Per Michele Bazzani un'apertura di stagione in terra umbra

25 febbraio 2019, Terni - La Granfondo dell’Amore, nel panorama granfondistico del Centro Italia, si è oramai affermata come classica di apertura del calendario. E come negli anni scorsi segna per me e molti altri cicloamatori l’esordio stagionale. È sempre un piacere tornare da queste parti dove l’organizzazione è garanzia di qualità, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza e il controllo del traffico. Altrettanto collaudata è la logistica del ritrovo e della zona di partenza/arrivo localizzata presso gli impianti sportivi di Campitello.

Quest’anno condivido la trasferta con il mio compagno di squadra Antonio, attratto dai miei racconti ed entusiasta per questa granfondo fuori regione, alla quale si presenta in ottima condizione. L’adrenalina sale con il passare delle ore, anche se la vigilia scorre tranquilla con i preparativi pregara.

La domenica mattina si annuncia con un bellissimo sole, ma anche con un freddo vento di grecale che sarà il protagonista assoluto della giornata. Nonostante le basse temperature optiamo per un abbigliamento leggero, contando sulla possibilità di scaldarsi durante la gara. In griglia è bello ritrovare amici e compagni di pedalate dopo diversi mesi di lontananza: tra gli altri, saluto l’immancabile Nazzareno Asci, alla guida del folto gruppo della AS Roma, e il perugino Marco Orsini, con cui mi incrocio spesso nel corso delle granfondo.

I primi chilometri che ci portano verso la prima salita sono molto scorrevoli, ma c’è da fare attenzione per mantenere le posizioni nel gruppo, visto che presto la carreggiata si restringerà. La prima salita verso San Gemini è pedalabile, ma la forte velocità con cui viene affrontata mi costringe subito a mollare il primo gruppo e a prendere il mio ritmo. È comunque fantastico riassaporare il gusto della gara, con il cuore che balza in gola, le gambe che spingono e tutto l’organismo teso a cercare ossigeno ed energie.

Nel folto gruppo che si forma in fondo alla discesa riconosco l’inconfondibile sagoma di Valentina, che si appresta a scrivere una delle pagine più belle di questa giornata: viene da una settimana tribolata segnata da un grave problema familiare ed è qui per scaricare le tensioni. Basta uno sguardo per capire che oggi il mio posto è accanto a lei, per accompagnarla in questa avventura, che la vedrà all’arrivo entusiasta e felice per la sua terza posizione tra le donne, e soprattutto per essersi messa alle spalle i vari problemi. E la sua gioia mi ripaga di tutte le fatiche.

È stata veramente dura giungere al traguardo oggi, con le difficoltà altimetriche rese più pesanti dal vento che, soprattutto nella seconda parte di gara, ha segnato di fatica i muscoli dei ciclisti. Nel lungo tratto di saliscendi in quota, affrontato dopo la selettiva salita di Capitone, abbiamo attraversato paesaggi fantastici che hanno comunque allietato la nostra pedalata. Spettacolare anche il finale, con i brevi strappi di Poggio Azzuano e di Cesi a precedere la velocissima picchiata finale sul traguardo, posto come da tradizione nel lungo rettilineo di via del Centenario. Non è servita però la volata a Roberto Cesaro, che si è involato sulla salita di Capitone e ha percorso in solitario gli ultimi cinquanta chilometri, andando a bissare la vittoria della scorsa edizione. Tra le donne, bella affermazione di Claudia Gentili, rientrata in gruppo dopo diversi mesi di assenza dalle gare. Ma sorrisi e soddisfazione hanno contagiato tutti i quasi seicento partecipanti.

Manifestazione riuscita quindi quella messa in campo dalla squadra di Diego Persichetti. La scelta di proporre un percorso unico, sui cui far convergere tutti gli sforzi organizzativi, si è rivelata vincente e adatta a questo periodo dell’anno, anche per il chilometraggio relativamente ridotto.

Anche il mio amico Antonio sprizza felicità ed è molto soddisfatto per la sua gara, che lo ha visto autore di una bella prestazione. Riprendiamo con gioia la strada verso casa: e anche per quest’anno abbiamo cominciato!

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Testo Michele Bazzani - Foto Michele Bazzani e Angelo Curi

 

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