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Inserito il 18 settembre 2013 alle 08:48:34 da gazario. - Letto: (3231)

Norme attuative 2014: il pensiero di Vignati (ASI)

Le norme attuative FCI per il 2014 sono state approvate dalla Consulta, e quindi da ASI, per i principi guida, ma devono ancora essere discusse e approvate le modalità operative. Giusto allontanare la figura del "professionista da granfondo" dalle competizioni amatoriali, giusto promuovere un codice etico, ma occorre avere degli strumenti adeguati per la gestione operativa.

 

 

(Intervista a cura di Gianandrea Azario)

18 settembre 2013- Pierangelo Vignati non è solo il responsabile del settore ciclismo dell’ASI (Associazioni Sportive e Sociali Italiane), ma un uomo che ha vissuto lo sport sotto tutti i punti di vista. Pallanuotista fino all’età di 17 anni, è passato alla disciplina che gli ha dato le maggiori soddisfazioni in campo agonistico, il paraciclismo. Nel 2000 conquistò infatti la medaglia d’oro nell’inseguimento individuale ai XI Giochi Paralimpici di Sidney, stabilendo l’allora record del mondo.

Tecnico di IV Livello Europeo presso la scuola del CONI, nel 2006 Vignati aderì al progetto Argo, un team di atleti e professionisti internazionali, disabili e non, con l'obiettivo di vincere la America’s Cup 2010, il principale trofeo nell'ambito della vela. È Vice Presidente Nazionale dell'Associazione Medaglie d'Oro del CONI e testimonial sportivo del progetto internazionale di “Vita Senza Droga”. È stato Head Coach della Nazionale Ciclismo e Paraciclismo Romania, Team Manager della Tusnad Cycling Team Professional Continental UCI e Tecnico di Pallanuoto a Piacenza.

Siamo andati a chiedere il suo punto di vista di uomo di sport, soprattutto in qualità di dirigente di uno degli EPS (Enti di Promozione Sportiva) del ciclismo amatoriale, relativamente a quanto sta succedendo nel campo delle nuove normative, che entreranno in vigore nel 2014, che hanno come obiettivo principale la lotta al doping e la tutela della salute. La situazione sembra delineata, visto che il regolamento è stato approvato dalla Consulta, ma ci sono dei punti che a nostro avviso possono ancora essere interpretato in modo non completamente univoco.

Ciao Pierangelo, innanzi tutto grazie per l’opportunità che ci stai dando di conoscere il punto di vista di ASI su quello che sarà il nuovo regolamento del ciclismo amatoriale.

La prima domanda è molto semplice: mi confermi che ASI, in qualità di membro della Consulta, ha approvato la Normativa di Attuazione dell’Attività Amatoriale 2014, così come pubblicata sul sito della FCI (www.federciclismo.it)?
La Consulta al momento ha approvato le linee di principio della Normativa di Attuazione dell’Attività Amatoriale FCI, sposandone in pieno i principi ispiratori. Siamo tutti concordi nel pensare  che si debba agire per far sì che che nel mondo amatoriale ci sia un corretto modo di interpretare lo sport e la competizione, soprattutto che si allontani la figura del “professionista delle granfondo”, ovvero di coloro che, non avendo avuto successo nelle categorie maggiori, cercano di ottenere facili guadagni e visibilità con i successi nelle gare amatoriali. Resta però da discutere e approvare le modalità operative di queste norme, in una riunione che si terrà tra fine settembre e inizio ottobre. Dobbiamo in particolare approvare ancora come potranno essere applicate le norme del codice etico e le relative responsabilità del presidente di società e quali strumenti saranno messi a disposizione con questa finalità. E una volta definite le norme operative, sarà sicuramente necessario un periodo di rodaggio.

Uno dei punti fondamentali della normativa è l’esclusione dalle gare amatoriali di tutti coloro che hanno avuto nel passato squalifiche legate al doping superiori ai 6 mesi, anche già concluse. Cosa ne pensi personalmente e come si comporterà ASI in merito? Ritieni che sia legalmente corretto comminare una seconda pena a chi ha già pagato per un proprio errore?
Se parlo a titolo personale, io credo che a tutti coloro che hanno commesso un errore debba essere data una seconda possibilità. Quindi non sono favorevole alla radiazione immediata come prima sanzione in caso di problemi di doping. Sono invece per colpire duramente chi persevera nel commettere lo stesso errore, non permettendo a costoro di tesserarsi neanche più come cicloturisti. E, sempre a titolo personale, sono contrario alla retroattività, ovvero chi ha già pagato per un proprio errore, non deve pagare nuovamente.
Come responsabile di un ente di promozione sportiva, devo invece chiarire che gli enti di promozione sportiva sono multidisciplinari e non monodisciplinari come FCI. ASI si adeguerà quindi alle decisioni definitive che la Consulta prenderà in merito, solo per quanto riguarda il tesseramento in ambito ciclistico. Per quanto riguarda il tesseramento in altre discipline sportive, non essendo questa una decisione presa dal CONI a livello nazionale e multidisciplinare , ASI non potrà negare a chi si troverà nella condizione di cui sopra, di avere una tessera per lo svolgimento di un’attività sportiva, con la conseguente copertura assicurativa che ne deriva.

Di fatto la normativa esclude anche chi ha avuto indagini a carico nel campo del doping, ma non ne chiarisce pienamente i termini. Non si capisce ancora se l’apertura di un’indagine nei confronti di una persona determini automaticamente la sua definitiva esclusione dalle corse amatoriali, se l’esclusione sia temporanea finché non ci sia una chiusura della stessa con l’evidenza di nessun reato commesso dall’indagato, oppure se l’esclusione scatti nel momento del deferimento ad un organo giudicante (sportivo e non) fino alla conclusione del processo stesso e se la  durata dell’esclusione sia legata all’esito del procedimento giudiziario. Qual è l’interpretazione di ASI di questo punto e come si comporterà conseguentemente su questo punto nei confronti dei tesserati?
La situazione è molto delicata su questo punto. Il grosso problema è quello di avere a disposizione delle corrette informazioni per poter prendere dei provvedimenti. In molti casi, quando è aperta un’indagine a carico di una persona, non ne è data pubblica comunicazione, in modo principale per la salvaguardia della privacy. E’ impossibile definire come agire in mancanza di strumenti adeguati. Credo che siano opportune delle considerazioni di buon senso, tenendo ben presente qual è il vero spirito delle competizioni amatoriali. Una persona, consapevole di essere sotto indagine per questioni legate al doping e magari pure colpevole dei reati ascrittigli, che si presentasse al via di una competizione amatoriale, dimostrerebbe innanzi tutto di non avere buon senso. Se poi dovesse anche vincere un premio in quella gara, si sarebbe portato a casa un prosciutto in più, ma proprio perché stiamo parlando di un movimento amatoriale, cosa avrebbe dimostrato? E in che modo avrebbe sminuito quelli che avrebbe battuto?

In ogni caso ASI continuerà a tesserare persone che hanno avuto squalifiche legate al doping o procedimenti e indagini a carico, dandogli una tessera da cicloturista, impedendogli di partecipare a manifestazioni agonistiche oppure, granfondo a parte, permetterà loro di partecipare a gare in circuito, cicloscalate, cronometro ecc.?
Mi rifaccio a quanto detto precedentemente sul fatto che ASI è un ente di promozione multidisciplinare e non specializzato sul ciclismo. Quando la normativa FCI sarà ratificata definitivamente dalla Consulta, ASI si adeguerà non rilasciando tessera per lo svolgimento dell’attività ciclistica, ma non potrà non rilasciare tessera per lo svolgimento di altre attività sportive, se non in presenza di una decisione in merito del CONI a livello nazionale e multidisciplinare.

Sulla base del nuovo regolamento, il presidente di società diventa garante di un “codice etico” che l’atleta tesserato è tenuto a firmare. Non credi che sia molto difficile per un presidente essere sicuro che una persona che gli richiede di essere tesserata per la sua società non sia mai stata squalificata e soprattutto non abbia mai avuto indagini a suo carico, visto che non tutti i dati sono disponibili e pubblici anche per motivi di privacy e che quindi si richieda un eccesso di carico di responsabilità al presidente? ASI prenderà dei provvedimenti in merito a questo punto?
Il “codice etico” è proprio uno dei principali punti da analizzare nella prossima riunione della Consulta. Prima di prendere una definitiva decisione in merito, occorre essere sicuri degli strumenti informativi che ci sono a disposizione. E’ assolutamente giusto richiedere ad un atleta di sottoscrivere un codice etico, ma come fa un presidente di società ad assumersi la responsabilità della veridicità delle dichiarazioni di un suo tesserato? E’ in grado FCI di fornire un database completo di tutti coloro che hanno avuto squalifiche o indagini a carico legate al doping? Personalmente sono anche d’accordo sul fatto che i presidenti richiedano un indennizzo ai propri tesserati, qualora avessero dichiarato il falso, ma non di renderli responsabili in solido, perché gli strumenti a loro disposizione non potranno mai garantirli sulla verità di quanto dichiarato dai loro tesserati.

A proposito del coinvolgimento delle società, dopo l’ennesimo caso di doping alla GF Sportful, l’organizzatore ha deciso che, a partire dal 2014, per casi acclarati di doping nei 24 mesi successivi alla partecipazione alla gf Sportful, chi risulta positivo ad un controllo debba risarcire l’organizzazione per danni di immagine e che la società di appartenenza sia responsabile in solido con il tesserato. Cosa ne pensi?
Non è compito di un ente di promozione sportiva come ASI intervenire sui punti del regolamento che un organizzatore decide di mettere alla propria manifestazione. Il compito di ASI è di garantire i requisiti relativi al percorso e alla sicurezza che un organizzatore può fornire. Conseguentemente non possiamo entrare nel merito su decisioni come quella presa da parte dell’organizzazione della GF Sportful. Chi si inscrive e le relative società ne devono essere consapevoli al momento dell’iscrizione. Come ASI ci riserveremo nell’anno successivo se accettare l’affiliazione della società coinvolta, nel caso di oggettive responsabilità riscontrate.

Un altro punto fondamentale è l’esclusione a tempo di ex professionisti e dilettanti dalle gare amatoriali. Pensi sia davvero un punto fondamentale nella lotta al doping? Come si comporterà ASI nei loro confronti? Accetterà il loro tesseramento come cicloturisti, oppure permetterà loro di prendere parte a gare agonistiche che non siano le granfondo?
Mi riallaccio a quanto detto in precedenza, ovvero che siamo completamente d’accordo sull’eliminazione della figura del “professionista delle granfondo”. Determinare un periodo di stop dalle gare amatoriali per coloro che hanno gareggiato come professionisti o dilettanti va a nostro avviso in questa direzione. L’intenzione è di evitare che, chi non ha sfondato nelle categorie superiori venga a portare nel mondo amatoriale delle logiche che poco hanno a che fare con lo spirito proprio di una competizione ludica. Desidero però sottolineare che anche in questo caso ci vogliono degli strumenti idonei. La Federazione Italiana è certa degli atleti italiani tesserati come professionisti e degli atleti professionisti tesserati per squadre italiane, ma non di tutti gli atleti tesserati da altre federazioni, per non parlare dei paesi dove il confine tra essere amatore o professionista è molto più labile che in Italia.
Pensare invece che allontanare gli ex dalle granfondo aiuti nella lotta contro il doping non mi trova d’accordo. Oggi il doping è molto più diffuso tra gli amatori ultraquarantenni che nelle categorie giovanili, proprio perché il doping è legato ad una vecchia concezione del ciclismo e dello sport in generale. Il doping va combattuto con delle norme ad hoc, non è certo allontanando gli ex che si ottengono dei risultati. Anzi io credo che gli ex, grazie alla loro esperienza e alla loro passione, possano essere di aiuto al movimento amatoriale. Per questo sicuramente ASI volentieri tessererà gli  ex anche nel loro periodo di stop, ovviamente come cicloturisti.

L’ultima novità riguarda i controlli medici aggiuntivi (ecocardiogramma ed eventualmente ecodoppler) per i meno giovani. Personalmente ritengo che si dovrebbe andare oltre e definire dei protocolli più moderni che permettano di tenere sotto controllo non solo lo stato della salute dell’atleta in un determinato istante, ma tutta la sua storia, utilizzando strumenti più moderni di quelli attualmente in uso in molti studi medici sportivi. E questo andrebbe fatto per tutti gli atleti. Qual è la tua opinione in merito?
Questo è un altro tema che ancora deve essere ratificato dalla Consulta. Se ne discuterà nella prossima riunione. Sicuramente è da favorire tutto quello che va incontro alla tutela dei praticanti e questo andrebbe uniformato per tutti quanti gli sport che prevedono un elevato impegno fisico durante la competizione. Proprio perché il compito di ASI è promuovere la pratica sportiva di varie discipline e non solo del ciclismo, spero che CONI e Ministero della Salute definiscano un protocollo uniforme per il rilascio delle certificato medico di idoneità. Non possiamo pensare che la pratica del ciclismo preveda un protocollo, definito da FCI, per il rilascio dell’idoneità e la pratica di altri sport un protocollo differente.

Un’ultima domanda: sulla base della tua esperienza di grande uomo di sport, oltre a queste normative, cosa si dovrebbe fare per far riacquistare le radici di leale competizione al nostro bellissimo sport?
Credo si debba fare un cambio di mentalità. Sarebbe bello acquisire alcuni aspetti della mentalità anglosassone, ovvero della competizione soprattutto con se stessi, con i propri limiti e misurare i propri miglioramenti, non utilizzare lo sport come una vetrina o un mezzo per riscattare le proprie insoddisfazioni in altri campi. Ripeto che in questo, chi ha fatto della propria passione la propria professione, potrebbe essere sicuramente d’aiuto.

Grazie mille per il tempo che ci hai dedicato. Attendiamo con curiosità gli sviluppi della prossima riunione della Consulta.
 

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