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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 01 agosto 2013 alle 23:59:04 da enrico. - Letto: (3726)

Granfondo San Gottardo: non immaginarla! Vivila!

Immagina la bellezza delle Alpi Svizzere, immagina di essere a meno di due ore da Milano, immagina di avere un'organizzazione perfetta, immagina di avere tutto il posto che ti serve per parcheggiare l'auto, immagina una vallata dove gli accompagnatori possono svagarsi con splendide passeggiate. Ora smetti di immaginare, tutto questo esiste: ad Ambrì, nel Canton Ticino e si chiama Granfondo San Gottardo.

 

 

(Testo di Enrico Cavallini, foto Play Full Nikon)

 

A

volte, quando riusciamo ad avere un attimo di tranquillità la nostra mente da ciclista ama fantasticare sul viaggio perfetto: quel giusto mix di cose che riesce a mettere d'accordo il nostro amore per la bicicletta, il piacere della scoperta di posti stupendi e la felicità di portarsi al seguito la famiglia con la quale condividere la nostra passione.

Possiamo dire che l'offerta sul mercato non manca di certo. Con circa 200 granfondo agonistiche nel calendario nazionale e con altrettante granfondo non agonistiche, non manca certo l'imbarazzo della scelta. Ma se fossimo capricciosi e volessimo goderci il paesaggio, ma non rinunciare alla competizione?

Ecco la risposta: la Granfondo San Gottardo, in Svizzera. Il giusto mix tra agonismo e cicloturismo, capace di accontentare ogni ciclista. La formula non è nuova; viene già applicata al Giro delle Dolomiti, ma questo dura una settimana, mentre la manifestazione svizzera si esaurisce in un fine settimana (o una domenica, per i più vicini).

La Granfondo San Gottardo, giunta alla sua terza edizione lo scorso 28 luglio, vede la sua location nel praticissimo ex aerodromo di Ambrì, frazione di Quinto, cittadina ticinese della Valle Leventina, a pochi chilometri da Airolo, località famosa per i suoi impianti sciistici, ma anche per ospitare l'imbocco della galleria del San Gottardo.

Arrivare ad Ambrì non è assolutamente disagevole, anzi. Si consideri che da Milano è raggiungibile in un'ora e mezza di auto, totalmente in autostrada. Decisamente più impegnativo arrivare ad Aprica, o a Bologna per la Dieci Colli, o ancora a Trento per la Charly Gaul, se vogliamo fare dei confronti.

Usciti a Quinto è sufficiente seguire le indicazioni per raggiungere l'aerodromo. Subito veniamo colpiti dagli immensi spazi che solo un aeroporto sa offrire. La pista di atterraggio e la via di rullaggio mostrano nel loro splendore queste due vaste lingue di asfalto stese sull'immenso campo.

A erigersi nel bel mezzo è l'hangar numero 6, che di fatto è la base logistica della manifestazione. Nulla di che, un capannone all'interno del quale trovano posto la segreteria, il palco delle premiazioni, il ritiro dei pacchi gara e, dopo la corsa, la distribuzione del pasta party. Al suo fianco la tensostruttura che la domenica ospiterà i tavoli dove gustarsi il pranzo.

Il modo migliore per godersi la microvacanza è sicuramente giungere ad Ambrì il sabato. Dopo avere espletato le formalità pregara, diventa immancabile una visita ad Airolo o, ancora meglio, una passeggiata al lago Ritom, nella Val Priora, facilmente accessibile con la funicolare che trova la sua base di valle proprio al termine della pista.

Se la cena non è vincolata all'albergo, numerosi sono gli agriturismi presso i quali è possibile gustare i piatti tradizionali della cucina ticinese. Un mio personale consiglio, per chi ama il formaggio, è di cenare al Caseificio del Gottardo ad Airolo: gentilezza e rapidità uniti a piatti tipici quali Rosti e fondue (ovviamente sono disponibili anche piatti più "atletici") sapranno sicuramente soddisfare la voglia di Svizzera.

I portali meteo il sabato promettevano bel tempo, ma dopo tredici anni di bicicletta ho imparato che in estate e in montagna il tempo fa come gli pare. Infatti alle 6.00 di mattina vengo svegliato dal rumore della pioggia, che per fortuna termina di lì a poco.

Il cielo sulle montagne, in direzione San Gottardo è chiuso e minaccioso con grossi nuvoloni. A valle, invece, si fa sempre più spazio uno squarcio di cielo azzurro.

Giungo all'aerodromo alle 7.00, sicuro di non avere problemi di spazio. La pista di atterraggio si sta riempiendo di autovetture, così come di furgoni e, dalla sera prima, hanno già trovato posto i camper, ma anche tende! Gli stranieri sono mica sofisticati come noi Italiani.

Le griglie di partenza sono state approntate sulla via di rullaggio.

E' iniziata la processione del ritiro del pacco gara che, come è giusto che sia, ha il sapore della Svizzera. Il pezzo forte è il coltellino multiuso della Victorinox; alternativamente, per chi lo avesse già ricevuto nell'edizione precedente, o per gli svizzeri che probabilmente ne hanno i cassetti pieni, viene proposto un set di coltelli da cucina, sempre marchiati Victorinox. L'utilità non è mai sgradita. A far loro compagnia nel sacchetto, un pallone da usare in piscina o al mare, un set multiattrezzi marchiato Deda, una salvietta compressa FSA, una barretta e un gel Sponser.

Dicevamo che la Granfondo San Gottardo sa mescolare sapientemente agonismo e cicloturismo, ma in quale maniera? Nel modo più semplice e pratico. Il tracciato è completamente cicloturistico ad andatura libera, tranne le tre salite (il passo del San Gottardo, il passo del Furka e il passo della Novena), che sono invece cronometrate. Quattro le classifiche: una per ogni scalata più quella generale. Mica male come opportunità per portarsi a casa qualche premio.

Mancano pochi minuti alle 8.00, l'orario di partenza e, a differenza di come siamo abituati in Italia, le griglie sono ancora semi deserte. Non c'è la foga di dover partire davanti. Non essendoci nessuna corsa, non c'è ansia né fretta. Non nascondo che me la gusto proprio tutta quest'atmosfera.

La partenza avviene con precisione... svizzera e il folto gruppo di quasi 800 ciclisti, provenienti da tutto il mondo, ma in prevalenza da Svizzera e Italia, si avvia verso Airolo. Da qui si affronterà la prima scalata di giornata, il mitico passo San Gottardo, al quale è intitolata la manifestazione. La strada scelta è la Tremola, il più lungo monumento viario della Svizzera, una striscia chiara che si inerpica a serpentina da Airolo fino al passo del San Gottardo. Nel suo tratto più spettacolare la Tremola supera su una lunghezza di quattro chilometri un dislivello di 300 metri in 24 tornanti, ognuno dei quali ha addirittura un proprio nome. Quello che la rende altamente spettacolare sono i suoi lunghi tratti in sampietrini. A pensarci fa venire i brividi di quanto lavoro debba essere stato svolto per pavimentare il tutto. Non può quindi che essere la salita principe della manifestazione, che tra l'altro viene percorsa da tutti i concorrenti: sia i mediofondisti sia i granfondisti.

Le nuvolacce nere che si vedevano dall'aerodromo qui si trasformano in un nuvolone che sale verso il passo e avvolge il tutto nelle nebbia, ma nonostante tutto la temperatura è più che accettabile. Ad un chilometro dallo scollinamento il cielo si apre e il passo San Gottardo si mostra in tutta la sua bellezza. Non resta che passare sul tappeto che avvisa della fine della prima cronoscalata e approfittare, con tutta calma, del ristoro, ovviamente ben fornito dove si spazia dal brodo caldo alla mitica cioccolata svizzera, passando per frutta e merendine varie, innaffiate da sali minerali, Coca Cola e ovviamente acqua a cisterne. Mantellina e via.

Qui la divisione dei percorsi: i mediofondisti svoltano a sinistra per prendere la strada che li riporterà ad Airolo, quindi Ambrì e  Quinto, per affrontare la loro ultima ascesa a Ronco, che metterà fine alle loro fatiche, mentre i granfondisti tirano diritto verso il Canton Uri, grazie alla bella e spettacolare discesa che porta nell'abitato di Hospental. Aggirata la rotatoria ci si innesta sulla Furkastrasse, la cantonale che ci porta a Realp, dove inizierà la seconda scalata. Il trasferimento, sempre non agonistico, dovrebbe essere una felice scampagnata, grazie anche al bel sole che splende ora nella vallata, ma il vento, ovviamente contrario, rende il tutto più faticoso.

Appena passato il caratteristico abitato di Realp, si dà il via alla seconda cronoscalata al passo del Furka. I primi chilometri sono impegnativi, ma mai impossibili e i numerosi tornanti ci regalano degli scorci sulla vallata veramente incantevoli. Salendo a zigzag, in un verso si ammirano le montagne a tratti ancora innevate e nell'altro verso la vallata che via via si fa sempre più ampia grazie all'altitudine che si guadagna. Il traffico, come da regolamento, ora è aperto e nonostante ci sia del movimento, soprattutto di moto (la bella giornata di fine luglio porta i turisti a godersi le vallate), non sussiste mai il men che minimo rischio. In Svizzera le auto hanno rispetto dei ciclisti, attendono con pazienza il momento opportuno e, quando non esiste pericolo, passano a debita distanza. Gli ultimi chilometri sono quasi pianeggianti e volano in un attimo. Passato il tappeto dei cronometristi, posto a fianco dello scenografico Hotel Frukablick, si procede per un centinaio di metri verso il ristoro, che quest'anno è stato spostato un po' più avanti rispetto l'edizione precedente.

Anche qui la tranquillità regna sovrana. La fretta è stata bandita. Non giungo assolutamente tra i primi e una cosa mi lascia piacevolmente attonito. Così come già avevo notato al San Gottardo, anche qui vedo che tutto attorno al ristoro non c'è ombra di una carta o un bicchiere per terra. Tutto lindo e pulito, e non c'è anima viva che stia pulendo o ammonendo i ciclisti. La pulizia è spontanea. I partecipanti consumano e gettano i rifiuti nei sacchi o nei bidoni. Uhm! E ci sono anche molti italiani! Perché in Svizzera siamo capaci di gettare le cartacce nei cestini, mentre in Italia dobbiamo lasciare dietro di noi sempre un enorme letamaio?

Si riparte. Ora ci aspetta la discesa che preferisco in assoluto. Siamo entrati nel Canton Vallese e ci stiamo dirigendo verso Oberwald. La strada si inerpica lungo il fianco della montagna e scende a zigzag con i suoi numerosi e ampi tornati. E' lunga e veramente spettacolare. Di fronte si vede la scalata, altrettanto spettacolare, che sale al passo Grimsel ed è ben più trafficata che la nostra. Spero di avere un pizzico di fortuna e di riuscire a vedere la locomotiva a vapore della linea ferroviaria a cremagliera DFB. Scendo per alcuni e chilometri e... è la mia giornata fortunata! Vedo una nuvola di fumo da carbone uscire dal bosco: eccola la bella locomotiva rossa appena partita dalla stazione di Gletsch e diretta a Realp.

Lasciata la parte rocciosa della montagna, si continua a scendere verso il fondovalle immersi nella splendida pineta che terminerà a Oberwald, dove inizia il fondo valle che ci porta fino Ulrichen. Da qui si darà il via all'ultima fatica di giornata... e che fatica: il temibile passo della Novena, in zona meglio noto come Nufenenpass.

La strada si inerpica subito insidiosa per addentrarsi nella vallata tracciata dall'Ägene che si percorre in tutta la sua lunghezza con un forte vento contrario. Le pendenze sono già importanti, ma appena passato il ponte sul fiume e presa la parete destra della vallata la fatica si fa sentire. In fronte a noi si staglia la diga che forma il bacino artificiale Griessee, posto a quota 2400 metri sul livello del mare; dietro di lui l'Italia e più precisamente la Val Formazza. Subito la nostra mente ci dice: «Non dovrò mica arrivare fino a lassù, spero!?». Ahimè, ben peggio, scopriremo tempo dopo. Giunti al termine della valle, la faccenda si fa seria. La strada si inerpica a tornanti sulla parete della montagna: la pendenza passa a due cifre e la fatica rasenta la tribolazione. I chilometri sembrano giorni e ogni pedalata pare che non ci faccia guadagnare terreno. Ad ogni tornante lanciamo lo sguardo verso la vallata che diviene sempre più piccina, mentre la diga si avvicina sempre di più. Svoltiamo l'ultimo tornate: mancano poche centinaia di metri al passo ed eccolo là: sotto (e sottolineo sotto) di noi possiamo ammirare in tutta la sua bellezza il lago artificiale e la diga. Come temevo... lo abbiamo raggiunto e anche superato.

Ecco l'albergo che segna la fine della salita, mentre il grazioso laghetto glaciale ci saluta anch'egli compiaciuto della nostra impresa.

Beeeeep! Si chiude anche l'ultima cronoscalata. Le nuvole passano veloci in cielo e riescono a regalare un pot-pourri di situazioni meteo: sole, nebbia, qualche goccia di pioggia, poi di nuovo sole, il tutto in pochissimi minuti. Ora non resta che goderci la splendida discesa (controvento) verso Airolo lungo la splendida Val Bedretto costeggiando il fiume Ticino, che qui lo si guada a piedi. Gli scenari alpini si sprecano e ci regalano un vasto catalogo di cartoline. Rupi, pinete, pascoli: non manca proprio nulla.

Giunti ad Airolo non resta che percorrere la strada inversa a quella che la mattina ci ha portati ad affrontare il San Gottardo e dirigerci verso Ambrì, dove l'ultimo beeep! posto sul traguardo indica ai cronometristi che siamo giunti sani e salvi.

Doccia e pasta party, ci rimettono immediatamente in forze e la fatica si trasforma in felice ricordo. Davanti agli occhi ci passano i mille ritratti che il percorso ci ha mostrato come nella più bella mostra di grandi paesaggisti come Corot, Lorrain o il Canaletto. L'epilogo viene dato dalla cerimonia delle premiazioni, capace di distribuire numerosi premi e tutti di grande valore. Quello che ci colpisce e la non cumulabilità dei premi, pertanto chi ha vinto qualcosa (una delle tre cronoscalate, ad esempio) non può vincere altro (ad esempio un'altra cronoscalata, sebbene sia stato il più veloce. Il premio andrà così al secondo).

Interrogati un po' di partecipanti, le impressioni sono all'unanimità: grande divertimento, splendido percorso, ottima organizzazione, ottima frecciatura e grande attenzione alla sicurezza sul percorso, sebbene il traffico fosse aperto. Una grande manifestazione che ha sicuramente ancora degli spazi per crescere e che sicuramente crescerà alla grande.

Quindi, oggi sai che puoi evitare di immaginare la tua granfondo perfetta, perché sai che esiste: non ti resta che vivere la prossima edizione.

Per avere notizie su chi ha vinto, leggi il comunicato stampa ufficiale.

Guarda qui le due fotogallery (Enrico, Elisa)

(1° agosto 2013)

 


 

 

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