6 maggio 2019, Cervia - Per tutta la settimana le previsioni meteorologiche annunciavano pioggia, freddo e forte vento per tutto il week end, condizioni che non avrebbero risparmiato la riviera romagnola. I cicloamatori, lo sappiamo, sono grandi divoratori di previsioni, anche quelle meno serie. Questa mania aveva portato alcuni di loro a chiedere l’annullamento o il rinvio della Granfondo Via del Sale, organizzata ormai da 23 anni dal Fantini Club sul lungomare di Cervia.

Per fortuna gli organizzatori di questa classica, confortati dalle più scientifiche previsioni dei giorni a ridosso dell’evento, hanno confermato lo svolgimento della manifestazione per tutta la sua durata. E quindi via a tre giorni di festa, con un programma ricco di molti eventi collaterali e un bel villaggio espositivo. Unica concessione a Giove Pluvio l’annullamento del percorso lungo, proprio in virtù del peggioramento previsto nella tarda mattinata.

La trasferta di gruppo della nostra squadra, stavolta anche con le famiglie, inizia già dalla mattina del sabato, tanta è la voglia di godere a pieno dell’evento. A Cervia siamo accolti da un tiepido sole, che fa crescere l’ottimismo per l’indomani. Un giro nel villaggio, una ricca cena a base di pesce e poi via a preparare l’abbigliamento per la gara. Siamo pronti a tutto, pensiamo, mentre sfoderiamo il nostro materiale tecnico.

La domenica si presenta grigia, ma con un pallido sole all’orizzonte. Forse si riesce a partire asciutti. Entriamo in griglia piuttosto tardi e ci rendiamo conto di essere molto indietro, anche se molti hanno deciso di non partire. Poco male, sarà gara di rimonta. I primi trenta chilometri pianeggianti scorrono tra un rilancio e un inseguimento a coprire i buchi che si formano davanti a noi. Si fa già fatica. La salita di Monte Cavallo giunge quasi come una liberazione. Da ora ognuno procede con il suo passo. Affronto le prime rampe con cautela e perdo tutti i miei compagni. Già si suda copiosamente, forse mi sono vestito anche troppo, visto anche il sole che comincia a fare capolino. Con un ripido strappo sfioriamo il Castello di Teodorano. La strada spiana, mi scuoto e accelero il passo. In vetta trovo Fabio, reduce da un malanno di stagione, e insieme ci gettiamo nella tecnica e infida discesa. Appena il tempo di rifocillarsi e subito la strada torna a impennarsi. Siamo su Montevecchio, detta anche Cima Pantani, in quanto salita privilegiata di allenamento per il Pirata. Qui le pendenze sono ancora più importanti, ma la gamba comincia a rispondere meglio. Allo scollinamento siamo salutati dalla voce dello speaker Ivan Cecchini, che è parte integrante dello spettacolo messo in scena. Non è ancora il momento di mollare la concentrazione: la discesa, tecnica e veloce, è intervallata da tratti in contropendenza che spezzano il ritmo. Resta da superare solo l’asperità verso Collinello, solo apparentemente più facile, ma che ci mette ancora a dura prova con una serie di rampe a doppia cifra. Una velocissima discesa ci riporta in pianura. Meno trentacinque al traguardo, tutta pianura. Si potrebbe pensare che le fatiche sono finite e invece il vento, nel frattempo alzatosi dal mare, rende più duro il nostro avvicinamento al traguardo. Rientra un folto gruppo con dentro Fabio, molto brillante in questo finale di gara. Assieme ci presenteremo sul rettilineo dell’arrivo, accolti dall’incitamento dei nostri familiari e dello speaker Daniel Guidi. Ci stringiamo le mani con i nostri compagni, arrivati da qualche minuto. Incredibilmente non è piovuto e il lungomare Deledda è incorniciato da un bel momento di sole.

Pioggia in forma di tempesta e vento freddo arriveranno più tardi, quando ormai tutti i ciclisti sono giunti al traguardo e quando anche i momenti conviviali del pasta-party hanno segnato la fine di manifestazione. L’annullamento del percorso lungo è stata una saggia decisione. Lasciamo Cervia con il ricordo di una bella giornata di sport e festa vissuta in ottima compagnia. Ci dispiace solo per coloro che, forse troppo condizionati dalle previsioni catastrofiche, hanno rinunciato alla trasferta che in realtà ha regalato tanti raggi di luce. Non solo nel cielo.

Testo di Michele Bazzani. Foto di Michele Bazzani e dell'Ufficio stampa della Gf Via del Sale

Il racconto di Davide Sanzogni di una Dieci Colli purtroppo penalizzata dal cattivo tempo. 

29 aprile 2019 - Avevo messo in agenda la Granfondo 10 Colli di Bologna già nel 2016, ma una caduta la settimana precedente mi aveva impedito di partecipare. Così quest'anno, in occasione della 35esima edizione, mi son detto che era l'occasione di chiudere un conto aperto.
Anche i nuovi percorsi mi incuriosivano: meno dislivello che in passato ma forse più adatti al modo di correre odierno e alle reali possibilità di un amatore che si divide tra passione, lavoro e famiglia.

Mi reco quindi a Villa Pallavicini, dove è sita la partenza. Il sole che sorge riscalda l'attesa nonostante un vento teso da nord, freddo ma gradito perché dovrebbe tenere lontana la pioggia prevista nel pomeriggio. Perciò entro in griglia vestito con solo lo smanicato e i manicotti, come moltissimi altri. Grosso errore di valutazione. Infatti, poco dopo il via, il gruppo vira verso sud-ovest in direzione delle colline che si presentano sormontate da una pesante cappa di nubi.
Non c’è tempo per rimediare e non resta che menare. I primi chilometri volano a 40km/h, falso piani in salita compresi. Affrontiamo lo strappo di Montemaggiore, 1 chilometro al 14%, e già mi trovo a faticare nella coda del primo gruppo.

Al bivio giro per il lungo e dopo 500m arrivano le prime gocce di pioggia, tardi per girare sul medio. Mi scoraggio e mi sfilo attendendo il gruppo di poco alle mie spalle, con un passo più adatto a me. Nel frattempo la pioggia diventata diluvio e la temperatura scende a 7C quando transitiamo al Castello di Serravalle, dopo appena 30 chilometri di gara.
Una prima significativa discesa ci porta verso la valle del Panaro. L'asfalto è nel complesso buono e la sede stradale ampia, come tutte le discese che affronteremo oggi, ma scendiamo tutti con cautela sollevando molta acqua. Con vero sollievo arriva la direttissima per Guiglia. È ripida, ma serve a scaldarsi. La gamba gira bene e affronto con convinzione i mangia e bevi fino a Zocca. Sono passate circa 2h di gara. Sono bagnato fino al midollo, sono riuscito a ingerire un paio di gel ma dalla borraccia poco nulla, troppo freddo.

Da qui in poi le immagini si fanno confuse. Le staffette che fanno strada, le discese fatte piano e gli strappi forte. Una signora a bordo strada che scuote il capo, pazzi avrà pensato, un carabiniere che ci incita. In generale buono il presidio offerto sul percorso da volontari e forze dell'ordine anche se qualche auto in senso contrario, accostata approssimativamente, va tenuta nel conto. Si corre per strada, non in pista e bisogna sempre bilanciare l’adrenalina e i rischi. Alla stessa maniera ognuno ha il suo punto di equilibrio tra fatica e divertimento e io sono prossimo ad oltrepassare il mio dato che batto i denti in salita ed ho il fiatone in discesa, conseguenza dei muscoli che tremano per scaldarmi. La corsa diventa ad eliminazione: qualcuno si stacca, altri si fermano. Io inizio a pensare al da farsi. Una brusca accelerazione del gruppo cui rispondo bene mi illude. Resto davanti con chi, scoprirò poi, arriverà tra la 20esima e la 30esima posizione.
Ma è un fuoco di paglia e quando si spegne mi spengo anche io. Mi guardo intorno. Ci sono numerose ambulanze ben collocate ma per fortuna non sono quello che mi serve. Aspetto fino al chilometro 90 dove stimo inizi più o meno la lunga discesa verso i dintorni di Bologna che non ho nessuna intenzione di affrontare, zuppo e con la temperatura scesa ancora a 4C.

Osteria "Il tagliere" a Savigno, questo è il mio traguardo. Entro con la bici e tutto. Mi fanno accomodare, mi offrono cappuccino, the caldo, focaccia, persino una felpa e dei giornali con cui isolarmi dal freddo. I volontari del 118 presenti alla adiacente rotonda portano, a me ed agli altri ciclisti che nel frattempo si sono fermati, delle termocoperte e contattano l'organizzazione, cui va un grande plauso, che ha già messo in movimento un consistente numero di bus e furgoni per recupere le bici e i ciclisti, nel complesso diverse centinaia, che hanno deciso di ritirarsi.

Le bici vengono caricate mentre ancora noi tremiamo e dopo un tempo non troppo lungo tocca a noi, non prima di aver di nuovo ringraziato il personale del locale e i volontari che ci hanno accudito in questo momento di difficoltà. La discesa sul pulmino è lunga e anche se ora ha smesso di piovere non c’è rimpianto, per noi era la cosa giusta da fare. Nelle parole del nostro autista si legge la tensione di chi in primo luogo è un appassionato, preoccupato per la sorte di tante persone sorprese dal maltempo, e poi il dispiacere per un evento cui si lavora da un anno colpito da una sfortunata congiuntura metereologica. Sorpassiamo altri bar e ristoranti con bici parcheggiate fuori e furgoncini colmi. La discesa deve essere stata dura, lo leggiamo nei movimenti rigidi di quelli che comunque vogliono arrivare al traguardo con i loro mezzi e che, con cautela, superiamo.

Arriviamo infine al parco di Villa Pallavicini che ha assunto un aspetto molto diverso da quello del mattino. Un altro the caldo, le docce ed il pasta-party segnano il ritorno alla normalità.

Recuperata la bici mi accingo a rientrare, ma questo è un arrivederci. Il conto con la 10 Colli è ancora aperto e il percorso, la parte percorsa almeno, mi è piaciuto. Inoltre ho apprezzato le capacità messe in campo dal comitato organizzatore in questo difficile frangente per cui varrà la pena di tornare a Bologna, certi di partecipare ad un evento ben preparato.

Dopo l’annullamento della cronosquadre, i partecipanti al Giro di Sardegna si spostano nell’iglesiente dove, su un percorso di straordinaria bellezza, tra spiagge e miniere, vengono messi a dura prova per le salite e la distanza di gara. Alla fine tutti felici al pasta party allestito sul lungomare di Portoscuso. Vittoria nel lungo per il belga Kristof Houben, mentre l’altoatesino Micheal Spogler conquista la maglia gialla. Al femminile tappa ad Annalisa Prato, ma Monica Bonfanti tiene la leadership. Nel MedioGiro vittoria di tappa per Niki Giussani, con Matteo Cipriani e Cristina Prati che mantengono le loro maglie rosa di leader.

Foto di Gabriele Tramonte 

25 aprile 2019 - La roccia rosa del Pan di Zucchero si staglia con la sua bellezza al largo delle spiagge dell’iglesiente. Lo ammiriamo dopo pochi chilometri di gara mentre percorriamo la strada costiera di Nebida. È un sogno a occhi aperti. Peccato che la gara sta infuriando e dobbiamo mantenere la concentrazione. Dopo una partenza tranquilla, primo tentativo di fuga solitario dell’amico Nico Cartolano, poi i big salgono in cattedra. Dalla spiaggia di Fontanamare una salita pedalabile opera la prima scrematura. Ma non è ancora il momento di mollare. Una breve e veloce discesa introduce allo spauracchio di giornata: la durissima salita di Montecani, tra cave e miniere, che in poco più di due chilometri di ripide rampe porta dal mare alla montagna. Il gruppo di testa esplode e l’acido lattico morde da subito i muscoli dei ciclisti. Cerco di trovare il mio ritmo e rimpiango di non aver messo un rapporto più leggero. La discesa verso Cala Domestica è velocissima e in pochi istanti siamo nuovamente al livello del mare. Cerchiamo di riorganizzarci in gruppi mentre la strada costiera prosegue, tra panorami fantastici e strappi spezzagambe, in vista di Buggerru. Poi lasciamo il mare per dirigerci verso l’interno.

Foto di Gabriele Tramonte 

Si gira in gruppo per fare velocità con poca fatica. La strada è ancora lunga. C’è da superare l’interminabile ascesa verso il Passo Genna Bogai: la pendenza aumenta via via che si sale, la fatica morde i muscoli, ma si tiene duro. Sappiamo che dopo lo scollinamento le difficoltà altimetriche del giorno saranno pressoché finite. Negli ultimi chilometri di gara solo qualche ondulazione e l’insidia del vento a rendere complicato l’avvicinamento al traguardo, che arriva sotto le ciminiere delle raffinerie di Portovesme. Anche per oggi è finita e c’è grande soddisfazione per tutti i finisher, per quella che è stata senza dubbio la tappa più bella di questo giro di Sardegna. La festa continua con un bel pasta party sul lungomare di Portoscuso, che ha accolto la logistica del giorno. E domani si conclude, ancora in salita.

Testo di Michele Bazzani

Con la tappa sprint con arrivo in salita nella scenografica cittadina montana di Burcei, si conclude l’edizione 2019 del Giro di Sardegna, dopo una cavalcata entusiasmante per le strade più belle della parte meridionale dell’isola. Vittorie di tappa per Daniel Debertin, Federico Brevi, Annalisa Prato e Cristina Prati nelle rispettive categorie, mentre i portatori delle maglie di leader (Micheal Spogler, Matteo Cipriani, Monica Bonfanti e Cristina Prati) conservano tutti la loro posizione e conquistano la vittoria della classifica generale.

Foto Stefano Schena

26 aprile 2019 - Come da tradizione degli ultimi anni, anche quest’anno il Giro di Sardegna si conclude con un arrivo in salita. La dura tappa di Portoscuso del giorno precedente ha segnato i muscoli dei partecipanti, ma in griglia c’è ancora tanta voglia di dare battaglia nell’ultima tappa che sta per iniziare. La distanza è breve e, come viene dato il via, iniziano gli scatti in testa al gruppo. Nel lungo falsopiano che porta all’attacco della salita finale l’andatura è notevole e il gruppo si allunga. Prime rampe dure. Giussani prova a ribaltare la classifica, ma Cipriani fa buona guardia. Il gruppo comincia a selezionarsi per la forte andatura imposta in testa. Le gambe mordono e rifiuta di assecondare l’istinto di tutti noi che vorremo dare di più. Oggi si pesca nel serbatoio della riserva. Svolta a sinistra, ancora due chilometri duri. Nico mi fa il ritmo regolare, io cerco di rilanciare. Meno tre all’arrivo, le pendenze concedono una tregua e si riesce a fare velocità, con i ciclisti avanti di pochi secondi a fare da bersaglio. Dietro una svolta appare Burcei, appollaiata come in una cartolina sul fianco della montagna. E appare il traguardo, l’ultimo di questo giro. Lampi di gioia incorniciano il volto dei finisher, mentre ricevono la loro medaglia e si lanciano sul ristoro a base di vino e pecorino offerto dalla pro-loco del paese. È bello sentirsi accolti come ospiti graditi. Velocemente rientriamo in hotel: c’è il complesso bagaglio del ciclista da caricare in macchina, e soprattutto c’è da prepararsi per la festa finale con la lunga cerimonia di premiazione.

Foto Gabriele Tramonte

Come di consueto l’organizzatore Tonino Scarpitti annuncia le possibili location per l’anno successivo. Scorrono i titoli di coda su questa edizione e facciamo rotta verso Olbia, dove un traghetto ci riporterà alla realtà di tutti i giorni. È stato un bellissimo sogno questo giro di Sardegna, vissuto in allegria e amicizia insieme a tanti vecchi e nuovi amici che hanno reso divertenti anche i momenti fuori gara. Torneremo anche l’anno prossimo a calcare queste strade, con la stessa gioia, con lo stesso entusiasmo.

Testo Michele Bazzani

La terza tappa del Giro di Sardegna ha portato i ciclisti sulla costa del Sud, con un percorso mosso e ondulato, che i partecipanti hanno onorato mettendo in scena una bella battaglia sportiva. La breve distanza ha consentito a molti di essere protagonisti. Alla fine la spuntano per la vittoria di tappa Toby Parnell nel GranGiro e Matteo Amerighi nel MedioGiro, con Purbrook e Cipriani che mantengono le rispettive maglie di leader. Cambio al vertice al femminile con Monica Bonfanti che conquista la maglia gialla, mentre Cristina Prati – nel medio – consolida la sua maglia rosa con la terza vittoria consecutiva.

23 aprile 2019 - La giornata inizia con un breve trasferimento per i ciclisti impegnati nel Giro di Sardegna. Ma oggi ne valeva veramente la pena. Veniamo proiettati verso l’estremità meridionale dell’isola, con tutta la logistica di partenza e arrivo allestita nell’accogliente cittadina di Pula. Dopo il forte vento dei giorni scorsi e la pioggia della notte, il meteo pare concedere una tregua, ma il cielo resta nuvoloso. La partenza è animata da scaramucce con tentativi di scatto velleitari, ma il ritmo resta blando in virtù del vento di libeccio che spira in senso contrario alla marcia dei corridori. Per la vera selezione ci pensa la salita del Passo Nuraxi de Mesu dove si scollina in uno scenario selvaggio. Nel frattempo una pioggia fastidiosa ha reso scivolosa e pericolosa la discesa. La affrontiamo con la dovuta cautela e ci lanciamo verso il mare. La Costa del Sud ci accoglie con un contesto di incomparabile bellezza. La strada si alza e si abbassa sulla costa, con rampe dure che si susseguono senza soluzione di continuità, rendendo faticoso questo tratto di gara. La fatica è però ripagata dai bellissimi panorami che si aprono a ogni svolta: Capo Malfatano e Capo Spartivento incorniciano spiagge da sogno, è solo un peccato che la giornata sia grigia e non permetta di apprezzare al meglio questa bellezza. Adesso il vento è favorevole e la velocità diventa sostenuta. Sfioriamo la torre di Chia e voliamo via gli ultimi strappi, per lanciarci nel veloce finale. Uno sprint pone fine alla contesa. Oggi ce la siamo cavata in poco tempo. Ma la festa deve ancora cominciare. Un ricco ristoro a base di malloreddus e salsicce, allestito presso la spiaggia e le rovine di Nora, è la degna conclusione di una giornata vissuta all’insegna dello spettacolo. Purtroppo, per motivi di mancati permessi, la tappa dell’indomani sarà annullata. Ne approfitteremo per una giornata di riposo, nella speranza che il sole torni a illuminare questo angolo di Sardegna.

Testo Michele Bazzani

 

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