Una tranquilla pedalata in compagnia, con il pepe di un paio di tratti cronometrati: questo è il menu offerto dalla Freccia Geotermica “Silvia Parietti”, che ha consentito di unire il cicloturismo al sano agonismo. Tutto questo si è svolto nello splendido scenario delle colline geotermiche su strade senza traffico, tra antichi borghi, boschi di castagni e i soffioni boraciferi che caratterizzano questo angolo di Toscana. Una bella manifestazione per chiudere la stagione ciclistica.

21 ottobre 2019 - Ancora una volta la sveglia risuona in orario notturno. Chi ce lo fa fare? La stagione delle granfondo è oramai alle spalle, ma è ancora tanta la voglia di pedalare. Sarà questo autunno mite, sarà una condizione fisica ancora buona, ma ancora non è giunto il momento di appendere la bici al chiodo e andare in letargo. L’occasione per un’altra bella pedalata in compagnia ce la offre la Granfondo Freccia Geotermica, organizzata da Stefano Gazzarri e dagli amici del Velo Etruria Pomarance che, a primavera, da più di vent’anni, danno vita alla decana del panorama cicloamatoriale toscana. E in un periodo difficile in cui molti organizzatori mollano, loro addirittura raddoppiano. È sempre un piacere tornare a Pomarance dove ogni angolo è oramai per me familiare.

Al mio appello hanno risposto tanti amici, per cui la nostra pedalata sarà in compagnia, ripromettendoci di aspettarci dopo ogni salita e ogni tratto cronometrato, dove proveremo a testare le nostre energie residue. Ci presentiamo puntuali alla partenza, che sarà spalmata nell’arco di un’ora. L’atmosfera è rilassata, anche se la nota voce dello speaker Daniel Guidi, sempre presente negli appuntamenti che contano, contribuisce a creare un clima di festa e a trasmettere la necessaria adrenalina. Tra i partenti spicca il tricolore di Silvia Parietti, ex campionessa italiana di ciclismo e testimonial della manifestazione.

 I primi chilometri li facciamo in gruppo ad andatura già sostenuta, attraversando il borgo di San Dalmazio. Poi, dopo il ponte sul torrente Pavone, inizia il primo tratto cronometrato sulla salita che ci porterà a Montecastelli. Il cuore balza in gola, l’acido lattico morde i muscoli: è uno sforzo breve, poco più di due chilometri, ma molto intenso e ci mette a dura prova. In vetta ci mettiamo alcuni istanti a recuperare l’affanno e ci ricompattiamo per proseguire assieme. L’armonia del nostro gruppetto è interrotta dalla foratura della gomma posteriore di mio fratello Marco. Pochi minuti per l’intervento e ripartiamo, un po' infreddoliti per il clima ancora umido, anche se il pericolo pioggia è scongiurato.

Dopo aver sfiorato i borghi di Monteguidi, Mensano e Radicondoli, ci lanciamo in una veloce discesa che ci porta al secondo tratto cronometrato: il Ricavolo è salita assai pedalabile per cui preferiamo stare per lo più uniti per aiutarci a vicenda e fare velocità. Con questo tratto chiudiamo la parte agonistica e saliamo tranquillamente verso Castelnuovo Val di Cecina, dove ci attende un primo ricco ristoro. Il percorso adesso si addentra nel “cuore caldo della Toscana”, su strade in parte sconosciute che apprezziamo per la quasi totale assenza di traffico veicolare. Dopo Monterotondo Marittimo la strada diventa un tappeto di ricci di castagne: molto suggestivo ma c’è da fare attenzione. A Sasso Pisano ritroviamo le note fumarole, prima di affrontare la salita della Leccia. Qui, con mia grande sorpresa, veniamo deviati nel centro del borgo medievale dove su una piazzetta in vetta a un bastione è allestito il secondo ristoro, ancora più ricco di specialità locali. Veramente un passaggio emozionante, per la scoperta di un luogo in buona parte sconosciuto. Rinfrancati nello spirito percorriamo gli ultimi chilometri con il passaggio dentro Larderello. All’arrivo con gli amici ci stringiamo le mani, ringraziandoci a vicenda: non abbiamo fatto nessuna impresa, ma ci siamo divertiti e lo abbiamo fatto in compagnia, coltivando la nostra passione. Giornate come queste ci riconciliano con il mondo: un bel modo per chiudere la stagione ciclistica.

Articolo e foto di Michele Bazzani

A Radda in Chianti (Si) si è disputata un’altra memorabile edizione della Granfondo del Gallo Nero, su un percorso collaudato che permette di scoprire gli angoli più belli del territorio del Chianti Classico. Il meteo avverso ha rischiato di compromettere la festa, ma alla fine la manifestazione si è potuta svolgere senza problemi. E anche la festa non è stata guastata.

23 settembre 2019, Radda in Chianti (Si) - È con una certa emozione che mi avvio alla partenza la domenica mattina. Per me questa è la Granfondo di casa, visto che si svolge sulle strade dei miei allenamenti. Anche stavolta, oltre ai miei compagni di squadra, saranno presenti tanti amici giunti da ogni parte d’Italia, attratti dalla bellezza del territorio del Chianti Classico, oramai nota in tutto il mondo, così come il suo prodotto di elezione, il vino. E il connubio con il ciclismo, intrapreso da qualche anno, permette di valorizzare al meglio queste eccellenze, dato che la pratica di questo sport permette di apprezzare al meglio la qualità dei luoghi. La Granfondo del Gallo Nero è una delle tante iniziative promosse in tal senso, con un successo crescente e con un’organizzazione che si affina a ogni edizione, facendone una delle manifestazioni cicloamatoriali più importanti del panorama nazionale. Per questa edizione la bella novità è l’utilizzo di materiale biodegradabile per ristori e pasta party, al fine di ridurre l’impatto ambientale. E il coinvolgimento totale del territorio si concretizza anche con il sostegno al progetto di solidarietà dell’associazione La Stadera di Greve in Chianti, per l’inserimento lavorativo dei giovani del luogo affetti da disabilità.

Purtroppo, il risveglio è caratterizzato da un’ondata di pessimismo: un vero e proprio nubifragio, iniziato nella notte, rischia di rovinare la festa. Al ritrovo il morale di tutti i ciclisti non è dei migliori, anche se ci incoraggiamo a vicenda, consigliandoci sull’abbigliamento antipioggia da indossare. Mezz’ora prima del via il cielo concede una tregua, anche se molti dei 1600 iscritti decideranno di non partire.

La partenza, in discesa su strada bagnata, è pericolosa anche se controllata. Scendo contratto e mi faccio sfilare in gruppo. La prima salita verso Panzano, assieme all’amico fiorentino Daniele, è all’insegna della rimonta, ma sentiamo di far fatica. Col passare dei chilometri le gambe cominciano a sbloccarsi, mentre superiamo le brevi ma arcigne salite di Spedaluzzo e Luiano. Dietro ai primi che faranno la gara per la vittoria, formiamo un gruppo numeroso, dove riconosco tra gli altri il pisano Claudio e il poggibonsese Nedo, vero asso della discesa. Superato il bivio per il percorso di mediofondo, cui saranno obbligati tutti quelli che vi giungeranno con mezz’ora di ritardo dal primo per la decisione della giuria di stringere il cancello orario per il peggioramento meteorologico previsto dopo le ore 13, ci dirigiamo in salita verso Castellina in Chianti. La fatica comincia a mordere i muscoli, la prima parte di gara è stata corsa veramente a ritmi folli, ma è adesso che occorre tirare fuori il meglio di noi.

Faccio da cicerone sul percorso e le salite che ci aspettano ai compagni di gruppo, tra cui il simpatico casertano Dino con cui faccio amicizia. Nel finale il percorso è di una bellezza struggente: sfioriamo le vigne di San Polo in Rosso, attraversiamo il piccolo borgo storico di Lecchi in Chianti, ci arrampichiamo sulle rampe che portano a San Regolo e al Castello di Brolio, fino a scoprire - in vetta alla penultima salita - i paesaggi mozzafiato di Castagnoli e Rietine. Il nostro gruppo si sfalda in mille pezzi e resto da solo. Sulla salita di Badia a Coltibuono, dove ricomincia a piovere, comincio ad arrancare, ma oramai il traguardo è dietro l’angolo. Lo raggiungo con il sorriso dei giorni migliori, complimentandomi con l’amico milanese Alessandro, autore di una gara strepitosa e che ha vinto la nostra simpatica sfida personale.

La festa del dopogara non sarà guastata dalla pioggia intermittente che caratterizzerà il pomeriggio. Ad accompagnare le ricche premiazioni, un pasta party d’eccellenza condito dalla possibilità di gustare dell’ottimo vino Chianti Classico in bicchieri di cristallo griffati con il Gallo Nero che ogni partecipante potrà portare a casa come ricordo. E così, potremo ancora brindare al ricordo di questa bellissima giornata.

Teste di Michele Bazzani e foto dell'Organizzazione

 

Archiviata la stagione delle granfondo di montagna, si torna a pedalare sulle colline del Centro Italia. L’occasione arriva dalla Granfondo Terre di Narnia, anticipata di circa un mese rispetto al tradizionale calendario. Nella verde Umbria ci ha accolto una spettacolare giornata di sole, che ha accompagnato i 400 partenti in una manifestazione all’insegna del sano agonismo.

16 settembre 2019 - Il bellissimo borgo murato di Narni, che incombe dell’all’alto con le sue pareti scoscese a picco sulla valle, fa da scenario alla griglia di partenza dove centinaia di ciclisti si stanno radunando. Dopo tante granfondo estive, disputate per lo più in montagna, la voglia di gareggiare e attaccarsi il numero è ancora tanta. Anche il tiepido sole, che già di buon mattino scalda i muscoli, mette di buon umore. La voce familiare dello speaker Fabrizio Amadio scandisce i momenti che ci separano dal via. Alcune ragazze sono preoccupate, in vista della partenza che si preannuncia velocissima, ma perlopiù abbondano sorrisi. Pare di vivere in una favola.

Il via segna l’inizio della contesa, ma il clima che si respira è quella di un sano agonismo, senza esasperazione, e con la voglia di divertirsi. Il primo anello in pianura dà modo a tutti di scaldare la gamba, prima di affrontare la prima salita verso San Gemini, per la verità molto pedalabile. È la velocità imposta in testa al gruppo, più che la pendenza, a fare una prima selezione. Mio malgrado rimango attardato, causa la distrazione nei primi chilometri che mi ha fatto perdere un po' di posizioni in gruppo. Poco male, perché si forma un bel gruppo che aiuterà a fare velocità nel tratto pianeggiante che segue. Qui riconosco Sara, forte ciclista chiantigiana seguita dal compagno Luca, e il reatino Giosué, appena conosciuto in griglia, con ottime doti da scalatore.

 

Il passaggio dal centro di Narni è uno dei momenti più belli della gara. La strada si arrampica con larghi curvoni verso il borgo storico, in cui entriamo con una bella porta murata. La salita è pedalabile e le sensazioni sono buone, così che mi porto in testa per aumentare l’andatura e fare un po' di selezione. Si prosegue in un paesaggio selvaggio caratterizzato da zone boscate e con le varie sfumature di verde che caratterizzano il territorio umbro. Il gruppo è ancora folto e il ritmo elevato permette di superare velocemente i continui saliscendi di questo tratto di percorso. La picchiata verso il fondovalle è velocissima e priva di pericoli e di traffico, a testimonianza di un percorso studiato per garantire la massima sicurezza per i ciclisti.

Resta ancora un’ultima asperità da superare, quella di Otricoli, su strada ampia con poca pendenza ma tutta da spingere. Non ho niente da chiedere alla mia gara, ma sento di divertirmi molto anche per le gambe che rispondono al meglio. Raggiungiamo vari gruppi di ciclisti staccati dalla testa della corsa e ci involiamo a gran velocità verso l’arrivo con gli ultimi chilometri tendenzialmente a scendere. Purtroppo, subito dopo l’arrivo alcuni ciclisti si agganciano e finiscono a terra. Un vero peccato, perché finora tutta la gara era trascorsa senza problemi. L’incidente non macchia però una manifestazione che può dirsi riuscita sotto tutti i punti di vista e dove il divertimento in bici è stato il protagonista. Anche Matteo Zannelli, rientrato in gara dopo mesi dal suo incidente, mostra di aver passato una bella mattinata di sport ed è pronto per i prossimi appuntamenti.

Le ricche e lunghe premiazioni faranno da cornice al dopogara: oltre ai vincitori della Fondo Terre di Narnia, saliranno sul podio anche i campioni regionali umbri, i campioni nazionali AICS e i premiati del Circuito dei Due Mari e del Salice Bike Challenge. Oggi ce n’è stato davvero per tutti, in quello che è diventato, a buon titolo, uno degli appuntamenti imperdibili del calendario granfondistico di fine stagione.

Foto e testo di Michele Bazzani

Doveva essere una giornata di tremenda, invece la pioggia è caduta solo prima e dopo.

23 settembre 2019, Casteggio (Pv) - La granfondo di Casteggio è per me l’ultimo appuntamento della stagione, iniziata ai primi di marzo e svoltasi, come giusto, tra alti e bassi attraverso 14 appuntamenti granfondistici in giro per l’Italia. Anche se dopo la pausa estiva non sono riuscito a ritrovare quella verve agonistica necessaria ad affrontare al meglio una granfondo non posso mancare all’appuntamento di Casteggio. Peccato solo che le previsioni del meteo mettano acqua per la giornata di domenica.

Alla domenica mattina pioviggina, leggo i messaggi di alcuni amici che hanno deciso di non correre. Indosso il Gabba, ormai rassegnato ad una gara bagnata. Giunto a Casteggio, mezz’ora di viaggio da casa, per fortuna smette di piovere. Ma non mi fido e resto vestito pesante mentre all’interno del centro sportivo che ci ospita saluto amici e conoscenti. Ciliegina sulla torta, quanto entro in griglia e accendo il computerino mi rendo conto che non legge i dati del power meter. Batterie finite. Va beh, poco male. Tanto in gara lo guardo poco, ma mi sarebbe piaciuto scaricare i dati a posteriori.

Alle 9.30 viene dato il via e dopo nemmeno un chilometro si inizia a salire. Provo a tenere il primo gruppo ma le gambe non rispondo al meglio ed ho anche caldo per via del giacchino. O forse è la testa che oggi proprio mi dice di non soffrire. A metà salita mi lascio sfilare e riassorbire da un gruppetto di inseguitori. Affronto la prima discesa con prudenza e quando la strada riprende a salire continuo a fare come i gamberi. Vari amici mi passano e li saluto. Oggi non è cosa, ormai ho deciso che sarà una sorta di allenamento. Mi raggiunge l’ex professionista Simona Frapporti e mi riscuoto un poco. Io sono intenzionato a fare il lungo mentre lei girerà sul medio. Dato che in questo frangente è sola provo a darle una mano, così anche per ritrovare motivazione. Chiacchiero, mi sembra di stare meglio, ma alla prima curva della seconda discesa mi sdraio. Capita quando si è distratti, complice la fanghiglia causata dalla leggera pioggia notturna e dalle attività legate alla vendemmia. Mi rialzo senza danni di rilievo ma decisamente abbacchiato e completo con prudenza la discesa al termine della quale si trova la divisione tra i percorsi.

Battezzata a questo punto la giornata come storta e contrariamente alle idee della vigilia, giro sul medio. Sopraggiunge un gruppetto di cui fanno parte un paio di donne in lotta fra loro. Gruppetto che mio malgrado seleziono in salita mentre rimugino tra me e me. Sono un po’ dispiaciuto perché le strade sono ormai asciutte e da quello che vedo il nutrito servizio d’ordine e le motostaffette stanno svolgendo con efficacia il loro compito. C’erano tutte le condizioni per divertirmi, ma serviva un’altra testa. Quando la strada inizia a scendere mi alterno a tirare con Lorenzo, il gregario molto forte che accompagna Monica Cuel, e infine raggiungiamo un gruppetto che ci precedeva di quasi un minuto. Tutto sommato mi sto divertendo adesso e devo anche ritenermi fortunato. Potevo farmi male per una banale scivolata invece ho appena un paio di abrasioni e la bici è integra.

Proseguiamo veloci tanto che non si riesce ad organizzare una doppia perché alcuni non riesco a tenere i cambi. In prossimità di Casteggio faccio un tentativo di anticipare la volata. Quando vengo ripreso mi metto a ruota di Monica con cui mi congratulo una volta tagliato il traguardo.

Passo a farmi mettere un paio di garze presso l’ambulanza collocata appena dopo il traguardo e mi dirigo alle docce e al pasta-party. Ottimi i ravioli! Alla fine è andato tutto bene e anche le giornate no fanno parte del gioco. Abitando a pochi chilometri ed avendo fatto, una volta tanto, il percorso corto ho tempo di indugiare a chiacchierare. Ascolto i commenti degli altri ciclisti, in larga misura soddisfatti della manifestazione, tanto dal percorso che dal pasta-party e dalle premiazioni. Vedo la visibile soddisfazione di Vittorio Ferrante, Presidente della ASD Sant’Angelo Edilferramenta, per aver fatto tornare a casa tutti o quasi i partecipanti con il sorriso e non posso fare a meno di chiedermi cosa sarebbe il mondo amatoriale senza persone come lui che si dedicano alla realizzazione di manifestazioni anche piccole come dimensione, dove quasi ci si conosce tutti tra organizzatori e partecipanti, ma ben curate.

Testo di Davide Sanzogni. Foto Organizzazione

Il mese di agosto, che volge al termine, segna un momento di pausa dalle gare per il Granfondista, sia per l’assenza di eventi di massa, sia per la necessità di tirare un po' il fiato dopo una stagione impegnativa. Ma dove vanno e cosa fanno gli eroi del pedale in questo periodo? Andiamo a scoprirlo.

28 agosto 2019 - La stagione delle granfondo, iniziata sulle coste della Liguria e proseguita per tutta Italia fino ad arrivare alle impegnative gare sulle montagne, comincia a pesare sulle gambe ma soprattutto sulla testa dei granfondisti, soprattutto su quelli che fanno tutta la stagione completa. È necessario pertanto un momento di recupero che spesso coincide con i mesi estivi, agosto in particolare, nel quale si diradano gli eventi a cui partecipare.

Ma di smettere di pedalare nemmeno se ne parla. C’è tutta l’ultima parte di stagione di gare da preparare! E poi i giorni di ferie offrono molto più tempo libero e c’è da sfruttarlo a pieno, con buona pace delle famiglie, vittime predestinate di questa insana passione. E allora le vacanze diventano dei “training camp” da svolgere per lo più in montagna.

Una delle mete più gettonate dai ciclisti nel periodo estivo è Livigno che unisce i “benefici” dell’altura alla possibilità di spaziare su percorsi impegnativi con vista sulle grandi montagne della storia del ciclismo, come il Passo dello Stelvio e il Passo Gavia. Qui peraltro ci sono un sacco di attrazioni per tutti, anche per le famiglie, in modo tale che tutti trovino qualcosa di fare. E allora via con raduni di squadra, ritrovi con amici ciclisti, ma anche vacanze di coppia (ciclisti entrambi, s’intende…): tutti a Livigno quindi, alla ricerca della condizione perduta! Il bello di queste zone è che spesso ti imbatti in ciclisti professionisti che sono qui ad allenarsi: per loro è lavoro, ma non ti negano mai un sorriso e la possibilità di allenarti alla loro ruota, perlomeno finché ce la fai a tenerla. Le lunghe pedalate in quota alla fine ti lasciano al contempo tanta felicità e tanta stanchezza, da smaltire nei giorni successivi. Ma il bagaglio più bello che ci portiamo da queste giornate (eh sì, dico noi, perché anch’io non sono sfuggito quest’anno al rito collettivo) sono le nuove e vecchie amicizie nate e consolidate in sella alla bicicletta.

E lo stesso vale per chi, per pedalare, sceglie le classiche Dolomiti (forse un po' troppo trafficate ad agosto) o le più tranquille montagne carniche o piemontesi. Ma si pedala anche al mare. Le località di villeggiatura balneari si trasformano d’agosto in luoghi di aggregazione per ciclisti che, prima di dedicarsi al relax in spiaggia, sfogano i propri istinti agonistici in raduni che spesso assumono la veste di quasi gara, con ritmi folli a scandire i raduni giornalieri. A Follonica, per esempio, il gruppo de “La Piazza” diventa quotidianamente il ritrovo di coloro che vogliono fare ritmo, in un happening che per i vacanzieri si rinnova di anno in anno. E dopo tutte queste pedalate agostane, chi più chi meno, i ciclisti vacanzieri torneranno con una condizione strepitosa, da poter sfogare nei mesi di settembre e ottobre, chi in gara chi nei raduni domenicali. Ma alla fine quello che conta è il divertimento e l’eccitazione con cui ognuno di noi vive questa sana passione, che a volte trascende nella “malattia”. E siamo certi che i ciclisti, “fissati” a tal punto di trasformare le loro vacanze in training camp, dei quali non nego di fare parte, ci perdoneranno se li abbiamo presi in giro scherzandoci un po' su.

Foto e testo di Michele Bazzani

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