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Inserito il 18 luglio 2013 alle 08:35:35 da gazario. - Letto: (2587)

Mark Janssen - Una granfondo italiana all'anno per essere felice!

Disegnatore di libri per bambini, pratica ciclismo fin da giovane. Problemi alle ginocchia non gli hanno consentito di provare la strada del professionismo. La passione lo porta a prepararsi con scrupolo per partecipare alle granfondo italiane che ritiene il meglio nel panorama europeo per difficoltà altimetriche, ambientazione e organizzazione. Purtroppo può disputarne poche per la distanza della sua Olanda dall'Italia. Ecco cosa pensa del movimento granfondistico italiano un grandissimo appassionato e forte corridore.

di Gianandrea Azario

Mark Janssen

Nato a: Eijsden, Olanda

Il: 24 luglio 1974

Residente a: Valkenburg, Olanda

Squadre: TC Wielervrienden Eijsden, Netherlands

Titolo di studio: Accademia delle belle arti

Attuale occupazione: Disegnatore di libri per bambini

Principali risultati:
2010
Undicesimo alla GF Fausto Coppi Selle San Marco
2011
Sedicesimo alla GF Sportful
2013
Ventunesimo alla GF Fausto Coppi Selle San Marco

Ciao Mark, raccontaci la tua storia?
Mi chiamo Mark Janssen e abito a Valkenburg, nella parte più meridionale dell’Olanda. Vivo a 50 metri dal Cauberg, lo strappo famoso per i Campionati del Mondo di Ciclismo 2012 e per l’Amstel Gold Race, su cui hanno vinto alcuni pro italiani. E’ la parte dell’Olanda dove il ciclismo è molto popolare perché è l’unica zona olandese in cui ci sono piccole colline da scalare. Lavoro come disegnatore di libri per bambini e ho un sito web (www.mark-janssen.nl) dove potete vedere alcuni miei lavori. Ho una grande passione per la bici, la montagna e la Bella Italia. Mi definisco ciclista amatoriale fanatico. Il mio team non è un team competitivo, ma ha alcuni forti corridori che svolgono allenamenti a ritmo gara sulle colline tra Olanda e Belgio.

Raccontaci meglio della tua passione per la bici. Quando hai iniziato? Hai corso solo da amatore o anche nelle categorie maggiori (professionisti, dilettanti)?
Sono sempre stato un amatore. Ho iniziato all’età di 13 anni. Non ho mai gareggiato, ma mi alleno come un corridore. Adoro allenarmi e andare in bici. Mio papà faceva parte di un gruppo di cicloturisti che ogni domenca pedalavano un centinaio di chilometri al confine tra l’Olanda e le Ardenne, nella zona della Liegi-Bastogne-Liegi. Ho iniziato ad uscire con loro e sono diventato come “drogato” del pedalare in montagna e della fatica. Insieme a mio papà ho scalato tutti i principali passi delle Alpi Francesi già da ragazzino. Sognavo di diventare un corridore professionista, ma dopo ogni uscita pesante avevo problemi alle ginocchia. Non avrei neanche potuto iniziare a correre con quelle ginocchia.
E’ stata una lunga battaglia finché non ho avuto un intervento ad entrambe le ginocchia nel 2007. In seguito ebbi un lungo periodo di riabilitazione, che mi ha portato a stare sempre meglio. Così decisi di partecipare alla mia prima Maratona dles Dolomites nel 2008. Partì nell’ultima griglia, dietro altri 8.000 partecipanti e fui 48esimo sul traguardo. Rimasi completamente sorpreso ed emozionato da quel risultato, dopo la tristezza dell’operazione e con una preparazione tutt’altro che ottimale. In quel momento decisi di tornare almeno una volta l’anno in Italia per correre una o due granfondo, con una preparazione migliore di quella che avevo nel 2008. Volevo provare tutte le grandi corse. E non ci sono ancora riuscito.

Cosa è il ciclismo per te?
Il ciclismo per me è libertà, gioire per gli splendidi panorami che mi circondano quando sono in sella e migliorare il mio corpo e la mia condizione per andare più veloce. Questo non significa però che io abbia voglia di andare in bici giorno e notte. No, per me non ha senso andare troppo in bici, così cerco di mantere un giusto equilibrio tra lavoro, bici e famiglia. Se questo equilibrio è buono, ottengo il massimo dai miei allenamenti e fornisco le migliori prestazioni. In ogni uscita in bici vado alla ricerca di salite. Mi fanno sentire bene e mi piacciono i panorami che mi permettono di vedere.

Pratichi o hai praticato altre attività sportive?
No, solo ciclismo.

A quante corse partecipi durante l’anno? Fai solo granfondo, in Italia e all’estero, oppure prendi parte ad altre corse?
Normalmente scelgo durante l’inverno una granfondo da correre in estate. Non è possibile fare più gare per me col mio lavoro e la mia famigia. Sono molto ambizioso e quasi fanatico nel mio modo di allenarmi e per sei mesi do tutto me stesso per quella singola gara che disputo nell’anno! Cerco di scegliere una corsa molto dura e lunga che mi si addica particolarmente. Le corse corte sono troppo aggressive e non si addicono alle mie caratteristiche, visto che vado più forte alla fine che all’inizio. Per questo motivo mi è spiaciuto quando ho saputo che la Fausto Coppi 2013 era stata accorciata di 40 km per via delle frane sulla strada del Colle di Fauniera.

Come è strutturato il tuo allenamento? Quante ore dedichi settimanalmente alla bici?
Dopo la mia partecipazione alla Maratona dles Dolomites nel 2008 ho cominciato a farmi seguire da Adri van Diemen, ora allenatore del Team Garmin. Seguo sempre i suoi piani di allenamento dal 1 gennaio ad inizio luglio, fino alla data della granfondo cui partecipo. Dopo luglio esco in bici a sensazione. Anche quest’inverno  ho iniziato a seguire un piano, ma ho dovuto interrompere per diversi motivi. Ho dovuto lavorare parecchio e l’inverno in Olanda, come d’altronde in tutta Europa, è stato particolarmente lungo ed inclemente. Per quattro o cinque mesi di fila abbiamo avuto gelate notturne e di giorno il freddo è stato pungente. Sentivo troppa pressione e ho iniziato ad allenarmi sulla base dell’esperienza e a sensazione. Sono uscito in bici solo quando le condizioni metereologiche erano buone e potevo godere di queste uscite. Mi sono allenato dalle 10 alle 13 ore alla settimana in primavera. Penso che le mie prestazioni sarebbero state il 5% migliori con un appropriato piano di allenamento, ma sono stato contento lo stesso perché ho fatto tutto con pace interiore. Provo a lasciar sempre più correre nella vita. A maggio cerco sempre di fare una piccola vacanza con la famiglia che mi permetta anche di pedalare in montagna. Quest’anno ho fatto tre splendidi giri in bici in una settimana nei pressi del Lago di Como, ciascuno di 150 chilometri. E’ stato davvero divertente.

Quali strumenti usi per gli allenamenti e ti fai seguire da altre persone, ad esempio una nutrizionista, per migliorare le tue prestazioni in bici?
Per quattro anni mi sono allenato secondo piani di allenamento che prevedevano l’utilizzo di un cardiofrequenzimetro, ma non ho mai usato un misuratore di potenza. Quest’anno, come ti ho detto prima, mi sono allenato senza un piano, ma solo ascoltando quelle che mi sembravano essere le esigenze del momento. Mi alleno alternando lunghe sessioni sulle colline delle Ardenne, che sono vicine a casa mia, a sessioni per stimolare la forza in salita. In più esco talvolta in gruppo con altri corridori dove cerchiamo di percorrere la stessa strada, impiegando ogni volta sempre un tempo minore. Le ultime settimane prima della granfondo faccio alcuni lunghi giri sui 150-180 chilometri sulle colline delle Ardenne.
Quello che mi spiace davvero è di non avere salite lunghe da scalare. Devo fare almeno 70 chilometri per fare una salita di 5 chilometri. Le salite in Olanda sono molto corte e la massima quota raggiungibile è 300 metri sul livello del mare. Sono un po’ svantaggiato per questo rispetto ai corridori italiani nel raggiungere la miglior performance. Peccato, ma cerco di allenare al meglio il mio cuore alle lunghe salite anche sulle strade piatte.


E' un problema per te far convivere la bici con la famiglia ed il lavoro?
No, nessun problema. Ho un grosso focus sulla bici da gennaio a luglio, ma questo non genera attriti. Sono capo di me stesso sul lavoro e lavoro in casa. Posso allenarmi tranquillamente mentre i miei bambini sono a scuola. Posso svolgere tranquillamente il mio lavoro di sera o nei week end, come meglio credo. Di domenica faccio lunghi allenamenti fino a 160 chilometri, ma cerco di uscire presto la mattina in modo da essere a casa per l’ora di pranzo. A mia moglie piace che io esca di casa…..

Perché hai deciso di partecipare alla Fausto Coppi?
Per quest’anno ho deciso di partecipare alla Fausto Coppi perché avevo un ottimo ricordo dell’edizione 2010. Non solo per la mia prova, l’atmosfera di Cuneo fu fantastica, il clima caldo e soleggiato ed il percorso stupendo. Fu una corsa davvero dura ed è quello che mi piace davvero. E così tutti i miei cinque amici ciclisti hanno voluto correrla quest’anno. In Italia ho anche partecipato due volte alla Maratona dles Dolomites e una vota alla Sportful, alla Marco Pantani, alla Monti Sibillini e alla Michele Bartoli. E penso tornerò ancora.

Partecipi a corse in Olanda? Quali?
No, non ho mai corso in Olanda. Ho disputato alcune ciclosportive francesi. Ho preso parte tre volte alla Marmotte e alla Les 3 Ballons, A quei tempi pensavo ci fossero solo queste grosse ciclosportive francesi, perché molti corridori olandesi le preferiscono. Non si deve viaggiare molto in auto dall’Olanda per raggiungere le località di partenza in Francia. Per raggiungere Cuneo invece ho fatto un viaggio di 1.100 chilometri. Le persone che vivono nel nord dell’Olanda hanno da fare più di 1.400 chilometri per raggiungere l’Italia. Certo, si può anche prendere un aereo, ma non sempre è facile come sembra.

Che differenza vedi tra le granfondo italiane e simili gare all'estero?
C’è una grande differenza e per questo io amo le granfondo italiane. In Italia c’è un grosso rispetto per tutti i partecipanti, dai più veloci ai più lenti, sia da parte della persone che si trovano a bordo strada nei paesi attraversati sia per il fatto che il traffico è bloccato per il passaggio dei corridori. E ci sono tantissimi volontari nelle discese per assicurare la sicurezza dei partecipanti. Trovo fantastico questo aspetto. Nelle mie tre partecipazioni alla Marmotte, auto e camion venivano in senso contrario lungo le discese.
In più percepisco le granfondo italiane come eventi celebrativi con un’organizzazione perfetta. Penso sia fantastico vedere alla partenza migliaia di corridori con la stessa maglietta come avviene alla Fausto Coppi. Dà un senso di comune appartenenza pur continuando a lottare per le posizioni di classifica. Ci sono motostaffette e polizia al seguito dei corridori e questo non è così scontato all’estero. Un altro vantaggio delle granfondo italiane in giugno e luglio sono le condizioni metereologiche, in genere molto buone. Partire alle 6:00 o alle 7:00 in maniche corte è bellissimo. E per finire gli speaker italiani che intrattengono corridori e pubblico alla partenza: non capisco una parola, ma sono musica per le mie orecchie!

Cosa apprezzi in particolare dell'Italia e degli Italiani? E cosa invece cambieresti?
Non cambierei nulla. Va bene come è ora. L’Italia per persone come me che vengono a fare turismo per alcune settimane l’anno è semplicemente fantastica. Adoro allenarmi nella sua meravigliosa natura e sulle sue maestose montagne. Il cibo è ottimo e le persone sono piene di calore. Conoscono l’arte del buon cibo, del bel vestire e come comunicare (teatralmente). Quello che ho notato invece per le grandi attrattive turistiche come Roma e Venezia è che sono sovraccariche di turisti, che non sono trattati in modo altrettanto caloroso. I turisti sono considerati solo per il denaro che portano e non come persone. Questo però accade ovunque, non solo in Italia. Passo le mie tre settimane di vacanza a luglio o agosto in Toscana o nelle Marche. Sono posti tranquilli, baciati da sole e incontaminati. Vado in bici al mattino e in piscina o in spiaggia nel pomeriggio. Le corse italiane sono fantastiche, mai piatte, sempre in scenari affascinanti e con una partecipazione di livello elevato. E poi il pasta-party nel dopo gara! Sono orgoglioso di correre su una bici italiana e di indossare casco, occhiali e calze tricolori. Ovviamente parlo da turista e non so cosa voglia dire vivere in Italia, io vedo solo gli aspetti positivi. Sicuramente la crisi economica ha fatto molte vittime anche da voi.


Molti in Italia non vorrebbero corridori professionisti ed ex professionisti alla partenza delle corse amatoriali. Un nuovo regolamento sta prendendo forma che non permetterà ai professionisti e agli ex professionisti nei primi quattro anni dalla conclusione del loro ultimo contratto di competere nelle corse amatoriali. In altri paesi questa differenza tra professionisti ed amatori non è così marcata e non ci sono proteste contro la presenza dei corridori professionisti alle corse amatoriali. C’è la stessa mentalità di altri sport (la maratona, lo sci nordico…) dove è un onore la presenza di un corridore famoso e nessuno si sente sminuito dalla sua eventuale vittoria. Qual è la tua opinione in merito?

Bene, questo è un tema interessante da discutere. Forse, se avessi talento per vincere una granfondo, sarei contrario alla partecipazione degli ex professionisti, perché hanno una differente potenza, esperienza e capacità di gestione della corsa. Sicuramente sono più forti di coloro che sono stati solo amatori, anche di quelli a più alto livello. Forse in questo senso è corretto un stop di quattro anni per gli ex professionisti, in modo che il loro fisico perda qualcosa di quello che ha accumulato in termini di forza e potenza. Penso sarebbe più equo, anche se un professionista rimarrà molto forte per il resto della sua vita. Per quanto mi riguarda personalmente è affascinante vedere un grande nome del gruppo correre davanti a me. E penso che sia affascinante per il 95% dei partecipanti.
C’è un altro tema che vorrei affrontare, ovvero che le granfondo fossero disputate solo da corridori che sono senza ombre di doping al 100%. Vorrei che corridori che hanno fatto uso di doping nel passato fossero esclusi dalle granfondo. Quest’anno ho disputato la Fausto Coppi e ho voluto informarmi sulla storia del vincitore. Ho fatto una ricerca su Google e ho visto che è stato professionista. Nessun problema per me, ma poi ho visto che ha avuto una squalifica di due anni per doping nel 2009. Cosa devo pensare? Io credo che le persone imparino dai loro errori e quindi ora ha corso pulito. Eppure c’è una vocina in me che dice che potrebbe provarci ancora se sapesse che non ci sono controlli, come spesso accade alle granfondo. Non mi va di competere con persone che prendono una pillola invece di allenarsi di più e meglio in bici.

La mia personale sensazione sulla partecipazione sportiva in paesi differenti dall’Italia è che l’attenzione dei partecipanti è più focalizzata sulle proprie prestazioni piuttosto che sulla classifica. Hai la stessa sensazione?

Questo forse perché non molti corridori stranieri possono competere per le prime cinque posizioni in una granfondo italiana. Io credo che sia lo stesso ovunque. Solo in Italia però c’è uno scenario di team che si battono per la vittoria in ogni granfondo. Questo alza il livello e ovviamente questi corridori sono solo interessati alla classifica. Ma la maggior parte degli altri corridori italiani sono interessati solo a raggiungere la linea d’arrivo. Partecipano per la loro performance personale. Posso dire che alcuni corridori olandesi non hanno mai visto una montagna quando prendono il via ad una granfondo. Come possono essere focalizzati alla classifica? Ovviamente c’è un piccolo gruppo di corridori stranieri che sono attenti alle posizioni di classifica, ma credo che ci sia sempre un gap di ore di allenamento in salita rispetto ai corridori italiani.

Quali sono i tuoi programmi per il resto della stagione ciclistica?
Nessuna granfondo. E’ un peccato che non ci siano tante prove in luglio ed agosto in Italia, visto che sono a passare le mie vacanze nelle Marche. Pazienza, mi allenerò con i miei compagni del team TC Wielervrienden Eijsden per il resto della stagione. Uscire in bici con gli amici è davvero bello.

Hai già pensato a quale sarà la tua prossima granfondo in Italia?
Sicuramente tornerò, ma non ho ancora deciso in quale occasione. Quello che è certo è che ho bisogno di una granfondo italiana all’anno per essere felice.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato ed a presto.
Grazie a voi e arrivederci! Ciao!

(18 luglio 2013)
 

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