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Inserito il 25 ottobre 2013 alle 17:55:01 da A. Schiasselloni. - Letto: (2910)

Come realizzare i propri sogni? La mente ci viene in aiuto!

Saper esprimere emozioni forti da sommare alla tecnica pura è l’unica strada per accompagnare il lungo cammino per provare a superare i propri limiti, spesso mentali, cercando di essere realisti ed imparando ad essere consci del giusto rapporto: dote, stile di vita, logica, obiettivi.


a cura di Alessandro Schiasselloni

 

La passione è tutto, senza passione si è ciechi nel futuro atletico.
I sogni sono l’anello che collega la visualizzazione (sogno) alla realtà (risultato meccanico e funzionale).

Quando si parla di passione si può scinderla in due classi :
-   passione per la meccanica (mezzo e oggettistica): materialismo.
-  passione per la salute corporea / mentale (longevità) per cui ricerca di un beneficio riflesso che dovrebbe dare sempre lo sport: benessere mentale.
 Questi due settori sono collegati, ma spesso mal interpretati nel loro realistico valore.

Umano è voler sempre tutto subito: siamo abituati in quest’era sempre più tecnologica e veloce a schiacciare un pulsante ed ottenere anni di ricerca e studi sia in forma materiale che letteraria. Purtroppo questo nello sport non paga mai, e non solo nello sport, ma anche nella salute, come sempre tento di comunicare ai miei clienti. Passano spesso anni prima che il nostro corpo/organismo si offenda e nel tentativo assoluto di salute ci porti in quello di instabilità; il sistema autonomo, la nostra grande macchina che regola il nostro benessere, si adatta agli stimoli, purtroppo anche a quelli che creano dolore.

Immersi ogni giorno nella confusione totale dove le immagini distorte di sport e metodica, di stile di vita e logica per ottenerlo si tramutano in confusione totale o assolutismo, queste immagini entrano lentamente nel nostro subconscio e diventano le nostre reazioni inconsce che regolano le nostre azioni apparentemente consce e quindi logiche per noi. Tutto questo diventa stile di vita, sia nello sport che nelle abitudini lavorative e sociali.

Veniamo allo Sport, ciclismo o qualsiasi altro sport, alla fine siamo noi fantini del nostro cavallo pazzo, dove ogni corsa diventa una ricerca del piacere e del Super Ego e questo sotto ogni aspetto.
Il tempo nella programmazione, il cui scopo assoluto è la supercompensazione, viene rappresentato nella programmazione con un grafico semplice nella sua espressione geometrica, ma invece trova nella vita sempre tante e troppe variabili, che si devono poi incastrare in quel preciso e funzionale meccanismo che è il nostro corpo e nei suoi limiti genetici.
L’omeostasi è quel momento dove tutto è fermo, io lo definisco il pianerottolo della lunga scala dove ci fermiamo e riposiamo per la prossima rampa di scale, se il nostro obiettivo è salire ancora in alto.

Lo stimolo mentale del giochino nuovo (il mezzo o la componentistica) aiuta a far sognare ogni atleta. La frase ricorrente "ho cambiato mezzo per darmi un nuovo stimolo" è ben conosciuta non solo nel ciclismo, ma in tutti gli sport dove il mezzo segna parte del sogno proibito che tutti rincorriamo. Il voler tutto subito è una caratteristica della nostra civiltà, oggi giorno con un click si gira il mondo, il resto è solo ovvia conseguenza di relazioni tra teoria e realtà / possibilità / limite.

Basarsi sul materialismo (tutto e subito) purtroppo non è la strada giusta, un mezzo meccanico può aiutare tanto in performance e sicurezza nella guida, ma resta tale la performance che diventa fondamentale in quei parametri dove la velocità trova sempre il tempo ideale e limite di un rapporto atleta/uomo. Un pezzo di carbonio o titanio, se messo fermo su un appoggio, lì rimane per l’eternità; noi no, visto che siamo materia organica, per cui necessitiamo di un ciclo biologico ben determinato da regole comuni, ma anche spesso molto personali.

L’incertezza del risultato finale, dopo ovvia valutazione a 360°, è la regola di ogni metodica applicata: non esiste il giusto e uguale per tutti, ma solo un rapporto tra caratteristiche e capacità di saperle sfruttare al massimo. L’effetto placebo esiste nella farmacologia ma anche nel mezzo meccanico: poco da aggiungere!!!

Il calendario segna le stagioni, ma anche i cicli allenanti, dove gli appuntamenti fissi sono le gare; questo è l’unico valore fisso di una programmazione, dove tantissimi fattori devono interscambiarsi ogni giorno per coincidere perfettamente o quasi stimolo verso una crescita.

La mente deve percorrere e visualizzare tutto perfettamente, così fanno i grandi campioni: vivono il sogno del progresso come strada unica teorica che poi ogni giorno sanno trasformare in tecnica e logica. Queste persone che sanno essere al top il giorno X sanno bilanciare tutto, sanno essere logici nella scelta di ogni allenamento e sanno dire riposo sempre quando il riposo è allenamento, visto che, come ben sappiamo, ma odiamo, il riposo è l’unico momento dove corpo e mente crescono senza fatica e meditano su quanto fatto e da farsi.

Come Sport Mentalist devo saper far sognare e vedere l’illusione di ogni percorso mentale, ma la cosa più difficile è saper prevenire ogni risposta a sensazioni che ogni sistema allenante procura nel bene (stimolo – incremento performance muscolare e vascolare) e nel male (dolori DOMS, Delayed Onset Muscle Soreness), disordini posturali e ovvie compensazioni che creano disequilibrio nella biomeccanica del gesto puro, andando a comprimere o infiammare le piccole e grandi articolazioni e ovvia muscolatura di sinergia nell’equilibrio.

Prevenire il futuro breve, vuol dire aiutare in sicurezza l’atleta che quello che sta provando non è negativo, ma solo la reazione ad uno stimolo dove la supercompensazione va a stimolare il sistema autonomo che interagisce con quello dell’omeostasi, facendo assumere al corpo umano una nuova struttura stabile sia organica che funzionale (= aumento di perfromance atletica) e stabilità (=durata).
Ora sediamoci in meditazione, studiamo, confrontiamoci e proviamo, ma sempre ricordiamo che allenarsi non è solo spingere e dare il massimo ogni volta, neanche trovare scuse sulla ruota che non scorre o sul tempo meteorologico non adatto al nostro fiore.
Siamo e cerchiamo di essere più introspettivi, usiamo la tecnologia per l’immenso valore che ogni giorno può darci e che ci descrive sicurezza per tracciare una linea del nostro lavoro che non sarà mai verticale ma vedrà spesso flessioni in basso in quell’asse cartesiano X e Y, dove il volume è l’immenso sacrificio che si fa per un sogno che spesso, se non interpretato bene diventa un’incubo e porta normalmente l’abbandono di ogni progetto sportivo.

La mente comanda il corpo, la mente è fatta di materia misurabile e di sensazioni non misurabili

La logica è il compromesso tra questi due lati della bilancia, ogni estremismo porta sempre alla perdita della saggezza e spesso in depressioni e ossessioni che portano al fallimento dell’obiettivo principale dello sport: quello di salute mentale.


Alessandro Schiasselloni è nato a Santa Margherita Ligure (Ge) il 1° dicembre 1962.

E' un reparatore atletico e sport mentalist , atleta amatore ciclismo su strada e con un passato di atleta in altri sport, ma anche allenatore di tanti atleti in discipline tecniche e di resistenza.

Schiasselloni ci affascinerà in questa “magia“ tra materialismo e realtà, tra piacere e odio, tra essere o non essere, ma anche tra poter diventare e non crederci dentro.

Pubblicherà una serie di articoli dove i numeri saranno sostituiti da semplice concetti, dove la meditazione e la cultura saranno la strada principale da percorrere per non perdersi in questa giungla di concetti e sistemi dove tutto è chiaro ma mai si è sicuri di saperlo interpretare e soprattutto assimilare.

 

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