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Inserito il 11 settembre 2013 alle 09:30:57 da gazario. - Letto: (3214)

Ravorando 2013

Una splendida giornata di fine estate accompagna i "randagi" tra dure asperità e ristori da favola, a base di prodotti locali a chilometri zero. Che soddisfazione pedalare in compagnia!

 

 

(Testo e foto di Giancarlo Bertocci)

10 settembre 2013 - E’ già trascorso del tempo dall’ultima randonnée a cui ho partecipato. La natura di randagio che alberga in me cerca nuovamente sfogo; è un richiamo come quello delle sirene di Ulisse al quale mi è impossibile resistere! Decido di assecondarlo iscrivendomi alla Ravorando, randonnée di domenica primo settembre con partenza e arrivo a San Lazzaro di Savena, con un percorso di poco più di 200 chilometri e 3650 metri di dislivello, dovuto in gran parte alle mitiche salite da scalare, i passi della Sambuca, del Giogo e della Raticosa. Quest’ultimo è affrontato dal versante detto delle “Casette”, che fece parte anche del tracciato nel giro dell’Emilia degli anni ’50. Il percorso attraversa i territori di due regioni: l’Emilia Romagna e la Toscana, tracciato tra le province di Bologna, Ravenna e Firenze! L’idea di esserci e partecipare mi prende a tal punto che, sabato di prima mattina, carico in macchina la mia fedele compagna di avventura (la mia specialissima), i bagagli e parto!

Compagna di viaggio, ma anche chaffeur per lunghi tratti di strada sia all’andata che al ritorno, mia moglie, per niente appassionata di bicicletta ma interessata a seguirmi perché saremo ospiti da una cugina, residente nel Bolognese, con la quale ha un feeling particolare come fossero quasi sorelle! Arrivati a destinazione, trascorriamo il pomeriggio e parte della serata visitando Pieve di Cento, dove si tiene una festa di paese, che ha lo scopo di promuovere i prodotti dell’artigianato e dell’industria del luogo. Rientriamo presto a casa in modo che io possa trascorrere una notte serena e riposare adeguatamente, ma il pensiero è già al giorno dopo, a quanto dovrò fare affinché sia una giornata perfetta…. Poi il sonno mi rapisce, interrotto dalla sveglia puntata alle 6 del mattino seguente.

Ecco! Il fatidico giorno è arrivato, mi alzo dal letto, mi lavo ed indosso la tenuta da ciclista, quindi esco nel cortile sul retro per saggiare a pelle la temperatura dell’aria e per verificare se la previsione meteo del giorno prima ci ha azzeccato! Così è: una giornata tipicamente tardo estiva caratterizzata da cielo azzurro a perdita d’occhio e clima fresco, ma gradevole, che mi carica di buon umore. Rientro e gusto insieme a moglie e cugina la colazione, che nel frattempo hanno preparato. Carichiamo la bicicletta in macchina e partiamo alla volta di San Lazzaro di Savena, che raggiungiamo poco meno di trenta minuti dopo. Lasciamo l’auto in un ampio parcheggio, dove altri randonneur stanno già preparandosi. Controllano bici e bagaglio da portarsi appresso, si sistemano il vestiario ed alcuni, già pronti, si avviano pian piano pedalando verso lo start. Mia moglie apre il cofano, scarico la bici, gonfio le ruote, calzo scarpe, casco, occhiali e ci avviamo, seguendoli in quella direzione. Nel mentre, moglie e cugina si guardano intorno sorridenti, ma visibilmente assonnate, e commentano che effettivamente di fenomeni in giro di primo mattino ce ne sono tanti! Le lascio dire insofferente!

Arrivo al punto logistico, dove ritiro il brevetto. Vedo venirmi incontro Sergio Antolini, con il quale ho comunicato via e-mail al momento dell’iscrizione; adesso finalmente posso conoscerlo di persona. Sergio, cordiale e simpatico, mi racconta che la Ciclistica Ravonese è una piccola società, mi dice che lo sforzo profuso per mettere in piedi questa randonnée non è stato facile e mi informa che comunque, a partire dal prossimo anno, ha in mente, assieme ai suoi collaboratori, di far crescere questo progetto proponendola anche su distanza maggiore, quella dei 300 chilometri! Stiamo ancora parlando, io e Sergio, quando noto nel piazzale la presenza di un’amica randagia, Alessandra Buccioli. Sergio mi lascia per i suoi impegni di coordinatore, quindi le vado incontro per salutarla. Con lei, conosciuta alla Verona – Resia – Verona l’anno scorso, ho pedalato ad inizio maggio anche la 400 Chilometri in notturna di Lugo. Mi presenta suo marito Cesare e degli amici con i quali mi compiacerò di pedalare da lì a poco.

Ci siamo: sono le 7:30 e lo starter ci chiama al via per timbrare il brevetto e partire alla francese! Un bacio soffiato alla moglie, un ciao mimato con la manina alla cugina e si va! Partito con qualche secondo di ritardo, accelero per accodarmi al gruppo di cui fanno parte Alessandra ed i suoi amici. Pedaliamo abbastanza rilassati, chiacchierando, per conoscerci meglio. Intanto i chilometri iniziano a scorrere sul mio ciclocomputer e con essi anche i magnifici paesaggi che si prestano allo sguardo, da archiviare come fotogrammi tra i ricordi: colline coltivate a vigneti, campi di girasoli, piccoli paesi caratteristici. Però ad un tratto, la nostra serenità viene turbata dalla notizia che Cesare, il marito di Alessandra, attardato nel secondo gruppo, è stato coinvolto in un incidente assieme ad un altro randonneur: un'auto li ha toccati facendoli rovinare a terra! Veniamo quasi subito tranquillizzati dallo stesso Cesare che chiama al cellulare Alessandra, rassicurandola che non è nulla di preoccupante, solo alcune escoriazioni. Decidiamo comunque di aspettarlo rallentando la marcia, affinchè possa aggregarsi. Da quel momento in poi proseguiremo insieme per tutto il resto del percorso.

La prima salitella scollina a Liano, piccola frazione del comune di Castel San Pietro Terme. Tutt’intorno vigneti a perdita d’occhio che forniscono le quattro pregiate varietà di uve locali: Sangiovese, Albana, Pignoletto e Trebbiano. Ben inteso, noi nelle borracce s’ha solo acqua! Altrimenti chi lo vedrebbe più il traguardo? Proseguiamo, facendo scorrere libere e veloci le ruote in discesa, poi ancora del falsopiano e, percorsi una ventina di chilometri, sfioriamo Dozza. La biennale che si tiene lì dal 1965 richiama famosi artisti nazionali ed internazionali che eseguono opere permanenti sui muri delle case della piccola cittadina, conferendole la peculiare caratteristica di galleria d'arte a cielo aperto. Passando, ne intravvediamo solo alcuni scorci. Proseguiamo seguendo le indicazioni del road book, attraversando la val Sellustra per poi svoltare in direzione di Fontanelice, che raggiungiamo dopo un tratto in discesa di poco meno di otto chilometri. Svoltato in direzione Casola Val Senio, inizia la salita sulla strada della lavanda, dove troviamo un punto di controllo segreto. C’è il simpatico Sergio ad apporre la timbratura extra sul brevetto, lo salutiamo e ripartiamo, percorrendo la salita del Prugno fino in cima, scendendo l’altro versante fino al bivio a destra in direzione di Firenze. Proseguiamo così per poco meno di una ventina di chilometri e raggiungiamo il primo punto di ristoro e controllo ufficiale a Palazzolo sul Senio!

Rimango piacevolmente sorpreso da una iniziativa mai vista nelle randonnée a cui ho partecipato: il punto di ristoro è fornito di prodotti locali a chilometro zero, cioè della zona circostante, freschi e genuini oltre che abbondanti e buonissimi all’assaggio. Ci sono mortadella, salame ed alcuni formaggi tra cui il Raviggiolo, un formaggio fresco e morbido tipico di Palazzolo che, spalmato sul pane tagliato a fette, è poesia! Infine, non ultima e non meno apprezzata, la torta di mele della zia che va letteralmente a ruba! Rende il tutto perfetto la raccolta differenziata dell’immondizia, altro grande merito dell’organizzazione! Questo punto di controllo mi prende così tanto che ci passo una buona mezz’ora, prima di ripartire con lo stomaco pieno da scoppiare! Ci vorrà il resto della salita (e che salita!) per sentirmi più leggero.

Si sale tutti insieme al passo della Sambuca, lunga 10 chilometri e 700 metri, con pendenza media al 5,8% e dislivello di 624 metro, così almeno in partenza, visto che appena la strada cambia pendenza, dopo un paio di chilometri, ci ritroviamo soli io e Nives, un'altra componente del gruppo. Continuiamo insieme ad andatura discreta fino in cima al passo a quota 1061 metri., dove ci fermiamo ad attendere il resto del gruppo e posare per alcuni scatti fotografici. Dal passo, proseguendo verso sud pedaliamo per due chilometri di bella discesa percorrendo un ampio vallone alberato, raggiungiamo il fosso Ravigo (quota 930 metri). Segue poi una risalita di un chilometro e 800 metri per guadagnare un passetto posto a quota 1010 metri. Siamo a Prato all'Albero, ampia area attrezzata ricavata su prati ai margini di una folta abetaia; ci fermiamo nuovamente perché il posto è suggestivo e facciamo altri scatti fotografici di gruppo.

Restano circa due chilometri, caratterizzati nel tratto terminale da un vasto panorama sul Mugello, per giungere a Colla di Casaglia (quota 913 metri), passo terminale della vallata del Lamone. Tenendo la destra continuiamo in discesa, fermandoci solo a riempire le borracce alla Fonte dell’Alpe (fonte di acqua freschissima in località  Razzuolo) e poi giù ancora fino a Ronta dove giriamo a destra in direzione di Pulicciano e Lugo nel Mugello, che raggiungiamo e oltrepassiamo in direzione di Scarperia. La strada presenta salite corte e discese ripide dove è bene moderare la velocità per non incorrere in incidenti. I soci della Ravonese hanno soprannominato questo tratto “il piccolo giro delle Fiandre”. Penso che anche noi Altoatesini ne abbiamo uno soprannominato così, che risale la sponda opposta al paese di Caldaro dell’omonimo lago. Poi l’attenzione torna con stupore a fissarsi alla strada in ripida discesa da dove si intravvede l’autodromo del Mugello e molte moto che in quel frangente sfrecciano a tutto gas sul tracciato! Anche noi prendiamo a spingere a tutta perché in fondo alla discesa c’è una ripida risalita con pendenza notevole, io la scollino a fatica, staccando gli altri, per poi aspettarli in paese a Scarperia all’incrocio per Fiorenzuola.

Riprendiamo insieme a pedalare. Usciti dal paese inizia la salita al passo del Giogo, una salita lunga poco più di 10 chilometri, al 5,8% di pendenza media con punte al 10-12%. Non ci sono fontanelle a cui rifornirsi ed il caldo pomeriggio e la sete fanno prosciugare velocemente le borracce! Con il ritmo impresso in salita torno a isolarmi, tanto che arrivato in cima, prima che avvenga il ricongiungimento, riesco a scattare delle foto ed anche a spegnere la sete invogliato da una buona birra fresca. Mangio pure una fetta di crostata per reintegrare le energie bruciate nel salire al passo. Ce la prendiamo comoda anche in questa sosta, ripartendo non prima che sia trascorsa circa mezz’ora. Si scende veloci verso Fiorenzuola, che raggiungiamo ed oltrepassiamo seguendo le indicazioni per Bologna.

Manca l’ultima asperità di giornata, la salita al passo della Raticosa dal versante delle “Casette”. E’ una salita lunga 12 chilometri e 900 metri con pendenza media al 4,2%. Qualcuno penserà: salita facile…… beh niente affatto! Dopo un breve tratto iniziale, la salita per 7 chilometri e mezzo ha pendenze mai inferiori al 7-8%, con punte superiori al 10%. Non conoscendola, quando al decimo chilometro vedo che inizia a scendere, pensando di avere scollinato inizio a spingere sui pedali a quasi 50 km/h ma dopo un chilometro e 700 metri mi ritrovo a fare i conti con un tornante da dove la salita impenna durissima! Il tempo per scalare i rapporti sulla pedalata più agile possibile e inizia lo strappo finale di un chilometro e mezzo. A corto di acqua nelle borracce e con la stanchezza che inizia a farsi sentire, stringo i denti e riesco a scollinare a quota 968 metri. Davanti mi ritrovo un raduno di motociclisti, moto a perdità d’occhio, inizio uno slalom tra le moto per raggiungere il bar, appoggio la bici al muro ed entro a consumare un'altra birra freschissima come fatto al Passo del Giogo.

Mi fermo circa una decina di minuti, poi vedo passare Franco che tira dritto e decido di ripartire, il secondo punto di controllo è vicino, mangerò là per reintegrare l’energia profusa in salita! Qualche minuto di discesa e sono al punto di controllo a Cà del Costa presso il Futa point. Raggiunto Franco, faccio timbrare il brevetto e torno a degustare con lui le specialità esposte in bella vista. Nel frattempo arriva il resto del gruppo che fa altrettanto. Noto che le soste oggi durano tanto, chissà perché? C’è chi si fa preparare dall’assistenza panini con le specialità, sicuramente meglio che mangiare barrette gommose!

Ormai il tratto più duro è alle spalle, adesso ci aspettano solo discesa e pianura, quindi risaliamo in sella e giù a tutta, ovviamente prestando la massima attenzione, perché il percorso presenta curve e tornanti insidiosi e la strada a tratti non è che sia il massimo come qualità dell’asfalto! Giungiamo così a Quinzano stando attenti a non oltrepassarlo, giriamo a sinistra proseguendo in discesa. Improvvisamente alla mia destra vedo sbucare dalla boscaglia un fagiano, è un maschio dai colori sgargianti, sto scendendo veloce e devo frenare bruscamente per non andargli addosso! Rimango perplesso perché invece di volare via si mette a correre in discesa per alcuni metri e quando lo affianco in frenata decide, per mia fortuna, di tornare nella boscaglia! Finita la discesa mantengo la destra proseguendo sempre dritto per Zena. Adesso di discesa vera non ce n’è più e sono le gambe a spingere, fin troppo. Devo rallentare perché ho nuovamente staccato il gruppo. Decido che forse è meglio restare in mezzo al gruppo e seguire Franco che, essendo esperto della zona, ci guida per l’ultima decina di chilometri mancanti all’arrivo.

E’ fatta, siamo all’arrivo entriamo, soddisfatti e felici, nel piazzale antistante il circolo ARCI, da dove eravamo partiti in mattinata! Così anche questa bellissima rando va ad aggiungersi al libro dei ricordi del cuore, ho conosciuto nuovi amici ed amiche, ho condiviso con loro la bellezza di un territorio con paesaggi fantastici, passando una domenica indimenticabile! Trovo ad aspettarmi moglie e cugina, non molto felici: nella mezz’ora in cui hanno dovuto attendermi prima che arrivassi, sono state divorate dalle zanzare, ma sono comunque contente per la mia prestazione. Non voglio farle attendere molto, dobbiamo anche rientrare a casa in quel di Merano e ci aspetta ancora il viaggio di ritorno! Passo dall’organizzazione, saluto tutti e ringrazio. Ringrazio anche Sergio e vado all’ultimo punto di ristoro, quello all’arrivo dove, anche se sazio, per cortesia, assagio un buon bicchiere di Sangiovese ed ancora una fettina di torta della zia che conosco al momento, facendole i complimenti per la squisitezza delle torte da lei preparate. Ringrazio e saluto anche Riccardo Pirazzoli per tutte le informazioni datemi sui prodotti a chilometro zero in distribuzione ai punti di ristoro e anche perché è stato parte attiva nell’organizzazione di questa bellissima rando. Ringraziamenti particolari a tutti i ragazzi della Senio bike, in primis ad Andrea Tronconi, all’assessore del comune di Palazzolo sul Senio, Annalisa Cavini, ad Ercole Lega (locanda Senio), per il loro fondamentale contributo alla riuscita della manifestazione! Un grande grazie di cuore ad Alessandra, Nives, Angela, Cesare, Franco e Stefano, grandissimi compagni di pedalata! Alla prossima!

 

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