In Sardegna sfilano i cavalieri del tic-tac

La seconda tappa del Giro di Sardegna prevedeva la cronometro individuale nella zona di Settimo San Pietro. Un percorso tecnico e ondulato, flagellato anche oggi dal forte vento di scirocco, ha messo a dura prova i partecipanti, molti dei quali dotati di bici e caschi da cronometro. Vittoria di Barnabas Purbrook nel lungo che consolida la leadership, mentre nel medio, con il secondo posto dietro ad Amerighi, Matteo Cipriani conquista la maglia di capoclassifica. Al femminile Annalisa Prato e Cristina Prati confermano le rispettive posizioni di leader.

22 aprile 2019 - Cinque, quattro, tre, due, uno, via! Sulla pedana di lancio volti concentrati per lo sforzo imminente. Oggi i chilometri sono soltanto dieci, ma ci sarà da fare fatica. Da zero a quaranta in pochi secondi, il cuore balza in gola, si cerca la cadenza ideale. Per fortuna in questo primo tratto il vento è favorevole e si raggiungono alte velocità. Buone sensazioni. Il primo strappo lo beviamo in pochi secondi, col lungo rapporto, accompagnati dal suono sordo delle ruote lenticolari. Breve discesa, sessanta all’ora, sembra quasi di non far fatica. Poi il lungo strappo che porta al giro di boa richiama alla dura realtà. Per oltre un chilometro c’è da spingere sui pedali con il vento che adesso è laterale e fastidioso. Dopo l’inversione, un muro di vento sembra volermi bloccare lì sul sposto. Capisco subito che il rientro sarà durissimo.

Una sbandata nella discesa e poi di nuovo via, a tutto rapporto. Vedo sfilare, impegnati nel percorso di andata, la figura esile di Annalisa Prato, con la sua maglia gialla, che morde il manubrio con insospettata grinta e la sagoma riconoscibile di Nico Cartolano, con il suo casco da crono con la tigre aerografata. Purtroppo vedo anche trenini e ciclisti in scia ad altri corridori: che tristezza queste scorrettezze nel mondo amatoriale! Ecco di nuovo la gobba dell’andata ma stavolta è controvento: la fatica morde i muscoli mentre la velocità non rende giustizia al nostro sforzo. Il traguardo però è vicino. Lo vediamo in fondo all’ultimo rettilineo che percorriamo con l’acido lattico che indurisce i muscoli e teniamo duro, fino a che il chip dell’arrivo non emette il suono che pone fine alla nostra fatica. Qualche secondo per riprendere la normale respirazione e poi i primi commenti con gli amici già al traguardo. La sensazione per molti è di essere andati piano e non aver reso al meglio: ma il vento c’era per tutti e la classifica di tappa rimette le cose al suo posto. Avremo tutto il tempo per recuperare. E ce n’è bisogno perché domani è prevista una tappa breve ma molto impegnativa.

Testo di Michele Bazzani

 

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