Granfondo di Casteggio: quando si gioca in casa

Davide Sanzogni ci racconta la Granfondo di Casteggio, la gara per lui "di casa", alla cui organizzazione collabora in prima persona, salvo poi inforcare la sella e pedalare insieme ai suoi tanti amici. 

24 settembre 2018, Casteggio (Pv) - E’ una sensazione strana partecipare ad una granfondo in cui si dà una mano al comitato organizzatore in alcuni aspetti come la preparazione delle griglie e di cui poi ci si trova a scrivere. Da un lato si rischia di arrivare con le energie mentali al lumicino (ho risposto a quella mail? Quel nominativo sarà stato inserito correttamente? Sembrano stupidate, ma ci sono amatori che la prendono molto seriamente la loro collocazione in griglia e si fa di tutto per essere il più corretti possibile), d’altra si è ancor più attenti alle eventuali problematiche che possono emergere durante la corsa, sia per raccontarle come sempre che per riportare utili indicazioni su cosa migliorare l’anno successivo.

Se a questo aggiungo che non prevedevo di fare il lungo perché un impegno familiare, annullato all’ultimo momento, richiedeva la mia presenza nel pomeriggio a Milano e che la giornata si annunciava molto calda, condizione che soffro moltissimo, mentre lo scorso anno con il freddo avevo tirato fuori una prestazione al limite del mio potenziale. Ho seri dubbi su cosa combinerò.

Con tutti questi pensieri in testa mi alzo mezz’ora prima del suono della sveglia e sono nell’accogliente struttura del Centro Sportivo di Casteggio ben due ore prima del via. Per prima cosa saluto l’organizzatore, l’indaffaratissimo Vittorio Ferrante. Quindi passerò il resto del tempo chiacchierando con i vari granfondisti che conosco, molti ormai, e che arrivano via via. Sono propenso a provare il lungo, non fosse altro per utilizzare al meglio il via libera dato dalla famiglia, ma ho tempo un paio di salite per decidere, soprattutto le sensazioni sulla prima saranno importanti.

Dopo essermi accomodato in griglia, lo speaker ci intrattiene fino al conto alla rovescia. Si parte finalmente, poco meno di un chilometro per uscire dal paese e la strada sale verso Calvignano e Montalto. Come sempre si sale forte, oggi il livello dei primi è anche parecchio elevato, però la corsa non esplode subito anche perché la prima salita è pedalabile e si sta bene in scia. Bene è un concetto relativo quando il tuo cuore resta per un quarto d’ora sopra i 180bpm, ma finché posso provo a resistere e per fortuna arriva sempre un pezzo in cui la strada spiana un po’ e riesco a rifiatare.

Allo scollinamento siamo ancora una cinquantina e ci frammentiamo un po’ nella successiva discesa verso Lirio, un po’ sporca a causa della recente vendemmia e con qualche ondulazione di troppo in verità. Poco male, il gruppo è ancora lì a pochi metri e nel successivo tratto in pianura sul fondo della Valle Scuropasso riesco a rientrare. E’ una situazione momentanea, lo so. Sulla prima salita sono stato abbondantemente fuori soglia e quando la strada riprende a salire verso il Carmine non provo a resistere oltre ma cerco di salire con il mio ritmo, aspettando che da dietro arrivi un gruppetto con un passo più adatto ai miei mezzi.

La cosa avviene in vista di un intermezzo pianeggiante e in testa a questo gruppo c’è un buon amico, Mirko Ziggiotti della Rodman Azimut. So che lui ha a disposizione più cavalli del sottoscritto, ma la conoscenza del percorso mi aiuta a tenere la sua ruota e quando viene il momento di scendere passo avanti a fare le traiettorie, cosa che aiuta non poco nel martoriato panorama dell’Oltrepò pavese.

Davanti a noi si piazza anche una moto staffetta che male non fa visto che purtroppo incontriamo alcune auto in senso contrario.

Al bivio giro sul percorso lungo: essere in compagnia di Mirko mi ha caricato. Con noi girano anche Antonio Gatto dei Makako e un atleta del Varzi. Lungo la salita verso Cicogni si uniscono alla compagnia Umberto Cantatore, altro Rodman, e Francesco Colombo, della Sant’Ambrogio.

Saliamo bene, regolari. Antonio, Mirko e Francesco hanno una marcia in più, anche due, ma non ne approfittano, anzi, riusciamo a fare anche due parole. A Cicogni prendiamo al volo le borracce predisposte dall’organizzazione, ci contavo. Ero partito con una borraccia da 750ml ed una da 500ml ma, visto il caldo e i ritmi sostenuti, non posso certo fare economia.

Di nuovo all’imbocco di un breve tratto in discesa mi porto davanti a fare del mio meglio per suggerire traiettorie sicure ma quando la strada riprende repentinamente a salire ecco che un accenno di crampo mi spaventa. Mirko e Antonio procedono del loro passo, io devo mollare e giocare col cambio e con la posizione per superare il momento. Umberto resta con me mentre Francesco si trova un po’ nel mezzo.

Con molta regolarità io e Umberto guadagniamo lo scollinamento posto nei pressi del Penice. Esito un attimo per pulire gli occhiali impastati di sudore e lascio a Umberto il compito di operare il ricongiungimento con Francesco che di fatto ci attendeva. Alternandoci davanti scendiamo veloci fino a località Le Moline dove una nuova salita con tratti insidiosi ci aspetta. Sono un po’ arrendevole, non ho tanta voglia di far fatica, ma Umberto incollato alla mia ruota mi sprona. E sia, inconsciamente mi dico che posso far fatica per lui e nel frattempo un pensiero simile si è affacciato nella testa di Francesco. Abbiamo formato una società cui si aggiungo alcuni ciclisti sopravvenuti in vista del ristoro. Ristoro dove di nuovo prendiamo un’altra borraccia al volo, giusto in tempo per rimpiazzare quella esaurita.

Ora siamo un gruppettino e c’è un lungo tratto di strada ampia che sempre in leggera discesa conduce a Godiasco. Chiamo la doppia ma ci viene bene solo a tratti, un po’ per il fondo stradale, principalmente perché un paio non collaborano ed altri due sono fin troppo esuberanti. Comunque la velocità resta sostenuta tanto che poco dopo aver ripreso a salire lungo il fondo valle della Valle Ardivestra vediamo un nutrito gruppo di lunghisti pararsi davanti a noi. Riconosco Mirko e Antonio, sono a soli 10 secondi. Non pensavo saremmo arrivati tanto vicino. Purtroppo a questa vista uno dei due che non collaborava improvvisamente ritrova le energie, rompe l’armonia dell’inseguimento e di nuovo ci troviamo io Francesco ed Umberto. Poco male, tanto siamo arrivati al muro di Sant’Eusebio, giusto un paio di kchilometri ma con alcuni gradini in doppia cifra, saremmo saliti comunque ognuno del suo passo. Per fortuna il 34x25 di cui dispongo risulta ancora sufficiente. Anche il gruppo davanti si è frazionato e nel ripido tratto in discesa che scende da Fortunago finalizzo il rientro su un drappello di cui fa parte Antonio che saluto. Siamo rimasti in sette ora e la strada mantiene una buona pendenza avvicinandosi a Casteggio.

Purtroppo, a cinque chilometri dall’arrivo, ecco che partono i crampi a lungo covati. Umberto prova a spingermi per qualche decina di metri, ma sono troppo dolorosi, non riesco a riprendere e gli dico di andare, per me è già andata bene così. Procedo letteralmente per inerzia per un paio di km prima di riuscire a riprendere a pedalare. Giusto in tempo per affrontare gli ultimi strappetti che da località Sgarbina introducono in un breve vallonato che precede Casteggio.

Curva a destra, doppia curva a sinistra e rettilineo d’arrivo che supero salutando chi è già arrivato da qualche minuto. Guardo il computerino che dichiara quasi 31 chilometri orari di media per 135 chilometri e 2300 metri di dislivello. Non c’è malaccio, nonostante il caldo, e il fatto di essere di poco fuori dai primi 50 evidenzia il buon livello dei partecipanti.

Mi sposto al ristoro collocato dopo l’arrivo e lì staziono un po’, chiacchierando con vari amici che hanno corso sul medio o hanno appena concluso il percorso lungo.

Mangio con i miei compagni di squadra alla Ride All Terrain, Alberto e Paolo che hanno concluso il percorso maggiore e Carlo e Domenico che si sono impegnati sul medio, quindi mi soffermo a vedere le premiazioni. Da corridore, è stata una bella giornata, mi sono inaspettatamente diverto nonostante tutte le incertezze della vigilia.

Tuttavia è già ora di rimettersi a dare una mano all’organizzazione e raccogliere le critiche in parte attese riguardo lo stato delle strade e gli incidenti meccanici e non conseguenti. Ed in parte inaspettate riguardo il non perfetto posizionamento di alcune staffette e volontari lungo il percorso.

Bisogna sempre cercare di far meglio, non solo sui pedali.

 

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