Tra le Dolomiti in cerca di "Equilibrio"

 Bazzani e la sua undicesima Maratona Dles Dolomites, nell'anno dell'Equilibrio. Uno spettacolo senza pari. Un viaggio tra scenari da togliere il fiato, tra i più belli che la Natura abbia mai disegnato. 

2 luglio 2018, Bolzano - La Maratona dles Dolomites è sempre un grande spettacolo, un grande evento internazionale che richiama ciclisti da 63 paesi in tutto il mondo, attratti dalla bellezza delle montagne e da un contesto organizzativo che, giunto alla 32^ edizione, rasenta la perfezione. Quest'edizione è dedicata al tema dell’Equilibrio, fortemente voluto dall’organizzatore Michil Costa per sottolineare l’importanza di tornare a una vita a misura d’uomo, nel rispetto della natura che ci circonda, in piena armonie di forze tra corpo, mente e ambiente. E questo “Ecuiliber” è stato il riferimento di questo nostro lungo week-end in terra altoatesina.

Giungiamo in Val Badia nel pomeriggio di venerdì, forse un po’ tardi per godere a piena del clima di festa che si respira ogni volta che si viene da queste parti. L’aria è già elettrica con la zona del ritiro pacchi gara e del villaggio espositivo che brulicano e di appassionati. Io sono alla mia undicesima partecipazione e ogni luogo e ogni dettaglio mi suonano familiari, anche se ogni volta arrivare tra i Monti Pallidi regala un’emozione che si rinnova. Ancora più emozionato è mio fratello Marco, alla sua prima partecipazione a questo evento, che condivide con me questa trasferta. La tensione sale via via che si avvicina il momento della partenza: per un giorno intero avremo le strade e i passi tutti dedicati alle ruote delle bici. Purtroppo, negli altri giorni dell’anno i motori invadono queste strade, rendendo poco sostenibile e poco equilibrata la vita di queste montagne: è una battaglia, quelle delle battaglie da dedicare alle chiusure dei passi, che viene condotta da tempo con la poca condivisione delle istituzioni. La mattina di domenica giunge molto presto.

La sveglia è posta a orari notturni e si ha sempre la sensazione di aver dormito e riposato poco. Non c’è però da indugiare e si affrettano i preparativi per l’ingresso in griglia. Marco esce che ancora buio per assicurarsi i posti migliori, io me la posso prendere più comoda visto che beneficio della prima griglia. Qui ritrovo gli amici di sempre, compagni di tante battaglie, tra cui molti dei favoriti della gara che cercano la giusta concentrazione. Poco più avanti i vip qui presenti in gran numero, soprattutto quelli del mondo dello sport con campioni di biathlon, sci di fondo e sci alpino ma anche di ciclismo con la presenza del neo campione italiano Elia Viviani. Tra gli ospiti anche Alex Zanardi sulla sua handbike, che testimonia con il suo esempio la possibilità per tutti di trarre opportunità da eventi tragici.

La partenza ha l’impatto di un’esplosione fragorosa. Qualcuno dei migliori tenta già la fuga nel tratto di leggera salita che porta da La Villa a Corvara, mentre l’enorme gruppo costituito dagli oltre 9500 ciclisti prende lentamente il via. Sul Campolongo davanti si forma un drappello di una ventina di unità, mentre dietro ognuno procede con il suo passo. Proseguo in compagnia dell’ottima Chiara Turchi e di Chicco Pellegrino, campione mondiale di sci di fondo che pratica ciclismo per integrare la sua preparazione atletica. Il Passo Pordoi ha una bellezza struggente, impossibile da descrivere se non vissuta direttamente: il lungo serpentone di ciclisti che affollano i tornanti della strada, il sole basso che illumina di smeraldo gli immensi prati che fanno da cornice alle rocce rosa del Sass Pordoi. “Questa non è una gara, è un sogno” mi dice Francesco mentre condivide con me questo scenario.

Percorro buona parte della salita con il plurimedagliato campione di biathlon Dominik Windish e sorrido quando, incrociando Paolo Bettini, mi chiede se le sue tre medaglie di bronzo possono valere l’oro del campione di ciclismo. Anche sul Passo Sella, che attacchiamo con le gambe rese fredde dalla discesa, rimaniamo senza fiato alla vista del Sassolungo e delle Torri del Sella: le mie amiche montagne sono sempre tutte lì, a emozionarci con la loro maestosità. Qui faccio veramente fatica ma per fortuna la salita dura poco. In discesa vengo superato dall’amico Luca Bortolami, maledicendo la mia scarsa propensione in questo esercizio, che mi impedisce di continuare la gara con lui.

Superato agevolmente il Passo Gardena, ci gettiamo a piena velocità verso il passaggio da Corvara dove i ciclisti che scelgono il percorso Classic termineranno le loro fatiche. Per tutti gli altri si prospetta la seconda scalata al Campolongo e un lungo tratto veloce che porta alla divisione dei percorsi. Svolto senza indugio verso il percorso lungo, pronto ad affrontare il Passo Giau, vero moloch della corsa. Lo attacco con rispetto, poi scopro con sorpresa che la gamba è ancora discreta: la velocità però non la scegliamo, gambe e pendenze hanno già deciso per noi. Quota 2000. Il respiro si fa affannoso, ma la vista del Nuvolau e dell’Averau fungono da ristoro per la mente.

Dopo la veloce e splendida picchiata verso Pocol attacchiamo il Passo Falzarego, dove troviamo la brutta sorpresa del vento contrario che ci accompagnerà fino in cima al Valparola. Ho un momento di vuoto e devo lasciare il gruppo con il grande Miguel Indurain, che nel frattempo si era formato, e il prosieguo della salita diventa un calvario. Ma non si molla, basta solo ritrovare il proprio equilibrio, e in un battito di ciglia ci ritroviamo in discesa verso San Cassiano. Qui la bella sorpresa dell’incontro con mio fratello Marco, impegnato sul percorso medio, che invito a seguirmi. Sarà bello arrivare insieme sul traguardo.

Il Mur del Giat è solo apparentemente una coltellata micidiale per i muscoli, in realtà è una festa che affrontiamo con il sorriso tra le grida di incitamento dei tanti tifosi presenti. Un regalo fantastico che ci siamo meritato. La pelle si increspa quando ci apprestiamo a fare le ultime svolte, destra sinistra, ed ecco il rettilineo finale. Conosco già questa emozione e me la voglio gustare fino in fondo, rallentando negli ultimi metri. Bellissimi anche i volti dei finisher che continueranno ad arrivare per ore: rimango alcuni minuti a guardarli apprezzando la loro tenacia e la loro voglia di raggiungere la loro personale vittoria.

Le cronache parlano della vittoria del lucano Tommaso Elettrico e della tedesca Cristina Rausch nel percorso lungo, e del toscano Matteo Cipriani e della cuneese Annalisa Prato sul medio. Ma a noi piace ricordare questa edizione con le tante storie scritte da quei ciclisti che oggi si sono goduti, in pieno equilibrio con la natura, una giornata fantastica. Raccontarle tutte non è possibile, ma le conserveremo nel nostro cuore.

 

Testo di Michele Bazzani - Foto del Comitato organizzatore

 

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