Sette volte tra i re e i colli dell'eterna Roma

Sette su sette per Michele Bazzani, che ha pedalato ancora una volta nella Città Eterna. Anche lui re di Roma? Ai posteri l'ardua sentenza. 

16 ottobre 2018 - Sette. Sono i Re di Roma che diedero vita alla nascita dell’epopea di una città che da semplice villaggio arrivò a dominare il mondo. Sette. Sono le edizioni della Granfondo Campagnolo Roma che ogni anno, nello splendido scenario della Città Eterna, segna la conclusione della stagione ciclistica. Sette. Sono le mie partecipazioni a questo evento, cui non è possibile mancare.

Perché gli abbiamo dato fiducia fin dall’inizio? Perché fin dall’inizio appariva come un grande sogno da realizzare, quello di pedalare tra migliaia di ciclisti su strade chiuse al traffico dentro la città di Roma, lungo le pendici boscose dei Colli Albani, attraversando i bellissimi borghi dei castelli romani. E chi sogna in grande realizza anche grandi cose.

La festa (perché di vera festa si tratta) inizia già il venerdì pomeriggio con l’apertura del villaggio allestito presso lo stadio delle Terme di Caracalla, che funge da cuore pulsante della manifestazione. E siccome non voglio perdermi nemmeno un minuto di questo evento arrivo a Roma due giorni prima della gara. I numerosi stand degli espositori, presso i quali mi attardo, pullulano già di ciclisti, appassionati e curiosi. Saluto Gianluca Santilli, presidente del comitato organizzatore, con il volto sereno e soddisfatto per quanto messo in opera anche quest’anno. Lo scenario per un grande spettacolo è pronto. Adesso tocca a noi ciclisti svolgerne la trama. Per pedalare c’è ancora tempo e, così, concludo il pomeriggio con una birra in compagnia di amiche cicliste qui ritrovate: sui volti allegri di Maria Romana, Aurelia ed Eloisa si legge tutta la voglia di godersi al meglio questo evento.

Il sabato mattina è dedicato alla consueta sgambata pregara e per l’occasione mi unisco all’amico Mirko, coordinatore di Granfondo New York Italia e al suo gruppo. Roma, Ostia e ritorno con caffè sulla spiaggia in una giornata dal sapore estivo. Le celebri ottobrate romane rendono questo periodo l’ideale per pedalare con piacere. Faccio due chiacchere anche con Andrea Tonti, ex professionista, che dopo la carriera si è dedicato all’organizzazione di viaggi ciclistici. Poi ci ritroviamo ancora tutti al Villaggio dove gli ultimi ritardatari si apprestano al ritiro dei pacchi gara: tra questi Marco e Roberto, con cui condivido spesso le uscite domenicali, alla loro prima esperienza alla Granfondo Roma, che cercano di orientarsi in una dimensione più grande del consueto: li rassicuro sugli ultimi dubbi e gli auguro una buona pedalata per l’indomani.

È ancora buio pesto quando esco dal mio hotel per percorrere i pochi chilometri che mi separano dalla partenza. L’adrenalina sale via via che mi avvicino e diventa massima quando vedo il maestoso Colosseo e via dei Fori Imperiali, dove sono allestite le griglie, già piena di ciclisti in attesa del via. Raggiungo la prima griglia, dove già fervono i preparativi di partenza, con lo speaker Paolo Mutton che intervista i vip presenti: la neoletta miss Italia Carlotta Maggiorana, la showgirl Justine Mattera e gli immancabili ex-ciclisti professionisti come Alessandro Ballan, Andrea Tafi e Paolo Savoldelli.

Il resto della storia è un romanzo che scriveremo assieme a oltre tremila ciclisti, che si fiondano prima per le vie del centro di Roma per un giro di lancio e poi lungo la via Ardeatina, che ci porta fuori città, mentre un bellissimo sole accende il Colosseo e le vestigia antiche tutte intorno. La gara si svolgerà solo sulle cronoscalate ma i ritmi sono sostenuti fin dall’inizio. Mi accodo a un gruppo che mi permette di fare velocità senza spendere troppe energie e percorrendo la via Appia ci avviciniamo ai Castelli. E alle salite. Con l’amico Alessandro scambiamo un po' di impressioni e superiamo senza sforzi la salita che porta a Castelgandolfo. La picchiata sul lago di Albano e le sue acque scure fa da preludio alla risalita sull’altra sponda e al primo tratto cronometrato: cuore in gola e fatica che morde nel massimo sforzo, qui è gara vera ma dura solo pochi minuti. Il tempo di prendere fiato e di godersi il bellissimo panorama sul lago che ora dominiamo dal versante opposto, e subito si presenta il Murus, coltellata micidiale che ci porta dentro Rocca di Papa. Quassù ci aspetta la voce familiare dello speaker Daniel Guidi che mi fa volare gli ultimi metri al 15% di pendenza. Superato il rilevamento cronometrico, faccio abbassare i battiti del cuore e rallento per aspettare l’arrivo di un grosso gruppo con cui proseguire la pedalata. Attraversiamo la via dei Laghi e i Pratoni del Vivaro dove è allestito un altro cronometraggio, stavolta in pianura, per dare spazio anche ai passisti di giocare le loro carte: qui c’è spazio veramente per tutti! Grande velocità e gran divertimento, anche se il mio pensiero va alla prossima salita di Rocca Priora, la più lunga del percorso. Il gruppo esplode subito, resto praticamente da solo in compagnia con il mio acido lattico. In prossimità dello scollinamento mi accorgo di sorridere come uno scemo: sarà la gioia o il sangue che non arriva più al cervello? Lo speaker Fabrizio Amadio mi regala un’altra emozione citandomi al mio passaggio al grido “la Toscana c’è!”.

Carico come una molla mi getto nell’ultima discesa preparandomi all’ultimo muro di giornata: il Rostrum ricorda i muri del Fiandre con le pendenze micidiali e il fondo in pavé. Oramai però ne conosco ogni insidia e lo domo con un ultimo sforzo. Il centro di Montecompatri ci accoglie brulicante di gente e con il suo ricco ristoro. Poi giù verso l’arrivo, consapevoli che la gara con il cronometro è terminata. Resta un’ultima salita da fare, il Tuscolo, che quest’anno percorriamo fino in cima. Scendendo verso Grottaferrata si apre una stupenda vista sulla città di Roma che dista ancora trenta chilometri. Man mano che si scende, il gruppo si ingrossa e voliamo letteralmente gli ultimi chilometri che ci separano dall’arrivo, quasi desiderosi di vivere l’ultima emozione. La vivremo attraversando Porta San Sebastiano e tagliando il traguardo finale presso l’arco di Druso, un tuffo nella storia che il fondo in sampietrini rende ancora più suggestivo. Abbiamo finito. Attorno a me solo volti pieni di gioia di chi ha vissuto un’avventura entusiasmante. Un breve reintegro al ristoro e poi via di corsa in hotel per farsi la doccia e prepararsi al dopogara che si preannuncia altrettanto elettrizzante.

Un villaggio brulicante di ciclisti fa da cornice a una festa eterna che continua. Le premiazioni sono rapide e divertenti: vengono incoronati i vincitori Riccardo Picchetta e Elena Cairo, come Re e Regina di Roma. Per la forte atleta calabrese è l’ennesima conferma in questa gara che la vede sempre protagonista. Tra le premiazioni che regalano un sorriso c’è quella della Volata delle Vestali, un gruppo di cicliste che hanno tagliato il traguardo assieme, con un fiocco rosso sul casco per testimoniare un messaggio contro la violenza sulle donne. E alla fine tocca anche ai “sette re di Roma” salire sul palco: sono coloro che hanno disputato tutte le sette edizioni della granfondo. Io sono tra questi, orgoglioso di aver raggiunto questo traguardo assieme ad altri fedelissimi, tra cui gli amici Enrico e Costanza. Santilli ci ringrazia per la fiducia accordata, ma il senso di riconoscenza verso Roma e il comitato organizzatore della granfondo è reciproco. Lasciamo Roma con il nostro bagaglio di emozioni e la promessa di tornarci ancora il prossimo anno.

Testo di Michele Bazzani. Foto: Sportograf e organizzazione Granfondo Roma

 

 

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