Davide Sanzogni racconta la sua Granfondo del Penice, svoltasi in una bella giornata di sole in quel di Zavattarello, nel Pavese. 

3 giugno 2019, Zavattarello (Pv) - La Granfondo del Penice Ti-Rex Bike è uno degli appuntamenti che si svolgono vicino a dove vivo e per questo l'attesa in griglia passa veloce, circondato da facce note, tra un saluto e un in bocca al lupo. Ci sono anche alcuni atleti del mio team ASD RAT Ride All Terrain, tra cui Raffaella Genesi e Paolo Vittozzi che partono con me in griglia di merito. Raffaella a questo giro mi ha esonerato dal compito di gregario, quindi oggi cercherò di sfruttare l’occasione per giocare a fare il ciclista. I percorsi sono molto compatti e in uno sviluppo contenuto l'altimetria da affrontare è importante. Inoltre, dopo un maggio assai piovoso, oggi sul borgo medioevale di Zavattarello splende il sole e le temperature si preannunciano calde. Per fortuna la partenza è stata anticipata alle 9:00, così che buona parte degli oltre 700 partenti non dovrebbe patirne troppo.

Dopo un breve tratto ad andatura controllata la strada iniziale a salire dolcemente. Con un certo compiacimento vedo Paolo in maglia RAT andare in testa al gruppo e tirare. Pagherà questo sforzo, ne è consapevole, ma del resto siamo qui per divertirci e quanti possono dire di essere stati davanti ad una granfondo, seppur per pochi metri, a menare? Momenti come questi valgono più di mille borse della spesa, almeno secondo me.

Dal canto mio sono alcuni mesi che sto bene e vorrei provare a tenere la testa del gruppo fino al primo scollinamento a Passo Penice. Invece al primo cenno di salita dura parte la fuga che caratterizzerà il lungo e appena dietro si organizza l'inseguimento. Io al solito pago i tratti più ripidi e mi sfilo fino a trovare un gruppetto con un passo più consono con cui scollinare. La discesa è ampia e veloce su un asfalto buono anche se con alcune crepe. Scendo pulito senza rischiare, non ne vale mai la pena, e attacco la salita di Ceci che si presenta dura e calda. Per fortuna l'organizzazione a metà salita ha predisposto un ristoro idrico, per cui cambio al volo una delle mie borracce ormai vuota con una nuova e piena. Scollinato, una breve tratto in leggera discesa porta al passo Brallo ove è posto il bivio tra i due percorsi. Giro sul lungo con altri tre e iniziamo la discesa verso la val Trebbia. Al solito, ho finito lo slancio agonistico e inizio a chiacchierare: di dove siete, bella bici, etc.. l'idea è quella di proseguire insieme anche se manca ancora metà gara, tanto vale farlo col sorriso. Quando ecco che a Ponte Organasco veniamo raggiunti da un mio buon amico, Marco Flamigni del team Rodman Azimut. Mi metto alla sua ruota e mi ritorna la voglia di fare fatica. Marco è inesauribile mentre regolare sale il Brallo. Rallenta solo quando mi fermo per recuperare gli occhiali che mi sono maldestramente caduti dal casco mentre, a capo chino, stavo sistemando il freno posteriore che sfregava leggermente sul cerchio.

Strada facendo recupera una decina di atleti, che si portano alla nostra ruota, e affrontiamo la lunga discesa verso la val Staffora. Marco è anche un ottimo discesista e solo con fatica riesco a dargli il cambio. Giunti a Varzi imbocchiamo l'ultima ascesa di giornata. Qui qualcuno del gruppo accenna ad aumentare l'andatura, ma con tutto il lavoro che ha fatto Marco voglio evitare la volata. L’occasione si presenta quando a due chilometri alla fine della salita vedo che si è formato un piccolo vuoto alle nostre spalle. Invito Marco a mettersi alla mia ruota mentre imprimo allungo in progressione. Quando mi rialzo segue una secondo forcing da parte di Marco cui mi accodo ed imbocchiamo la discesa, insieme ad un altro corridore rapido nel riportarsi sotto, con qualche decina di metri di vantaggio sul resto della compagnia. In discesa ce la caviamo entrambi bene e non restano che gli ultimi tre chilometri pianeggianti che ci riportano all'arrivo di Zavattarello. Qui sfrutto le mie caratteristiche più da passista che da scalatore. Mani appoggiate sulla pipa e busto basso punto diretto verso il paese collocato ai piedi di una rocca medioevale. Mi sposto solo all'ultima curva in modo che Marco possa imboccare per primo lo strappetto per l'arrivo e tagliare, giustamente, il traguardo mezza ruota davanti a me. Raggiungiamo il ristoro posto poco dopo l'arrivo dove ci scambiamo i complimenti insieme all’atleta arrivato con noi.

Nel frattempo sopraggiunge Paolo, ottimo cinquantesimo assoluto sul lungo nonostante la sparata iniziale. Con lui ci rechiamo al pasta-party dove troviamo Raffaella, che è andata a premi di categoria sul medio, ed una vivace compagnia di piacentini. Ci raggiunge anche Roberto, un altro atleta della RAT, e le birre sul tavolo si accumulano mentre intorno a noi il pasta-party si svuota. Non ci resta che salutarci e recuperare le bici, le ultime rimaste, al parcheggio custodito predisposto dall'organizzazione e rientrare finalmente a casa. È stata veramente una gran bella giornata di sole, di sport e di amicizia.

Un incidente occorso a due ciclisti nella discesa del Cipollaio ha reso amara una Granfondo della Versilia che pareva nata sotto buoni auspici. Un’inaspettata giornata di sole e un percorso straordinario stavano incorniciando una bella giornata di festa e di sport. Ci stringiamo attorno ai familiari di Roberto e Alessio, perché possano superare questo grave momento.

 

14 maggio 2019 - Il fascino selvaggio delle Alpi Apuane ci circonda con tutta la sua maestosità. Siamo in prossimità del Passo del Vestito, in mezzo al bianco accecante delle famose cave di marmo. È dura arrivare qui: una lunga salita che parte da Massa, praticamente dal mare, ci proietta in un ambiente di montagna vera. Lorenzo mi raggiunge e mi fa cenno di seguirlo. Mentre il mio cuore aumenta le sue pulsazioni, abbiamo anche la forza e il tempo di ammirare il panorama ai nostri piedi, con lo sguardo che spazia dalla montagna al mare. Bellissimo. Una fredda brezza contraria rallenta la nostra andatura in prossimità dello scollinamento. Vedo Annalisa che stringe i denti con la sua proverbiale grinta. Poi la galleria, tanto temuta. Dei fari provvisori installati dall’organizzazione rendono meno problematico questo passaggio che ci introduce alla discesa. Restiamo poco sull’altro versante delle Apuane: dopo la ripida discesa verso Arni, un breve strappo ci conduce alla galleria del Cipollaio, superata la quale, ci aspetta una lunga e veloce discesa che ci riporterà in Versilia. È qui che si consuma il dramma dei nostri amici. “Tenete la destra, ci sono curve cieche!”, è la raccomandazione che sento a inizio discesa. Conosco questa strada e scendo prudente. Un agitare di braccia richiama la mia attenzione, è appena successo qualcosa. Freno. Un’immagine raccapricciante si para dinanzi ai miei occhi con un ciclista riverso a terra e la sua bici in frantumi, così come l’anteriore sinistro di un’auto ferma nel senso inverso.

Quello che è successo è facile da immaginare. Procedo in discesa ma non mi sento più in gara, peraltro convinto che questa sarà annullata. Passano diversi corridori, si svolta sul percorso previsto. Quindi si continua, forse non è così grave, penso. E spero. Con lo spirito che ci rimane affrontiamo la salita di Basati, mentre udiamo il fruscio dell’elicottero di soccorso, che trasporterà con verricello il nostro amico più sfortunato. L’altro caduto, meno drammatico ma comunque grave, sarà invece trasportato con l’ambulanza. Con il cuore che torna a salire passa anche il tremito, lo spavento per tutti è stato grande. Il percorso aiuta, entrando in uno scenario da fiaba con torrenti e ponticelli a fare da contorno a questa mulattiera che si inerpica sul fianco della montagna. Adesso le discese sono condotte, da tutti o quasi, a ritmo più tranquillo. Si torna in pianura e si riprende a fare velocità. Coloro che optano per il percorso medio svoltano a destra per guadagnarsi l’arrivo. Per il percorso lungo invece c’è da fare ancora fatica. Si para dinanzi a noi il muro di Monteggiori, oltre due chilometri con pendenze sempre in doppia cifra: si mette l’ultimo rapporto e si stringono i denti fino alla vetta di questa interminabile coltellata per i muscoli.

La successiva salita di Pedona è assai nota per averla già percorsa nelle annate passate. La fatica accumulata si fa sentire, un principio di crampi ci induce a rallentare. Ma è veramente l’ultima. Il rientro verso Lido di Camaiore è velocissimo nonostante un po' di vento che ostacola la nostra marcia. Sul traguardo non c’è la solita aria di festa vissuta 4 ore prima nei momenti che precedevano il via. Ci eravamo emozionati con le parole di Stefano Pezzini, padre di Elisa, la ginnasta ventenne morta in un incidente stradale nel 2016 e alla cui memoria è dedicata questa granfondo, e di Marco Piagentini, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio del 2009. Ci eravamo lanciati sullo stupendo lungomare della Versilia a cercare le montagne, pieni di entusiasmo. E adesso lasciamo la Versilia con la speranza che i nostri amici Roberto e Alessio tornino presto in gruppo tra noi.

Testo di Michele Bazzani

6 maggio 2019, Cervia - Per tutta la settimana le previsioni meteorologiche annunciavano pioggia, freddo e forte vento per tutto il week end, condizioni che non avrebbero risparmiato la riviera romagnola. I cicloamatori, lo sappiamo, sono grandi divoratori di previsioni, anche quelle meno serie. Questa mania aveva portato alcuni di loro a chiedere l’annullamento o il rinvio della Granfondo Via del Sale, organizzata ormai da 23 anni dal Fantini Club sul lungomare di Cervia.

Per fortuna gli organizzatori di questa classica, confortati dalle più scientifiche previsioni dei giorni a ridosso dell’evento, hanno confermato lo svolgimento della manifestazione per tutta la sua durata. E quindi via a tre giorni di festa, con un programma ricco di molti eventi collaterali e un bel villaggio espositivo. Unica concessione a Giove Pluvio l’annullamento del percorso lungo, proprio in virtù del peggioramento previsto nella tarda mattinata.

La trasferta di gruppo della nostra squadra, stavolta anche con le famiglie, inizia già dalla mattina del sabato, tanta è la voglia di godere a pieno dell’evento. A Cervia siamo accolti da un tiepido sole, che fa crescere l’ottimismo per l’indomani. Un giro nel villaggio, una ricca cena a base di pesce e poi via a preparare l’abbigliamento per la gara. Siamo pronti a tutto, pensiamo, mentre sfoderiamo il nostro materiale tecnico.

La domenica si presenta grigia, ma con un pallido sole all’orizzonte. Forse si riesce a partire asciutti. Entriamo in griglia piuttosto tardi e ci rendiamo conto di essere molto indietro, anche se molti hanno deciso di non partire. Poco male, sarà gara di rimonta. I primi trenta chilometri pianeggianti scorrono tra un rilancio e un inseguimento a coprire i buchi che si formano davanti a noi. Si fa già fatica. La salita di Monte Cavallo giunge quasi come una liberazione. Da ora ognuno procede con il suo passo. Affronto le prime rampe con cautela e perdo tutti i miei compagni. Già si suda copiosamente, forse mi sono vestito anche troppo, visto anche il sole che comincia a fare capolino. Con un ripido strappo sfioriamo il Castello di Teodorano. La strada spiana, mi scuoto e accelero il passo. In vetta trovo Fabio, reduce da un malanno di stagione, e insieme ci gettiamo nella tecnica e infida discesa. Appena il tempo di rifocillarsi e subito la strada torna a impennarsi. Siamo su Montevecchio, detta anche Cima Pantani, in quanto salita privilegiata di allenamento per il Pirata. Qui le pendenze sono ancora più importanti, ma la gamba comincia a rispondere meglio. Allo scollinamento siamo salutati dalla voce dello speaker Ivan Cecchini, che è parte integrante dello spettacolo messo in scena. Non è ancora il momento di mollare la concentrazione: la discesa, tecnica e veloce, è intervallata da tratti in contropendenza che spezzano il ritmo. Resta da superare solo l’asperità verso Collinello, solo apparentemente più facile, ma che ci mette ancora a dura prova con una serie di rampe a doppia cifra. Una velocissima discesa ci riporta in pianura. Meno trentacinque al traguardo, tutta pianura. Si potrebbe pensare che le fatiche sono finite e invece il vento, nel frattempo alzatosi dal mare, rende più duro il nostro avvicinamento al traguardo. Rientra un folto gruppo con dentro Fabio, molto brillante in questo finale di gara. Assieme ci presenteremo sul rettilineo dell’arrivo, accolti dall’incitamento dei nostri familiari e dello speaker Daniel Guidi. Ci stringiamo le mani con i nostri compagni, arrivati da qualche minuto. Incredibilmente non è piovuto e il lungomare Deledda è incorniciato da un bel momento di sole.

Pioggia in forma di tempesta e vento freddo arriveranno più tardi, quando ormai tutti i ciclisti sono giunti al traguardo e quando anche i momenti conviviali del pasta-party hanno segnato la fine di manifestazione. L’annullamento del percorso lungo è stata una saggia decisione. Lasciamo Cervia con il ricordo di una bella giornata di sport e festa vissuta in ottima compagnia. Ci dispiace solo per coloro che, forse troppo condizionati dalle previsioni catastrofiche, hanno rinunciato alla trasferta che in realtà ha regalato tanti raggi di luce. Non solo nel cielo.

Testo di Michele Bazzani. Foto di Michele Bazzani e dell'Ufficio stampa della Gf Via del Sale

Davide Sanzogni ci racconta la sua prima Granfondo Squali - Cattolica & Gabicce Mare, svoltasi a cavallo tra due splendide regione: la Romagna e le Marche. 

14 maggio 2019, Cattolica (Rn) - Una volta tanto niente colazione nel cuore della notte prima di mettersi in viaggio per la granfondo domenicale. Stavolta mi muovo al venerdì per partecipare alla Granfondo Squali - Cattolica & Gabicce Mare, dove mi attende un’Emonda SLR 7 Disc fornita da Trek, partner dell’evento. Oltre a me sono presenti altri inviati di diverse testate del settore che incontro nella bella area espositiva collocata di fronte all’acquario di Cattolica che visiteremo l’indomani. Non prima però di aver sfruttato la mattinata di sabato per prendere confidenza con la bici assegnata.


Il giro di sabato si svolge a ritmo abbastanza allegro, invogliati dal desiderio di spremere un po’ le bici, dai saliscendi delle colline romagnolo-marchigiane e dal sole che oggi c’è e domani chissà. Infatti rientrati a Cattolica, al termine della prevista visita all’acquario, vediamo che come previsto il tempo sta peggiorando. Per fortuna non tanto in fretta da ostacolare lo svolgimento della mini-granfondo riservata ai bambini e lo spettacolo serale di Paolo Cevoli, noto comico di Zelig.

La pioggia si scatena invece nella notte per poi cessare alle prime luci dell’alba, nonostante grossi nuvoloni siano ancora in agguato poco lontano. L’ingresso in griglia avviene sotto un bel sole mentre siamo accolti da Pasqualo, la mascotte dell’evento, e dalle Shark Ladies Erika ed Elisa che già ci avevano accompagnato nel giro del sabato e che oggi con altre ragazze forniranno consigli e accompagneranno i partecipanti durante la manifestazione.

Pronti via, dopo un paio di rotonde ad andatura controllata molto ben gestita, è già tempo di menare con il gruppo lanciato a quasi 50km/h sulla provinciale per Pesaro. Il primo brevissimo strappo alle pendici di Gradara è un legno che impegna cuore, muscoli e polmoni, dove si deve tenere duro prima di avventarsi sulla discesa verso Fanano. La strada riprende poi a salire verso Santa Maria del Monte nei cui pressi è posto il bivio tra lungo e corto.

Io giro sul lungo e penso tra me “ora si tira il fiato”. Macché, al contrario ci sono alcuni tentativi di allungo in testa alla corsa e la velocità resta sostenuta in tutto il tratto che porta all’imbocco della salita di Monte Altavelio. Qui la parte agonistica dell’evento prende la sua forma con il gruppo che si fraziona in vari drappelli. Io resto con altri venticinque all’imbocco della tecnica discesa di Auditore e con loro collaboro nel tratto pianeggiante che segue prima dei tortuosi saliscendi che portano a Montevecchio.

In una curva decisa, resa viscida dalla pioggia, io ed altri ci esibiamo in una staccata sincronizzata con derapata a destra. Voto 10 per il sincronismo. Voto 0 perché metto le ruote sullo sporco fuori traiettoria ed è in questo frangente che probabilmente qualcosa fora il mio copertone anteriore. Un buchino piccolo, ma progressivamente è chiaro che qualcosa non va. Sto con il gruppetto lungo l’ascesa per Mondaino ma in discesa non posso piegare perché, con la camera d’aria ormai sgonfia, la spalla del copertone non mi sostiene più. Accosto e, visto che non ho voglia di prendere freddo mentre traffico con i leva-gomme, mi limito a rigonfiare con una bomboletta di CO2 la camera d’aria. Mancano appena 50 chilometri all’arrivo e dovrebbe bastare. Ovviamente il gruppo è perso e dato che fin qui abbiamo viaggiato allegri dietro c’è il vuoto.

Percorro una decina di chilometri in relativo relax, guardandomi anche intorno e ringraziando i volontari a presidio dei tanti incroci stradali, fino a quando da dietro non sopraggiunge la prima donna Michela con il suo gregario Stefano. Mi unisco a loro nel tratto che sale e poi ridiscende da Tavullia, dimora di Valentino Rossi, dove tutto rimanda a lui, alberi compresi. Stefano, gentilissimo, mi passa il suo borsino sottosella, nel caso abbia di nuovo necessità di gonfiare l’anteriore prima dell’arrivo.

Gli ultimi 15 chilometri lungo la Panoramica per Gabicce Monte sono un mangia e bevi. Più bevi che mangia visto che sta ricominciando a piovere. Mi trovo così ad allungare in salita per poi affrontare con prudenza i tratti in discesa, anche perché la pressione all’anteriore sta di nuovo scendendo sotto la soglia critica. Pazienza, ormai sono ai meno cinque e in breve mi ritrovo a tagliare il traguardo e ricevo da una miss la medaglia di finisher.


Saluto Filippo Magnani, uno degli organizzatori, e Antonella Bianchi, dell’ufficio stampa dell’Acquario di Cattolica, che ieri ha guidato me e gli altri inviati durante la visita tra le vasche dei pesci.

Ora però c’è il rischio che spuntino le squame anche a me, visto che sta iniziando a piovere forte. Riconsegno la borsina a Stefano, ripristino la pressione presso l’assistenza meccanica, mangio quello che posso dal fornitissimo ristoro dell’arrivo e rientro in hotel prima di iniziare ad avere davvero freddo. Una bella doccia calda e poi al pasta-party. Un bel weekend quello trascorso qui a Cattolica e Gabicce, un’esperienza sicuramente da ripetere, magari, in una situazione meteo più fortunata, con la famiglia al seguito.

Il racconto di Davide Sanzogni di una Dieci Colli purtroppo penalizzata dal cattivo tempo. 

29 aprile 2019 - Avevo messo in agenda la Granfondo 10 Colli di Bologna già nel 2016, ma una caduta la settimana precedente mi aveva impedito di partecipare. Così quest'anno, in occasione della 35esima edizione, mi son detto che era l'occasione di chiudere un conto aperto.
Anche i nuovi percorsi mi incuriosivano: meno dislivello che in passato ma forse più adatti al modo di correre odierno e alle reali possibilità di un amatore che si divide tra passione, lavoro e famiglia.

Mi reco quindi a Villa Pallavicini, dove è sita la partenza. Il sole che sorge riscalda l'attesa nonostante un vento teso da nord, freddo ma gradito perché dovrebbe tenere lontana la pioggia prevista nel pomeriggio. Perciò entro in griglia vestito con solo lo smanicato e i manicotti, come moltissimi altri. Grosso errore di valutazione. Infatti, poco dopo il via, il gruppo vira verso sud-ovest in direzione delle colline che si presentano sormontate da una pesante cappa di nubi.
Non c’è tempo per rimediare e non resta che menare. I primi chilometri volano a 40km/h, falso piani in salita compresi. Affrontiamo lo strappo di Montemaggiore, 1 chilometro al 14%, e già mi trovo a faticare nella coda del primo gruppo.

Al bivio giro per il lungo e dopo 500m arrivano le prime gocce di pioggia, tardi per girare sul medio. Mi scoraggio e mi sfilo attendendo il gruppo di poco alle mie spalle, con un passo più adatto a me. Nel frattempo la pioggia diventata diluvio e la temperatura scende a 7C quando transitiamo al Castello di Serravalle, dopo appena 30 chilometri di gara.
Una prima significativa discesa ci porta verso la valle del Panaro. L'asfalto è nel complesso buono e la sede stradale ampia, come tutte le discese che affronteremo oggi, ma scendiamo tutti con cautela sollevando molta acqua. Con vero sollievo arriva la direttissima per Guiglia. È ripida, ma serve a scaldarsi. La gamba gira bene e affronto con convinzione i mangia e bevi fino a Zocca. Sono passate circa 2h di gara. Sono bagnato fino al midollo, sono riuscito a ingerire un paio di gel ma dalla borraccia poco nulla, troppo freddo.

Da qui in poi le immagini si fanno confuse. Le staffette che fanno strada, le discese fatte piano e gli strappi forte. Una signora a bordo strada che scuote il capo, pazzi avrà pensato, un carabiniere che ci incita. In generale buono il presidio offerto sul percorso da volontari e forze dell'ordine anche se qualche auto in senso contrario, accostata approssimativamente, va tenuta nel conto. Si corre per strada, non in pista e bisogna sempre bilanciare l’adrenalina e i rischi. Alla stessa maniera ognuno ha il suo punto di equilibrio tra fatica e divertimento e io sono prossimo ad oltrepassare il mio dato che batto i denti in salita ed ho il fiatone in discesa, conseguenza dei muscoli che tremano per scaldarmi. La corsa diventa ad eliminazione: qualcuno si stacca, altri si fermano. Io inizio a pensare al da farsi. Una brusca accelerazione del gruppo cui rispondo bene mi illude. Resto davanti con chi, scoprirò poi, arriverà tra la 20esima e la 30esima posizione.
Ma è un fuoco di paglia e quando si spegne mi spengo anche io. Mi guardo intorno. Ci sono numerose ambulanze ben collocate ma per fortuna non sono quello che mi serve. Aspetto fino al chilometro 90 dove stimo inizi più o meno la lunga discesa verso i dintorni di Bologna che non ho nessuna intenzione di affrontare, zuppo e con la temperatura scesa ancora a 4C.

Osteria "Il tagliere" a Savigno, questo è il mio traguardo. Entro con la bici e tutto. Mi fanno accomodare, mi offrono cappuccino, the caldo, focaccia, persino una felpa e dei giornali con cui isolarmi dal freddo. I volontari del 118 presenti alla adiacente rotonda portano, a me ed agli altri ciclisti che nel frattempo si sono fermati, delle termocoperte e contattano l'organizzazione, cui va un grande plauso, che ha già messo in movimento un consistente numero di bus e furgoni per recupere le bici e i ciclisti, nel complesso diverse centinaia, che hanno deciso di ritirarsi.

Le bici vengono caricate mentre ancora noi tremiamo e dopo un tempo non troppo lungo tocca a noi, non prima di aver di nuovo ringraziato il personale del locale e i volontari che ci hanno accudito in questo momento di difficoltà. La discesa sul pulmino è lunga e anche se ora ha smesso di piovere non c’è rimpianto, per noi era la cosa giusta da fare. Nelle parole del nostro autista si legge la tensione di chi in primo luogo è un appassionato, preoccupato per la sorte di tante persone sorprese dal maltempo, e poi il dispiacere per un evento cui si lavora da un anno colpito da una sfortunata congiuntura metereologica. Sorpassiamo altri bar e ristoranti con bici parcheggiate fuori e furgoncini colmi. La discesa deve essere stata dura, lo leggiamo nei movimenti rigidi di quelli che comunque vogliono arrivare al traguardo con i loro mezzi e che, con cautela, superiamo.

Arriviamo infine al parco di Villa Pallavicini che ha assunto un aspetto molto diverso da quello del mattino. Un altro the caldo, le docce ed il pasta-party segnano il ritorno alla normalità.

Recuperata la bici mi accingo a rientrare, ma questo è un arrivederci. Il conto con la 10 Colli è ancora aperto e il percorso, la parte percorsa almeno, mi è piaciuto. Inoltre ho apprezzato le capacità messe in campo dal comitato organizzatore in questo difficile frangente per cui varrà la pena di tornare a Bologna, certi di partecipare ad un evento ben preparato.

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