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Inserito il 06 settembre 2013 alle 16:31:02 da gazario. - Letto: (2069)

E intanto il tempo se ne va...

Cambia il main sponsor della manifestazione piacentina, ora Granfondo Scott, ma non l'ottima organizzazione, volta soprattutto a garantire la sicurezza dei partecipanti. Non sarà epica come una cavalcata alpina, ma regala pur sempre emozioni e qualche ricordo da mettere nel cassetto.

 

 

(Testo di Luca Bortolami, foto di Ufficio Stampa Granfondo Scott)

6 settembre 2013- Sono ormai dieci anni che faccio granfondo e devo dire che mi hanno regalato una collezione di emozioni che mi segnerà per tutta la vita.  In mezzo a questa collezione a volte diventa veramente difficile distinguere tra una gara e l’altra, tra un’edizione e la successiva.

Vorrei ricordarmi di tutti i miei dieci arrivi a Soelden, vorrei serbare nel cuore in maniera distinta l’emozione di tutte le dieci volte in cui a Feltre ho letto “Per oggi basta salita”. Ma questo è impossibile e continuo a mettermi un numero sulla schiena per tante (troppe) volte all’anno per riuscire a rinverdire sempre quelle emozioni.

L’anno scorso la granfondo piacentina di inizio settembre fu per me un evento molto particolare. Dodici mesi prima in discesa ero caduto ed avevo compromesso l’integrità della mia clavicola sinistra, pur riuscendo a portare a termine il percorso. E nel 2012 partii quindi timoroso ma alla fine poi felice nel constatare come la organizzazione avesse fatto grandissimi sforzi e passi in avanti in termini di sicurezza sul percorso, facendomi arrivare felice ed in posizione inattesa al traguardo.

Era quindi un poco scontato che, al di là del cambio dello sponsor principale, la prima edizione della Granfondo Scott avrebbe fatto fatica a lasciare in me un segno altrettanto grande quanto la ultima edizione della Granfondo Colnago. E devo dire che cosi è stato, ma in modo positivo, dato che la manifestazione non ha cambiato nulla di quanto l’ha caratterizzata l’anno scorso, a indicare una continuità nella gestione che non può che risultare benvenuta visto i notevoli miglioramenti mostrati nel 2012.

Quando sabato mattina ho fatto il viaggio da Milano a Piacenza per andare a ritirare il pacco gara, più per consuetudine che per logica, non ho potuto non pensare come esattamente una settimana prima fossi a Soelden preparandomi fisicamente ma soprattutto mentalmente ad una cavalcata alpina tanto bella quanto complicata a causa della avverse condizioni metereologiche. Ora invece ero lì in mezzo alla Pianura Padana con un bel sole e delle previsioni non affatto malvagie per il giorno dopo, e una certa serenità nell’animo dovuta al pensiero che il giorno dopo sarei giunto all’arrivo in poco più di metà del tempo rispetto alla domenica precedente.

Devo dire che le similitudini con il 2012 si sono succedute con precisione a incominciare dai soliti minuti di ritardo nell’inizio della consegna dei pacchi gara e le solite veloci pratiche di ritiro del mio materiale. Ne approfitto però quest’anno per fare un giro allo stand della Scott che è veramente ben assortito, dando la possibilità di osservare tutta la linea prodotto della casa, che include le bici elettriche cui Scott si è dedicata, contrariamente alla maggior parte dei marchi altrettanto legati all’aspetto agonistico della bici. Devo dire in generale che il marchio Scott ha ben legato il suo nome a questa manifestazione e non ha certo perso occasione per mostrare e nominare il marchio prima durante e dopo la gara. Credo che sia importante per il movimento granfondistico vedere marchi solidi come Scott affiancarsi a delle valide organizzazioni come quella di Piacenza.

Dopo la visita agli stand me ne torno comunque velocemente a Milano per riposare in attesa della gara.

La domenica mattina tutto continua in parallelo col 2012. Un bel viaggio uscendo da una città non ancora del tutto sveglia, il facile tragitto autostradale, il solito comodo parcheggio a fianco della fiera. Anche la visita ai bagni viene sempre allietata dalla pulizia e presenza di sapone e carta igienica (che continueranno ad essere presenti alla fine della gara). Le griglie sono già pronte dal giorno prima e mi metto in attesa che le aprano con una bella temperatura e facendo quattro chiacchere con le mie usuali nuove conoscenze.

Quest’anno poi le attese in griglia in generale hanno cominciato ad essere piacevoli, senza i soliti furbetti che provano ad entrare a cinque minuti dalla partenza in una posizione che io mi ero guadagnato arrivando un'ora prima. Anzi è interessante che in tutto l’anno 2013 l’unico alterco in proposito lo abbia avuto alla Highlander Radmarathon, in terra austriaca e con un abitante del luogo. Chissà che alla fine non ci si stia veramente, almeno in questo campo, abituando a seguire le regole.

Si parte come sempre a tutta e devo dire che mi rendo conto di una caratteristica dei primi chilometri di questa gara che effettivamente nel passato mi era sfuggita. Qui non ci sono molte rotonde, al contrario di quanto avviene per esempio sulla riviera romagnola, e vengono quindi a mancare tutte le accelerazioni pericolose che di solito ci sono all’inizio di queste granfondo collinari. Anzi qui si arriva con relativa tranquillità (non ho visto nessuna caduta né rischio che ce ne fosse una) fino alla prima salita. Ed è qui sulla prima salita che decido quale poi sarà il motivo conduttore della mia giornata: non guardare il computerino. Quindi niente battito cardiaco, niente watts, solo le sensazioni del momento e magari una ruota davanti alla mia cui restare ben attaccato.

E devo dire che la cosa è divertente; alla fine rimango con il gruppo delle prime due donne, che anche sulla seconda salita non si risparmiano. In discesa fortunatamente la saggezza femminile aiuta e un altro dei motivi caratterizzanti di questa manifestazione, quello delle strade in condizioni tutt’altro che ottimali, non crea troppi pericoli. Quello piacentino, lo sappiamo, rimane un territorio incline a smottamenti che rendono quasi impossibile una perfetta manutenzione delle strade, come confermato dall’accorciamento del percorso lungo dovuto a una frana sul percorso originale. Comunque questo lato negativo viene molto ridimensionato da una cartellonistica e presenza di personale in corrispondenza dei punti pericolosi vicini alla perfezione, alla pari dell’anno scorso. Anzi i volontari sulle strade si meritano in assoluto il più grande plauso del fine settimana, tra i migliori nelle tante granfondo cui partecipo.

La salita del Passo Caldarola viene iniziata con le solite schermaglie relative al podio femminile, ma almeno dopo metà salita le cose si calmano e si sale tranquilli, lasciando assaporare un rientro a Piacenza in carrozza.

E invece no, sull’ultima salita (Montecanino) parte un attacco della poi vincitrice (la sempreverde Monica Bandini) che mi fa faticare non poco per non perderne la ruota. Anzi, per fortuna avevo deciso di non guardare la strumentazione altrimenti mi sarei preoccupato della frequenza cardiaca raggiunta, ma giornate come domenica sono fatte cosi: per essere godute con la passione e non con il cervello.

Tornati in pianura, con ancora oltre 30 chilometri da percorrere prima di arrivare al traguardo, ci mettiamo a lavorare con discreta collaborazione e arriviamo alla fiera in piena sicurezza, stanchi ma felici, dopo avere preso con noi alcuni partecipanti del percorso medio.

Prima di concludere la cronaca della gara, lasciatemi solo dire che a un certo punto in pianura la moto della organizzazione che ci scortava si era avvicinata eccessivamente alla testa del gruppo, al punto da creare una situazione di vantaggio. E oltre a fare non poca fatica a rientrare nel gruppo (dato che mi ero attardato all’uscita di una curva), ho anche dovuto risalirlo tutto per fare allontanare immediatamente la moto, come è subito avvenuto. Sarei certo stato più felice se non fossi stato il primo a chiederne l’allontanamento, dato che all’arrivo ci sono sempre voluto arrivare con le mie forze, magari stanco e attardato, ma con le mie forze.

Dopo avere superato il traguardo mi disseto allo stand Enervit e mi cambio velocemente (dei bagni ho già parlato) per andare poi al pasta party, sempre gustoso e generoso e questa volta allietato dalla presenza del chiosco di un birrificio artigianale che seppur a pagamento mi ha fatto godere di una ottima e fresca birra, come solo quelle alla fine di un lungo giro estivo sanno essere.

Il mio bilancio della giornata? Dubito che tra due o tre anni mi ricorderò delle emozioni provate oggi (forse mi ricorderò della birra) e sicuramente le analogie con la manifestazione dell’anno scorso, per me cosi carica di sentimenti, faranno prevalere il ricordo della edizione 2012. Ma è stata una bella giornata, piacevole come può essere andare a mangiare la pizza per la millesima volta in un posto che ci piace. Magari non me ne ricorderò, ma domenica sera ero felice di essere stato sulla linea di partenza.

 

 

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