Alla Ötztaler RadMarathon ogni volta come fosse la prima volta

Bazzani racconta la sua quinta partecipazione a quel monumento che è l'Ötztaler RadMarathon.

3 settembre 2019 - Il fascino e la magia dell’Ötztaler RadMarathon cominciano a presentare il conto già a pochi giorni dall’evento, quando fervono i preparativi di partenza e quando oramai niente altro è possibile fare per presentarsi preparati all’appuntamento. Per me è la quinta partecipazione consecutiva, ma l’emozione della vigilia è quella della prima volta. Anche un veterano come Luca Bortolami (per lui il contatore è giunto a quota sedici) dichiara di sentire le farfalline nello stomaco, come quando ci si innamora.

È sempre complicato l’avvicinamento a questa gara, difficilissima sia per il percorso lungo ed estenuante, sia per l’incertezza sulle condizioni meteo che, anche quest’anno, permarrà fino all’ultimo momento. Nei mesi estivi si intensificano gli allenamenti, soprattutto in salita, ma quello che conta è l’approccio mentale, la determinazione e il coraggio che servono per affrontare questa sfida.

Ancora una volta è trasferta di squadra, con i miei compagni Fabio e Massimo, meno allenati dell’anno scorso ma determinati a fare bene, e gli amici Pierluigi, Alessandro e Stefano anche loro affascinati da questa manifestazione. L’arrivo a Sölden nel tardo pomeriggio di venerdì è caratterizzato da una bellissima giornata di sole e da un’atmosfera già elettrica, come conviene per un grande evento.

La mattinata del sabato è dedicata alla consueta sgambata pregara, utile per sciogliere le gambe e testare l’efficienza della bici, mentre cresce l’eccitazione con un occhio alle previsioni meteo, vera ossessione del granfondista. In realtà le ultime proiezioni danno una giornata asciutta con temperature nella norma e precipitazioni previste solo nel pomeriggio di domenica. Prima di andare a dormire presto, si sciolgono gli ultimi dubbi sulla vestizione da usare in gara: personalmente propenderò per il completo estivo con gilet antivento per la discesa e mantellina antipioggia in tasca a scopo precauzionale.

Il risveglio mi coglie pieno di ottimismo. Fremo dalla voglia di entrare in griglia per vivere da subito il clima di festa. Un’ultima scarica di adrenalina e via per questa nuova avventura. Le dure rampe del Kuthai interrompono le alte velocità del tratto iniziale, facendoci tornare alla realtà. È una salita bellissima dove foreste di conifere si alternano con verdi pascoli. Procedo assieme a Fabio e Massimo, di buon passo, si fa fatica ma ancora siamo freschi. Una mandria di mucche al pascolo invade la strada, inducendoci a rallentare e a sorridere della situazione. Non abbiamo fretta. Il primo scollinamento avviene con l’entusiasmo di una folla di tifosi, già in strada nonostante l’ora mattutina. Quella del tifo appassionato lungo le strade è una costante di questa manifestazione. Lo ritroveremo lungo l’infinita e pedalabile salita verso il Passo del Brennero, con l’entusiasmo contagioso che moltiplica le nostre forze. A Steinach un bambino mi porge la mano per un cinque. Brividi sulla pelle, emozioni che ogni volta si rinnovano.

Sento di stare bene, ma è solo a Vipiteno che inizia la vera Ötztaler, corsa fin qui ad alto ritmo. Il Passo del Giovo è una salita dura e costante, vuole vedere il ciclista in faccia. La velocità scende man mano che si sale di quota e il ristoro, che troviamo quasi in vetta, diventa una pausa obbligata. Riparto dopo una lunga sosta assieme a Massimo, che subito mi sparisce in discesa. La bella e tecnica discesa, finalmente con asfalto nuovo, ci porta ai piedi del Passo del Rombo, che con i suoi 29 chilometri di salita è lo spauracchio di giornata. Lo affrontiamo con cautela, oramai ne conosciamo ogni metro. Raggiungo l’amico fiorentino Sauro che sta facendo, all’esordio, una gara strepitosa e con lui proseguirò fin quasi all’arrivo. Le rampe scoperte dopo il ristoro di Schonau sono un vero inno alla montagna, che qui esplode in tutta la sua selvaggia bellezza. Qui la fatica raggiunge il suo culmine e dove non arrivano le gambe interviene la testa. Gli altri ciclisti, più o meno in condizioni simili, non sono più avversari ma compagni di avventura. La galleria segna la fine della sofferenza ma non della salita, che ancora presenta un ultimo tratto più leggero. L’entusiasmante discesa verso il traguardo è spezzata dalla rampa della Mautstelle che mi fa uscire i crampi, fino a ora controllati. Rallenterò nell’ultimo tratto, anche per gustarmi fino in fondo quel momento in cui diventi nuovamente un finisher, tagliando il traguardo con la mano che mostra il numero cinque. Un abbraccio con Sauro e pochi minuti di attesa per aspettare gli altri compagni, chiuderanno con gioia questa mia partecipazione. E da questo momento scatta la festa, per tutti. E contrariamente a quanto mi ero ripromesso, mi rendo conto che il prossimo anno sarò ancora qui. Una volta ancora.

Testo Michele Bazzani. Foto Organizzazione

 

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