lunga salita a gradoni che porta verso l’arrivo del percorso medio, mentre il lungo proseguirà per un altro anello di quasi cinquanta chilometri molto impegnativi. Una persona ragionevole, nelle mie condizioni, opterebbe per fermarsi qui, ma io non ci penso nemmeno un attimo e svolto per proseguire le mie fatiche: non voglio perdermi la bellezza dell’ultimo tratto di percorso, che avrò modo di gustarmi in pieno, a ritmi più contenuti. Intanto al passaggio da Pomarance, beneficiamo del ristoro volante con le sacche fornite dall’organizzazione, una chicca di questa manifestazione unica nel suo genere, che ci fa sentire come dei professionisti.

IMG 1387Adesso il percorso è un susseguirsi incessante di salite e strappi che, assieme al vento contrario e al primo caldo stagionale, mettono a dura prova le scarse forze residue di ognuno. Bellissima e impegnativa quella che porta al borgo di Sasso Pisano, noto per le sue fumarole geotermiche. La fatica diventa condivisa, a forza di rallentare sono stato raggiunto da gente con il mio ritmo, che prosegue pescando nella riserva delle proprie energie. Fa eccezione solo una ciclista che prosegue con le poderose spinte dei suoi generosi gregari, che si arrabbiano quando mi permetto di osservare che trattasi di un comportamento eticamente scorretto. Fa niente, sono loro che hanno problemi e a quanto pare sono gli unici a non godersela. Del tutto opposto l’atteggiamento dell’amico Luca Bortolami, l’altro “highlander delle granfondo”, come ama definirci. Dopo un saluto in griglia ci ritroviamo sul percorso e per qualche chilometro ho modo di apprezzare la sua gioia nel pedalare, prima di vederlo sparire col suo ritmo costante e inesorabile. Nel frattempo ho modo di apprezzare l’assoluta mancanza di traffico che rende pedalare in queste zone un vero piacere in ogni stagione. I soffioni boraciferi di Larderello, che appaiono dopo l’ennesimo scollinamento, ci fanno capire che siamo in vista dell’arrivo. Restano da superare ancora un paio di strappi e poi la voce dello speaker Daniel Guidi ci accoglierà festante, una parola per tutti a testimoniare lo spirito di allegria che caratterizza questa manifestazione.

IMG 1390Poi ci lasciamo coccolare dall’organizzazione e dai sorrisi dei volontari che hanno allestito sia un ricchissimo ristoro finale che un generoso pasta party con razioni abbondanti, stavolta veramente necessarie per ritemprare le forze. Nel frattempo scorrono le premiazioni che vedono vincitori e piazzati delle varie categorie alternarsi sul palco: gli applausi più forti vanno per Diego Frignani e Simona Parente, vincitori del percorso lungo, mentre la mediofondo aveva visto imporsi Giacomo Sansoni e Claudia Bertoncini. Il ricco premio per la squadra più numerosa va all’onnipresente Gruppo Sportivo Cicli Gaudenzi.

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Poi giunge il momento di rientrare. Ma per ritrovare il piacere di pedalare in compagnia in queste zone non ci sarà da aspettare un anno, visto che è stata lanciata una nuova granfondo, La Freccia Geotermica, stavolta cicloturistica, che si terrà sempre a Pomarance il prossimo 14 ottobre. Il nostro quindi è un “arrivederci a presto” …

(10 aprile 2018)

 

17 aprile 2018, Firenze - Sono appena le 7 di domenica, quando le divise dei ciclisti cominciano a colorare la grigia mattinata fiorentina sul balcone che offre una delle viste più belle ed emozionanti di Firenze, il piazzale Michelangelo. Questa location scelta dagli organizzatori per ospitare la partenza della 6° edizione di questa manifestazione, nata nel 2013 sulla scia dei Campionati mondiali di ciclismo e cresciuta nel tempo fino a diventare uno dei maggiori eventi granfondistici del calendario nazionale. Saranno quasi 3000 i ciclisti che si schiereranno in partenza a formare un colpo d’occhio irripetibile in questo splendido scenario, che non ha fatto rimpiangere il via dato in piazza della Signoria e reso impraticabile dalle misure antiterrorismo imposte dopo i fatti di Torino dello scorso anno.

Ma la granfondo non è l’unico evento sportivo del fine settimana nella città di Firenze, che in contemporanea ospita anche la Half Marathon Vivicittà che coinvolge migliaia di podisti, confermando una spiccata vocazione sportiva. Peraltro già da venerdì il Parco delle Cascine, polmone verde della città e da varie edizioni cuore pulsante della granfondo, ospita il Florence Bike Festival con tanti espositori legati al mondo delle due ruote e con un fitto calendario di eventi collaterali. È una gioia per me, innamorato di Firenze e del ciclismo, potermi tuffare tra gli stand, in tutto questo “ben-di-dio” allestito nella mia città.

La partenza, data alla presenza del sindaco Dario Nardella e dell’assessore allo sport Andrea Vannucci, è più tranquilla del solito, visto che si evitano i pericoli del centro storico della città e il gruppo viene lanciato, anche se ad andatura controllata, sull’ampio viale dei colli. Solo un paio di strettoie creano qualche difficoltà nell’avvicinamento alla partenza ufficiale, poi la corsa può cominciare. La salita di Fiesole è sempre lì, bellissima con il suo asfalto levigato ereditato dai mondiali di ciclismo del 2013 e con gli scorci che offre sulla città. Rispetto al solito la prendo in maniera più controllata, vista la mia precaria condizione fisica. Vedo passare come missili i miei compagni di squadra lanciati in una rimonta spettacolare. Io proseguo a un passo più tranquillo in compagnia dell’amico Fabio. Dopo l’attraversamento della piazza di Fiesole, la salita smorza la pendenza e prosegue dolce per altri nove chilometri. Qui la velocità si fa alta, nonostante il vento contrario, mentre si formano dei gruppi numerosi. Ottimo per proseguire in compagnia, mentre stringo i denti sull’ultima dura rampa di Casa al Vento. Nella successiva velocissima discesa miro a recuperare le forze restando in scia. Da dietro rientrano in tanti e si forma un enorme gruppo che procede spedito in via Bolognese che punta dritto verso il Mugello. Qui prende corpo la fuga, che si rivelerà decisiva, di quattro temerari, avvantaggiatisi poco prima della scollinamento: sono Matteo Zannelli, Giovanni Nucera, Ivan Ostolani e Marco Morrone, che da anni sogna la vittoria nella gara di casa che sempre gli è sfuggita per poco.

Mentre pedaliamo a forte andatura attorno al lago di Bilancino incrocio il romano Nico, grande amico e compagno di mille avventure, con cui scambiamo impressioni sulla gara. Siamo appena partiti ma già la fatica si fa sentire, anche per il forte vento che ci suggerisce di stare coperti in questa fase. Al bivio dei percorsi l’enorme gruppo, del quale ho guadagnato le posizioni di testa, si divide come le acque del Mar Rosso. Davanti ai nostri occhi, una bellissima strada che si inerpica serpeggiando tra filari di cipressi. Lo scollinamento del Passo della Futa è distante tredici chilometri. I ritmi si fanno più lenti, assieme al respiro che diventa affannoso. Il percorso lungo è veramente duro e c’è subito da trovare il ritmo giusto per non andare fuori giri. Dopo un paio di chilometri vado in difficoltà e comincio a farmi sfilare nel gruppo. In questo tratto vengo incoraggiato da tanti ciclisti che mi sorpassano: incredibile come la condivisione passata di emozioni e di momenti di fatica, in altre granfondo, sviluppi rapporti di amicizia che si rinnovano ogni volta. Così vedo passare il perugino Massimo, con la sua elegantissima divisa del Blue Velo, così mi sfila il romagnolo Paolo, spesso incrociato nelle durissime cavalcate alpine. Da tutti ricevo una parola di incoraggiamento, ma non bastano a risollevarmi le forze e devo mollare la presa, iniziando un lungo calvario. Anche Cecco, con cui condivido gli allenamenti, si offre per accompagnarmi, ma ringrazio e gli do via libera. La strada sale verso le sorgenti dell’Acqua Panna e poi ancora più su fino al Passo della Futa. La discesa verso Firenzuola è solo un’apparente liberazione: nel frattempo ha iniziato a piovere, una pioviggine leggera, poco fastidiosa, ma ricca di sabbia e tale da rendere infido e scivoloso il manto stradale. C’è da fare attenzione e non mi faccio problemi anche perché la mia gara è andata e c’è solo da portare a termine il percorso. Il Passo del Giogo è apparentemente meno impegnativo, ma la lunghezza e il cumularsi delle fatiche lo fanno sembrare di una durezza estrema. In vetta mi fermo al ristoro affollato di ciclisti, mi sento svuotato di energie e mangio tutto quello che posso. La pioggia che ancora ci accompagna rende la discesa fredda, ma la temperatura e l’umore salgono via via che si scende di quota. Adesso il vento soffia favorevole e si viaggia spediti ad affrontare l’ultima asperità della giornata, la lunga e pedalabile salita di Vetta le Croci dal versante di Polcanto. Qui Morrone spicca il volo, prima in compagnia di Nucera, e poi da solo, proprio in vista dello scollinamento, sfruttando in discesa la conoscenza del percorso e affrontando in trionfo solitario il micidiale muro finale di via Salviati dove è posto l’arrivo. Quella rampa è fatale per molti, le pendenze che arrivano anche al 21% non perdoneranno chi ci è arrivato senza riserva di energia. I crampi sono spesso il minimo sindacale, ma poi è grande soddisfazione per tutti quelli che terminano la propria gara.

Il rientro verso il ritrovo di partenza è costellato di sorrisi. Tutti sembrano aver apprezzato la manifestazione e il livello organizzativo, in un contesto di oggettiva difficoltà per un evento complesso come una granfondo in città. Ma anche stavolta abbiamo portato a Firenze una ventata di entusiasmo tra il fruscio delle nostre ruote e i battiti del nostro cuore. E tutti assieme abbiamo scritto una storia che profuma di vittoria…

Scritto da Michele Bazzani

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