Davide e Alberto e la loro Fausto Coppi

Davide Sanzogni nel nome dell'Airone, pedalando insieme all'amico Alberto alla 31esima edizione dedicata al Campionissimo. 

11 luglio 2018, Cuneo - Lo scorso weekend, insieme al mio compagno di squadra Alberto, mi sono recato a Cuneo per partecipare alla 31esima edizione della gran fondo La Fausto Coppi.

Alberto sta crescendo di gara in gara mentre io, di ritorno da un periodo di vacanza al mare con la famiglia, sono un po’ raffreddato ma confido di salvarmi con un po’ di mestiere. Entrambi abbiamo già preso parte a questo evento e non vediamo l’ora di arrivare nell’accogliente capoluogo della provincia Granda.

Sistemate le nostre cose a casa di un amico, Roberto, che pure prenderà parte alla gara domani, ci rechiamo in centro per ritirare i pacchi gara di cui fa parte la bella maglia celebrativa che domani sarà un onore indossare in corsa. Sul numero dorsale campeggia il nome di ognuno di noi, una cosa molto gradita, e possibile grazie alla chiusura anticipata delle iscrizioni, avvenuta al tetto dei 2600 partecipanti. Un numero se vogliamo limitato per un evento così bello, ma segno della serietà del comitato organizzatore la cui attenzione è rivolta in primo luogo al divertimento e alla sicurezza di ciascun partecipante e dei suoi accompagnatori.

Bighelloniamo un po’ tra i numerosi stand dedicati a diversi brand di biciclette tra cui Officine Mattio, title sponsor di questa edizione. Altri stand sono dedicati alle eccellenze gastronomiche e turistiche del territorio, in particolare alla fitta rete di strade di montagna che la gran fondo stessa si propone di salvaguardare sia direttamente tramite l’azione del comitato, sia portando il tema della loro manutenzione alla ribalta. Al centro di Piazza Galimberti, ove è posta tutta l’area expo, si svolge intanto la cerimonia di benvenuto ai partecipanti provenienti da quasi 40 paesi, alla presenza di un folto pubblico, delle autorità cittadine, di alcuni consoli e ambasciatori, tra cui il rappresentante dell’Olanda che domani pedalerà con noi.

Passeggiamo nell’ampio corso Roma, porticato su ambo i lati e pedonalizzato pochi anni fa. Tavolini di bistrot e vinerie si affacciano e complice la temperatura gradevole invogliano a tirar tardi, ma domani c’è anche da pedalare e non poco: Roberto affronterà il percorso medio che prevede la salita del Fauniera e della Madonna del Colletto, Alberto andrà per il lungo il cui percorso aggiunge le salite di Valmala e Piatta Soprana, io invece rimando la scelta all’indomani in base a come andrà la notte e la gola anche se la voglia di fare il lungo in ogni condizione è preponderante.

Quasi giunti al termine dei portici che bordano via Roma ci infiliamo in un cortiletto dove si trova l’omonima Trattoria Roma dove veniamo accolti con cordialità da Davide, oste con la passione del ciclismo che, tra un antipasto di carne battuta e un piatto di classici tajarin al ragù accompagnati da un buon rosso locale, ci racconta di come la gran fondo La Fausto Coppi abbia contribuito e contribuisca ad incrementare le presenze turistiche sul territorio per tutta l’estate.

Soddisfatti andiamo a coricarci, la partenza è prevista per le 7:00, apertura della griglia unica circa un’ora prima. Alle 5 siamo in piedi e dopo una veloce colazione ci dirigiamo verso piazza Galimberti. Un’alba caratterizzata da un vivido sole e dal cielo terso ci accoglie. Non fa freddo e la tosse non mi ha dato fastidio quindi mi accomodo sul lato sinistro della strada pronto a svoltare sul lungo perché non va dimenticato che il bivio tra i due percorsi arriva appena oltrepassato lo spettacolare viadotto Soleri, nemmeno due chilometri dopo lo start.

Saluto Davide Lauro che insieme a Emma Mana e a tutto il comitato organizzatore sta curando ogni dettaglio per la buona riuscita dell’evento, ma non manca mai di dispensare un sorriso a chi lo avvicina.

Inganno l’attesa chiacchierando con l’amico Marco Galliani che su percorsi così impegnativi sa esprimersi ad alti livelli ed infatti a fine giornata coglierà un bel terzo posto di categoria.

Alle 7:00 si parte, senza fretta, superare il viadotto Soleri è una sorta di passerella per l’onda di ciclisti giallo-nero vestiti che si infrange e si divide alla rotatoria posta al suo termine.

Anche i successivi chilometri verso l’imbocco della salita che porta al Santuario di Valmala scorrono tranquilli con Alberto poco distante. Ci salutiamo, ma non chiacchieriamo, meglio restare assolutamente concentrati in questo momento di gruppo compatto. Nessuno prova azioni da lontano anzi, l’andatura si fa ad un tratto tanto moderata che ho l’ardire di andare davanti per un centinaio di metri. Del resto quando mai mi ricapiterà l’occasione di non avere nessuno davanti?

So che è un fuoco di paglia e infatti all’imbocco della salita cerco di trovare il mio ritmo e mi lascio sfilare. Vengo passato da vari amici che mi salutano, tra cui i varesini della Rodman Ivan, Tommaso e Mirko. Anche Alberto allunga e non mi stupisce, gli ho pronosticato una chiusura sul filo delle 7 ore e così sarà.

Molti altri invece mi passano sbuffando e torcendosi sulla bici come se non ci fossero oltre 4000 metri di dislivello da affrontare tanto che scollinerò in 224esima posizione, ma da qui al traguardo ne recupererò quasi un centinaio.

La discesa seguente è molto tecnica e ben presidiata dai volontari. Non forzo, non è mai il caso di prendere rischi in una gara amatoriale, men che meno quando si ha l’opportunità di percorrere territori come il cuneese in giornate tanto belle.

Al termine della discesa si forma un bel gruppetto, circostanza che dà a tutti la possibilità di alimentarsi e che permette di giungere a Dronero alternandoci ai cambi. Qui resto davanti per affrontare con maggior tranquillità i cambi di direzione sul selciato del caratteristico borgo e soprattutto per godermi il passaggio sul cosiddetto ponte del Diavolo.

Un paio di carabinieri, numerosissimi lungo l’intero percorso una forte garanzia di sicurezza cui vanno ad aggiungersi le moto-staffette ed i volontari, ci instradano verso l’imbocco che via Montemale ci porterà a Piatta Soprana. Le temperature si stanno alzando ma si sta ancora bene e anche nei tratti più ripidi all’11% il 34x32 di cui dispongo mi consente di salvare la gamba.

Vengo raggiunto da un gruppo numeroso della Rodman Azimut e in particolare con tre di loro affronterò i prossimi chilometri, come al solito annoiandoli di chiacchiere. Bella la cornice di pubblico che ci incita lungo la salita e il panorama che spazia dalla sottostante pianura fino alla vetta del Monviso.

Alla scollinamento di Piatta mi fermo al ristoro per riempire le 2 borracce da 750ml di cui dispongo. Un gentilissimo volontario si fa avanti per prelevarle e riempirle mentre io ne approfitto per mangiare un po’ di crostata e frutta.

Segue una ripida discesa resa più insidiosa dall’alternarsi di luce ed ombra nel bosco e da alcune sconnessioni che però sono state puntualmente evidenziate dal comitato organizzatore. Giunto in fondo ritrovo i ragazzi della Rodman e con loro imbocchiamo la salita verso il Fauniera, non prima di aver fatto un po’ di cambi in doppia fila nel tratto pianeggiante che precede Pradleves. Una cosa divertente, non fosse che ora bisogna affrontare il Fauniera, nome datogli in tempi recenti forse perché il precedente titolo di Colle dei Morti faceva troppa paura. Da quando si entra nella forra e si inizia a risalire il fondo della vallata la pendenza non molla praticamente mai. Anche se non ci sono pendenze impossibili bisogna spingere sui pedali per tempi che vanno dall’ora e mezza dei primi a ben più di due ore per la maggior parte dei partecipanti.

Qualcuno sale zigzagando nei tratti più duri mentre per altri non basta l’incitamento del pubblico, in particolare dei tanti bambini presenti, ma devono accostare in preda a crampi improvvisi. Non pochi girano la bici e scendono verso Cuneo, impossibilitati a raggiungere la vetta. Per chi caparbiamente prosegue la voce del prete che celebra la messa nel Santuario di Castelmagno (località che dà il nome al tipico formaggio) anticipa la vista dello stesso cui si trova un punto di ristoro. Io ho ancora abbastanza acqua e preferisco non fermarmi confidando anche in un paio di bicchieri volanti che di solito è possibile recuperare più avanti.

Lungo la salita supero un ragazzo dell’organizzazione in sella ad una e-bike. Fa parte di un team incaricato di raccogliere quanto, diciamo per distrazione, esce dalle tasche dei partecipanti. Dato che per abitudine riporto tutto alla macchina e non mi è venuto in mente di svuotarmi le tasche al ristoro di Valmala, approfitto della sua presenza per passargli direttamente le cartacce fin qui accumulate, ringraziandolo e sperando che la sua presenza e quella degli altri ragazzi sia sempre più simbolica che realmente necessaria: non sporcare è relativamente semplice, essere costretti a pulire al contrario molto faticoso.

Giungo infine allo scollinamento dove trovo Tommaso che sta soffrendo un po’ per via di alcuni crampi. Appena il tempo di farsi riempire le borracce mentre bevo un caffè disponibile al ristoro e farci fare una foto quindi decidiamo di scendere insieme. La discesa del Fauniera è la tipica discesa su strada di montagna: carreggiata stretta, curve cieche, fondo ruvido e come la salita risulta lunghissima. In queste condizioni c’è tanto spazio per divertirsi sempre a patto di mantenere i giusti margini e concentrazione in una sequenza di curve, frenate e rilanci. Sottovaluto un’ondulazione del manto stradale in cui entro decisamente forte e questo mi costa una borraccia che viene sparata fuori dall’alloggiamento. Mi giro per verificare che non sia finita sotto le ruote di Tommaso o di alcuni altri partecipanti che abbiamo ripreso e che ora scendono dietro di noi. Per fortuna è rotolata ai margini della strada, spero solo che anche questa involontaria sporcizia sia stata raccolta dai ragazzi in e-bike.

Sono passati 30 minuti quando arriviamo a Demonte e la discesa si può dire finita. Lo spazio di pochi cambi ed approcciamo l’ultima salita di giornata che porta alla Madonna del Colletto. Tommaso recupera una borraccia d’acqua da un ristoro del suo team, la Rodman, e me la passa. Lo ringrazio, così non dovrò fare economie sull’acqua da qui a Cuneo o fermarmi in cima al Colletto.

Anche a causa del raffreddore avevo patito un po’ il Fauniera nella parte sopra i 2000m, invece qui a quote inferiori ritrovo un buon ritmo. Moltissimi invece salgono addirittura a piedi.

Anche Tommaso si sente bene tanto che allunga e, nonostante mi attenda per un po’ al ristoro, inizia la discesa quando ancora non ho scollinato. Io transito di lì a poco e con altri due partecipanti rientriamo su di lui e su altri due proprio alla fine della discesa.

In sei ora andare a Cuneo dovrebbe essere quasi una formalità considerato che si tratta di 20 chilometri con il naso leggermente all’ingiù. Davanti a noi una moto-staffetta ci apre la via. Ci siamo già dati alcuni cambi quando arrivato in coda al gruppo vedo che Tommaso ha perso una decina di metri. Capisco che si tratta di nuovo di crampi e rallento quel poco che basta da offrirgli un po’ di scia ed agevolarne il rientro.

Proseguiamo saltando concorrenti attardati del medio e anche qualche lunghista che si è trovato da solo. Questi ultimi si aggregano e il gruppo sempre più numeroso aumenta la velocità. Purtroppo, in prossimità di un cementificio, un brusco rallentamento seguito da un breve strappo risulta fatale per i muscoli già provati di Tommaso. Continuiamo a darci cambi regolari e percorriamo gli ultimi cinque chilometri a poco meno di 50 chilometri orari fino a quando, in vista dell’ultima curva a 200 metri dal traguardo, decido di anticipare la volata. Esco di scia ed accelero prendendola all’esterno per non ostacolare nessuno ma anche se allungo di qualche metro alla fine nessuno rinviene e taglio il traguardo con uno sguardo al fotografo.

Ringrazio un ragazzo che ha tirato molto negli ultimi chilometri e, dopo che una miss mi ha posto al collo la medaglia di finisher, mi dirigo al pasta-party. Qui trovo Alberto, che ancora non si capacita di essere riuscito a chiudere sotto le 7 ore, e Roberto che dopo avere concluso il percorso medio ovviamente si è già lavato. Ci raggiunge anche Mirko che nonostante sia arrivato quasi un quarto d’ora prima di Alberto e quaranta minuti prima di me ancora non ha mangiato perché si era fermato a chiacchierare.

Ma del resto tale è l’atmosfera di festa che si respira che non si vorrebbe mai andar via dalla zona d’arrivo. Tutti oggi abbiamo corso con la stessa maglia, senza distinzione di squadra o paese di provenienza. Tutti ugualmente meritevoli dal primo all’ultimo che impiegherà ancora diverse ore per giungere al traguardo.

Fatta la doccia, ci gustiamo un gelato passeggiando sotto i portici mentre il centro di questa splendida cittadina si prepara ad illuminarsi per una serata particolare. A malincuore dovremo aspettare un altro anno per correre La Fausto Coppi, ma chissà che non si torni qui prima per godere di tutte le bellezze di questo angolo d’Italia.

By Davide Sanzogni

 

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