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Inserito il 12 settembre 2013 alle 09:35:57 da gazario. - Letto: (4291)

Dolomiti Classic: spettacolo allo stato puro!

Anche a settembre non si può rinunciare a pedalare in uno degli scenari più belli d’Italia. Una manifestazione ben riuscita, pur non essendo un evento mediatico, che meriterebbe un maggior numero di iscritti.  Alla fine tutti molto soddisfatti. Unico neo le troppe macchine presenti sul percorso.

 

 

 

(Testo di Gianandrea Azario, foto di AT Communication)

11 settembre 2013- Nel variopinto mondo delle granfondo è piuttosto folto il numero degli appassionati che non rinuncerebbero mai all’occasione di poter pedalare sui passi dolomitici e gustare i fantastici scenari che solo i Monti Pallidi sanno offrire. E così, nonostante siamo ormai nel finale di stagione e molti abbiano rallentato il ritmo degli allenamenti con il sopraggiungere delle vacanze estive, circa 700 ciclisti hanno raccolto la sfida proposta dagli organizzatori della Dolomiti Classic – Ascotrade – Arabba.

Tra questi, io non potevo sicuramente mancare, visto il fascino che le Dolomiti da sempre esercitano su di me. Il percorso lungo sembra fatto apposta per stuzzicare la fantasia di chi come me ama le lunghe ed impegnative salite, dal momento che mette insieme le maggiori difficoltà di due delle più popolari e ormai storiche granfondo italiane, la Granfondo Sportful e la Maratona dles Dolomites. In pratica, dopo il trasferimento in discesa da Arabba ad Agordo, non c’è più un metro di pianura, o si sale lungo 4 passi lunghi e duri (Duran, Forcella Staulanza, Giau e Falzarego), o si scende. Anche il ritorno ad Arabba, una volta terminata la discesa di Passo Falzarego è tutto in leggera salita. Il percorso corto non è da meno, pur evitando le prime due ascese del lungo e sostituendole con il più abbordabile Colle Santa Lucia.

Arrivo ad Arabba solo nel tardo pomeriggio di sabato, visto l’intenso traffico trovato durante il viaggio. Ad accogliermi un cielo un po’ coperto ed una temperatura gradevole per chi come me patisce il caldo. L’atmosfera è proprio da fine stagione, sia per quanto riguarda la località turistica che per quanto riguarda i ciclisti. Quando si viene in queste zone per la Maratona dles Dolomites nel mese di luglio, le strade sono piene di turisti e di ciclisti, molti dei quali pedalano ancora sui passi anche nelle ultime ore della giornata. Ora invece c’è poca gente in giro e nessun ciclista. L’ora di cena arriva rapidamente e ho occasione di notare come, almeno per quanto riguarda l’albergo nel quale mi trovo, tutti i servizi che normalmente interessano i ciclisti, siano assolutamente garantiti, ma non ci sia negli albergatori tutto l’interesse nella manifestazione che invece si riscontra alla Maratona. Un piccolo suggerimento verso gli organizzatori è di coinvolgere maggiormente le realtà commerciali della zona, cosa che forse permetterebbe una maggiore crescita alla manifestazione stessa.

Al risveglio mattutino, Arabba è immersa tra le nuvole. Sembra di essere in Val Padana in mezzo alla nebbia e  nutro qualche timore per lo svolgimento della gara. Per fortuna le nuvole rapidamente si alzano e compare anche un pallido sole, come da previsioni meteo. La temperatura è fresca, ma comunque gradevole, sicuramente più calda delle precedenti edizioni, svoltesi però in giornate baciate da un sole spettacolare. Personalmente trovo che le montagne, soprattutto quelle dolomitiche, illuminate dal sole siano più belle, ma pazienza: tutto non si può avere e dovremo accontentarci di vedere le cime dolomitiche coperte dalle nuvole.

Dopo un breve riscaldamento, mi dirigo in griglia, dove noto che la gestione delle stesse non è sicuramente una delle cose più positive della manifestazione. Poco male se mi ritrovo in seconda griglia, nonostante i meriti acquisiti mi darebbero diritto a partire nella prima, ma vedo entrare in prima griglia gente con numeri  alti senza nessun problema. Lo spazio dedicato a questa griglia è poi così piccolo che non può contenere tutta questa gente. Ci si accalca in pratica gli uni sugli altri e qualcuno parte anche fuori griglia. Alla fine comunque questa  è una cosa trascurabile in una granfondo con 700 partenti, tanto che, in situazioni analoghe, potrebbe valer la pena addirittura di abolire le griglie.

La partenza è giustamente a velocità controllata, per evitare che il primo tratto in discesa diventi troppo pericoloso. Il via è dato immediatamente prima dello strappo di Andraz, affrontato a velocità sostenutissima, in particolare da chi ha intenzione di fare il percorso corto. Pochi chilometri dopo infatti, ecco la separazione dei due percorsi. Una separazione rapida dei percorsi e meglio ancora partenze separate per i differenti percorsi in programma sono, a mio avviso, uno dei modi più efficaci per migliorare la sicurezza in una granfondo e rendere le partenze meno pericolose. Infatti, sapendo cosa li aspetta, i partecipanti che vogliono fare il percorso lungo, non hanno interesse a forzare il ritmo prima del dovuto. Così ad Alleghe noi lunghisti ci ritroviamo in pratica tutti insieme per raggiungere Agordo ed attaccare il Passo Duran, lungo il quale l’organizzazione ha predisposto anche una cronoscalata.

A differenza dello scorso anno il gruppo di testa sale di buon ritmo, ma senza strafare e rimane in pratica compatto fino in cima. Io rimango a fare un po’ di elastico nelle retrovie di questo gruppetto. Attendo con ansia di passare dalle parti del saggio contadino che dispensa i suoi pensieri verso i ciclisti. «Braccia rubate all’agricoltura!», «8.000 euro a bici! Con tutte queste bici che passano, hanno un bel coraggio a dire che c’è la crisi!» e «Il vostro problema è che non avete studiato! Mia madre diceva che è sempre meglio un cretino che ha studiato di un genio che non ha studiato» sono solo alcune delle sue riflessioni in occasione di altre manifestazioni passate. Purtroppo questa volta il saggio contadino non è presente all’appuntamento e la cosa un po’ mi dispiace. Comincio ad essere un po’ offeso nei suoi confronti, visto che, già quando passai dalle sue parti alla Sportful di giugno, non mi aveva dedicato un pensiero. Mi consolo ascoltando qualche battuta di Roberto Cunico, all’ultima gara di una stagione costellata di fantastiche vittorie. Lo scollinamento del Duran avviene con una volata per aggiudicarsi la vittoria nella cronoscalata, in pratica siamo un lungo serpentone di una ventina di ciclisti.

Appena la strada comincia a scendere, perdo il gruppo di testa (che novità!) e la mia diventa in pratica una gara individuale ad iniziare dalla Forcella Staulanza, che inizia brutalmente al termine della discesa del Duran. Anche con il cielo coperto questa si conferma una delle ascese più spettacolari dell’intero parco dolomitico. In particolare la successione di tornanti dopo l’abitato di Palafavera: vale la pena di alzare un attimo lo sguardo per vedere cosa ci sovrasta e sentirci piccoli davanti all’immensità della natura.

Nell’alternarsi di salite e discese è ora la volta di sua maestà il Giau, un passo che ha come caratteristica la sua regolarissima durezza, annunciata da un infinito drittone che si prospetta davanti agli occhi nelle ultime centinaia di metri della discesa della Staulanza. Lungo questa salita comincia un grosso via vai di auto e soprattutto di moto, cosa che avevo già sperimentato gli scorsi anni. Sottolineo che sono nelle prime 20 posizioni, quindi con un distacco in quel momento tutto sommato contenuto rispetto alla testa della corsa. Quest’anno gli organizzatori hanno anticipato la partenza di un’ora proprio per limitare il più possibile la presenza di traffico motorizzato durante il transito dei partecipanti, ma evidentemente è davvero complicato chiudere le strade più di qualche minuto in questo periodo dell’anno. Qui la differenza con la Maratona dles Dolomites, dove il traffico rimane bloccato per ore, è enorme. Credo che a favore della Maratona giochi un particolare periodo dell’anno e soprattutto il fatto che gli organizzatori sono stati bravissimi a coinvolgere tutte le realtà della zona. La storia insegna che, grazie alla Maratona, le Dolomiti hanno potuto anticipare di una settimana il periodo delle vacanze estive ed in pratica chi è in quella zona durante quel weekend è lì perché legato alla manifestazione ciclistica. La Dolomiti Classic è ancora una granfondo giovane, è più corsa amatoriale che evento mediatico, ma non sono certo un po’ di moto e automobili ad impedire di godere di un percorso straordinario in un periodo in cui è ancora bellissimo pedalare in montagna. Spero che questo problema del traffico motorizzato non scoraggi la partecipazione, perché è l’unico neo di una manifestazione per tutto il resto davvero godibile.

Scollino un Giau sovrastato dalle nuvole, impiegando tre minuti più dello scorso anno, e perdo un po’ di motivazioni. Lungo la discesa vengo superato in tromba da un gruppetto, al quale riesco quasi a riagganciarmi nella successiva ascesa a Passo Falzarego, ma dopo il tratto pianeggiante che si percorre dopo circa due chilometri e mezzo dall’inizio dell’ascesa, alzo bandiera bianca e proseguo ad un passo più contenuto. Le nuvole intanto sono diventate sempre più minacciose e, una volta terminata la discesa, inizia una leggera fastidiosa pioggia che rende la strada particolarmente viscida e che mi accompagna fino al traguardo.

Scappo in albergo mentre la pioggia cresce d’intensità e, una volta lavato e rinfrescato, quando ha già smesso di piovere torno nella zona dell’arrivo per andare al Palagusto, dove posso rifocillarmi abbondantemente, visto che nel pacco gara ci sono ben due buoni pasto. Ho così l’occasione di gustare un ottimo piatto di pasta, insieme al menù ladino e per finire un bel gelato. C’è una bella atmosfera di festa, come ad una sagra di paese.
Ho l’occasione di parlare con parecchi partecipanti, tutti piuttosto soddisfatti di aver potuto pedalare ancora una volta sui fantastici passi dolomitici e concordi nel valutare in modo positivo la manifestazione.

Per la cronaca, sul percorso lungo, la gara maschile è stata vinta dal tedesco Bernd Hornetz (Team Prestigio-Lgl-Miche) davanti a Fabrizio Casartelli (Team Carimate) e Christian Schiller (Team Prestigio-Lgl-Miche), mentre la vittoria in campo femminile è andata a Gloria Bee (ASD GS Fonzaso), che ha preceduto nell’ordine Valentina Gallo (AR-Armistizio Hard Service) e la campionessa olimpionica di scherma Dorina Vaccaroni (Alpilatte B.R. Pneumatici Zane). Per quanto riguarda il percorso corto, sui primi tre gradini del podio maschile sono saliti Giovanni Pomari (Team X-Bionic), Federico Brevi (Team Viesse Pro) e Stefano Pilo (Assos Equipe Campionissimo), mentre sul podio femminile hanno festeggiato Manuela Sonzogni (Team Colpack), Ivana Furlan (ASD UC Valla) e Valentina Tauceri (ASD Federclub Trieste S.C.A.T. CAP).

Mentre sto facendo ritorno alla mia auto per intraprendere il viaggio di ritorno, vedo transitare sul traguardo una ragazza che spinge ancora sui pedali con tutta la forza che le è rimasta ed è indubbiamente felice di aver compiuto una piccola “impresa”. E’ l’immagine più bella di una piacevole giornata, che una volta di più mi dice quanto sia bello il nostro sport ed il mondo delle granfondo.

Le classifiche sono scaricabili da questo link.

 

 

 

 

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