Una bella mattinata sui pedali all'Avesani

La prima volta del nostro inviato Davide Sanzogni alla Luca Avesani, che si è rivelata una giornata di grande divertimento grazie ad un percorso molto veloce, disegnato in un territorio di indubbia bellezza.

2 maggio 2018, Verona - Non avevo ancora preso parte alla Granfondo Luca Avesani di Verona, un evento supportato dall'omonimo pastificio nel ricordo di Luca Avesani, grande appassionato di ciclismo.

L'occasione si è infine presentata quest'anno, complice il ponte legato alla festa dei lavoratori, che mi ha consentito di unire una breve vacanza con la famiglia, visitando alcune città del veneto e ritagliandomi la mattina del Primo Maggio per partecipare a questa competizione.

La manifestazione prende il via nei pressi della celebre arena, mentre per la parte logistica usufruisce degli ampi spazi coperti dell’adiacente palazzo della Gran Guardia, al cui interno incontro e saluto l’organizzatore, Marino Martini, che inesauribile sta curando le varie attività necessarie alla buona riuscita dell’evento.

Ritirato quindi il dorsale ed il pacco gara, composto da una pratica scatola contenente due confezioni di ravioli, una bottiglia di vino rosso e una di olio di oliva locali oltre ad un cofanetto di rimedi naturali, mi preparo rapidamente ed entro in griglia.

Ho optato per il completo estivo, senza smanicato né manicotti, confidando di scaldarmi in gara, ma l'attesa è decisamente fresca. Sto valutando se andarmi a prendere i manicotti quando incontro Leonardo del team MP Filtri e Gianluca di Faenza. Con loro inizio a chiacchierare, mentre le grigie si riempiono e la massa umana unita ad un timido sole che filtra tra le nubi contribuisce a rendere la temperatura più gradevole.

L'ampia sede stradale consente un'inusuale disposizione delle griglie che si trovano di fatto tutte appaiate, ad eccezione della griglia vip in cui vediamo posizionarsi la campionessa di MTB Paola Pezzo e il due volte vincitore del Giro d’Italia Paolo Savoldelli.

Dalle casse risuonano alcuni brani degli AC/DC, che riempiono l'attesa mentre lo speaker ci comunica che dopo il via ci sarà un tratto a velocità controllata e che l'arrivo ha subito una modifica dell'ultimo minuto per soddisfare una richiesta da parte dell'Amministrazione comunale. Alcuni dei tanti inevitabili compromessi che si devono trovare per poter partire dal centro di una città.

Dopo un brindisi bene augurante alla presenza di alcune autorità locali e della famiglia Avesani, la gara prende ufficialmente il via. Il breve tratto a velocità controllata ci porta attraverso le suggestive, ma tortuose, strade medievali di Verona fino a quando nei pressi di una galleria viene dato il via volante.

Ora si viaggia veloci mentre una serie di curve allunga il plotone costringendomi a continui rilanci.

Dopo una quindicina di chilometri imbocchiamo la prima pedalabile salita che porta a Pian di Castagnè ad una velocità tale per cui la corona piccola resta inutilizzata.

La successiva discesa è molto veloce e come spesso accade la prima curva risulta essere la più insidiosa, vuoi perché tanto la mente quanto i cerchi hanno bisogno di un breve riscaldamento, vuoi perché effettivamente gli 88 chilometri orari toccati in questo punto sono il picco massimo di quest'oggi.

Al termine della discesa non c’è spazio per respirare. Siamo ancora lanciati quando imbocchiamo la salita di San Giorgio, decisamente più ripida della precedente. Cinque minuti molto intensi al termine dei quali accogliamo con piacere il cartello che annuncia lo scollinamento.

Breve discesa e il tracciato risale il fondo valle in direzione di Villa dando finalmente alla cinquantina di elementi del gruppo, incluse le prime due donne, l’opportunità di alimentarsi mentre una moto-staffetta ci fa strada.

Una nuova svolta, sempre ben segnalata e presidiata, ed ecco che si risale verso Pian di Castagnè, stavolta da un versante più duro, per andare a scendere per la stessa pedalabile strada affrontata come prima salita affrontata. Affrontata in senso opposto si rivela essere una veloce ed a tratti tecnica discesa che fraziona il gruppo in alcuni tronconi.

Approfittando di un attimo di rallentamento c’è un timido tentativo di evasione dal gruppo, a cui spavaldamente provo ad unirmi. Per fortuna, mi viene da dire, veniamo presto ripresi dall'intero gruppo nel frattempo ricompattatosi e sempre a forte andatura ci dirigiamo verso Grezzana.

Non conosco assolutamente il percorso e confidavo che il bivio tra i due percorsi arrivasse prima di questa salita, invece gli atleti impegnati sul percorso classico, come viene indicato il medio qui all’Avesani, ci faranno compagnia per un lungo tratto e contribuiranno non poco ad innalzare l’andatura. Tra questi Marco Cadei dell’ASD Cicli Bettoni, nutrita formazione bergamasca, mette in fila l’intero gruppo nei 4 chilometri al 9% medi che conducono verso Montecchio, saliti a 1300m di VAM, e solo una successiva foratura lo costringerà a rallentare in una seguente breve discesa.

La salita che conduce ad Erbezzo, apice del percorso Superiore, e di cui siamo solo agli inizi è infatti suddivisa in ben sette tratti, intervallati da veloci falso-piani se non da vere e proprie contro pendenze lunga ben 35 chilometri.

Dopo aver affrontato i primi due tratti tutti insieme, ormai incalzati dalla macchina del fine corsa, finalmente avviene la divisione dei percorsi e con una certa sorpresa scopro che ben una ventina di corridori hanno girato per il lungo.

Ora inizia la parte delle gran fondo che di norma preferisco: l’andatura pur sostenuta si fa più regolare e si può anche far conoscenza dei propri compagni di avventura. Viste le mie origini Camune, attacco bottone con Dario Garatti un altro atleta del team Bettoni mentre chi ne ha di più si accolla l’onere di fare l’andatura. C’è un po’ di traffico in entrambi i sensi di marcia, sia di auto che di ciclisti estranei alla corsa, ma grazie alla moto-staffetta e alla puntuale presenza dei volontari non ci sono particolari problemi.

Giunti infine ad Erbezzo, mancano 35 chilometri all’arrivo ma sono praticamente tutti in discesa. E che discesa! La pendenza costante, la strada ampia che consente di impostare buone traiettorie senza invadere la corsia opposta e l’onnipresente staffetta consentono di tenere i 50 chilometri orari di media fino alla periferia di Verona.

Ci inoltriamo tra i viali della città in cui invece c’è un po' di traffico, difficile da evitare del resto considerato l’arrivo in pieno centro, e con la segnaletica, fin qui impeccabile. Purtroppo a causa della richiesta di modificare l’arrivo, annunciata dallo speaker al mattino, tutte le indicazioni riguardanti la distanza che ci separa dall’arrivo sono saltate.

Ci ritroviamo così a sfrecciare abbastanza sorpresi e compatti sul tappeto di fine gara. Niente volata dunque ma nessun rammarico, dato che in larga misura avrebbe assegnato posizioni di rincalzo anche per le singole categorie. Piuttosto un grande divertimento grazie ad un percorso molto veloce che si snoda in un territorio di indubbia bellezza e ricco di tipicità eno-gastronomiche.

A proposito, ho fame, salto il ristoro collocato dopo il traguardo e punto direttamente al pasta party. Tortellini Avesani naturalmente ma non solo. Una generosa dose di affettati, insalata e un dolce vengono accompagnati da ottimi vini proposti da due graziose ragazze. Mi ha nel frattempo raggiunto Leonardo, che ha chiuso 12esimo assoluto sul percorso medio, e con lui mi faccio fare un paio di foto insieme a Savoldelli e alle gentilissime miss già citate.

Un ricordo in più di questa bella mattinata prima di raggiungere la mia famiglia e chiudere felicemente questa breve vacanza in Veneto.

Davide Sanzogni

 

 

 

 

 

 

 

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