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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 05 settembre 2013 alle 14:12:06 da Enrico Cavallini. - Letto: (4216)

Oetztaler 2013: inizia da incubo, ma finisce nel sogno

Un'edizione funestata alla partenza dal mal tempo, sebbene alla prova di Soelden non sia una novità. Dei 4000 aventi diritto allo start, solo 3300 prendono il via, ma in 1000 decidono di piegarsi alla pioggia e al freddo e, intelligentemente, optano per il ritiro. Solo 2300 audaci portano a termine il loro sogno. E noi abbiamo sognato.

 

 

(Testo di Enrico Cavallini, foto Play Full Nikon)

 

S

ono passati ormai alcuni giorni dalla 33a edizione della Oetztaler Radmarathon, la più dura granfondo d'Europa, ma il ricordo di quei tre giorni passati a Soelden, la piccola perla del Tirolo, sono ancora ben vivi nella nostra mente, ma anche nelle nostre gambe.

Un'edizione sicuramente epica (ma non certo eroica, termine che aborro in pieno in questo contesto. E' eroe chi mette a repentaglio la propria vita per salvarne delle altre e non chi la mette a rischio per un proprio sfizio), a causa dell'abbondante pioggia caduta fin dalle prime ore della mattina e delle temperature non certo estive, che ci si aspettano a fine agosto.

Ma la prendo un po' più da distante.

La Oetzy (simpatico soprannome affibbiato a questa manifestazione dal nome tutto teutonico - che poi sta a significare Granfondo della Valle di Oetz), per pochi è una gara contro l'avversario, per tanti è una sfida contro se stessi e contro il percorso, ma per tutti è una gran bella festa.

Tre giorni, per i più fortunati, che valgono la pena del lungo viaggio, dove la granfondo, forse, si riduce ad essere la parte, sì centrale, ma non è detto la più entusiasmante.

La nostra Oetztaler (mia e del mio collega Gianandrea Azario) inizia il venerdì alle ore 12.00, quando si dà il via al lungo viaggio che da Biella porta a Soelden, in Austria. Poco oltre cinque ore di auto, che ci danno l'occasione per una bella e lunga chiacchierata. Si parla di tante cose: di lavoro, di bicicletta e di vita quotidiana. Ogni tema va bene e quello che è un'amicizia già affermata da anni, in ognuna di queste occasioni si rafforza sempre di più.

Giungiamo a San Leonardo in Passiria, pronti per affrontare l'ascesa al Passo Rombo, che la domenica scaleremo in bicicletta; piove, ma subito ci viene da osservare che la temperatura resta gradevole anche in cima al passo. Le previsioni ormai non sbagliano più come alcuni anni fa e, visto che per domenica hanno promesso pioggia, ci mettiamo il cuore in pace e questa scalata sotto l'acqua inizia a farci metabolizzare la pioggia di domenica. Però non c'è la bufera di neve dell'anno passato ed è già qualcosa!

Il venerdì lo chiudiamo con il disbrigo delle varie operazioni di accredito in sala stampa e il check-in in albergo.

Il sabato mattina la sveglia è di buon'ora. Di prassi è prevista la sgambatina pre gara, ma la giornata sarà lavorativa, quindi è bene iniziare presto e finire presto. Il cielo è terso, sebbene la temperatura sia un po' freschina, ma i 1300 metri sul livello del mare di Soelden, la giustificano. Si parte con il solito gruppetto di amici; destinazione Oetz e ritorno alla base. Non so spiegarmi perché ogni anno il tratto tra Oetz e Soelden mi sembra "più discesa" che salita. Mi spiego. A scendere verso Oetz ho l'impressione che la discesa sia "importante", non impossibile, ma impegnativa in alcuni tratti, mentre a risalire verso Soelden, dove mi aspetterei di faticare di conseguenza, invece passa via in un attimo e tutta con la moltiplica in salita. Boh! Una strana sensazione. Alla fine ci siamo portati a casa quasi un'ottantina di chilometri. La gamba gira bene, ma domani sarà un altro giorno.

Il sabato è festa grande a Soelden. Il piccolo paesino tirolese si riempie dei quattromila ciclisti accreditati alla partenza con le rispettive famiglie. Così come accade a Cesenatico per la Nove Colli o a Corvara per la Maratona, la località viene completamente monopolizzata dai ciclisti, così tanto che i pochi turisti "extra bici", si sentono addirittura spaesati (e alcuni danno anche segno di fastidio, ma è bene che non provino a lamentarsi... la maggioranza vince!)

La via centrale è un continuo brulicare di gente che con il suo fitto viavai, procede, chi spedita, chi con passo calmo, da e verso la Freizeit Arena, sede logistica di tutta la manifestazione. Questo enorme (e spettacolare) palazzetto dello sport, ospita infatti tutte le strutture necessarie alla manifestazione. L'area antistante è colma di stand espositivi e degli spettacolari mezzi di "Inizio gara", rappresentati da due macchine da rally, che fanno la loro bella figura.

L'area al secondo piano dedicata alla consegna dei pacchi gadget e dei numeri di gara, è anch'essa colma di stand espositivi, che godono dell'afflusso dei ciclisti presenti. Il nostro pacco gara lo ritiriamo direttamente in Sala Stampa insieme alla procedura di accreditamento, ben accolti da Cristian Pizzinini e Antonio Scolari, addetti stampa della manifestazione. Un pacco gara di tutto rispetto, con al suo interno l'immancabile borraccia griffata con il nome della manifestazione e i colori dell'edizione in corso (per tanti è un vero e proprio trofeo), una borraccetta in metallo da riempire, preferibilmente, con liquori montani locali, un softdrink alla mela, una barretta ai cereali, un gel energetico e una confezione di pasta Barilla.

A fare bella mostra di sé sul fiume Eno, è l'immenso "maglione" multicolore creato con alcune delle maglie non ritirate nelle passate edizioni.

E' infatti tradizione dell'organizzazione, ottimamente guidata da Herr Ernst Lorenzi, riutilizzare le maglie commemorative avanzate nelle precedenti edizioni per qualche sfogo artistico particolare. Quelle della passata edizione, ad esempio, sono state tritate e usate per confezionare dei tappeti ai quali sono state applicate le targhe consegnate ai vincitori. Un'idea veramente originale e simpatica.

Sabato pomeriggio alle 17.00, all'interno della hall dell'hotel Bergland, è stata presentata ufficialmente la manifestazione con la presenza dell'ospite d'onore Jan Ullrich, ovviamente iscritto nelle liste di partenza. Non mancano certo le domande sul meteo del giorno dopo: "Come si comporterà l'organizzazione in caso di pioggia?". "Nessun problema. Pioverà in Austria e in Italia farà bello e la quota neve sarà a 2900 metri (il Rombo è a quota 2500 metri nda)".

Intanto nelle vie si vocifera della messa in pista del percorso alternativo e di una fantomatica nevicata sul Kuthai durante la notte. Tutte notizie prontamente smentite dall'apparato organizzativo.

La sera cena di buon'ora, vista la levataccia della domenica mattina. Intanto fuori ha preso a piovere.

Punto la sveglia alle 5.00, visto che non è mia abitudine fare colazione la mattina di una granfondo. Molti sbarreranno gli occhi, ma il mio stomaco non va d'accordo con tensione e attesa in griglia. Meglio lasciarlo ancora lì a dormire. Per mangiare c'è tempo e certo non ho il fisico di uno che può soffrire la fame, tutt'altro!

Piove (governo ladro)! Anche stavolta le previsioni ci hanno azzeccato! Spero vivamente che continuino ad azzeccarci però. Le mie informazioni meteo danno acqua fino a Innsbruck per poi migliorare e addirittura girare al bello nella seconda metà del percorso. Speriamo!

Mi bardo da pioggia e mi dirigo verso le griglie, che intanto sono già invase dai ciclisti. I musi sono lunghi e tanta gente non la si vede. La pioggia per alcuni è indifferente, per alcuni addirittura amica, ma per altri è nemica. Fatto sta che gli idrofobi, scelgono di non partire. "Codardi!", penserà qualcuno; intelligenti e assennati, penso invece io! Partire in queste condizioni lo si deve fare con la piena consapevolezza di avere tutte le caratteristiche, fisiche e tecniche, per potere affrontare ogni tipo di ostacolo, sia esso il freddo, sia la capacità di guida. Chi non se la sente è meglio che non parta, per la propria incolumità, ma soprattutto per quella degli altri.

Dei 4000 aventi diritto al numero (dei 21000 richiedenti: un vero successo di richieste), alle ore 6.45 di domenica 25 agosto, prendono il via in 3300. Solo 700 decidono di non partire e se consideriamo che normalmente i partenti sono circa il 90% degli iscritti, vediamo che all'appello ne mancano poi solo 300. Quasi tutti ci vogliono almeno provare.

Si parte! Nonostante la pioggia e la strada "allagata" la velocità tenuta verso Oetz non è certo turistica, tant'è che il tempo registrato in questo tratto è di solo uno o due minuti superiore a quello della precedente edizione (dove invece non pioveva alla partenza).

Ecco la rotonda di Oetz che dà il via alla prima fatica di giornata: la scalata al Küthai. In due edizioni a cui ho partecipato non sono ancora riuscito a vedere questa salita con il sole, ma credo che lo spettacolo sia davvero senza pari. Gli alpeggi, la pineta, i prati e la vallata, così il laghetto artificiale, devono lasciare senza fiato se illuminati dai raggi solari.

Mi fermo appena la strada sale e mi svesto. Via il giubbino e via i guanti lunghi. Come un matto scatenato, mi ritrovo a salire in maglietta, pantaloncini e guanti corti. Non mancano le brutte occhiate da parte degli altri concorrenti, che mi scrutano un po' tra il basito e lo stralunato. "Sarà più matto o più extra terrestre?". Né uno né l'altro. So che per salire farò fatica e inoltre siamo appena partiti, per cui dispongono ancora di tutte le energie. So tenermi caldo fino in cima. Tutti gli altri salgono invece coperti di tutto punto. Giungiamo in cima al Küthai e mi fermo a scattare alcune foto (ne scatterò 60 su tutto il percorso). Giunto al ristoro, mi preparo a fare la carica di calorie, ma soprattutto a vestirmi. In tantissimi hanno approfittato del servizio di cambio abiti e in cima trovano il cambio asciutto, ma la tanta acqua presa e soprattutto il freddo, ne fermano addirittura 1000. All'arrivo, dei 3300 partiti, ne giungeranno solo 2300!

Mi infilo il giubbino e i guanti lunghi e mi dirigo al ristoro. La pioggia cade ancora abbondante e la temperatura è di pochi gradi sopra lo zero. Oltre alla mitica "suppe" (ricordate l'anno scorso?) sento la voce di una ragazzina che urla «Eistee, eistee». Tè freddo? Cara la mia ragazzina, mi sa che te lo riporti a casa tutto il tè freddo oggi. C'è invece l'assalto ai bollitori con il tè caldo che va via che è un piacere.

Riprendo il cammino. La discesa dal Küthai è da veri piloti di aeronautica. Con la strada asciutta si raggiungono velocità prossime ai 100 chilometri all'ora. Anche lo scorso 25 agosto non sono mancati i cicloaviatori, ma personalmente ho innestato il livello "Prudenza 10" e non l'ho tolto fino alla fine. Il venerdì precedente, conscio delle previsioni del tempo, avevo sostituito il set dei pattini dei freni, ancora buono, ma non nuovo. Ecco! L'ho praticamente quasi finito solo in questa discesa. I giorni che seguono la Oetzy li avrò impegnati all'Eurobike e non posso permettermi neanche di lussarmi un mignolo. Meglio stare accorti.

Giungiamo a Innsbruck e, nonostante la pioggia, è ancora presente della gente sulle strade a fare il tifo. L'anno passato ce n'era ben di più, ma non pioveva. Comunque è sempre una bella emozione sapere che qualcuno si sta divertendo grazie a noi. Come sempre il passaggio attraverso il capoluogo del Tirolo è indolore e in breve si raggiunge la strada che porta al Passo del Brennero. Italia aspettaci che arriviamo!

L'ascesa al Passo non è nemmeno da considerarsi salita. Un lungo falsopiano di quasi 30 chilometri, che presenta l'unica asperità sul finale, con due chilometri più impegnativi. Ormai ha smesso di piovere, ma la temperatura non è ancora gradevole. Si passa ciò che una volta era la dogana e si giunge in terra italica. Qui il ristoro. Suppe, cola, wasser e... "Eistee, eistee"! Bimba bella, guarda, non è proprio giornata del tè freddo, credimi! Infatti mi fiondo su una bella borracciona di tè caldo, decisamente più corroborante! Mi vesto e scendo. La strada è ancora bagnata e non mi fido a "fare velocità", ma tanto minuto più minuto meno non mi cambia la vita. La mission di oggi è: FINIRLA!

Scendiamo a Vipiteno da cui parte la scalata al Passo Giovo: 15 chilometri non eccessivamente impegnativi, ma neanche da sottovalutare. Una bella oretta abbondante di salita, che lascia però nella mente scenari mozzafiato. Il sole intanto ha iniziato a fare capolino e la temperatura è ora accettabile. "Italia, paese do sole". La vallata si apre sotto di noi e man mano che si sale si mostra sempre più nella sua ampiezza, per poi sparire quando si entra nel bosco. Gli ultimi chilometri sono veramente d'incanto. Le piante si diradano per lasciare spazio ai pascoli usati come alpeggi per gli armenti. Il ristoro non è piazzato al passo, ma un paio di chilometri prima. Indovinate un po' cosa offre la signorina? "Suppe, cola, wasser". Niente eistee ora che fa caldino? Bah! Strani gusti questi teutonici.

Si scende. La discesa dal Giovo è la più bella in assoluto di tutta la Oetztaler (con i miei gusti, ovviamente). Tecnica, non velocissima, richiede abilità nella guida e non solo la follia di non toccare i freni come le due precedenti. Purtroppo siamo in Italia... e il sole lo paghiamo con la strada rovinata! Tutto non si può avere. Pace, farò attenzione anche in questa.

A San Leonardo in Passiria, il rimbalzo! Fine del Giovo, inizio del Rombo. Mi fermo per svestirmi e intanto sulla mia testa un aeroplano acrobatico si esibisce in piroette nel cielo disegnando strane figure con il fumo del motore. Gli spettatori assiepati sulla strada dividono gli sguardi tra noi, incitandoci, e le evoluzioni del pilota. Sono 7 ore e poco più che pedalo. Devo ancora scalare il Passo del Rombo, o meglio il temibile Timmelsjoch, e il vicentino Roberto Cunico ha appena passato il traguardo vincendo la sua prima Oetztaler, davanti all'ex professionista tedesco della T-Mobile Jorg Ludewig.

Il Rombo non mi spaventa. E' l'ultima salita, e passata questa il più è veramente fatto. Resta lo strappo infame che porta al casello del pedaggio, anche nota come "salita del mautstelle" (salita del casello, appunto). La scalata al Rombo va presa con rispetto. Conoscerne le caratteristiche aiuta sicuramente. I primi sette chilometri che portano  a Moso sono decisamente facili e viene voglia di affrontarli con grinta, ma il ciclista saggio sa che è bene stare buoni: il bello deve ancora arrivare. I successivi tre chilometri salgono a tornanti con pendenze a due cifre e, per le mie caratteristiche, sono i più duri, per poi addolcirsi nuovamente per i successivi otto chilometri. Al cartello "15", la salita termina, e la strada spiana completamente. Su il padellone e via a fare velocità. Intanto il sole è già uscito da un pezzo e la giornata è veramente estiva, tanto che approfitto di tutti i ristori idrici piazzati dall'organizzatore. La Valle Passiria si mostra in tutta la sua bellezza (cosa che non accadde l'anno scorso con il brutto tempo e la bufera al Passo). Non posso ignorarla e scatto anche numerose fotografie.

Gli ultimi sette chilometri diventano nuovamente impegnativi, mentre, duri duri, sono poi gli ultimi due che portano all'ingresso della galleria che ci porterà nella Oetztal. Eccoci al passo e ora non resta che scendere, affrontare l'ultimo strappo e giungere all'arrivo. I chilometri sono ancora una trentina, ma il più è discesa.

Non so per quale motivo, ma anche in questa occasione gli ultimi tratti impegnativi del Rombo mi creano un forte mal di stomaco. Sarà l'acqua gasata bevuta all'ultimo ristoro? Boh! Sarà la fatica che mi ha ingolfato lo stomaco? Boh. Inizia la tribolazione. Faccio una grande fatica anche in discesa e a tenere il passo nei rari tratti in piano o in leggera contropendenza. Ma ormai è veramente finita. Si scende con rampe importanti fino a Obergurgl, per poi continuare sul fondovalle fino a Soelden.

Ecco la via principale assiepata di spettatori. Sono oltre 10 ore e mezza che sono in bici, a tre ore e mezza dal vincitore, ma trovo ancora gente ad applaudire la mia impresa. Emozione allo stato puro. Passo sotto il traguardo tra i mille applausi della gente seduta sui due spalti montati ai lati dell'arrivo e lo speaker cita il mio nome. Anche la mia seconda Oetztaler è terminata. Sono in ritardo di circa 15 minuti dall'orario che avevo annunciato a mia moglie, che è a casa. La chiamo immediatamente; non voglio che stia in ansia!

Bene! Sono stato uno dei 2300 ciclisti che l'hanno portata a termine. Ovviamente grande rispetto e un segno di stima per l'intelligenza che hanno dimostrato tutti coloro che, o non sono partiti o si sono ritirati considerando la situazione ambientale eccessiva per loro. So anche di non avere salvato il Mondo da una catastrofe, così come di non avere compiuto nessun gesto eroico. So però, con tutta convinzione, che verso me stesso e solo a me stesso, ho nuovamente dimostrato che posso fare quello che mi metto in testa. Non mi servirà certo per scalare passi dolomitici o impegnarmi in tappe del Giro d'Italia, ma per affrontare la vita di tutti i giorni, che in alcune occasioni è capace di dimostrarsi ben più dura e cattiva.

Un piccolo cruccio personale.... A forza di fermarmi a scattare foto, sono giunto quarto nella speciale classifica riservata ai giornalisti accreditati. Il prossimo anno sarà battaglia! Mi farò accompagnare da mia moglie che si occuperà del servizio foto e tenterò l'impresa di conquistare l'ambito premio (un soggiorno a Soelden, tante risate e un po' di sfottò in sala stampa).

Ora inizia la magia della Oetztaler, ciò che la rende veramente unica. La cerimonia delle premiazioni. Infatti, a dispetto di come siamo abituati, pieni di nervosismo sperando di essere la prima categoria premiata per potere ritirare il salame e andare via di corsa, qui a Soelden, la cerimonia è un vero e proprio spettacolo.

Attrezzato il palco all'interno del Palazzetto dello Sport, che da due giorni ha anche le funzioni di ristorante e serve il pasta party, la Victory Ceremony inizia con la premiazione tutta speciale degli ultimi due arrivati. Scortati in pompa magna dagli uomini della Scorta Tenica, non appena passano il traguardo vengono catapultati sul palco. Il loro ingresso avviene in un'ovazione generale, con un calore e un affetto che sa di vero. Non sono applausi chiesti dallo speaker, ma caldi e sinceri. Ognuno dei presenti sa bene la fatica che hanno fatto i due che stanno ora salendo sul palco. L'emozione traspare anche nei loro occhi. Sono felici, in primis per avere portato a casa la pellaccia, ma soprattutto per provare così tanto calore.

Ore 21.00. Si dà il via alla premiazione dei vincitori. A salire sul palco sono il vicentino Roberto Cunico e la tedesca Monika Dietl, tra l'altro giornalista accreditata.  Lo spettacolo vale la pena di fermarsi un giorno in più e tranquillamente potrebbe intrattenere dei telespettatori in prima serata su un canale nazionale. Due bravi e capaci speaker presentano i vari vincitori e i vari ospiti, mentre alcuni filmati della giornata fanno da intermezzo.

Sono le 22.30 e la festa è ormai finita. Anche quest'anno il sogno è diventato realtà. Viste le condizioni della mattina sono contento che per nessuno si sia tramutato in un incubo. Si esce con gli amici per una birretta che fa da epilogo a questa bella, seppur breve, vacanza in una località che vale la pena di essere sfruttata per periodi più lunghi.

Il lunedì mattina si riparte. Destinazione casa, ma non prima delle ultime due fermate: nel negozio dello Speck, per i vari regalini da portare ad amici e parenti, e al distributore della BP che, oltre a essere stato lo sfondo della partenza della Oetztaler, ha anche il gasolio a 1,400!

Complimenti quindi a tutti coloro hanno finito la Oetzy e complimenti a tutti coloro che hanno invece scelto la sicurezza, non mettendo a repentaglio la propria, ma anche la nostra vita. Arrivederci a tutti quanti al prossimo anno  per una nuova edizione, sempre uguale, ma sempre diversa!

Per avere notizie su chi ha vinto, leggi il comunicato stampa ufficiale.

Guarda qui la fotogallery completa

(5 settembre 2013)

 

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