Pedalando sulle Dolomiti pensando al Domani

Bazzani e la sua Maratona Dles Dolomites, immerso nei paesaggi che hanno incantato tutto il mondo, ciclistico e non. 

7 luglio 2019 - C’è una bellissima aria elettrica in Val Badia, il sabato della vigilia della Maratona dles Dolomites. Tutti si dedicano ai consueti riti pregara, costruendo un’atmosfera da sabato del villaggio, con la mente rivolta al domani. E proprio il “Domani” (“DUMAN” nella lingua ladina che si parla in queste valli) è il tema scelta dall’organizzazione per questa 33° edizione di questa manifestazione che, ogni anno, conferma i suoi standard qualitativi e acquisisce una sempre maggiore internazionalità, con ben 72 nazioni rappresentate. Per tutti la Maratona dles Dolomites è un grande evento e parteciparvi è sempre fonte di grande emozione, soprattutto per quei tanti ciclisti che sono qui per la prima volta. Ricordo ancora i brividi e l’adrenalina della mia prima vigilia dolomitica e li rivedo in Francesco, Marco, Giacomo e Filippo, gli amici che ci accompagnano in questa trasferta. Il domani è il luogo delle possibilità dove tutto può accadere. E questa notte è lecito sognare.

Arriva l’alba della domenica e il domani diventa oggi. Per gli oltre 9000 ciclisti in realtà questo evento inizia già a notte fonda, con sveglie anticipate per farsi trovare pronti al momento giusto. Le griglie si riempiono mentre il sole inizia ad accendere le rosate rocce dolomitiche. Si prospetta una bellissima giornata di sole e ce la vogliamo godere fino in fondo.

Dopo la solita rapida partenza, attraversiamo una Corvara sonnacchiosa con ancora poche persone a fare il tifo. Poi si inizia a salire e la fatica diventa protagonista. Il Passo Campolongo è spesso sottovalutato, ma chiarisce subito i toni della sfida alla montagna. La mia gamba non gira e mi consolo con la vista sul serpentone di ciclisti incorniciati dal Sassongher: oggi si deve assaporare ogni momento di questa opportunità che ci viene offerta. Tali emozioni vengono ancora amplificate salendo verso il Pordoi dove ho l’occasione di salutare le biathlete che negli anni scorsi hanno regalato tanti successi allo sport italiano: Dorotea Wierer, fresca campionessa del mondo e vincitrice della Coppa del Mondo, Lisa Vittozzi e Alexia Runggaldier. Ma sono tanti gli amici vecchi e nuovi che incrociamo sul percorso. Superati rapidamente i passi Sella e Gardena e di nuovo il turno del Campolongo dove ho un momento di sconforto: sarà lo spezzino Massimo, conosciuto nell’occasione, a darmi il coraggio e la forza di proseguire.

È la magia delle Dolomiti che rende tutto possibile. Apprezzo la ricchezza del ristoro e la gentilezza del personale e mi getto in discesa. Le condizioni odierne non mi consentiranno di fare il percorso lungo e mi dirigo ad affrontare il Passo Falzarego, cui mi avvicinerò estasiato dalla vista del Lagazuoi. Per quest’anno lascio il Giau e le sue severe pendenze agli altri. Lo sfiderà con successo mio fratello Marco, alla sua prima volta sul percorso lungo, a 7 anni dall’operazione al cuore che non gli ha impedito di continuare a fare sport con continuità.

Sarà domato anche dall’amico Giacomo che oggi festeggia il suo primo anno di bicicletta: un anno fa pedalava per la prima volta e oggi completa il percorso lungo sulle Dolomiti. Tutto è possibile qui. Storie bellissime. Come quella di Francisco Balma, costaricano, che arriva entusiasta sul traguardo sfoggiando con orgoglio la bandiera del suo paese.

Ci eravamo lasciati sul Falzarego dove si riuniscono i percorsi: il chilometro che porta al Passo Valparola è una dura appendice che si affronta più con la testa che con le gambe, consapevoli che comunque dura poco. La picchiata verso valle è velocissima e ha il sapore del rientro verso casa. Il Mur del Giat, introdotto da qualche anno, è l’ultima difficoltà che è lì ad attenderci: ma di questo passaggio, più che la pendenza, ricordo la festa che viviamo per il grande pubblico presente, anche solo per pochi secondi. È solo la penultima emozione. L’ultima ce la regaliamo sul rettilineo d’arrivo, che anche oggi è un tripudio di sorrisi e di gente felice e soddisfatta. Anche questo è un miracolo, possibile solo grazie alla magia delle Dolomiti.

Testo di Michele Bazzani e foto di Michele Bazzani e dell'Organizzazione

 

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