Non tutte le ciambelle riescono col buco

Il racconto di Davide Sanzogni della sua personale Granfondo del Penice e di una giornata non proprio al top.

5 giugno 2018, Zavattarello (Pv) - Non sempre le cose vanno come si vorrebbe nonostante l’impegno profuso. Questo vale tanto quando si partecipa ad un evento tanto quanto si lavora per la buona riuscita dello stesso.

Ti-Rex gran fondo del Penice è una delle tre gare organizzate dalla ASD Sant’Angelo che si corrono vicino a dove abito. Una gara dura, forse troppo dura. Sulla carta i 3100 metri di dislivello del lungo sono adatti al periodo, ma la sequenza di salite senza praticamente pianura la rende più selettiva di altri percorsi con maggiore blasone dove ci si può nascondere nel gruppo. E si sa, quando la strada sale non ci si può nascondere.

Dopo la vigilia passata a combattere con il mal di testa, alla domenica entro in griglia per primo grazie, si fa per dire, alla notte insonne trascorsa.

Pazienza la giornata è bella, la piazza medioevale di Zavattarello una magnifica coreografia, tanti sono gli amici presenti e con loro chiacchiero in attesa del via che viene preceduto da un breve discorso da parte del sindaco sulla valorizzazione dei territori montani dell’Oltrepò e di come questa manifestazione possa contribuire a farli conoscere. L’organizzatore, Vittorio Ferrante, aggiunge due parole sull’importanza di non fare i fenomeni in discesa. In effetti le strade della provincia sono quello che sono. Giustamente chi partecipa ad una gran fondo deve essere messo nelle migliori condizioni di fare la sua gara, a prescindere dal risultato assoluto, ma è altrettanto vero che non corriamo in pista e che perdere un paio di secondi in discesa non compromette il risultato finale su una gran fondo così impegnativa.

Al via imbocchiamo una breve discesa che ci porta ad innestarci sulla statale della Val Tidone. Da qui si la strada ci terrà con il naso all’insù fino al passo Penice.

A differenza della scorsa edizione, la corsa parte da subito lanciata e ci metto un po’ per sistemarmi nelle ultime posizioni del gruppo di testa. Giusto in tempo per vederli andare via all’uscita di Romagnese dove un brusco cambio di pendenza fraziona il gruppo. Mi accodo ad Andrea De Luca di cui conosco la forza e con lui ed altri tra cui Ilaria Lombardo scolliniamo il passo Penice, prima vetta di giornata, mentre Fabio Felice, consapevole dei suoi limiti in discesa, ci precede dopo essersi profuso in un deciso allungo subito dopo località Casa Matti.

Infatti la discesa che segue verso Bobbio, è molto ampia e invita alla velocità. Ci sono alcune sconnessioni, ma tutto sommato si possono fare traiettorie pulite che avvantaggiano chi ha maggiori capacità di guida e pur senza prendere rischi lascia correre la bici. In breve il numeroso gruppo che aveva scollinato il Penice si fraziona in più tronconi e sono contento di essere riuscito a restare con il primo di questi e anche di essere rientrato su Fabio che, stupito, mi chiede conto di quanto siamo scesi forte.

Ma non c’è tempo di fare conversazione che si riprende a salire, in direzione del passo Scanapina. Qui decido di lasciarmi sfilare dal gruppetto di testa sempre animato da Andrea e da Fabio per salire con un passo più regolare. Ma ecco che mi accorgo che fisicamente qualcosa non torna. Sento le gambe indurirsi, i muscoli come scottare, il cuore che resta alto nonostante abbia rallentato per poi scendere di botto ma a valori da cicloturistica.

Vengo ripreso anche da Ilaria, con cui in passato sono giunto insieme sul traguardo di altre manifestazioni, ma oggi pago pegno e non tengo il suo passo. Poco prima dello scollinamento vengo raggiunto da un altro amico, Alberto della Bebikers, che mi guarda in faccia e si mette a ridere. Non c’è da aggiungere altro, ci siamo già capiti.

E così, dopo la lunga discesa che dal passo Brallo porta a Casanova Staffora, decido di fare quello che prima d’ora ho fatto solo una volta in maniera deliberata, al netto di incidenti o errori di percorso: giro sul medio e nel farlo rivendico la mia libertà di godermi la bici senza soffrire e senza pensare alla classifica. Sarà segno che invecchio o che maturo?

A proposito di errori di percorso, noto che i cartelli scarseggiano in alcuni tratti e la cosa mi stupisce, dato che so che la società organizzatrice ne dispone in gran numero. L’organizzatore scoprirà il giorno dopo che sono stati rubati. Non posso far altro che domandarmi se si tratti di un dispetto verso i ciclisti tutti o verso la sua società in particolare.

Svoltato quindi sul percorso medio, che con i suoi 2000m di dislivello rappresenta comunque un buon allenamento, la strada riprende a salire direzione Castellaro. Salita breve ma a tratti ripida, che affronto senza affanno anche grazie al 34x32 di cui faccio abbondante uso e pazienza se vengo raggiunto da un gruppetto poco prima dello scollinamento anzi, un po’ di compagnia oggi non guasta per ritrovare la motivazione.

Oltrepasso il ristoro senza approfittare del rifornimento volante predisposto dall’organizzazione, del resto essendo partito per il lungo ho ancora abbondanti scorte d’acqua.

Però la discesa di Castellaro è in condizioni molto peggiori di quanto mi aspettassi. L’organizzazione è intervenuta segnando le buche e pulendo, ma quando la strada presenta buche per l’intera sua larghezza e l’inverno e le piogge primaverili hanno accumulato in queste cavità sabbia, c’è poco che una ASD possa fare, se non eliminare questa strada. E c’è da essere sicuri che nel futuro sarà così, previa richiesta e concessione delle relative autorizzazioni. Ma nel frattempo non mi resta che portarmi davanti al gruppo e fare da tappo, disegnando traiettorie strane alla ricerca dei pezzi più lisci e puliti o segnando i punti più sconnessi. E’ sempre inutile prendere rischi, a maggior ragione quando le condizioni non ci sono, non ci si sta giocando nulla e il giorno dopo si deve andare a lavorare.

Giunti in fondo attraversiamo Varzi, che ci ha consentito il transito nonostante sia un centro molto vivo nei fine settimana, e imbocchiamo l’ultima salita verso Pietragavina. Qui un atleta della Val Sesia mette in fila il gruppo per i 6km di ascesa quando in vista dello scollinamento veniamo saltati da un Piero Cassius della Rodman, con cui avevo chiacchierato appena una settimana fa alla Don Guanella.

Allo scollinamento, un po’ per divertimento e un po’ perché conosco questo tratto, mi metto al suo inseguimento in discesa. Con me un altro paio di atleti che generosamente si accollano il lavoro di tirare nei 2km finali per resistere sul gruppo rientrante.

Sfortunatamente il gioco finisce quando un cane decide di attraversare la strada e non ci resta che rallentare e presentarci compatti ai ripidi 100 metri finali che caratterizzano l’arrivo di questa gran fondo. In piedi sui pedali e via, taglio il traguardo con Piero e quasi d’inerzia arrivo all’adiacente ristoro.

Visto che ho fatto il medio, oggi ho modo di fare ogni cosa con calma. Doccia (fredda purtroppo dato che anche le caldaie del palazzetto oggi non erano in forma, per fortuna molti hanno potuto utilizzare la soluzione alternativa nei pressi della piscina), pasta-party e assisto all’arrivo di vari amici lunghisti con cui mi complimento. Oggi in tantissimi hanno girato sul medio ed anche solo aver completato il lungo è di per se un’impresa. Aspetto gli ultimi che dopo il caldo hanno dovuto sopportare anche un temporale nel finale, tra cui Marco e sua moglie Elisabetta che nonostante non sia stata bene ha stretto i denti ed ha tagliato il traguardo. Anche per loro, nonostante siano passate più di 7 ore dal via, c’è modo di sedersi a mangiare al pasta-party ripensando alla durezza della gran fondo affrontata.

Tante cose oggi sono andate storte per me ed ho scoperto anche per l’organizzazione. Non resta per entrambi che presentarsi al meglio il prossimo anno.

By Davide Sanzogni

 

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