La Granfondo La Leggendaria Charly Gaul, valevole come prova di qualificazione per i Campionati mondiali Master UCI, presenta l’intrigante sfida della doppia scalata del gigante a suo tempo domato dal grande campione lussemburghese, in una manifestazione ben organizzata che richiama alla memoria quella tappa leggendaria del Giro del 1956. Ecco il racconto della Charly Gaul di Michele Bazzani.

16 luglio 2019, Trento - Arrivo a Trento nel tardo pomeriggio di venerdì, di rientro dalle Dolomiti. Nei mesi estivi, per chi ama pedalare, le montagne hanno un richiamo irresistibile. E non mi faccio scappare l’occasione per questa nuova sfida che ci presenta il calendario. Qui, in realtà, ci sono tre giorni di eventi: una cronometro il venerdì nella splendida cornice della Valle dei Laghi, una pedalata ciclostorica il sabato guidata dal grande Francesco Moser e la granfondo la domenica, cui parteciperò assieme ai miei compagni di squadra. La vivace città di Trento fa da piacevole scenario alla vigilia della granfondo, che trascorriamo passeggiando per il centro e in interessanti locali, non prima di esserci dedicati ai consueti riti pregara, dal ritiro pacchi gara alla sistemazione della bici.

La domenica ci accoglie con una bella giornata di sole, ma con una temperatura insolitamente fresca: lo spauracchio del gran caldo che ha spesso caratterizzato questa manifestazione è quindi ricacciato. Le griglie sono allestite nell’affascinante Piazza del Duomo e ci entriamo con il sorriso e la voglia di vivere una bella giornata di ciclismo: le fatiche della lunga stagione cominciano a farsi sentire, ma ancora forte è la motivazione per vivere al meglio la sfida che ci attende. La partenza per le vie di Trento è un po' convulsa e perdo subito di vista Massimo e Stefano, che sfrecciano decisi verso la testa del gruppo. La prima salita verso Ville di Giovo dovrebbe essere l’ideale riscaldamento per mettere in carburazione i muscoli, ma già si comincia a far fatica con varie rampe ripide che si susseguono. Qui raggiungo l’amica Aurelia che sta procedendo con buon passo e la saluto con un grido di incoraggiamento. La picchiata che ci riporta nel fondovalle è velocissima e dura pochi attimi. Formiamo gruppi numerosi, utilissimi per fare velocità nel lungo tratto pianeggiante che segue.

La prima scalata al Monte Bondone inizia da Aldeno e subito si presenta con 3 chilometri durissimi, tutti esposti al sole. La fatica morde i muscoli e cerco consolazione nel bel panorama sul verdeggiante fondovalle che si abbassa sotto di noi. A Garniga Terme la salita concede una tregua, prima di impennarsi nuovamente, entrando in un bosco che dona un po' di ristoro. Qui la mia strada si incrocia con quella di Annalisa Prato, una delle favorite della gara femminile, attardata da un guasto meccanico che le ha compromesso il risultato ma non il sorriso: oggi si godrà una bella pedalata in mezzo alle sue amate montagne. In vetta, la invito a fermarsi al ristoro (cosa per lei inusuale) e ci gettiamo in una lunga e velocissima discesa. La Valle dei Laghi ci attende con le sue rocce incombenti che ricordano scenari da Guerre Stellari. Ci riposiamo gli occhi, costeggiando i graziosi specchi d’acqua di Cavedine e Toblino.

Le gambe invece non riposano. Il vento contrario e una serie di strappi secchi appesantiscono il cumulo della fatica che presenterà il conto più avanti. Una divertente gimkana urbana dentro il borgo di Terlago precede l’attacco alla seconda scalata al Monte Bondone, stavolta dal versante di Cadine. Saranno sedici chilometri, tutti con il naso all’insù, alla ricerca delle energie perdute. L’ottima organizzazione ha predisposto ben tre ristori lungo la salita finale che renderanno meno complicato raggiungere il traguardo. Meno tre, meno due, ultimo chilometro: provo ad accelerare ma le gambe non assecondano le sollecitazioni della testa.

Mi godo l’arrivo, allestito come una vera corsa professionistica. Dopo il traguardo raggiungo i miei compagni di squadra, già alle prese con le libagioni del pasta-party allestito in vetta, così come le premiazioni. Antonio è distrutto, ma contento per la bella prestazione. Assieme facciamo ritorno verso il nostro albergo, percorrendo in discesa la salita fatta in gara, incrociando i volti di chi ancora sale: vi scorgo quella grinta e determinazione indispensabili per affrontare e vincere questa ennesima sfida con la montagna. Anche il Monte Bondone è conquistato.

Testo di Michele Bazzani e foto dell'Organizzazione

 

 

 

Davide Sanzogni racconta la sua Granfondo del Penice, svoltasi in una bella giornata di sole in quel di Zavattarello, nel Pavese. 

3 giugno 2019, Zavattarello (Pv) - La Granfondo del Penice Ti-Rex Bike è uno degli appuntamenti che si svolgono vicino a dove vivo e per questo l'attesa in griglia passa veloce, circondato da facce note, tra un saluto e un in bocca al lupo. Ci sono anche alcuni atleti del mio team ASD RAT Ride All Terrain, tra cui Raffaella Genesi e Paolo Vittozzi che partono con me in griglia di merito. Raffaella a questo giro mi ha esonerato dal compito di gregario, quindi oggi cercherò di sfruttare l’occasione per giocare a fare il ciclista. I percorsi sono molto compatti e in uno sviluppo contenuto l'altimetria da affrontare è importante. Inoltre, dopo un maggio assai piovoso, oggi sul borgo medioevale di Zavattarello splende il sole e le temperature si preannunciano calde. Per fortuna la partenza è stata anticipata alle 9:00, così che buona parte degli oltre 700 partenti non dovrebbe patirne troppo.

Dopo un breve tratto ad andatura controllata la strada iniziale a salire dolcemente. Con un certo compiacimento vedo Paolo in maglia RAT andare in testa al gruppo e tirare. Pagherà questo sforzo, ne è consapevole, ma del resto siamo qui per divertirci e quanti possono dire di essere stati davanti ad una granfondo, seppur per pochi metri, a menare? Momenti come questi valgono più di mille borse della spesa, almeno secondo me.

Dal canto mio sono alcuni mesi che sto bene e vorrei provare a tenere la testa del gruppo fino al primo scollinamento a Passo Penice. Invece al primo cenno di salita dura parte la fuga che caratterizzerà il lungo e appena dietro si organizza l'inseguimento. Io al solito pago i tratti più ripidi e mi sfilo fino a trovare un gruppetto con un passo più consono con cui scollinare. La discesa è ampia e veloce su un asfalto buono anche se con alcune crepe. Scendo pulito senza rischiare, non ne vale mai la pena, e attacco la salita di Ceci che si presenta dura e calda. Per fortuna l'organizzazione a metà salita ha predisposto un ristoro idrico, per cui cambio al volo una delle mie borracce ormai vuota con una nuova e piena. Scollinato, una breve tratto in leggera discesa porta al passo Brallo ove è posto il bivio tra i due percorsi. Giro sul lungo con altri tre e iniziamo la discesa verso la val Trebbia. Al solito, ho finito lo slancio agonistico e inizio a chiacchierare: di dove siete, bella bici, etc.. l'idea è quella di proseguire insieme anche se manca ancora metà gara, tanto vale farlo col sorriso. Quando ecco che a Ponte Organasco veniamo raggiunti da un mio buon amico, Marco Flamigni del team Rodman Azimut. Mi metto alla sua ruota e mi ritorna la voglia di fare fatica. Marco è inesauribile mentre regolare sale il Brallo. Rallenta solo quando mi fermo per recuperare gli occhiali che mi sono maldestramente caduti dal casco mentre, a capo chino, stavo sistemando il freno posteriore che sfregava leggermente sul cerchio.

Strada facendo recupera una decina di atleti, che si portano alla nostra ruota, e affrontiamo la lunga discesa verso la val Staffora. Marco è anche un ottimo discesista e solo con fatica riesco a dargli il cambio. Giunti a Varzi imbocchiamo l'ultima ascesa di giornata. Qui qualcuno del gruppo accenna ad aumentare l'andatura, ma con tutto il lavoro che ha fatto Marco voglio evitare la volata. L’occasione si presenta quando a due chilometri alla fine della salita vedo che si è formato un piccolo vuoto alle nostre spalle. Invito Marco a mettersi alla mia ruota mentre imprimo allungo in progressione. Quando mi rialzo segue una secondo forcing da parte di Marco cui mi accodo ed imbocchiamo la discesa, insieme ad un altro corridore rapido nel riportarsi sotto, con qualche decina di metri di vantaggio sul resto della compagnia. In discesa ce la caviamo entrambi bene e non restano che gli ultimi tre chilometri pianeggianti che ci riportano all'arrivo di Zavattarello. Qui sfrutto le mie caratteristiche più da passista che da scalatore. Mani appoggiate sulla pipa e busto basso punto diretto verso il paese collocato ai piedi di una rocca medioevale. Mi sposto solo all'ultima curva in modo che Marco possa imboccare per primo lo strappetto per l'arrivo e tagliare, giustamente, il traguardo mezza ruota davanti a me. Raggiungiamo il ristoro posto poco dopo l'arrivo dove ci scambiamo i complimenti insieme all’atleta arrivato con noi.

Nel frattempo sopraggiunge Paolo, ottimo cinquantesimo assoluto sul lungo nonostante la sparata iniziale. Con lui ci rechiamo al pasta-party dove troviamo Raffaella, che è andata a premi di categoria sul medio, ed una vivace compagnia di piacentini. Ci raggiunge anche Roberto, un altro atleta della RAT, e le birre sul tavolo si accumulano mentre intorno a noi il pasta-party si svuota. Non ci resta che salutarci e recuperare le bici, le ultime rimaste, al parcheggio custodito predisposto dall'organizzazione e rientrare finalmente a casa. È stata veramente una gran bella giornata di sole, di sport e di amicizia.

Davide Sanzogni ci racconta la sua prima Granfondo Squali - Cattolica & Gabicce Mare, svoltasi a cavallo tra due splendide regione: la Romagna e le Marche. 

14 maggio 2019, Cattolica (Rn) - Una volta tanto niente colazione nel cuore della notte prima di mettersi in viaggio per la granfondo domenicale. Stavolta mi muovo al venerdì per partecipare alla Granfondo Squali - Cattolica & Gabicce Mare, dove mi attende un’Emonda SLR 7 Disc fornita da Trek, partner dell’evento. Oltre a me sono presenti altri inviati di diverse testate del settore che incontro nella bella area espositiva collocata di fronte all’acquario di Cattolica che visiteremo l’indomani. Non prima però di aver sfruttato la mattinata di sabato per prendere confidenza con la bici assegnata.


Il giro di sabato si svolge a ritmo abbastanza allegro, invogliati dal desiderio di spremere un po’ le bici, dai saliscendi delle colline romagnolo-marchigiane e dal sole che oggi c’è e domani chissà. Infatti rientrati a Cattolica, al termine della prevista visita all’acquario, vediamo che come previsto il tempo sta peggiorando. Per fortuna non tanto in fretta da ostacolare lo svolgimento della mini-granfondo riservata ai bambini e lo spettacolo serale di Paolo Cevoli, noto comico di Zelig.

La pioggia si scatena invece nella notte per poi cessare alle prime luci dell’alba, nonostante grossi nuvoloni siano ancora in agguato poco lontano. L’ingresso in griglia avviene sotto un bel sole mentre siamo accolti da Pasqualo, la mascotte dell’evento, e dalle Shark Ladies Erika ed Elisa che già ci avevano accompagnato nel giro del sabato e che oggi con altre ragazze forniranno consigli e accompagneranno i partecipanti durante la manifestazione.

Pronti via, dopo un paio di rotonde ad andatura controllata molto ben gestita, è già tempo di menare con il gruppo lanciato a quasi 50km/h sulla provinciale per Pesaro. Il primo brevissimo strappo alle pendici di Gradara è un legno che impegna cuore, muscoli e polmoni, dove si deve tenere duro prima di avventarsi sulla discesa verso Fanano. La strada riprende poi a salire verso Santa Maria del Monte nei cui pressi è posto il bivio tra lungo e corto.

Io giro sul lungo e penso tra me “ora si tira il fiato”. Macché, al contrario ci sono alcuni tentativi di allungo in testa alla corsa e la velocità resta sostenuta in tutto il tratto che porta all’imbocco della salita di Monte Altavelio. Qui la parte agonistica dell’evento prende la sua forma con il gruppo che si fraziona in vari drappelli. Io resto con altri venticinque all’imbocco della tecnica discesa di Auditore e con loro collaboro nel tratto pianeggiante che segue prima dei tortuosi saliscendi che portano a Montevecchio.

In una curva decisa, resa viscida dalla pioggia, io ed altri ci esibiamo in una staccata sincronizzata con derapata a destra. Voto 10 per il sincronismo. Voto 0 perché metto le ruote sullo sporco fuori traiettoria ed è in questo frangente che probabilmente qualcosa fora il mio copertone anteriore. Un buchino piccolo, ma progressivamente è chiaro che qualcosa non va. Sto con il gruppetto lungo l’ascesa per Mondaino ma in discesa non posso piegare perché, con la camera d’aria ormai sgonfia, la spalla del copertone non mi sostiene più. Accosto e, visto che non ho voglia di prendere freddo mentre traffico con i leva-gomme, mi limito a rigonfiare con una bomboletta di CO2 la camera d’aria. Mancano appena 50 chilometri all’arrivo e dovrebbe bastare. Ovviamente il gruppo è perso e dato che fin qui abbiamo viaggiato allegri dietro c’è il vuoto.

Percorro una decina di chilometri in relativo relax, guardandomi anche intorno e ringraziando i volontari a presidio dei tanti incroci stradali, fino a quando da dietro non sopraggiunge la prima donna Michela con il suo gregario Stefano. Mi unisco a loro nel tratto che sale e poi ridiscende da Tavullia, dimora di Valentino Rossi, dove tutto rimanda a lui, alberi compresi. Stefano, gentilissimo, mi passa il suo borsino sottosella, nel caso abbia di nuovo necessità di gonfiare l’anteriore prima dell’arrivo.

Gli ultimi 15 chilometri lungo la Panoramica per Gabicce Monte sono un mangia e bevi. Più bevi che mangia visto che sta ricominciando a piovere. Mi trovo così ad allungare in salita per poi affrontare con prudenza i tratti in discesa, anche perché la pressione all’anteriore sta di nuovo scendendo sotto la soglia critica. Pazienza, ormai sono ai meno cinque e in breve mi ritrovo a tagliare il traguardo e ricevo da una miss la medaglia di finisher.


Saluto Filippo Magnani, uno degli organizzatori, e Antonella Bianchi, dell’ufficio stampa dell’Acquario di Cattolica, che ieri ha guidato me e gli altri inviati durante la visita tra le vasche dei pesci.

Ora però c’è il rischio che spuntino le squame anche a me, visto che sta iniziando a piovere forte. Riconsegno la borsina a Stefano, ripristino la pressione presso l’assistenza meccanica, mangio quello che posso dal fornitissimo ristoro dell’arrivo e rientro in hotel prima di iniziare ad avere davvero freddo. Una bella doccia calda e poi al pasta-party. Un bel weekend quello trascorso qui a Cattolica e Gabicce, un’esperienza sicuramente da ripetere, magari, in una situazione meteo più fortunata, con la famiglia al seguito.

Un incidente occorso a due ciclisti nella discesa del Cipollaio ha reso amara una Granfondo della Versilia che pareva nata sotto buoni auspici. Un’inaspettata giornata di sole e un percorso straordinario stavano incorniciando una bella giornata di festa e di sport. Ci stringiamo attorno ai familiari di Roberto e Alessio, perché possano superare questo grave momento.

 

14 maggio 2019 - Il fascino selvaggio delle Alpi Apuane ci circonda con tutta la sua maestosità. Siamo in prossimità del Passo del Vestito, in mezzo al bianco accecante delle famose cave di marmo. È dura arrivare qui: una lunga salita che parte da Massa, praticamente dal mare, ci proietta in un ambiente di montagna vera. Lorenzo mi raggiunge e mi fa cenno di seguirlo. Mentre il mio cuore aumenta le sue pulsazioni, abbiamo anche la forza e il tempo di ammirare il panorama ai nostri piedi, con lo sguardo che spazia dalla montagna al mare. Bellissimo. Una fredda brezza contraria rallenta la nostra andatura in prossimità dello scollinamento. Vedo Annalisa che stringe i denti con la sua proverbiale grinta. Poi la galleria, tanto temuta. Dei fari provvisori installati dall’organizzazione rendono meno problematico questo passaggio che ci introduce alla discesa. Restiamo poco sull’altro versante delle Apuane: dopo la ripida discesa verso Arni, un breve strappo ci conduce alla galleria del Cipollaio, superata la quale, ci aspetta una lunga e veloce discesa che ci riporterà in Versilia. È qui che si consuma il dramma dei nostri amici. “Tenete la destra, ci sono curve cieche!”, è la raccomandazione che sento a inizio discesa. Conosco questa strada e scendo prudente. Un agitare di braccia richiama la mia attenzione, è appena successo qualcosa. Freno. Un’immagine raccapricciante si para dinanzi ai miei occhi con un ciclista riverso a terra e la sua bici in frantumi, così come l’anteriore sinistro di un’auto ferma nel senso inverso.

Quello che è successo è facile da immaginare. Procedo in discesa ma non mi sento più in gara, peraltro convinto che questa sarà annullata. Passano diversi corridori, si svolta sul percorso previsto. Quindi si continua, forse non è così grave, penso. E spero. Con lo spirito che ci rimane affrontiamo la salita di Basati, mentre udiamo il fruscio dell’elicottero di soccorso, che trasporterà con verricello il nostro amico più sfortunato. L’altro caduto, meno drammatico ma comunque grave, sarà invece trasportato con l’ambulanza. Con il cuore che torna a salire passa anche il tremito, lo spavento per tutti è stato grande. Il percorso aiuta, entrando in uno scenario da fiaba con torrenti e ponticelli a fare da contorno a questa mulattiera che si inerpica sul fianco della montagna. Adesso le discese sono condotte, da tutti o quasi, a ritmo più tranquillo. Si torna in pianura e si riprende a fare velocità. Coloro che optano per il percorso medio svoltano a destra per guadagnarsi l’arrivo. Per il percorso lungo invece c’è da fare ancora fatica. Si para dinanzi a noi il muro di Monteggiori, oltre due chilometri con pendenze sempre in doppia cifra: si mette l’ultimo rapporto e si stringono i denti fino alla vetta di questa interminabile coltellata per i muscoli.

La successiva salita di Pedona è assai nota per averla già percorsa nelle annate passate. La fatica accumulata si fa sentire, un principio di crampi ci induce a rallentare. Ma è veramente l’ultima. Il rientro verso Lido di Camaiore è velocissimo nonostante un po' di vento che ostacola la nostra marcia. Sul traguardo non c’è la solita aria di festa vissuta 4 ore prima nei momenti che precedevano il via. Ci eravamo emozionati con le parole di Stefano Pezzini, padre di Elisa, la ginnasta ventenne morta in un incidente stradale nel 2016 e alla cui memoria è dedicata questa granfondo, e di Marco Piagentini, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio del 2009. Ci eravamo lanciati sullo stupendo lungomare della Versilia a cercare le montagne, pieni di entusiasmo. E adesso lasciamo la Versilia con la speranza che i nostri amici Roberto e Alessio tornino presto in gruppo tra noi.

Testo di Michele Bazzani

6 maggio 2019, Cervia - Per tutta la settimana le previsioni meteorologiche annunciavano pioggia, freddo e forte vento per tutto il week end, condizioni che non avrebbero risparmiato la riviera romagnola. I cicloamatori, lo sappiamo, sono grandi divoratori di previsioni, anche quelle meno serie. Questa mania aveva portato alcuni di loro a chiedere l’annullamento o il rinvio della Granfondo Via del Sale, organizzata ormai da 23 anni dal Fantini Club sul lungomare di Cervia.

Per fortuna gli organizzatori di questa classica, confortati dalle più scientifiche previsioni dei giorni a ridosso dell’evento, hanno confermato lo svolgimento della manifestazione per tutta la sua durata. E quindi via a tre giorni di festa, con un programma ricco di molti eventi collaterali e un bel villaggio espositivo. Unica concessione a Giove Pluvio l’annullamento del percorso lungo, proprio in virtù del peggioramento previsto nella tarda mattinata.

La trasferta di gruppo della nostra squadra, stavolta anche con le famiglie, inizia già dalla mattina del sabato, tanta è la voglia di godere a pieno dell’evento. A Cervia siamo accolti da un tiepido sole, che fa crescere l’ottimismo per l’indomani. Un giro nel villaggio, una ricca cena a base di pesce e poi via a preparare l’abbigliamento per la gara. Siamo pronti a tutto, pensiamo, mentre sfoderiamo il nostro materiale tecnico.

La domenica si presenta grigia, ma con un pallido sole all’orizzonte. Forse si riesce a partire asciutti. Entriamo in griglia piuttosto tardi e ci rendiamo conto di essere molto indietro, anche se molti hanno deciso di non partire. Poco male, sarà gara di rimonta. I primi trenta chilometri pianeggianti scorrono tra un rilancio e un inseguimento a coprire i buchi che si formano davanti a noi. Si fa già fatica. La salita di Monte Cavallo giunge quasi come una liberazione. Da ora ognuno procede con il suo passo. Affronto le prime rampe con cautela e perdo tutti i miei compagni. Già si suda copiosamente, forse mi sono vestito anche troppo, visto anche il sole che comincia a fare capolino. Con un ripido strappo sfioriamo il Castello di Teodorano. La strada spiana, mi scuoto e accelero il passo. In vetta trovo Fabio, reduce da un malanno di stagione, e insieme ci gettiamo nella tecnica e infida discesa. Appena il tempo di rifocillarsi e subito la strada torna a impennarsi. Siamo su Montevecchio, detta anche Cima Pantani, in quanto salita privilegiata di allenamento per il Pirata. Qui le pendenze sono ancora più importanti, ma la gamba comincia a rispondere meglio. Allo scollinamento siamo salutati dalla voce dello speaker Ivan Cecchini, che è parte integrante dello spettacolo messo in scena. Non è ancora il momento di mollare la concentrazione: la discesa, tecnica e veloce, è intervallata da tratti in contropendenza che spezzano il ritmo. Resta da superare solo l’asperità verso Collinello, solo apparentemente più facile, ma che ci mette ancora a dura prova con una serie di rampe a doppia cifra. Una velocissima discesa ci riporta in pianura. Meno trentacinque al traguardo, tutta pianura. Si potrebbe pensare che le fatiche sono finite e invece il vento, nel frattempo alzatosi dal mare, rende più duro il nostro avvicinamento al traguardo. Rientra un folto gruppo con dentro Fabio, molto brillante in questo finale di gara. Assieme ci presenteremo sul rettilineo dell’arrivo, accolti dall’incitamento dei nostri familiari e dello speaker Daniel Guidi. Ci stringiamo le mani con i nostri compagni, arrivati da qualche minuto. Incredibilmente non è piovuto e il lungomare Deledda è incorniciato da un bel momento di sole.

Pioggia in forma di tempesta e vento freddo arriveranno più tardi, quando ormai tutti i ciclisti sono giunti al traguardo e quando anche i momenti conviviali del pasta-party hanno segnato la fine di manifestazione. L’annullamento del percorso lungo è stata una saggia decisione. Lasciamo Cervia con il ricordo di una bella giornata di sport e festa vissuta in ottima compagnia. Ci dispiace solo per coloro che, forse troppo condizionati dalle previsioni catastrofiche, hanno rinunciato alla trasferta che in realtà ha regalato tanti raggi di luce. Non solo nel cielo.

Testo di Michele Bazzani. Foto di Michele Bazzani e dell'Ufficio stampa della Gf Via del Sale

Pagina 1 di 5

 

Free Joomla! template by L.THEME