Articoli 
martedģ 19 novembre 2019
Granfondo Randonneč Cicloturismo Appunti di viaggio Rubriche
Sezione granfondo    
Inserito il 13 agosto 2013 alle 09:26:55 da gazario. - Letto: (2442)

Come è andata?

Una domanda che spesso si sente alla fine di una granfondo, insieme al ricordo del compianto Andrea Pinarello durante La Pina, manifestazione a lui dedicata, è lo spunto per una interessante riflessione sul modo di interpretare la passione per le due ruote e le lunghe distanze.

 

 

(Testo di Luca Bortolami, foto di Ufficio Stampa La Pina Cycling Marathon)

8 agosto 2013- C’è una domanda che ricorre sempre alla fine di una delle tante manifestazioni granfondistiche cui io come tanti altri amo partecipare: “Come è andata?”. Mi sono spesso chiesto cosa quella domanda dovrebbe significare in un contesto come quello granfondistico e la risposta che vado cercando da tempo mi è arrivata con chiarezza in occasione della Granfondo La Pina del 14 Luglio scorso.
Perché, vi chiederete voi, una risposta, almeno per me, così importante ti è arrivata proprio in quella gara? La risposta è molto semplice. Questa è stata la seconda edizione della gara di Treviso da quando il mai abbastanza compianto Andrea Pinarello se ne è andato e un anno fa i ricordi malinconici erano ancora troppo forti per lasciarci pensare a cosa Andrea ci ha lasciato, agli ideali che lui incarnava e che domenica mattina, almeno per me, erano presenti come non mai in griglia mentre aspettavamo di partire e poi via via fino a quando sono tornato a Treviso.

Quante volte che ho incontrato Andrea in qualche granfondo, sia in giornate dove tutto sembrava andare come doveva sia in quelle dove, come capita a tutti, la crisi ci colpisce a un certo punto nel cammino. L’ho sempre visto con un sorriso e sentito dire delle belle parole, sempre ricordarsi di salutare tutti, anche se stava soffrendo su qualche salita.
Ecco, Andrea per me incarnava quell’ideale di ciclismo amatoriale che io vorrei un giorno riuscire a sposare pienamente, quello per cui la domanda “Come è andata?” non significhi semplicemente “Come sei arrivato in classifica?” o “Quanto tempo ci hai messo” ma più propriamente “Quanto ti sei divertito?” o “Hai pedalato con gioia?” o con ancora più importanza “Sei arrivato sano al traguardo?”. Andiamo in griglia per divertirci e la misura di questo divertimento deve essere l’unico metro di come la giornata sia andata. Ho vissuto giornate dove ho fatto risultati inaspettati senza divertirmi ed altre in cui mi sono divertito tantissimo ma il tempo cronometrico non è stato quelo auspicato. In quale delle due circostanze la risposta alla domanda “Come è andata?” dovrebbe essere più entusiastica? Certamente nel secondo caso, e credo che questo sia alla radice del godere del ciclismo amatoriale nella maniera più piena, come Andrea avrebbe voluto.

Devo dire che arrivare a Treviso come ho fatto io dopo la Maratona e la Marmotte aiuta ad avere lo spirito giusto. La stanchezza si sente da un lato, e il tornare a uno scenario di pianura unitamente alla tranquillità di una bellissima cittadina come Treviso mi mettono sempre dell’umore giusto, al punto da essere meno preoccupato del solito del lungo tratto di pianura in gruppo subito dopo la partenza.

Arrivato prestissimo il sabato vado subito a fare il mio giretto in bici (che bello il Montello!) per poi recarmi direttamente al ritiro del pacco gara, in pieno centro storico. Quanto mi piace questa manifestazione cosi legata alla città, e non relegata alla periferia. Ancora di più in questo caso, dove è possibile partire ed arrivare in zona centrale senza correre dei rischi esagerati come era a suo tempo a Bologna. Certo la partenza dal pienissimo centro di qualche anno fa era più suggestiva, ma in quel caso le fasi iniziali diventavano effettivamente troppo pericolose.

So di alcuni che non amano lo scenario di ritiro del pacco gara a Treviso, perché vorrebbero qualche cosa di più accessibile e con maggiore presenza espositiva. Ma La Pina è una manifestazione particolare per due motivi. Il primo è il suo essere profondamente legata alla città, il secondo, in parte in relazione col primo, è il suo essere anche un importante veicolo promozionale del marchio Pinarello e di Treviso nel mondo. Sono infatti sempre divertenti soprattutto il sabato i gruppetti di ciclisti stranieri, tutti con bici e divisa simili, che sono chiaramente ospiti della organizzazione. Anzi qualche anno fa quando fui attardato alla partenza da una foratura e dovetti poi superare un paio di migliaia di cliclisti mi divertii particolarmente a salutare nelle loro lingua tutti quelli la cui nazionalità riuscissi a distinguere dalla divisa o dalle fattezze. In questa sua diversità infatti La Pina è unica, forse di più di manifestazioni che hanno comunque una partecipazione di stranieri maggiore. Qui gli stranieri non sono solo Tedeschi o Austriaci o Olandesi, qui ci sono stranieri di quelli veri.
Dopo un pomeriggio passato in albergo, alla mattina come sempre sono in griglia prestissimo e faccio alcune nuove conoscenze in un contesto che presenta poco nervosismo. A dire la verità non vedo nessuno dei soliti furbetti, e da qui comincio a sospettare che forse ci sia il ricordo di Andrea a calmare i bollenti spiriti di tutti. Si aspettava un gran caldo, e per l’occasione avevo abbandonato il mio consueto completo nero, che mi accompagna da 10 anni, per una nuova divisa total white già usata alla Marmotte. Faccio una nuova conoscenza in griglia e l’ora o poco più di attesa passa serena, non mi devo nemmeno innervosire vedendo qualcuno provare a partire da posizioni che non gli competono. Un saluto alla mia nuova conoscenza, qualche battuta ricevuta sui miei nuovi colori (quelle che ti fanno capire che 10 anni di granfondo me ne hanno un poco reso parte) e via a tutta verso la prima salita, sempre stando col primo gruppo ma senza ritmi troppo forsennati.

L’aria è più fresca di quello che mi sarei aspettato, i colori sono verdissimi e devo dire che il paesaggio aiuta a rilassarsi. Incontro anche un altro paio di persone che mi incominciano a parlare dei loro malanni (una costante del negativismo corrente) ma con cortesia gli chiedo di tacere e di concentrarsi sulla bellezza dei posti e della giornata, che, anche se arrivano ultimi, non cambia nulla, ma che se non godono del percorso invece si. Prima o poi tutti impareranno!
La prima salita è un dente che la stanchezza accumulata mi impedisce di prendere con i soliti wattaggi per me estremi, ma basta a creare già una prima selezione. Poi un po’ di pianura e si arriva alla prima salita del Praderadego, quella dove l’anno scorso forai. Qui i ritmi cominciano a essere umani e certo tali da essere meglio sostentibili sia da me che da chi mi circonda, e salgo felice tra il verde e un clima che continua ad essere inaspettatamente gradevole.

Sulla pericolosa discesa tengo tutti i neuroni accesi e il rubinetto dell’adrenalina chiuso, come era opportuno fare, e alla fine della stessa mi trovo in un bel gruppetto quando ha inizio un lungo tratto di pianura. E anche qui si vede come Andrea fosse con noi, dato che ci riusciamo ad organizzare per una doppia fila che contiuerà perfetta per una diecina di chilometri, fino a riprendere il gruppo che ci precedeva. Cosa c’è di più bello di una doppia file ben riuscita e prolungata? Una doppia fila che esprime cooperazione tra noi tutti consentendoci di godere della bellezza della velocità? Veramente belle sensazioni.

Dopo non poco arriviamo alla salita del Tomba e anche li su pendenze non indifferenti ma nel fresco e con una bella luce mi inerpico per più di quello che mi aspettassi fino a trovarmi in cima con un nuovo gruppetto. Scendiamo con giudizio anche questa volta (il nome della salita incuteva timore) e riusciamo a fare una doppia fila fino al Montello. Incredibile, la seconda in un giorno, sono proprio fortunato.

Montello fatto a tutta e poi giù fino alla pianura, in un gruppetto ristretto cui si è aggiunto un bel passistone della Sportissimo in divisa bianca che non si tira indietro dal tirare. Io rimango tanto tempo in seconda ruota e non mi dileguo quando è il mio turno di andare in prima, ma quando le gambe ci sono lo si fa con piacere anche se si sa che poi quelli che non tirano metteranno il nasino fuori a 500 metri dall’arrivo. Ma tanto io le volate non le faccio, ci tengo troppo alla pellaccia, e quindi preferisco divertirmi collaborando che fare finire le mie gare a 20 chilometri dall’arrivo solo per dire di non essermi fatto prendere in giro.
Fino alla Piazza del Grano a Treviso tutto va benissimo, non posso certo lamentarmi della giornata. Passo il traguardo, mi prendo un paio di fette di anguria (il trademark de La Pina) e vado a fare la doccia in albergo per lasciare che la coda al pasta party si sfoltisca.

Torno fresco pulito e profumato, prendo una bella birra e un piatto di pasta da una offerta un po’ scarsa (ma qui l’iscrizione costa meno che in altri posti e sulla sicurezza e la assistenza non transigono, meglio cosi) ma supplemento con ancora abbondante anguria.
Saluto alcuni amici della organizzazione e non, ringrazio per quella che per me è stata una splendida giornata, e riprendo la via di casa.

Come è andata? E’ andata che mi sono divertito e caricato di serenità, ho incontrato gente conosciuta e non e sono ripartito da Treviso con un sorriso stampato sul viso. Quindi è andata benissimo, oltre ogni aspettativa.
Grazie Andrea.

 

 

TI E' PIACIUTO QUESTO ARTICOLO? CONDIVIDILO CON I TUOI AMICI SU FACEBOOK!!!