Il duca, il gigante e lo stregone

Michele Bazzani ci racconta la sua Granfondo Straducale, una manifestazione da sempre sinonimo di alto livello organizzativo e di percorsi affascinanti e impegnativi. 

26 giugno 2018, Urbino (Pu) - La città di Urbino ha il fascino elegante di una donna del Rinascimento. Nel centro storico, dominato dalla imponente mole del Palazzo Ducale, ogni angolo è curato alla perfezione. Questo fantastico scenario fa da cornice alla granfondo Straducale, giunta quest’anno alla sua quattordicesima edizione, e che della città di Urbino riprende la qualità tendente alla perfezione e la cura di ogni singolo dettaglio. A fare da padrone di casa il simpatico e vulcanico Gabriele Braccioni, presidente del comitato organizzatore che trovo impegnato negli ultimi preparativi della vigilia, come un vero Duca nel governo della sua città. Siamo nel Collegio Raffaello, centro nevralgico della manifestazione, che ruota attorno alla centrale Piazza della Repubblica, nelle cui prossimità sono concentrati tutti i servizi per il granfondista. Dopo il consueto rito del ritiro del pacco gara, va in scena una simpatica maratona di spinning che anima l’ora dell’aperitivo. La serata della vigilia si conclude piacevolmente con una cena in compagnia in un ristorante tipico di Urbino: ancora una volta mi dimentico della gara dell’indomani e il mio avvicinamento non è proprio perfetto, sia sotto il profilo dell’alimentazione che per il poco riposo notturno che mi resta.

Il risveglio mi coglie comunque rinfrancato e di buon umore. Consumo un’abbondante colazione ed esco a respirare l’aria mattutina. Nel cielo di un azzurro irreale splende già un bellissimo sole, ma l’aria è fresca: a differenza degli anni scorsi, con tanta afa, oggi il clima sembra dalla nostra parte. Anche se è ancora presto, mi reco già alla partenza, allestita come di consueto sotto gli spettacolari torricini del Palazzo Ducale. Qui incontro Emanuele Feduzi, sindaco del comune limitrofo di Fermignano, ottimo ciclista che parteciperà alla gara, palesando un’ottima preparazione nonostante i tanti impegni istituzionali. In griglia incontro tanti amici e volti noti delle granfondo: da Daniele Bertozzi, alla guida del suo numeroso e agguerrito Team del Capitano, a Diego Rombaldoni che, con la sua inconfondibile allegria, si appresta a una allegra pedalata in compagnia condita con poco agonismo e tanta condivisione; più avanti ci sono le donne, Cristina, Chiara, Veronica, che celano dietro i loro sorrisi un po’ di tensione per la gara che le attende per un buon risultato. Questa partenza nasconde sempre un’emozione: e anche stavolta Gabriele ci fa venire i brividi sulla pelle, con la consegna del premio alla memoria di Raniero Giannotti, sportivo urbinate prematuramente scomparso, dedicato all’atleta che si contraddistingue per sportività e fair play, alla presenza della moglie Nadia e del figlio Luca. Quest’anno il premio va a Mauro Sanchini, pilota e collaudatore di moto, nonché commentatore tecnico della moto GP per Sky: a lui, che è anche un forte ciclista locale, va anche il numero uno della gara e l’applauso di tutti gli sportivi presenti.

Poi mi concentro anch’io: i primi chilometri del percorso sono piuttosto complicati, non tanto per l’altimetria, visto che si tratta di veloci saliscendi, ma per la tortuosità della strada e della voglia di tanti di tenere le migliori posizioni.  Purtroppo le sensazioni sono da subito negative e devo sfilarmi, perdendo posizioni nel gruppo alla ricerca della giusta pedalata. Con una rapida discesa planiamo verso Urbania e il fondovalle del Metauro, che risaliamo verso S.Angelo in Vado. I gruppi sono ancora compatti ma la vera battaglia deve ancora cominciare. Un repentino cambio di velocità mi coglie impreparato, mentre imbocchiamo la strada che conduce verso il Passo dello Stregone, novità introdotta lo scorso anno, che raggiungeremo con due tratti di salita intervallati da una breve discesa. Continuo fare fatica e perdo posizioni lasciando andare i gruppi migliori: “sarà la maledizione dello Stregone”, penso, mentre cerco di impormi un’andatura accettabile, frustrato anche dal fondo stradale poco scorrevole.

Poi piano piano, come un incantesimo che finisce, la gamba comincia a girare e inizio a recuperare posizioni. Lo Stregone viene presto domato e ci lanciamo in una discesa dove c’è da fare attenzione al fondo stradale. Attraversato il bel borgo di Apecchio si riprende subito a salire in un continuo crescendo di difficoltà: le prime rampe verso Acquapartita sono le più difficili ma finalmente ho ritrovato il passo dei giorni migliori. Raggiungo Cristina, che saluto incitandola, e mi preparo mentalmente al Monte Nerone, il Gigante che si staglia già di fronte al nostro sguardo. Per recuperare energie scendo con tranquillità fino a Pianello, dove una secca svolta a sinistra ci introduce su quella mulattiera che ci porterà in cima alla vetta culminante di questa granfondo.

Le pendenze sono subito arcigne, mentre il fondo stradale con asfalto approssimativo e tanta ghiaia rende il nostro incedere ancora più difficoltoso. La scalata al Monte Nerone assume ogni volta il sembiante di un’impresa epica. Come cavalieri erranti ne aggrediamo le pendenze, ma ne veniamo respinti con la velocità che scende man mano che si sale. Ogni tornante nasconde un’insidia: anche se il calore non è opprimente e le borracce si svuotano rapidamente, mentre il vento cambia di direzione a ogni svolta della strada. Stiamo scalando il lato aperto della montagna, senza nemmeno un albero a darci riparo. In compenso il panorama diventa sempre più scenografico con le vette del Monte Petrano e del Monte Catria che si stagliano a breve distanza. Vedo i tendoni del ristoro idrico come una liberazione e accelero. La sosta per riempire le borracce si rivela provvidenziale perché l’andatura aumenta e divoro gli ultimi difficili chilometri di scalata, nonostante la fatica che si impadronisce dei miei muscoli. Siamo in vetta, ma prima di scendere ci sono ancora alcune difficoltà: una rapida discesa in mezzo a una cupa boscaglia e una salitella esposta al vento che sembra diventare eterna. Poi finalmente giunge la lunga discesa… e la liberazione dal Gigante.

La affronto con la dovuta cautela, anche perché sono solo e devo attendere compagni di viaggio per affrontare gli ultimi cinquanta chilometri di gara. La compagnia si materializza con i volti di Marco Orsini e Maurizio Cianflone, note conoscenze delle granfondo e ottimi pedalatori. Con loro concordiamo di procedere regolari: so che il peggio è passato ma ci sono ancora due salite impegnative da gestire prima dell’arrivo. Superiamo il Monte Cagnero senza grossi patemi, mentre sull’ultima salita dei Gualdi la fatica comincia a far segnare il rosso della riserva. Per ricompattarci ci fermiamo al ristoro dove vengo travolto dalla simpatia degli addetti, in particolare di una bambina felicissima di riempirmi ancora la borraccia. Rinfrancati da tanti sorrisi voliamo letteralmente l’ultimo tratto verso l’arrivo. I torricini del Palazzo Ducale sono lì di nuovo ad attenderci, ma per raggiungerli occorre superare una difficile rampa in pavé: per oggi non ci siamo fatti mancare niente, ma questo arrivo regala sempre stupende emozioni. Mi getto sul ricco ristoro dell’arrivo, completamente svuotato nel fisico ma felice nell’animo, e ritrovo volti noti come la bella Marilisa che coordina le operazioni e l’immancabile speaker Ivan Cecchini che mi ferma per le prime dichiarazioni a caldo.

Le fasi del dopo gara parlano di amicizia e di condivisione di esperienze. Chiara Turchi è felice per il suo terzo posto nella classifica femminile, ma soprattutto per aver trovato voglia e coraggio di sfidare il percorso lungo e di aver domato il Gigante Nerone. Maurizio mi saluta con ancora negli occhi l’entusiasmo della cavalcata finale, mentre gli amici romani Roberto e Fabrizio portano a termine la loro ennesima esperienza in terra marchigiana, che quest’anno hanno eletto come loro campo di battaglia preferito. Poi, tra un gelato e una birra in compagnia le ore volano e arriva anche il momento di ripartire. Mi volto per l’ultima volta, vedo i torricini: anche questa volta la difficoltà maggiore della Straducale è andarsene di qui.

By Michele Bazzani

 

Free Joomla! template by L.THEME