Una Gavia Mortirolo dal sapore di "casa"

Davide Sanzogni ci racconta la sua Granfondo Gavia Mortiolo, che assume un sapore particolare, da gara di "casa", viste le sue origini camune.

24 giugno 2018, Aprica - La Granfondo Gavia Mortirolo, viste le mie origini camune, e' la mia gara di casa, anzi, e' la gara per cui ho iniziato a fare granfondo. Farla bene, senza patire crampi come in precedenti edizioni e possibilmente chiudendo sotto le 7 ore era l'obiettivo di questa trasferta.
Al solito mi accompagna Alberto Drisaldi, compagno di team alla ASD RAT Ride All Terrain, che gara dopo gara sta confermando le sue doti di lunghista.
Dormiamo a casa dei miei genitori, ad una sessantina di km dall'Aprica, giocoforza la sveglia suona alle 4:15. Alberto mi dice che ho "vinto la volata della sveglia" tanto sono stato lesto a spegnerla. Andiamo e che sia di buon auspicio.
Giunti in Aprica recuperiamo dorsali e pacchi gara, in cui spicca la bella maglia celebrativa dell'evento, ed entriamo in griglia.
Siamo un po' preoccupati per le temperature previste sul Gavia, ma almeno l'attesa e' piacevole grazie al sole e a manicotti, mantellina e guanti lunghi, utili anche in previsione della mezz'ora di discesa controllata che seguira'.
Tra una chiacchiera e l'altra il tempo passa veloce e al momento del via si agganciano i pedali senza frenesia data la lunghezza e l'impegno previsto dai percorsi odierni che affrontano in varie combinazioni Mortirolo, Gavia e Santa Cristina.
Ad Edolo la corsa parte davvero e chi ha optato per il corto alza da subito l'andatura frantumando il plotone in vari gruppetti e rendendo faticoso portarsi avanti per chi e' partito dietro.
Supero Alberto invitandolo ad accodarsi ma lui, da vero lunghista, preferisce dosarsi di piu'. Io mi ritrovo con l'amico valtellinese del Grosio ciclismo Martino Franzini, reduce da una 3 giorni a tagliare fieno proprio sui prati del Mortirolo. Non mi illudo, so che per quanto stanco mi stacchera'. Mi ritrovo invece con il varesino Ivan Bersanetti e procediamo insieme. Gli tocca pure sorbirsi le miei indicazioni turistiche, ma chiacchierando spero di rallentare. Amo il Gavia, i suoi panorami, la strada, i laghi nei pressi del passo e come conseguenza di tanta bellezza che mi rapisce tendo ad esagerare. Sara' cosi' anche oggi e scollinero' di qualche minuto troppo veloce.
Dello scollinamento mi portero' nel cuore la vista del lago Bianco illuminato dal sole e un bambino che mi porge una pagina della Gazza per ripararmi dal freddo pungente.
Discesa, un po' sconnessa, che affronto senza rischiare insieme ad Ivan e ad alcuni altri atleti. Poi velocissima da Santa Caterina a Bormio dove mettiamo nel mirino un gruppo numeroso ma non troviamo un buon accorto e non solo non lo raggiungiamo ma, al contrario, siamo noi ad essere ripresi in vista di Mazzo.
Poco male, ora c'e' il Mortirolo, giudice inappellabile da affrontare. Ivan allunga, mentre io ingrano praticamente da subito il 34x32 e cerco di salire senza imballare le gambe. Ma nella parte centrale e' dura, molto dura. O vado fuori soglia o la cadenza diviene troppo bassa e sono le gambe ad indurirsi. Ora, con la velocita' ridotta a pochi km orari, anche il caldo si fa sentire e l'acqua inizia a scarseggiare. Per fortuna al ristoro collacato a meta' Mortirolo e' predisposto il servizio di passaggio al volo di una borraccia d'acqua con una bustina di sali.
Saluto due amici che mi passano a pochi minuti l'uno dall'altro, il camuno Riccardo Gnani dell'ASD Boario e il pavese Riccardo Hamilton che milita nell'Ale. Sono due ragazzi simpatici, oltreche' forti, ed e' bello avere persone cosi' in gruppo.
Poco dopo mi passa anche Alfredo Bonfiglio del team 2 Ruote di ui mi impressiona la grinta.
Io invece ho un attimo di buio ma ormai mancano solo 4 chilometri al termine della scalata ed ora per fortuna le pendenze si fanno meno arcigne e riesco a stringere i denti. Uno sprint per il fotografo ed e' fatta, oppure no?
Infatti, il percorso che questa gran fondo segue dopo il Mortirolo non prevede discesa. Bensi un lungo mangia e bevi, su una strada che richiede molta attenzione per via della presenza di aghi di pino e di radici che provocano sconnessioni nel manto stradale.
Negli ultimi km chi punta al medio forza un po' il ritmo, mentre noi lunghisti ci lasciamo passare il traguardo sulla sinistra (con la coda dell'occhio vedo Martino che ha preferito optare per il medio, vista la stanchezza pregressa... e ci sta, siamo tutti amatori, pedaliamo per piacere, non per dovere) e ci buttiamo nella veloce discesa che porta all'imbocco del Santa Cristina. Questo passo, una sorta di piccolo Mortirolo di "soli" 7km con ampi tratti al 12%, setaccia ulteriormente le forze residue. Per fortuna qualche nuvola che ora copre il sole e un po' di vento non fanno patire il caldo pomeridiano. Per qualcuno e' crisi, qualcun altro forza, io ora giro le gambe con piu' facilita', ma in sostanza ognuno sale del suo passo raschiando il fondo del barile.
Finalmente i tappeti dello scollinamento e non resta che bersi gli ultimi 6km di discesa, gli stessi gia' percorsi, che portano in Aprica. Volata accennata, forse piu' correttamente dovrei dire sprint per il ristoro dove mi lancio sulla cola e le crostatine, mentre mi complimento con Ivan che ha concluso la prova una dozzina di minuti prima di me.
Dopo poco arriva anche Alberto che conferma le sue doti di regolarista e con cui mi reco alle docce e al pasta-party.
Io sono abbastanza soddisfatto, non ho sofferto troppo specie nel finale sul Santa Cristina, ma per 7 minuti non sono riuscito a stare sotto le 7 ore.
Pazienza, un motivo in piu' per ritornare ad affrontare il Gavia e il Mortirolo.

 
 

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