Spinti dalla curiosità di provare nuovi eventi, il nostro peregrinare per l’Italia ci porta a Cattolica per la Granfondo Squali - Carrera, manifestazione giunta quest’anno alla sua quarta edizione. Un grandissimo evento, impreziosito quest'anno dalla presenza del grande Vincenzo Nibali. Parola di Michele Bazzani. 

15 maggio 2018, Cattolica (Rn) - Questo angolo d’Italia, al confine tra Romagna e Marche, incastonato tra la riviera adriatica e le propaggini montuose del Montefeltro, è famoso in tutto il mondo per la qualità dell’accoglienza e questo mi rende fiducioso per quello che mi aspetta. Conosco bene queste zone, anche ciclisticamente, dove si viene spesso perché qui si disputano, peraltro in questo spesso periodo, granfondo storiche come la Nove Colli e la Via del Sale. La mia curiosità su come si possa mettere in piedi una manifestazione di successo in un calendario già così fitto viene subito soddisfatto al mio arrivo nella Shark Arena, nei pressi dell’Acquario di Cattolica, dove è concentrata tutta la logistica della gara, con un ricco e animato villaggio fieristico con tanti stand espositivi. Sono le prime ore del pomeriggio del sabato ma già si respira una bella aria di festa. Al ritiro del pacco gara incontro e saluto Daniele Chiarello, ottimo ciclista che è già pronto per un’altra gara a servizio della sua nuova capitana Anita Manzato. Ma la mia attenzione viene presto distolta dall’arrivo di Vincenzo Nibali, lo Squalo dello Stretto, che in occasione di questa special edition ha legato il proprio nome alla Granfondo, fungendo da ideale testimonial. La sua presenza suscita l’entusiasmo dei molti appassionati presenti e la sua disponibilità nel dedicarsi a tutti è veramente encomiabile. Le ore al villaggio passano veloci tra una birra in compagnia e alcune premiazioni, tra cui quella riservata al Team del Capitano di Daniele Bertozzi, che riceve il riconoscimento come squadra con il numero maggiore di iscritti alla Granfondo degli Squali. Ma è proprio sul fronte iscrizioni che si registra un vero e proprio boom, con oltre duemilacinquecento partecipanti, pronti a schierarsi in griglia.

La mattina della domenica accoglie il nostro risveglio con un cielo terso e una temperatura già gradevole. Saranno le condizioni ideali per pedalare, penso, anche se temo che nel finale di gara si possa soffrire un po' di caldo. Arrivo alle griglie di partenza quaranta minuti prima del via e le trovo già incredibilmente piene. Mi è stata assegnata la quarta e ultima in griglia dove mi accomodo, praticamente in fondo allo schieramento di partenza, già immaginando di vivere in maniera diversa questa granfondo.

Passano alcuni minuti dopo lo start prima che riesca ad agganciare il pedale, mentre quelli che si giocheranno la gara sono già lanciati sulla statale adriatica. Si parte comunque con grande entusiasmo, cercando di rimontare più posizioni possibile, ma i tanti buchi che si creano nell’iniziale tratto pianeggiante mi creano una fatica supplementare. La pianura è interrotta dallo strappo che porta verso l’emozionante Castello di Gradara, con la sua Rocca Malatestiana nota per le vicende di Paolo e Francesca. Ma non c’è tempo per ammirarla. La frenesia dei primi chilometri ci riporta a valle e poi su un continuo saliscendi, dove incrocio e saluto Nazzareno Asci, capitano della As Roma Ciclismo dove ho militato alcuni anni fa. Giunti al bivio dei percorsi per chi opta per il lungo si prospetto un lungo tratto in leggero falsopiano risalendo la Val Conca, con il vento contrario: i ritmi si fanno più blandi e mi devo accontentare della bassa velocità, gustandomi questo tratto di recupero prima del duro tratto centrale. A Mercatino Conca si svolta a sinistra e inizia la salita che, divisa in due tratti da un chilometro in discesa, ci porterà al Monte Osteriaccia. Le pendenze si fanno subito dure e ho modo di scaricare finalmente i miei cavalli (pochi, anche oggi) per cercare di recuperare un po'. Raggiungo Manuela, che lotta con la sua consueta grinta contro le difficoltà, due parole di incoraggiamento reciproco e via. Le sensazioni sono migliori del previsto, mentre vengo affascinato dai paesaggi selvaggi dei luoghi incontaminati del Montefeltro. Affronto la discesa con tutta la prudenza necessaria, anche in virtù dell’asfalto sconnesso, puntando solo a recuperare gruppi più numerosi per il prosieguo della gara. La salita verso la città di Urbino è lunga ma piuttosto pedalabile con molti tratti di recupero. Purtroppo sfioriamo soltanto la città ducale, ma ripromettiamo di tornarci a giugno per la Straducale, altra bellissima manifestazione della zona, a cui non si può mancare. Molto bello anche il tratto successivo verso Casalbordolo in zone isolate e poco trafficate, con strada in tendenziale discesa interrotta da bruschi strappi anche ripidi. Qui sento di stare bene e ne approfitto per allungare un po' l’andatura anche se non c’è più il terreno per recuperare posizioni. Per oggi va bene così, ci godiamo gli ultimi chilometri, meno impegnativi che ci portano verso il gran finale. Saliamo sulla “Panoramica”, la strada che serpeggia a mezza costa tra Pesaro e Gabicce attraverso il Parco del Monte San Bartolo, in un notevole scenario naturalistico con alcuni scorci verso il mare e il passaggio da borghi affascinanti come Fiorenzuola di Focara. C’è poco tempo per guardarsi attorno, però, perché l’andatura torna a farsi frenetica nel divertente saliscendi che ci porta all’arrivo. La terrazza panoramica di Gabicce Monte ci accoglie festosa con la musica e le ballerine brasiliane che si esibiscono sul palco e il ricco ristoro a base di piadina e sarde alla griglia, una delle chicche più belle di questa granfondo. Qui Maria Romana, che ha brillantemente completato il percorso corto, saltella entusiasta aiutando a riprendermi, mentre Maria Cristina mi “rimprovera” amabilmente per la scarsa fretta messa oggi in gara. Manuela arriva in preda all’acido lattico dopo una gara di sofferenza, ma ha parole di apprezzamento perché la panoramica, da strada dei motociclisti, è diventata per un giorno la strada dei ciclisti. Il tutto sotto la splendida regia di Ivan Cecchini, che si divide tra il consueto ruolo di speaker e quello meno abituale di organizzatore. Assieme a Filippo Magnani e agli altri membri dello staff sono riusciti nel miracolo di mettere in piedi in pochi anni una manifestazione di successo, impreziosita quest’anno dalla presenza di Vincenzo Nibali. Lo Squalo oggi ha pedalato con noi, accompagnando, assieme al compagno Franco Pellizzotti, il primo gruppo del percorso lungo. Noi lo abbiamo inseguito con tutta la forza e la gioia che siamo riusciti a imprimere sui nostri pedali. Ci siamo riusciti? I sorrisi dalla terrazza di Gabicce Monte raccontano solo storie di successo.

By Michele Bazzani


 

 

Il racconto dell'avventura di Davide Sanzogni alla granfondo svoltasi a Borgomanero.

14 maggio, 2018 , Borgomanero (No) - Granfondo nuova ma compagnia rodata. I chilometri scorrono veloci mentre in compagnia del mio compagno di team Alberto Drisaldi ci dirigiamo verso Borgomanero per la Granfondo Marcello Bergamo. Come Borgomanero, ma non partiva da Novara? Ma no, sede di partenza nuova e percorsi completamente rinnovati, anche se poi sentendo alcuni commenti in griglia sembrava che molti nemmeno avessero preso coscienza di questo cambiamento e soprattutto che non ci sarebbero stati i 40 chilometri di pianura iniziali. Ma il mondo è bello perché è vario e così si va dall'amatore che scarica i percorsi e li va a provare a quello che nemmeno sa che strada deve fare.

Io e Albero uno sguardo ai tracciati lo abbiamo dato e ad esempio siamo consapevoli che si parte quasi subito in salita mentre gli ultimi 30 chilometri saranno vallonati, in mezzo tre salite molto nette, almeno sul percorso lungo. Per il resto lo vedremo, sono posti nuovi per noi che arriviamo da Pavia, anche se in un certo senso il Ticino, il grande fiume azzurro ci collega in qualche modo.

Borgomanero e' una prima piacevole scoperta, un grazioso borgo, con un centro citta' molto ben curato dove sono state posizionate le griglie, l'area expo e la linea di partenza arrivo.

Ritiriamo rapidamente i pacchi gara in cui fa parte del leone la maglia realizzata per l'evento da Marcello Bergamo. C'e' invece un po' di coda per le nuove iscrizioni, segno che in molti hanno aspettato fino all'ultimo a decidere se partecipare o meno, valutando le condizioni meteo. Alla fine saranno quasi 1000 i partecipanti. Entriamo in griglia, Alberto nella seconda ed io nella terza, con l'estivo e lo smanicato antivento mentre il cielo sereno che ci aveva fin qui accompagnato diventa piu' cupo. Speriamo in bene. Davanti a me Andrea de Luca, un ragazzo che di bici ci vive: preparatore, progettista, grafico. Con lui alla Gimondi ho condiviso i primi due terzi di gara. So che è più forte di me, però tanto quanto me accusa ancora i postumi della granfondo bergamasca. Battezzo la sua ruota come quella giusta per risalire il gruppo e così sarà.

Pronti via, dopo un breve tratto a velocità controllata la strada sale e la pendenza aumenta. Saluto Alberto, che come sempre fa della regolarita' la sua strategia, mentre risalgo il gruppo.

Si sale alternando brevi strappi a discese che il gruppo affronta in fila indiana e a forte velocita': inevitabile che si creino dei buchi. Ne chiudo un primo e rifiato ma ecco che in una breve discesa di nuovo davanti a me si rompe il gruppo. Per fortuna un atleta dell'MP Filtri si accolla il lavoro di chiudere e rientro.

A questo punto, consolidata momentaneamente la posizione nel gruppo di testa proseguiamo sempre fino ad imboccare decisi la discesa per Omegna.

E' molto veloce e con alcuni tornanti quasi a picco sul sottostante lago d'Orta. Quando penso che ormai sia conclusa, due ulteriori tratti in forte pendenza fanno commentare un partecipante bergamasco al mio fianco che ancora non si è visto un tratto dritto. In effetti fin qui la gara è stata molto veloce, il percorso tecnico e nel complesso divertente, ma con pochi spazi per rifiatare o alimentarsi.

Ora incomincia la prima vera salia di giornata, in direzione di Armegno e cerco di trovare il mio ritmo, capito in un gruppetto con Monica Bonfanti e il suo gregario Pavel Agaronov della Rodman. Mi accodo a loro approfittando anche per guardarmi un poco intorno, complice un timido sole che iniza a far capolino.

Nei pressi di Coiromonte la strada si inoltra nel bosco e si fa più impegnativa. E' anche sporca per le recenti piogge ma per fortuna sull'altro versante le condizioni del fondo sono migliori e una lunga discesa ci porta, dopo la divisione tra i due percorsi, nei pressi di Stresa. Qui c'è un po' di traffico, sia automobilistico che di ciclocturisti. Le numerose svolte sono ben presidiate, ma meglio drizzare le antenne. Non c'è comunque possibilita' di recupero che già si ricomincia a salire, verso Calogna stavolta, mentre il sole inizia decisamente a picchiare.

Siamo una ventina di corridori ma una decina rimarrà attardata prima dello scollinamento e della successiva discesa che ci riporterà in riva al lago Maggiore. Giunti in fondo di nuovo poco respiro ed una nuova salita, verso Massino Visconti. Le gambe girano ancora decentemente ma un paio di ciclisti allungano, altri replicano tra cui Pavel e Monica, e così ci ritroviamo in tre leggermente attardati allo scollinamento. Proviamo a rientrare per alcuni chilometri ma Pavel sta menando e dopo un principio di crampi è ormai chiaro che abbiamo perso il treno. Mancano una quarantina di chilometri all'arrivo e non ci resta che fare conoscenza reciproca e procedere di comune accordo, contribuendo secondo i propri mezzi, i miei abbastanza scarsi.  Con me c'è Simone Pelassa della Rodman e soprattutto Giorgio Fronzini, che scoprirò essere un forte granfondista con una solida storia di partecipazioni all'Oetztaler. E oltre tutto conosce molto bene il percorso. Superiamo atleti attardati sul medio ad un passo decisamente diverso ma quando siamo ai meno quindici dall'arrivo veniamo a nostra volta ripresi dalla decina di lunghisti che si erano staccati sulla Calogna. E' destino che ci tocchi fare la volata anche se, tra le gambe sempre più legnose e la macchina del fine gara che superandoci ci mette in regime di traffico aperto, non e' che io sia cosi' determinato, anche perché ben consapevole di non giocarmi nulla.

Ormai ci siamo, entriamo in paese, curva secca a destra e volatona in leggera discesa. Bella la cornice di pubblico ad incitarci, sia qui che lungo la strada. Saluto Simone e Giorgio, che invece si giocava il piazzamento di categoria e mi dirigo alla macchina. A fianco a me ha parcheggiato Andrea Natali, oggi buon nono assoluto. Ne approfitto per salutarlo prima di dirigermi verso le docce. Lungo la strada  mi imbatto in Dario Giovane che invece ha vinto dopo una lunga fuga a  due.

A completare il giro dei fortissimi trovo alle docce Federico Brevi, vincitore del medio, e grazie a tutti e tre mi faccio un'idea di come e' andata la corsa anche lì nelle prime, e per me inavvicinabili, posizioni.

Finalmente arriva il momento di mettere le gambe sotto il tavolo. Abbondante il pasta party che consumo chiacchierando con alcuni amici varesini tra cui Corrado Dossi, Ivan Bersanetti, Marco di Salvo e ovviamente Alberto, che nel frattempo mi ha raggiunto.

Uscendo saluto Vittorio Mevio, l'organizzatore, che sta ultimando i preparativi per le premiazioni. Ringraziandolo per il lavoro fatto e non è poco quello che sta dietro una granfondo anche se spesso si fa finta di ignorarlo, ci diamo appuntamento al prossimo evento di Coppa Lombardia, ovvero la Granfondo Don Guanella.

By Davide Sanzogni

Non delude mai la granfondo che da anni riempie Bologna di ciclisti appassionati delle colline emiliane e del buon cibo. Vediamo come è andato questo ponte del 1° maggio

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(Servizio di Elisa Solida)

Alla 34° edizione della Granfondo Dieci Colli le danze sono iniziate domenica 29 aprile presso i Giardini Margherita con l'esibizione di ballo (zumba, salsa, reggaeton e altri ancora) per dare spazio ad un altro spettacolare concerto Rock eseguito da “Quelli che... aspettano la Dieci Colli”. Una domenica gioiosa che ha coinvolto tutti, dai grandi ai piccini.

Lunedì 30 aprile, sempre presso il Piazzale Jacchia, all'interno dei Giardini Margherita, è stato aperto il villaggio con stand di prodotti tecnici, e non solo, con la distribuzione dei pacchi gara e numeri dorsali.
DSC 8707Nel villaggio era presente anche la TPER, l'azienda regionale per il trasporto pubblico, che ha distribuito a tutti i bambini gadget e un opuscolo informativo su come migliorare il proprio comportamento sui mezzi TPER. Tale progetto prende il nome di “IN MEDIA STAT BUS” nel rispetto di tutti per una convivenza ottimale.

Nel pomeriggio, come da programma i ragazzi del Basket in carrozzina - i “Bradipi Circolo Dozza” - hanno avuto l'esperienza di provare la disciplina del trail orienteering, alla ricerca di lanterne su sentieri studiati per loro all'interno dei Giardini Margherita.

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Martedì 1 Maggio, ai nastri di partenza della Granfondo Dieci Colli, spiccano personaggi illustri quali Davide Cassani, Yuri Checi e Luca Paolini, dinnanzi al lungo biscione degli oltre 1000 ciclisti. Il via è stato dato dal Presidente della TPER, Giuseppe Gualtieri e dall'Assessore dello Sport di Bologna, Matteo Lepore.

Per soddisfare le capacità di ogni ciclista sono stati studiati due percorsi: il mediofondo da 80 chilometri e il granfondo di 130.

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Successivamente oltre 200 amanti della pedalata fra amici, sono partiti per la alla XII edizione “Pedalare con gusto” e hanno raggiunto i due punti ristoro posizionati lungo il percorso per poi completare la loro giornata al pasta party a suon di mortadella, formaggio, salame, pasta con ragù e pesto e pomodoro o semplicemente in bianco, e per finire un dolce tipico bolognese, il tutto irrorato da vino bianco e rosso locale.

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Tornando sulla gara amatoriale, per ragioni di sicurezza, lo Start è stato dato fuori dal centro di Bologna. E poi è iniziata la bagarre con scatti e contro scatti nel gruppo di testa. Sulla prima salita di Loiano escono in cinque dando un distacco di oltre 4 minuti a tutto il resto del gruppone. Una salita molto impegnativa che dopo alcuni chilometri vede nascere molti gruppetti. Allo scollinamento esce un uomo in fuga, che rientra poco dopo nel gruppo degli oltre 40 ciclisti. Rimangono in fuga in 4 e al bivio dei percorsi al 67° chilometro, il battistrada si divide equamente: due seguono il medio e gli altri due il lungo. Fra loro i due vincitori dei rispettivi percorsi.

Ricchi i ristori di prodotti del territorio, che l'organizzazione Circolo Giuseppe Dozza da sempre onora e fa degustare a tutti i partecipanti.

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Ineccepibili i panorami mozzafiato tipici delle colline emiliane, sia per il percorso medio sia per quello lungo.
Il primo a giungere all'arrivo è Giuseppe Corsello, che al bivio aveva scelto il percorso corto, che stacca il compagno di fuga Luca Anelli. Terza piazza per Alessandro Motta, compagno di Corsello.

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Al femminile, la più veloce è la ex professionista Marina Lari, oggi mamma, che vince per distacco su Sonia Calzoni e sulla giovane Alexia Pantieri.

Sul percorso di granfondo, tra fughe e rientri, alla base dell'ultima salita si presenta un gruppetto ancora folto, ma la Copparo mette in atto un gioco di squadra che con scatti a ripetizione riesce a lanciare Busbani verso il traguardo. A coprirgli le spalle è Fabio Cini, che precede Stefano Cecchini.

Tra le donne Ilaria Lombardo gioca facile e deve aspettare alcuni minuti per vedere arrivare Debora Morri e Maria Cristina Prati per potere concludere il podio.

DSC 8664Come non si vede di sovente, sul podio salgono solo i primi cinque assoluti, uomini e donne di entrambi i percorsi, mentre i premi di categoria si possono ritirare direttamente in segreteria senza ulteriori attese.

Una bella doccia e via! Verso il pasta party, dove si termina la giornata di festa con il palato in vero delirio.

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Se i grandi erano a fare fatica, i piccoli ciclisti venivano invece addestrati dalla Polizia Municipale sulla Sicurezza Stradale, mentre i Vigili del Fuoco, insegnavano loro cosa è il fuoco, in modo di sapere come evitarne l'accensione.

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Insomma, tirando le somme, sono stati tre giorni impegnativi e stressanti per l'organizzazione e i suoi 400 volontari, amici del Circolo Dozza, che hanno lavorato al meglio dando spazio al divertimento a tutti.

4 maggio 2018

Il racconto di Davide Sanzogni, nostro inviato, dall'interno di questa entusiasmante granfondo dal nome importante, che ha "colorato" con mille emozioni le strade bergamasche. 

9 maggio 2018, Bergamo - La mia Gimondi questa volta inizia al sabato perché una volta tanto, complice il fatto che i pacchi gara sono distribuiti solo al sabato, colgo l'occasione di muovermi con tutta la famiglia per una veloce visita a Bergamo Alta e alla collina di San Vigilio.

La giornata è di sabato è soleggiata e calda. Passeggiando qua e là per le vie del centro con un gelato in mano e la macchina fotografica nell'altra incrocio molti altri ciclisti in sella o in borghese, ma facilmente riconoscibili dalle gambe o da qualcosa nel vestire che rimanda al ciclismo.

Molti di loro hanno già la testa rivolta alla Gimondi di domani e chissà se qualcuno non sia salito alla città Alta per andare a lustrare lo stemma araldico del Colleoni, presso l'omonima cappella. Da queste parti si dice che porti bene e domani ci sarà bisogno di tutto l'aiuto possibile.

Si perché per me la Gimondi è una gara speciale, anzi, è semplicemente la Gara. Vuoi per il livello altissimo degli amatori locali e non che vi partecipano, vuoi per i percorsi esigenti che richiedono sia doti di scalatore che di buon discesista. Vuoi anche e forse soprattutto perché il percorso lungo della Gimondi è una sfida impegnativa per un amatore come me, che per doti fisiche e allenamento, risulta più adatto a corse di meno impegnative.

Ma il lungo della Gimondi, con i suoi 162 chilometri e 3050 metri di dislivello è quella sfida in più ai propri limiti che personalmente posso provare ad affrontare ancora come gara, senza doverla impostare fin da subito come pura endurance come invece accade per altre manifestazioni di 7 o più ore.

Prima o poi mi riprometto di provare anche il percorso medio che, come pure il corto, è comunque ben disegnato, divertente e al tempo stesso impegnativo. Ma non quest'anno. Quest'anno, alla terza partecipazione voglio provare a migliorare il mio tempo.

Così, dopo la solita abbondante colazione che per fortuna va giù senza sforzo nonostante siano le 4 del mattino ed un breve trasferimento in auto, eccomi in coda per entrare in griglia. La gara è sentita e la mattina calda, tutti vogliono partire nella migliore posizione. Ovviamente non per tutti gli oltre 4000 partecipanti è possibile ed è per questo che alla Gimondi c’è un sistema di parziale riconoscimento del merito che tiene conto del piazzamento: se si entra nei primi 100 del lungo, 50 del medio o 25 del lungo si può partire nella griglia avanzata l’anno successivo. Entrare o confermarsi in questa lista sarà per molti l'obiettivo odierno, me compreso.

Mentre aspetto di entrare chiacchiero con Francesco Ragazzini e il suo compagno di team Leonardo Viglione, con cui ho corso pochi giorni fa all'Avesani. Quando finalmente entro in griglia ed appoggio la bici mi accorgo che vicino a me hanno preso posto Zen, Castelnovo e Giovine che andranno a giocarsi la vittoria finale. Mi sento un po' a disagio vicino a questi atleti, ma non durerà a lungo dato che subito dopo il via li vedo portarsi avanti con facilità, mentre io oggi non sento le gambe brillantissime ma confido che il sole e la distanza mi aiutino a trovare il colpo di pedale migliore.

All'imbocco del colle del Pasta approfitto del primo strappo per guadagnare posizioni ed inserirmi nel gruppo di testa, forte ancora di un paio di centinaia di unità. Scollinando saluto un forte gran fondista locale il vulcanico Alessandro Baldoni, mentre alle mie spalle mi saluta squillante la voce di un amico che non vedevo da diverso tempo, Isidoro Panarese. Ora corre meno in vista di altri più importanti traguardi cui dedicarsi e non posso che fargli i miei auguri.

La discesa dal Colle Pasta è veloce ma come la maggior parte delle strade che troveremo oggi asciutta ed in ottime condizioni.

Il semplice fatto di essere ancora in un così gran numero innesca un contatto ed una caduta in cui viene coinvolta Manuela Sonzogni, che fortunatamente vedo poco dopo rientrare in gruppo, salvo poi procedere ad un passo non suo all’imbocco della salita di Colle Gallo. Apparentemente una giornata no per lei, ma in realtà il giorno giusto per mostrare il carattere indomabile dei bergamaschi.

Io cerco di salire senza strafare, trovando un gruppetto che vada ad un passo adatto al proprio ritmo, ma qui per il momento salgono tutti forte e così Il Gallo vola via a 20 chilometri orari.

Mi butto in discesa, senza rischiare inutilmente ma comunque facendo buone traiettorie. Al termine siamo un po’ sgranati per cui ne approfitto per rifiatare ad alimentarmi, seguendo i consigli di Alessandro. Una volta formato un gruppetto riprendiamo il ritmo e rientriamo su un gruppo più numeroso in vista di Nembro, dove inizia la salita del Selvino dove c’è un gran tifo.

Il gruppo è numeroso e la salita veloce. Si può sfruttare la scia ma per contro ad ogni tornante si è costretti a rallentare, a volte a frenare, per poi alzarsi sui pedali e rilanciare l’azione.

Anche qui la velocità resta sui 20 chilometri orari, la VAM a quasi 1200 metri orari e soprattutto il mio cuore si fa una lunga mezz’ora a 178 bpm.

Arrivati in vista dello scollinamento sono proprio cotto, perdo qualche metro senza reagire subito, forse illudendomi inconsciamente di poter rientrare con facilità in discesa.

Ma in queste posizioni, chi più chi meno, sanno tutti portare la bici e riesco a rientrare solo su una manciata di atleti che si sono staccati.

Inaspettatamente, arrivati al bivio ove il corto ritorna in direzione di Bergamo, vediamo che il gruppo ci precede a breve distanza e l’azione generosa di un paio di forti passisti consente il ricongiungimento. Giusto in tempo per alimentarsi mentre attraversiamo il noto centro termale di San Pellegrino.

Non prendiamo subito forte la Val Taleggio, così ne approfitto per scambiare quattro chiacchiere con Isidoro e dimenticarmi per un po’ della fatica.

Mentre saliamo lungo la scenografica forra cerco di tenere duro ma in vista di Sotto Chiesa valuto che è il momento di mollare, troppo grande è il rischio di saltare successivamente.

Mi ritrovo a pedalare in compagnia di Alice Donadoni, a sua volta sfilatasi dal gruppo, che occupa la prima posizione assoluta femminile. Con lei e un paio di atleti a fare l’andatura affrontiamo la successiva breve discesa e poi la veloce salita alla forcella di Bura.

Mi ero ritrovato in circostanze simili l’anno scorso in questo tratto in compagnia della Sonzogni che aveva poi vinto il percorso medio. Glielo dico augurandole che sia di buon auspicio e lei di rimando, appreso che girerò sul lungo mi augura in bocca al lupo. Una cosa che mi ha molto colpito e che ho apprezzato dato che non è sempre scontato trovare questi piccoli gesti di gentilezza in gruppo, soprattutto da parte di chi si sta giocando davvero un traguardo importante.

Poco prima dello scollinamento riceviamo un rilevamento cronometrico che indica un vantaggio di soli 40’ sulla seconda donna, ma non sappiamo chi sia né che percorso farà, pertanto Alice e i suoi amici si buttano a tutta menando nella discesa di Gerosa.

Io ho altri programmi e lascio fare, senza sprecare energie per me preziose. Al termine della discesa vengo raggiunto da un altro atleta che appresa la mia intenzione di fare il lungo si accolla l’onere di stare davanti nei 2 chilometri di falso-piano che precedono la salita di Berbenno. Il rispetto per la durezza del percorso lungo ha anche questi effetti o forse è una forma di pietà verso i matti che lo affrontano.

Quando svolto mi ritrovo, come spesso accade in questo punto di questa gara, da solo. Arrivano alcuni atleti alla spicciolata, tra cui l’amico Alberto del team BeBikers e Dario Macri della MP Filtri, mentre a mia volta riesco a riprenderne altri più in crisi di me. Qui la velocità è inferiore ed ognuno preferisce salire del proprio passo quando ecco che poco prima di un tratto di falso piano vengo raggiunto da un gruppetto capitanato dalla Manuela che sta dando una grande prova di carattere. E’ caduta e si è rialzata, non era in giornata ma ha reagito, ed ora sta andando a vincere l’assoluta del percorso lungo della Gimondi.

Ha con se alcuni atleti del team Isolmant ma in salita è lei ad assumersi in prima persona l’iniziativa. Tengo per un po’ il loro ritmo, poi ad un successivo cambio di pendenza mi stacco nuovamente ed infine arrivo solitario al termine dell’ascesa.

Segue una serie di su e giù che affronto senza particolare grinta, molto stupito che da dietro non arrivi un gruppone a fagocitarmi. Dietro scoprirò esserci il deserto e completata la discesa arriverò da solo all’imbocco dell’ultima asperità di giornata ovvero la temuta Valsecca.

Qui di nuovo vengo passato da alcuni atleti che procedono alla spicciolata, in questo caso con pettorali molto alti ma con un passo ancora ottimo, come Corrado Dossi e Giuseppe Barone della Rodman.

Fa caldo, salgo cercando l’agilità e l’ombra. Faccio la prima parte dignitosamente, ma verso la fine non ne posso più ma in questa circostanza sono davvero fortunato.

Vengo ripreso allo scollinamento da un amico valtellinese Martino Franzini. Lui è un passista poderoso e so che tenere la sua ruota è un biglietto di prima classe per Bergamo. Ci salutiamo e mi metto alla sua ruota. Imbocchiamo la discesa dove provo a mettermi davanti, per agevolare il rientro su altri due concorrenti che ci potrebbero dare man forte, ma ecco che mi partono dei crampi violenti ad entrambe le gambe. Se non pedalo non passano, se pedalo fanno male, se piego una gamba per fare la curva il dolore mi contorce il viso tanto che ad un certo punto mi sta partendo anche un crampo alla mandibola, tesa in un urlo silenzioso. Probabilmente sembro l’omino del famoso dipinto l’urlo di Munch.

Faccio ripassare Martino e attendo pazientemente che il dolore diminuisca. Per fortuna la discesa è lunga e Martino la imposta con prudenza.

Giunti al termine siamo dapprima in 3 e poi aumentiamo di numero. L’espresso del Grosio Ciclismo non fa fermate ma carica volentieri nuovi passeggeri. Io conosco il percorso e a voce gli anticipo le svolte, in particolare l’insidiosa curva a sinistra seguita da un breve strappetto che porta al ricongiungimento con gli altri percorsi.

Dopo 15 chilometri così, giunti in vista del traguardo è per fortuna chiaro a tutti che la volata non si deve fare e così infiliamo in fila indiana il traguardo, anche se poi per una questione di centesimi Martino risulterà dietro di me, nonostante fossi nettamente dietro la sua ruota posteriore. Va bene, tanto non ci giocavamo nulla, ma invece che una saranno due le birre che gli devo.

Medaglia da finisher appesa al collo mi dirigo al ristoro, dove ritrovo Isidoro ed Alessandro che hanno chiuso rispettivamente 68esimo e 52esimo. Quanto a me, missione compiuta, migliorato il personale di 30” ma soprattutto divertito, ritrovato vecchi amici e fatto foto all’arrivo con Gimondi in persona.

Quindi doccia, calda e senza fare coda, negli accoglienti spazi del Lazzaretto e quindi pasta-party, in cui lagestione della birra e delle salamelle extra è interamente affidata ad un'associazione benefica.

Al tavolo mi raggiunge anche il compagno di squadra Alberto Drisaldi che alla sua prima esperienza sul lungo di questa manifestazione, partendo con un pettorale alto, ha dato prova di grandi capacità compiendo tutta una gara in rimonta. Con lui rivivo alcuni momenti della giornata prima di salutarci, dandoci appuntamento per la prossima gran fondo.

 

La prima volta del nostro inviato Davide Sanzogni alla Luca Avesani, che si è rivelata una giornata di grande divertimento grazie ad un percorso molto veloce, disegnato in un territorio di indubbia bellezza.

2 maggio 2018, Verona - Non avevo ancora preso parte alla Granfondo Luca Avesani di Verona, un evento supportato dall'omonimo pastificio nel ricordo di Luca Avesani, grande appassionato di ciclismo.

L'occasione si è infine presentata quest'anno, complice il ponte legato alla festa dei lavoratori, che mi ha consentito di unire una breve vacanza con la famiglia, visitando alcune città del veneto e ritagliandomi la mattina del Primo Maggio per partecipare a questa competizione.

La manifestazione prende il via nei pressi della celebre arena, mentre per la parte logistica usufruisce degli ampi spazi coperti dell’adiacente palazzo della Gran Guardia, al cui interno incontro e saluto l’organizzatore, Marino Martini, che inesauribile sta curando le varie attività necessarie alla buona riuscita dell’evento.

Ritirato quindi il dorsale ed il pacco gara, composto da una pratica scatola contenente due confezioni di ravioli, una bottiglia di vino rosso e una di olio di oliva locali oltre ad un cofanetto di rimedi naturali, mi preparo rapidamente ed entro in griglia.

Ho optato per il completo estivo, senza smanicato né manicotti, confidando di scaldarmi in gara, ma l'attesa è decisamente fresca. Sto valutando se andarmi a prendere i manicotti quando incontro Leonardo del team MP Filtri e Gianluca di Faenza. Con loro inizio a chiacchierare, mentre le grigie si riempiono e la massa umana unita ad un timido sole che filtra tra le nubi contribuisce a rendere la temperatura più gradevole.

L'ampia sede stradale consente un'inusuale disposizione delle griglie che si trovano di fatto tutte appaiate, ad eccezione della griglia vip in cui vediamo posizionarsi la campionessa di MTB Paola Pezzo e il due volte vincitore del Giro d’Italia Paolo Savoldelli.

Dalle casse risuonano alcuni brani degli AC/DC, che riempiono l'attesa mentre lo speaker ci comunica che dopo il via ci sarà un tratto a velocità controllata e che l'arrivo ha subito una modifica dell'ultimo minuto per soddisfare una richiesta da parte dell'Amministrazione comunale. Alcuni dei tanti inevitabili compromessi che si devono trovare per poter partire dal centro di una città.

Dopo un brindisi bene augurante alla presenza di alcune autorità locali e della famiglia Avesani, la gara prende ufficialmente il via. Il breve tratto a velocità controllata ci porta attraverso le suggestive, ma tortuose, strade medievali di Verona fino a quando nei pressi di una galleria viene dato il via volante.

Ora si viaggia veloci mentre una serie di curve allunga il plotone costringendomi a continui rilanci.

Dopo una quindicina di chilometri imbocchiamo la prima pedalabile salita che porta a Pian di Castagnè ad una velocità tale per cui la corona piccola resta inutilizzata.

La successiva discesa è molto veloce e come spesso accade la prima curva risulta essere la più insidiosa, vuoi perché tanto la mente quanto i cerchi hanno bisogno di un breve riscaldamento, vuoi perché effettivamente gli 88 chilometri orari toccati in questo punto sono il picco massimo di quest'oggi.

Al termine della discesa non c’è spazio per respirare. Siamo ancora lanciati quando imbocchiamo la salita di San Giorgio, decisamente più ripida della precedente. Cinque minuti molto intensi al termine dei quali accogliamo con piacere il cartello che annuncia lo scollinamento.

Breve discesa e il tracciato risale il fondo valle in direzione di Villa dando finalmente alla cinquantina di elementi del gruppo, incluse le prime due donne, l’opportunità di alimentarsi mentre una moto-staffetta ci fa strada.

Una nuova svolta, sempre ben segnalata e presidiata, ed ecco che si risale verso Pian di Castagnè, stavolta da un versante più duro, per andare a scendere per la stessa pedalabile strada affrontata come prima salita affrontata. Affrontata in senso opposto si rivela essere una veloce ed a tratti tecnica discesa che fraziona il gruppo in alcuni tronconi.

Approfittando di un attimo di rallentamento c’è un timido tentativo di evasione dal gruppo, a cui spavaldamente provo ad unirmi. Per fortuna, mi viene da dire, veniamo presto ripresi dall'intero gruppo nel frattempo ricompattatosi e sempre a forte andatura ci dirigiamo verso Grezzana.

Non conosco assolutamente il percorso e confidavo che il bivio tra i due percorsi arrivasse prima di questa salita, invece gli atleti impegnati sul percorso classico, come viene indicato il medio qui all’Avesani, ci faranno compagnia per un lungo tratto e contribuiranno non poco ad innalzare l’andatura. Tra questi Marco Cadei dell’ASD Cicli Bettoni, nutrita formazione bergamasca, mette in fila l’intero gruppo nei 4 chilometri al 9% medi che conducono verso Montecchio, saliti a 1300m di VAM, e solo una successiva foratura lo costringerà a rallentare in una seguente breve discesa.

La salita che conduce ad Erbezzo, apice del percorso Superiore, e di cui siamo solo agli inizi è infatti suddivisa in ben sette tratti, intervallati da veloci falso-piani se non da vere e proprie contro pendenze lunga ben 35 chilometri.

Dopo aver affrontato i primi due tratti tutti insieme, ormai incalzati dalla macchina del fine corsa, finalmente avviene la divisione dei percorsi e con una certa sorpresa scopro che ben una ventina di corridori hanno girato per il lungo.

Ora inizia la parte delle gran fondo che di norma preferisco: l’andatura pur sostenuta si fa più regolare e si può anche far conoscenza dei propri compagni di avventura. Viste le mie origini Camune, attacco bottone con Dario Garatti un altro atleta del team Bettoni mentre chi ne ha di più si accolla l’onere di fare l’andatura. C’è un po’ di traffico in entrambi i sensi di marcia, sia di auto che di ciclisti estranei alla corsa, ma grazie alla moto-staffetta e alla puntuale presenza dei volontari non ci sono particolari problemi.

Giunti infine ad Erbezzo, mancano 35 chilometri all’arrivo ma sono praticamente tutti in discesa. E che discesa! La pendenza costante, la strada ampia che consente di impostare buone traiettorie senza invadere la corsia opposta e l’onnipresente staffetta consentono di tenere i 50 chilometri orari di media fino alla periferia di Verona.

Ci inoltriamo tra i viali della città in cui invece c’è un po' di traffico, difficile da evitare del resto considerato l’arrivo in pieno centro, e con la segnaletica, fin qui impeccabile. Purtroppo a causa della richiesta di modificare l’arrivo, annunciata dallo speaker al mattino, tutte le indicazioni riguardanti la distanza che ci separa dall’arrivo sono saltate.

Ci ritroviamo così a sfrecciare abbastanza sorpresi e compatti sul tappeto di fine gara. Niente volata dunque ma nessun rammarico, dato che in larga misura avrebbe assegnato posizioni di rincalzo anche per le singole categorie. Piuttosto un grande divertimento grazie ad un percorso molto veloce che si snoda in un territorio di indubbia bellezza e ricco di tipicità eno-gastronomiche.

A proposito, ho fame, salto il ristoro collocato dopo il traguardo e punto direttamente al pasta party. Tortellini Avesani naturalmente ma non solo. Una generosa dose di affettati, insalata e un dolce vengono accompagnati da ottimi vini proposti da due graziose ragazze. Mi ha nel frattempo raggiunto Leonardo, che ha chiuso 12esimo assoluto sul percorso medio, e con lui mi faccio fare un paio di foto insieme a Savoldelli e alle gentilissime miss già citate.

Un ricordo in più di questa bella mattinata prima di raggiungere la mia famiglia e chiudere felicemente questa breve vacanza in Veneto.

Davide Sanzogni

 

 

 

 

 

 

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