Michele Bazzani: “Sempre una grande festa la Davide Cassani”

19 marzo 2019, Faenza (Ra) - È stata una vera festa del ciclismo quella che è stata messa in scena domenica scorsa nello splendido scenario di Piazza del Popolo a Faenza. Oramai giunta alla 25° edizione la Granfondo Davide Cassani ha la peculiarità di raccogliere proventi per sostenere il ciclismo giovanile, mostrando che il mondo amatoriale può essere un buon volano di crescita per tutto il movimento. Lo stesso arrivo della granfondo sarà teatro, nel corso della giornata, della conclusione della gara riservata alla categoria Juniores.  Il commissario della nazionale di ciclismo non è solo un testimonial ma anche l’animatore di questo evento, cresciuto negli anni, che quest’anno ha visto 1500 partecipanti accorrere da tutta Italia.

Purtroppo, qualcuno tenta di rovinare la festa gettando puntine sul percorso. Già nella giornata di sabato vengono ripulite alcuni tratti di strada, ma qualche ciclista vedrà comunque compromessa la sua gara da forature dovute a questi comportamenti sconsiderati. “Chi fa gesti del genere merita il mio totale disprezzo perché mette a repentaglio l’incolumità altrui”, è stato il commento di Davide Cassani alla vigilia.

La giornata di sole primaverile rende ancora più affascinante questo evento. Sarà piacevole pedalare per le colline romagnole, penso, anche se conosco il percorso e so che sarà molto impegnativo. È la seconda prova del circuito InBici Top Challenge e, per l’occasione, con la mia squadra abbiamo organizzato la prima trasferta di gruppo. Nei preparativi pregara l’umore è alto, anche se le aspettative di ciascuno sono differenziate e proporzionate al proprio stato di forma. Per Dario è l’esordio stagionale, ma solo per la bici, visto che lui – forte triathleta – si è già messo alla prova in altri sport. Foto di gruppo e via alle griglie di partenza, che troviamo già affollate. Qui riconosco e saluto la sempre sorridente Veronica Pacini e un più concentrato Federico Pozzetto, plurivincitore stagionale e tra i favoriti della gara.

L’avvio è come al solito velocissimo. Partendo da dietro siamo subito costretti a inseguire nel tratto iniziale, dove già si sono formati dei buchi. Il cuore sale subito alle alte frequenze, le gambe si gonfiano. E non sono ancora cominciate le salite. Capisco subito che oggi sarà durissima. Mi sfilo già sulle prime rampe del Monte Chioda, dove conservo un po' di fiato per salutare gli amici che vedo passare a doppia velocità: il fortissimo scalatore Giulio, il compaesano Filippo e il barbuto Paolo compagno di tante avventure nelle granfondo di montagna. Il paesaggio è quello selvaggio dei calanchi appenninici e la bassa andatura mi consente di ammirarlo. Le salite si susseguono senza tregua con le loro forti pendenze e intervallate da discese tecniche, dove risulta difficile alimentarsi e recuperare. Saranno cinque in tutte sul percorso lungo. Su una di queste raggiungo il compagno di squadra Massimo, reduce da un periodo invernale tribolato, con cui percorrerò tutta la seconda parte di gara. In mezzo alla campagna tinteggiata dal colore lilla-violaceo dell’albero di Giuda in piena fioritura, affrontiamo, con molta sofferenza, l’ultima salita che porta al Monte Albano. Dalla vetta, prima una discesa tecnica e poi un lungo tratto veloce, caratterizzato da alcuni saliscendi spezzagambe, ci riporteranno verso l’arrivo. Qui ci aspetta una Piazza del Popolo ancora brulicante dei ciclisti appena arrivati, tra cui i nostri compagni di squadra sorridenti e felici per la loro gara. Particolarmente contento Fabio che ha reso al di sopra delle proprie aspettative. Lo è un po' meno Dario, autore di una ottima prestazione, ma frenato come altri dalle puntine nella zona di Villa Vezzano che l’hanno costretto a un pitstop fuori programma.

Alla fine, comunque, è stata un’esperienza positiva per tutti. Il divertimento è stato assicurato in ogni momento della nostra trasferta e ci proiettiamo già verso il prossimo evento. Il ciclismo è uno sport bellissimo ma poterlo condividere con altri amici lo rende ancora più entusiasmante.

Testo di Michele Bazzani

 

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