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Inserito il 20 agosto 2013 alle 17:31:02 da gazario. - Letto: (2847)

Di nuovo, anzi solito doping...

Francesco Abela, ideatore del Progetto Certificazione Etica, prende spunto dall'ultimo caso di doping emerso alla Sportful Dolomiti Race, per proporre il suo punto di vista sulla gestione dei controlli e sulle pene conseguenti. Il tutto nell'ottica dello sport come mezzo educativo.

 

 

(A cura di Gianandrea Azario)

20 agosto 2013 - Riceviamo e pubblichiamo volentieri una lettera aperta di Francesco Abela, ideatore del Progetto Certificazione Etica, di cui abbiamo parlato nei mesi scorsi.

L’eco della Sportful si è spento da poco.
Tanta passione per chi organizza, impegno, preoccupazioni: da tempo lavoro anche nell’organizzazione e generalmente chi partecipa desidera il massimo e pretende un livello sempre crescente, ma non immagina che cosa significhi davvero e che cosa comporti il “preparare“ a modo il tutto.
Che lo sport di massa sia un mezzo di educazione, salute e turismo lo si dice, che sia “malato“ almeno nel settore cicloamatori è un fatto.
Dispiace di nuovo registrare un caso di doping acclarato a seguito dei controlli.

Per quanto sia garantista e lontano da generalizzazioni, il problema sono tutti quei controlli che non sono stati fatti o che non si riescono a fare.
Il mentore della importante Manifestazione, soprattutto per la sua fama e per i ruoli e gli incarichi ricoperti, promotore anche della Five Stars League, si è arrabbiato a quanto pare per questa ennesima stupidità di chi (non si capisce perché) ancora regredisce infantilmente e sente l’esigenza di mettersi in mostra, primeggiare ad ogni costo, fare il Fonzie di turno.

Gli aspetti psicologici che sottendono tutte le forme di doping (di sostanze, di abuso di carichi di allenamento, di deviazioni alimentari e pseudoaneressie) sono molteplici e meriterebbero interventi che sono più clinici che di ramanzine e vane speranze di remissione.

La normopatia è in realtà quella condizione che fa sembrare la persona sana, ma in realtà, a livello latente e spesso inespresso, nasconde elementi di patologie, le più diverse.


Arrabbiarsi e indignarsi è normale, ma ho l’impressione che promettere che, ora basta e ci sarà il pugno massimo e duro, sia l’urlo del pappagallo che si perde nella vastità delle foreste tropicali.
Chi ascolterà quell’urlo? Che effetto avrà? Forse che le tigri se ne spaventeranno? A dire che i normopati o gli ammalati di doping ignoreranno le promesse di prossime crociate, e forse anzi, per sfida e per malefico gioco troveranno ancora più stimolante cercare ulteriori sostanze proibite ed efficaci e difficili, a dimostrare che la loro “ribellione“ e “finta libertà“ fatta di dipendenza ha vinto l’autorità.

Ecco alcuni meccanismi appunto: sentirsi liberi e sfidare l’autorità da beffare, così io sono più forte di lei ... Assomiglia alla caduta di Adamo ed Eva istigati dal serpente?


 

 

 

 

Carissimo Piol, nessuna repressione per quanto estesa potrà mai da sola risolvere il problema.
Carissimi esperti federali che cercate regolamenti e maglie strette, la rete non può divenire un muro.

Solamente una :
decisione di prendere in mano il problema;
fare sedere al tavolo la Consulta e i suoi responsabili;
coinvolgere legalmente gli organizzatori;
prevedere il penale per le talpe e cercarle;
mettere il naso nelle questioni fiscali delle società;
eliminare pacchi gara e destinare i fondi di iscrizione alla sicurezza e a controlli a sorpresa;
effettuare i controlli a tappeto indipendentemente dai piazzamenti;
raddoppiare i tempi di squalifica: non serve radiare (diseducativo), ma una pena minima di cinque anni;
fare sedere gli organi dirigenti delle società Ads e coinvolgerli in una politica reale di prevenzione;
prevedere d’ufficio rivalse penali  e pecuniarie delle Società e degli Enti della Consulta, e poi applicarle, verso chi preso positivo;
prevedere un numero minimo di controlli annuali in tutte le discipline ciclistiche a cura del Ministero della Sanità, numero significativo e rapportato in termini percentuali ai partecipanti atleti.

Non sono cose difficili. Se si vuole farle.
Le si fa se si vuole davvero perseguire una politica preventiva e rieducativa. Non repressiva, che a nulla porta!!!

Purtroppo non sono nessuno io; ho idee, e credo buone, visto anche il successo del Codice Etico del Progetto di Certificazione Etica cui “alcuni“ hanno attinto come spunto.

Un grazie enorme alle squadre aderenti e al portale GranfondoNews.

Caro Piol, specialmente la mia società, Scatenati, c’è per proporsi come sta già facendo. E sono sempre e ancora – come allora – disponibile per tutto quanto personalmente o come Società si può, per il bene.
Sai come già allora, alla partenza del Progetto da me ideato abbia scelto l’integrità vera di fronte a tentativi di appropriazione a fini personalistici e pubblicitari: a dire che il desiderio vero di provarci, per quanto tempo necessiti, c’è, ed è affidabile.

Francesco Abela

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