Una Granfondo Versilia dal sapore amaro

Un incidente occorso a due ciclisti nella discesa del Cipollaio ha reso amara una Granfondo della Versilia che pareva nata sotto buoni auspici. Un’inaspettata giornata di sole e un percorso straordinario stavano incorniciando una bella giornata di festa e di sport. Ci stringiamo attorno ai familiari di Roberto e Alessio, perché possano superare questo grave momento.

 

14 maggio 2019 - Il fascino selvaggio delle Alpi Apuane ci circonda con tutta la sua maestosità. Siamo in prossimità del Passo del Vestito, in mezzo al bianco accecante delle famose cave di marmo. È dura arrivare qui: una lunga salita che parte da Massa, praticamente dal mare, ci proietta in un ambiente di montagna vera. Lorenzo mi raggiunge e mi fa cenno di seguirlo. Mentre il mio cuore aumenta le sue pulsazioni, abbiamo anche la forza e il tempo di ammirare il panorama ai nostri piedi, con lo sguardo che spazia dalla montagna al mare. Bellissimo. Una fredda brezza contraria rallenta la nostra andatura in prossimità dello scollinamento. Vedo Annalisa che stringe i denti con la sua proverbiale grinta. Poi la galleria, tanto temuta. Dei fari provvisori installati dall’organizzazione rendono meno problematico questo passaggio che ci introduce alla discesa. Restiamo poco sull’altro versante delle Apuane: dopo la ripida discesa verso Arni, un breve strappo ci conduce alla galleria del Cipollaio, superata la quale, ci aspetta una lunga e veloce discesa che ci riporterà in Versilia. È qui che si consuma il dramma dei nostri amici. “Tenete la destra, ci sono curve cieche!”, è la raccomandazione che sento a inizio discesa. Conosco questa strada e scendo prudente. Un agitare di braccia richiama la mia attenzione, è appena successo qualcosa. Freno. Un’immagine raccapricciante si para dinanzi ai miei occhi con un ciclista riverso a terra e la sua bici in frantumi, così come l’anteriore sinistro di un’auto ferma nel senso inverso.

Quello che è successo è facile da immaginare. Procedo in discesa ma non mi sento più in gara, peraltro convinto che questa sarà annullata. Passano diversi corridori, si svolta sul percorso previsto. Quindi si continua, forse non è così grave, penso. E spero. Con lo spirito che ci rimane affrontiamo la salita di Basati, mentre udiamo il fruscio dell’elicottero di soccorso, che trasporterà con verricello il nostro amico più sfortunato. L’altro caduto, meno drammatico ma comunque grave, sarà invece trasportato con l’ambulanza. Con il cuore che torna a salire passa anche il tremito, lo spavento per tutti è stato grande. Il percorso aiuta, entrando in uno scenario da fiaba con torrenti e ponticelli a fare da contorno a questa mulattiera che si inerpica sul fianco della montagna. Adesso le discese sono condotte, da tutti o quasi, a ritmo più tranquillo. Si torna in pianura e si riprende a fare velocità. Coloro che optano per il percorso medio svoltano a destra per guadagnarsi l’arrivo. Per il percorso lungo invece c’è da fare ancora fatica. Si para dinanzi a noi il muro di Monteggiori, oltre due chilometri con pendenze sempre in doppia cifra: si mette l’ultimo rapporto e si stringono i denti fino alla vetta di questa interminabile coltellata per i muscoli.

La successiva salita di Pedona è assai nota per averla già percorsa nelle annate passate. La fatica accumulata si fa sentire, un principio di crampi ci induce a rallentare. Ma è veramente l’ultima. Il rientro verso Lido di Camaiore è velocissimo nonostante un po' di vento che ostacola la nostra marcia. Sul traguardo non c’è la solita aria di festa vissuta 4 ore prima nei momenti che precedevano il via. Ci eravamo emozionati con le parole di Stefano Pezzini, padre di Elisa, la ginnasta ventenne morta in un incidente stradale nel 2016 e alla cui memoria è dedicata questa granfondo, e di Marco Piagentini, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio del 2009. Ci eravamo lanciati sullo stupendo lungomare della Versilia a cercare le montagne, pieni di entusiasmo. E adesso lasciamo la Versilia con la speranza che i nostri amici Roberto e Alessio tornino presto in gruppo tra noi.

Testo di Michele Bazzani

 

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