In 3000 sui pedali nell'immortale Firenze

 

17 aprile 2018, Firenze - Sono appena le 7 di domenica, quando le divise dei ciclisti cominciano a colorare la grigia mattinata fiorentina sul balcone che offre una delle viste più belle ed emozionanti di Firenze, il piazzale Michelangelo. Questa location scelta dagli organizzatori per ospitare la partenza della 6° edizione di questa manifestazione, nata nel 2013 sulla scia dei Campionati mondiali di ciclismo e cresciuta nel tempo fino a diventare uno dei maggiori eventi granfondistici del calendario nazionale. Saranno quasi 3000 i ciclisti che si schiereranno in partenza a formare un colpo d’occhio irripetibile in questo splendido scenario, che non ha fatto rimpiangere il via dato in piazza della Signoria e reso impraticabile dalle misure antiterrorismo imposte dopo i fatti di Torino dello scorso anno.

Ma la granfondo non è l’unico evento sportivo del fine settimana nella città di Firenze, che in contemporanea ospita anche la Half Marathon Vivicittà che coinvolge migliaia di podisti, confermando una spiccata vocazione sportiva. Peraltro già da venerdì il Parco delle Cascine, polmone verde della città e da varie edizioni cuore pulsante della granfondo, ospita il Florence Bike Festival con tanti espositori legati al mondo delle due ruote e con un fitto calendario di eventi collaterali. È una gioia per me, innamorato di Firenze e del ciclismo, potermi tuffare tra gli stand, in tutto questo “ben-di-dio” allestito nella mia città.

La partenza, data alla presenza del sindaco Dario Nardella e dell’assessore allo sport Andrea Vannucci, è più tranquilla del solito, visto che si evitano i pericoli del centro storico della città e il gruppo viene lanciato, anche se ad andatura controllata, sull’ampio viale dei colli. Solo un paio di strettoie creano qualche difficoltà nell’avvicinamento alla partenza ufficiale, poi la corsa può cominciare. La salita di Fiesole è sempre lì, bellissima con il suo asfalto levigato ereditato dai mondiali di ciclismo del 2013 e con gli scorci che offre sulla città. Rispetto al solito la prendo in maniera più controllata, vista la mia precaria condizione fisica. Vedo passare come missili i miei compagni di squadra lanciati in una rimonta spettacolare. Io proseguo a un passo più tranquillo in compagnia dell’amico Fabio. Dopo l’attraversamento della piazza di Fiesole, la salita smorza la pendenza e prosegue dolce per altri nove chilometri. Qui la velocità si fa alta, nonostante il vento contrario, mentre si formano dei gruppi numerosi. Ottimo per proseguire in compagnia, mentre stringo i denti sull’ultima dura rampa di Casa al Vento. Nella successiva velocissima discesa miro a recuperare le forze restando in scia. Da dietro rientrano in tanti e si forma un enorme gruppo che procede spedito in via Bolognese che punta dritto verso il Mugello. Qui prende corpo la fuga, che si rivelerà decisiva, di quattro temerari, avvantaggiatisi poco prima della scollinamento: sono Matteo Zannelli, Giovanni Nucera, Ivan Ostolani e Marco Morrone, che da anni sogna la vittoria nella gara di casa che sempre gli è sfuggita per poco.

Mentre pedaliamo a forte andatura attorno al lago di Bilancino incrocio il romano Nico, grande amico e compagno di mille avventure, con cui scambiamo impressioni sulla gara. Siamo appena partiti ma già la fatica si fa sentire, anche per il forte vento che ci suggerisce di stare coperti in questa fase. Al bivio dei percorsi l’enorme gruppo, del quale ho guadagnato le posizioni di testa, si divide come le acque del Mar Rosso. Davanti ai nostri occhi, una bellissima strada che si inerpica serpeggiando tra filari di cipressi. Lo scollinamento del Passo della Futa è distante tredici chilometri. I ritmi si fanno più lenti, assieme al respiro che diventa affannoso. Il percorso lungo è veramente duro e c’è subito da trovare il ritmo giusto per non andare fuori giri. Dopo un paio di chilometri vado in difficoltà e comincio a farmi sfilare nel gruppo. In questo tratto vengo incoraggiato da tanti ciclisti che mi sorpassano: incredibile come la condivisione passata di emozioni e di momenti di fatica, in altre granfondo, sviluppi rapporti di amicizia che si rinnovano ogni volta. Così vedo passare il perugino Massimo, con la sua elegantissima divisa del Blue Velo, così mi sfila il romagnolo Paolo, spesso incrociato nelle durissime cavalcate alpine. Da tutti ricevo una parola di incoraggiamento, ma non bastano a risollevarmi le forze e devo mollare la presa, iniziando un lungo calvario. Anche Cecco, con cui condivido gli allenamenti, si offre per accompagnarmi, ma ringrazio e gli do via libera. La strada sale verso le sorgenti dell’Acqua Panna e poi ancora più su fino al Passo della Futa. La discesa verso Firenzuola è solo un’apparente liberazione: nel frattempo ha iniziato a piovere, una pioviggine leggera, poco fastidiosa, ma ricca di sabbia e tale da rendere infido e scivoloso il manto stradale. C’è da fare attenzione e non mi faccio problemi anche perché la mia gara è andata e c’è solo da portare a termine il percorso. Il Passo del Giogo è apparentemente meno impegnativo, ma la lunghezza e il cumularsi delle fatiche lo fanno sembrare di una durezza estrema. In vetta mi fermo al ristoro affollato di ciclisti, mi sento svuotato di energie e mangio tutto quello che posso. La pioggia che ancora ci accompagna rende la discesa fredda, ma la temperatura e l’umore salgono via via che si scende di quota. Adesso il vento soffia favorevole e si viaggia spediti ad affrontare l’ultima asperità della giornata, la lunga e pedalabile salita di Vetta le Croci dal versante di Polcanto. Qui Morrone spicca il volo, prima in compagnia di Nucera, e poi da solo, proprio in vista dello scollinamento, sfruttando in discesa la conoscenza del percorso e affrontando in trionfo solitario il micidiale muro finale di via Salviati dove è posto l’arrivo. Quella rampa è fatale per molti, le pendenze che arrivano anche al 21% non perdoneranno chi ci è arrivato senza riserva di energia. I crampi sono spesso il minimo sindacale, ma poi è grande soddisfazione per tutti quelli che terminano la propria gara.

Il rientro verso il ritrovo di partenza è costellato di sorrisi. Tutti sembrano aver apprezzato la manifestazione e il livello organizzativo, in un contesto di oggettiva difficoltà per un evento complesso come una granfondo in città. Ma anche stavolta abbiamo portato a Firenze una ventata di entusiasmo tra il fruscio delle nostre ruote e i battiti del nostro cuore. E tutti assieme abbiamo scritto una storia che profuma di vittoria…

Scritto da Michele Bazzani

 

Free Joomla! template by L.THEME