Un doppio appuntamento quello imperiese, con la cronometro individuale il sabato e la granfondo la domenica.

Diano Marina in festa per la granfondo

Diano Marina in festa per la granfondo

15 ottobre 2020, Diano Marina (Im) – Tutto confermato per sabato 24 e domenica 25 ottobre quando i cicloamatori si troveranno a Diano Marina (Im) per un doppio appuntamento a cui non mancare.

Il sabato sarà una lotta contro il tempo con la cronometro individuale di sei chilometri, totalmenti piatti, ma con alcune svolte che metteranno alla prova la capacità di guida dei partecipanti. Partiti dal centro della cittadina ci si dirigerà verso l'entroterra e Diano San Pietro si prenderà la strada del ritorno.

La partenza del primo concorrente sarà data alle ore 14.00 e a seguire gli altri ad un minuto l'uno dall'altro. Verranno premiati i primi tre di ogni categoria.

Tutti i dettagli, compreso il percorso, si trovano nella pagina dedicata del sito Loabikers.com.

Domenica 25, invece, sarà la volta della granfondo, intitolata a Goffredo Bonifazio, il nonno di Niccolò e Leonardo, che darà il via alla sua seconda edizione, dopo il gioioso benvenuto della scorsa edizione.

Il percorso, di 100 chilometri, non sarà certo da sottovalutare in quanto, nelle sue tre salite, cela un dislivello di oltre 1800 chilometri.

Tutti i dettagli sulla pagina dedicata. 

Le prove restanti del Trofeo Loabikers

25 ottobre – Granfondo Diano Marina

8 novembre – Pietra Ligure Cycling Marathon


 

Tutti i dettagli si trovano nella pagina dedicata del sito del Gs Loabikers.(https://www.loabikers.com/)

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www.loabikers.com

tel. 3356872887

Un cronosquadre contro il tempo e contro il nubifragio, narrata da Michele Bazzani. 

14 ottorbe 2020 - La prova della cronosquadre è una chicca che tradizionalmente il Giro di Sardegna mette in scena. Assieme ai team ufficiali già presenti, si sfidano squadre che si formano per amicizia e contatti personali tra i concorrenti durante il Giro. Anche in quest’occasione, le trattative per comporre le squadre mettono un po’ di pepe ai momenti del dopo-gara. Alla fine finisco con una squadra fortissima con Daniele Bertozzi e il suo compagno Marco Mignani, il campione paralimpico Giancarlo Masini e due passisti bresciani del Team Leonessa, Mario Carlesso e Franco Marocchi: ci sarà da fare fatica per essere all’altezza di tali compagni.

La pedana di partenza, che l’organizzazione ha montato per l’occasione, ricorda le corse del grande ciclismo e nell’attesa del via, sale un po’ di adrenalina. Due curve strette, una rotonda e poi è il momento di dare gas, in formazione. Da subito andiamo velocissimi, le bici da crono dei miei compagni fendono l’aria come missili, primi cambi, le gambe si gonfiano… “ah, se mi fossi scaldato meglio!”, penso, mentre mi accodo al bolide di Giancarlo. Purtroppo non abbiamo fatto i conti con Giove Pluvio che decide di scatenare tutta la sua furia. La guida della bici diventa problematica, ancor più mantenere la velocità, visto che si affrontano gli strappi che portano a Capo Caccia. Daniele ed io perdiamo contatto, affidando le nostre sorti ai nostri compagni.

Incrociamo le altre squadre, quelle più forti e veloci. Sembrano dei treni in corsa, che filano a 50 km/h squarciando il muro d’acqua che gli si para di fronte. La battaglia per la vittoria sarà serrata fino all’arrivo e alla fine saranno solo dieci i secondi che separeranno i vincitori (Zacchi, Bonapace, Debertin, Ugazio e Bertani) dalla squadra che giungerà al secondo posto, formata da Sanetti, Pittacolo, Mascia e Purbrock. Ragguardevole anche la media della squadra vincitrice, 44 Km/h, anche in considerazione del meteo proibitivo e dei saliscendi della fase centrale del percorso.

Alla fine, il temporale avrà guastato solo parzialmente il divertimento che questa prova particolare offre. Dopo la gara, resta molto tempo per dedicarsi alla pulizia delle bici e al recupero delle forze. Già domani si torna nell’interno dell’isola. Le salite ci aspettano. E, come sempre, ci faremo trovare pronti.

Testo di Michele Bazzani

Una tappa ad alta tensione, tirata e scoppiettante. Ecco il racconto di Michele Bazzani. 

Ph Gabriele Tramonte

13 ottobre 2020 - Già dalla sera precedente si respirava aria di battaglia. La tappa di oggi si prestava a varie soluzioni ed era nel mirino di molti ciclisti, sia dei big di classifica sia dei cacciatori di tappe. Subito dopo il via si accendono le polveri e un tratto pianeggiante con il vento laterale miete già le prime vittime. L’andatura è vertiginosa e in pochi istanti mi ritrovo in fondo al gruppo, dove anche un uomo di classifica, come Timothy Bonapace, impreca in cerca delle migliori sensazioni: le troverà più avanti. Sento la gamba reattiva e provo a risalire il gruppo, mentre percorriamo il tratto centrale vallonato ricco di strappi impegnativi. Su uno di questi si scatena la bagarre e, dopo scatti e controscatti, riescono a evadere in dodici corridori, tra cui quasi tutti i principali competitor per la classifica generale. Con i migliori tutti avanti, la corsa si chiude qui.

Ph Gabriele Tramonte

Nel frattempo lamento un incidente meccanico e devo lasciarmi sfilare. Con l'andatura che cala, complice anche il vento che qui non fa mai mancare la propria presenza, ho l'occasione di guardarmi attorno per scoprire la bellezza dei luoghi che stiamo attraversando: prima ampie praterie dedicate a pascoli di pecore, poi dolci colline verdeggianti, che superiamo con continui saliscendi. Il servizio scorta è ottimale, ma non ce ne sarebbe nemmeno bisogno visto che in questo lungo tratto incontriamo pochissime auto e nessun centro abitato. Siamo un tutt'uno con la natura.

Ph Gabriele Tramonte

Il rientro verso l'arrivo è altrettanto veloce. Dietro una curva scorgiamo il mare, illuminato da alcuni raggi di sole che sbucano tra le nuvole. Il promontorio di Capo Caccia, che nasconde nel suo ventre le Grotte di Nettuno, si staglia di fronte a noi con le sue alte rocce a strapiombo sul mare. Scorgiamo anche l'arco blu dell'arrivo, su in alto, quindi lo sprint finale sarà ancora in salita. Il gruppo dei dodici fuggitivi si presenterà compatto e sarà il ciclista locale Filippo Capone a imporsi su un brillante Riccardo Zacchi e sull'onnipresente Michele Pittacolo, mentre i due sfidanti per la generale, Ugazio e Debertin, si controlleranno giungendo subito a ridosso. Nella gara femminile è sufficiente ad Annalisa Prato restare con il gruppo principale per vincere la tappa e consolidare il primato, davanti a una tenace Maria Cristina Prati.

Ph Gabriele Tramonte

Poi lasciamo a malincuore Capo Caccia, per far rientro in hotel. Anche oggi abbiamo vissuto una bella giornata di sport, scoprendo scorci nuovi di un'isola che a ogni angolo presenta sempre delle belle sorprese. E domani andrà in scena un altro tradizionale appuntamento del Giro di Sardegna, la cronometro a squadre, dove team improvvisati di 6 corridori ciascuna si sfideranno su un percorso velocissimo. Siamo certi che ci sarà ancora da divertirsi.

Una tappa ad alta tensione, tirata e scoppiettante. Ecco il racconto di Michele Bazzani. 

Ph Gabriele Tramonte

13 ottobre 2020 - Già dalla sera precedente si respirava aria di battaglia. La tappa di oggi si prestava a varie soluzioni ed era nel mirino di molti ciclisti, sia dei big di classifica sia dei cacciatori di tappe. Subito dopo il via si accendono le polveri e un tratto pianeggiante con il vento laterale miete già le prime vittime. L’andatura è vertiginosa e in pochi istanti mi ritrovo in fondo al gruppo, dove anche un uomo di classifica, come Timothy Bonapace, impreca in cerca delle migliori sensazioni: le troverà più avanti. Sento la gamba reattiva e provo a risalire il gruppo, mentre percorriamo il tratto centrale vallonato ricco di strappi impegnativi. Su uno di questi si scatena la bagarre e, dopo scatti e controscatti, riescono a evadere in dodici corridori, tra cui quasi tutti i principali competitor per la classifica generale. Con i migliori tutti avanti, la corsa si chiude qui.

Ph Gabriele Tramonte

Nel frattempo lamento un incidente meccanico e devo lasciarmi sfilare. Con l'andatura che cala, complice anche il vento che qui non fa mai mancare la propria presenza, ho l'occasione di guardarmi attorno per scoprire la bellezza dei luoghi che stiamo attraversando: prima ampie praterie dedicate a pascoli di pecore, poi dolci colline verdeggianti, che superiamo con continui saliscendi. Il servizio scorta è ottimale, ma non ce ne sarebbe nemmeno bisogno visto che in questo lungo tratto incontriamo pochissime auto e nessun centro abitato. Siamo un tutt'uno con la natura.

Ph Gabriele Tramonte

Il rientro verso l'arrivo è altrettanto veloce. Dietro una curva scorgiamo il mare, illuminato da alcuni raggi di sole che sbucano tra le nuvole. Il promontorio di Capo Caccia, che nasconde nel suo ventre le Grotte di Nettuno, si staglia di fronte a noi con le sue alte rocce a strapiombo sul mare. Scorgiamo anche l'arco blu dell'arrivo, su in alto, quindi lo sprint finale sarà ancora in salita. Il gruppo dei dodici fuggitivi si presenterà compatto e sarà il ciclista locale Filippo Capone a imporsi su un brillante Riccardo Zacchi e sull'onnipresente Michele Pittacolo, mentre i due sfidanti per la generale, Ugazio e Debertin, si controlleranno giungendo subito a ridosso. Nella gara femminile è sufficiente ad Annalisa Prato restare con il gruppo principale per vincere la tappa e consolidare il primato, davanti a una tenace Maria Cristina Prati.

Ph Gabriele Tramonte

Poi lasciamo a malincuore Capo Caccia, per far rientro in hotel. Anche oggi abbiamo vissuto una bella giornata di sport, scoprendo scorci nuovi di un'isola che a ogni angolo presenta sempre delle belle sorprese. E domani andrà in scena un altro tradizionale appuntamento del Giro di Sardegna, la cronometro a squadre, dove team improvvisati di 6 corridori ciascuna si sfideranno su un percorso velocissimo. Siamo certi che ci sarà ancora da divertirsi.

Testo di Michele Bazzani

Una giornata contro il tempo e il maltempo, raccontata da Michele Bazzani. 

12 ottobre 2020 - La tradizionale cronometro individuale del Giro di Sardegna non nasce sotto i migliori auspici. Pioggia sferzante e venti di maestrale a 40 km/h, con raffiche importanti, danno il buongiorno ai ciclisti. Le condizioni meteorologiche sono così difficili che per un momento si pensa anche di dover annullare la tappa. Invece alla fine sarà sufficiente il ritardo delle partenze di oltre un’ora per consentire lo svolgimento della gara.

La pioggia concede una tregua, così che i primi a partire dovranno sfidare solo il vento, oltre a un percorso ondulato con brevi salitelle. La fase del riscaldamento è caratterizzata dal suono sordo delle ruote lenticolari che luccicano sulle bici da crono. Mi sento un po’ fuori posto con la mia bici normalissima, ma vedo che sono in buona compagnia. D’altronde oggi non sono io che devo spaccare il cronometro. Salire sulla pedana di partenza è però sempre un’emozione. Cinque, quattro, tre, due, uno… via! Il cuore balza in gola, i muscoli mordono, il fiato si fa corto: il primo tratto è già impegnativo visto che tende a salire e il vento è contrario, anche se siamo riparati in mezzo agli alberi. Uno strappo ci porta allo scoperto, qui è il momento più difficile, la bici avanza a fatica e le raffiche sembrano quasi volerti fermare. Un’altra salita, ancora più tosta, poi è il momento di fare dietro front e tornare indietro. Stavolta Eolo gioca a tuo favore, la velocità diventa vertiginosa e aiuta a superare le piccole gobbe della via del ritorno. C’è solo da stare attenti a qualche sbandata laterale, quando la strada cambia direzione.

Purtroppo, in tarda mattinata, un lieve calo del vento coincide con un nuovo acquazzone che colpirà gli ultimi a partire. Ma non bagnerà le loro polveri. Dal diluvio spunta la sagoma del tedesco Daniel Debertin che andrà a segnare il miglior tempo. Al femminile è invece Maria Cristina Prati ad imporsi sulla concorrenza. Di notevole spessore anche le prove dei due esponenti della nazionale disabili, Michele Pittacolo (8° assoluto all’arrivo) e Giancarlo Masini, i cui volti nel dopogara s’illuminano di soddisfazione, sia per il risultato che per la gioia di esserci.

Domani si torna a correre in linea con una tappa apparentemente facile, ma di difficile interpretazione. E nell’aria c’è già profumo di battaglia.

Testo di Michele Bazzani e foto di Gabriele Tramonte

 

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