"Questa volta la mia Gimondi......"

Il racconto di Davide Sanzogni, nostro inviato, dall'interno di questa entusiasmante granfondo dal nome importante, che ha "colorato" con mille emozioni le strade bergamasche. 

9 maggio 2018, Bergamo - La mia Gimondi questa volta inizia al sabato perché una volta tanto, complice il fatto che i pacchi gara sono distribuiti solo al sabato, colgo l'occasione di muovermi con tutta la famiglia per una veloce visita a Bergamo Alta e alla collina di San Vigilio.

La giornata è di sabato è soleggiata e calda. Passeggiando qua e là per le vie del centro con un gelato in mano e la macchina fotografica nell'altra incrocio molti altri ciclisti in sella o in borghese, ma facilmente riconoscibili dalle gambe o da qualcosa nel vestire che rimanda al ciclismo.

Molti di loro hanno già la testa rivolta alla Gimondi di domani e chissà se qualcuno non sia salito alla città Alta per andare a lustrare lo stemma araldico del Colleoni, presso l'omonima cappella. Da queste parti si dice che porti bene e domani ci sarà bisogno di tutto l'aiuto possibile.

Si perché per me la Gimondi è una gara speciale, anzi, è semplicemente la Gara. Vuoi per il livello altissimo degli amatori locali e non che vi partecipano, vuoi per i percorsi esigenti che richiedono sia doti di scalatore che di buon discesista. Vuoi anche e forse soprattutto perché il percorso lungo della Gimondi è una sfida impegnativa per un amatore come me, che per doti fisiche e allenamento, risulta più adatto a corse di meno impegnative.

Ma il lungo della Gimondi, con i suoi 162 chilometri e 3050 metri di dislivello è quella sfida in più ai propri limiti che personalmente posso provare ad affrontare ancora come gara, senza doverla impostare fin da subito come pura endurance come invece accade per altre manifestazioni di 7 o più ore.

Prima o poi mi riprometto di provare anche il percorso medio che, come pure il corto, è comunque ben disegnato, divertente e al tempo stesso impegnativo. Ma non quest'anno. Quest'anno, alla terza partecipazione voglio provare a migliorare il mio tempo.

Così, dopo la solita abbondante colazione che per fortuna va giù senza sforzo nonostante siano le 4 del mattino ed un breve trasferimento in auto, eccomi in coda per entrare in griglia. La gara è sentita e la mattina calda, tutti vogliono partire nella migliore posizione. Ovviamente non per tutti gli oltre 4000 partecipanti è possibile ed è per questo che alla Gimondi c’è un sistema di parziale riconoscimento del merito che tiene conto del piazzamento: se si entra nei primi 100 del lungo, 50 del medio o 25 del lungo si può partire nella griglia avanzata l’anno successivo. Entrare o confermarsi in questa lista sarà per molti l'obiettivo odierno, me compreso.

Mentre aspetto di entrare chiacchiero con Francesco Ragazzini e il suo compagno di team Leonardo Viglione, con cui ho corso pochi giorni fa all'Avesani. Quando finalmente entro in griglia ed appoggio la bici mi accorgo che vicino a me hanno preso posto Zen, Castelnovo e Giovine che andranno a giocarsi la vittoria finale. Mi sento un po' a disagio vicino a questi atleti, ma non durerà a lungo dato che subito dopo il via li vedo portarsi avanti con facilità, mentre io oggi non sento le gambe brillantissime ma confido che il sole e la distanza mi aiutino a trovare il colpo di pedale migliore.

All'imbocco del colle del Pasta approfitto del primo strappo per guadagnare posizioni ed inserirmi nel gruppo di testa, forte ancora di un paio di centinaia di unità. Scollinando saluto un forte gran fondista locale il vulcanico Alessandro Baldoni, mentre alle mie spalle mi saluta squillante la voce di un amico che non vedevo da diverso tempo, Isidoro Panarese. Ora corre meno in vista di altri più importanti traguardi cui dedicarsi e non posso che fargli i miei auguri.

La discesa dal Colle Pasta è veloce ma come la maggior parte delle strade che troveremo oggi asciutta ed in ottime condizioni.

Il semplice fatto di essere ancora in un così gran numero innesca un contatto ed una caduta in cui viene coinvolta Manuela Sonzogni, che fortunatamente vedo poco dopo rientrare in gruppo, salvo poi procedere ad un passo non suo all’imbocco della salita di Colle Gallo. Apparentemente una giornata no per lei, ma in realtà il giorno giusto per mostrare il carattere indomabile dei bergamaschi.

Io cerco di salire senza strafare, trovando un gruppetto che vada ad un passo adatto al proprio ritmo, ma qui per il momento salgono tutti forte e così Il Gallo vola via a 20 chilometri orari.

Mi butto in discesa, senza rischiare inutilmente ma comunque facendo buone traiettorie. Al termine siamo un po’ sgranati per cui ne approfitto per rifiatare ad alimentarmi, seguendo i consigli di Alessandro. Una volta formato un gruppetto riprendiamo il ritmo e rientriamo su un gruppo più numeroso in vista di Nembro, dove inizia la salita del Selvino dove c’è un gran tifo.

Il gruppo è numeroso e la salita veloce. Si può sfruttare la scia ma per contro ad ogni tornante si è costretti a rallentare, a volte a frenare, per poi alzarsi sui pedali e rilanciare l’azione.

Anche qui la velocità resta sui 20 chilometri orari, la VAM a quasi 1200 metri orari e soprattutto il mio cuore si fa una lunga mezz’ora a 178 bpm.

Arrivati in vista dello scollinamento sono proprio cotto, perdo qualche metro senza reagire subito, forse illudendomi inconsciamente di poter rientrare con facilità in discesa.

Ma in queste posizioni, chi più chi meno, sanno tutti portare la bici e riesco a rientrare solo su una manciata di atleti che si sono staccati.

Inaspettatamente, arrivati al bivio ove il corto ritorna in direzione di Bergamo, vediamo che il gruppo ci precede a breve distanza e l’azione generosa di un paio di forti passisti consente il ricongiungimento. Giusto in tempo per alimentarsi mentre attraversiamo il noto centro termale di San Pellegrino.

Non prendiamo subito forte la Val Taleggio, così ne approfitto per scambiare quattro chiacchiere con Isidoro e dimenticarmi per un po’ della fatica.

Mentre saliamo lungo la scenografica forra cerco di tenere duro ma in vista di Sotto Chiesa valuto che è il momento di mollare, troppo grande è il rischio di saltare successivamente.

Mi ritrovo a pedalare in compagnia di Alice Donadoni, a sua volta sfilatasi dal gruppo, che occupa la prima posizione assoluta femminile. Con lei e un paio di atleti a fare l’andatura affrontiamo la successiva breve discesa e poi la veloce salita alla forcella di Bura.

Mi ero ritrovato in circostanze simili l’anno scorso in questo tratto in compagnia della Sonzogni che aveva poi vinto il percorso medio. Glielo dico augurandole che sia di buon auspicio e lei di rimando, appreso che girerò sul lungo mi augura in bocca al lupo. Una cosa che mi ha molto colpito e che ho apprezzato dato che non è sempre scontato trovare questi piccoli gesti di gentilezza in gruppo, soprattutto da parte di chi si sta giocando davvero un traguardo importante.

Poco prima dello scollinamento riceviamo un rilevamento cronometrico che indica un vantaggio di soli 40’ sulla seconda donna, ma non sappiamo chi sia né che percorso farà, pertanto Alice e i suoi amici si buttano a tutta menando nella discesa di Gerosa.

Io ho altri programmi e lascio fare, senza sprecare energie per me preziose. Al termine della discesa vengo raggiunto da un altro atleta che appresa la mia intenzione di fare il lungo si accolla l’onere di stare davanti nei 2 chilometri di falso-piano che precedono la salita di Berbenno. Il rispetto per la durezza del percorso lungo ha anche questi effetti o forse è una forma di pietà verso i matti che lo affrontano.

Quando svolto mi ritrovo, come spesso accade in questo punto di questa gara, da solo. Arrivano alcuni atleti alla spicciolata, tra cui l’amico Alberto del team BeBikers e Dario Macri della MP Filtri, mentre a mia volta riesco a riprenderne altri più in crisi di me. Qui la velocità è inferiore ed ognuno preferisce salire del proprio passo quando ecco che poco prima di un tratto di falso piano vengo raggiunto da un gruppetto capitanato dalla Manuela che sta dando una grande prova di carattere. E’ caduta e si è rialzata, non era in giornata ma ha reagito, ed ora sta andando a vincere l’assoluta del percorso lungo della Gimondi.

Ha con se alcuni atleti del team Isolmant ma in salita è lei ad assumersi in prima persona l’iniziativa. Tengo per un po’ il loro ritmo, poi ad un successivo cambio di pendenza mi stacco nuovamente ed infine arrivo solitario al termine dell’ascesa.

Segue una serie di su e giù che affronto senza particolare grinta, molto stupito che da dietro non arrivi un gruppone a fagocitarmi. Dietro scoprirò esserci il deserto e completata la discesa arriverò da solo all’imbocco dell’ultima asperità di giornata ovvero la temuta Valsecca.

Qui di nuovo vengo passato da alcuni atleti che procedono alla spicciolata, in questo caso con pettorali molto alti ma con un passo ancora ottimo, come Corrado Dossi e Giuseppe Barone della Rodman.

Fa caldo, salgo cercando l’agilità e l’ombra. Faccio la prima parte dignitosamente, ma verso la fine non ne posso più ma in questa circostanza sono davvero fortunato.

Vengo ripreso allo scollinamento da un amico valtellinese Martino Franzini. Lui è un passista poderoso e so che tenere la sua ruota è un biglietto di prima classe per Bergamo. Ci salutiamo e mi metto alla sua ruota. Imbocchiamo la discesa dove provo a mettermi davanti, per agevolare il rientro su altri due concorrenti che ci potrebbero dare man forte, ma ecco che mi partono dei crampi violenti ad entrambe le gambe. Se non pedalo non passano, se pedalo fanno male, se piego una gamba per fare la curva il dolore mi contorce il viso tanto che ad un certo punto mi sta partendo anche un crampo alla mandibola, tesa in un urlo silenzioso. Probabilmente sembro l’omino del famoso dipinto l’urlo di Munch.

Faccio ripassare Martino e attendo pazientemente che il dolore diminuisca. Per fortuna la discesa è lunga e Martino la imposta con prudenza.

Giunti al termine siamo dapprima in 3 e poi aumentiamo di numero. L’espresso del Grosio Ciclismo non fa fermate ma carica volentieri nuovi passeggeri. Io conosco il percorso e a voce gli anticipo le svolte, in particolare l’insidiosa curva a sinistra seguita da un breve strappetto che porta al ricongiungimento con gli altri percorsi.

Dopo 15 chilometri così, giunti in vista del traguardo è per fortuna chiaro a tutti che la volata non si deve fare e così infiliamo in fila indiana il traguardo, anche se poi per una questione di centesimi Martino risulterà dietro di me, nonostante fossi nettamente dietro la sua ruota posteriore. Va bene, tanto non ci giocavamo nulla, ma invece che una saranno due le birre che gli devo.

Medaglia da finisher appesa al collo mi dirigo al ristoro, dove ritrovo Isidoro ed Alessandro che hanno chiuso rispettivamente 68esimo e 52esimo. Quanto a me, missione compiuta, migliorato il personale di 30” ma soprattutto divertito, ritrovato vecchi amici e fatto foto all’arrivo con Gimondi in persona.

Quindi doccia, calda e senza fare coda, negli accoglienti spazi del Lazzaretto e quindi pasta-party, in cui lagestione della birra e delle salamelle extra è interamente affidata ad un'associazione benefica.

Al tavolo mi raggiunge anche il compagno di squadra Alberto Drisaldi che alla sua prima esperienza sul lungo di questa manifestazione, partendo con un pettorale alto, ha dato prova di grandi capacità compiendo tutta una gara in rimonta. Con lui rivivo alcuni momenti della giornata prima di salutarci, dandoci appuntamento per la prossima gran fondo.

 

 

Free Joomla! template by L.THEME