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Inserito il 13 luglio 2013 alle 08:59:56 da gazario. - Letto: (5079)

Tour d'Ortles durissimo ed internazionale

Per l'ultima prova del Circuito Randonnée Extreme sono venuti anche dagli Stati Uniti e dal Giappone. Stelvio, Gavia, Tonale e Palade nel menu di giornata che ha pienamento soddisfatto 146 brevettati. Il racconto di una giornata davvero estrema.

 

 

(Testo e di Giancarlo Bertocci, foto di Giuancarlo Concin)

12 luglio 2013- Quest’anno, con le richieste di iscrizione da oltre frontiera, il Tour d’Ortles diventa ufficialmente brevetto internazionale! Il poker delle mitiche salite che lo caratterizzano, Stelvio, Gavia, Tonale e Palade, entrate nella storia del ciclismo professionistico, evidentemente stimolano la voglia di cimentarsi degli appassionati amatori ciclisti a pedalare in uno scenario alpino bello come pochi, dove la fatica da profondere in salita a causa delle pendenze e delle quote che si vanno a raggiungere, viene ripagata dal conseguire un brevetto extreme!

Tra i partecipanti, Mark Roberts americano di Seattle, 4 Parigi – Brest – Parigi ed una 1001 Miglia le sue credenziali, Kimmo Yliniemi  finlandese di Rovaniemi, Daniel Chen malesiano della Repubblica di Singapore e la ciclista proveniente dal Perù Juana Paola Abregù Macedo. Presente anche il campione regionale amatori toscani fondo M4 Tiziano Bertocci, al suo primo cimento in una rando extreme! Sono infatti ben 196 le adesioni a questa mitica randonnée.


Tra i tanti anche il sottoscritto, sempre ansioso di buttarmi in questo tipo di manifestazioni, anche quando lo stato di forma e le sensazioni consiglierebbero di starmene a casa! Una giornata davvero dura la mia, preceduta da una notte passata cercando di riuscire a riposare, con le effettive ore di sonno che si potevano contare sulle dita di una mano….. e pure ne avanzavano!

Destato dall’oramai familiare suoneria della sveglia del randonneur, così da me nominata, puntata alle 4:00 del mattino, dopo aver cercato di lavare dalla faccia i residui di sonno, che non ho potuto consumare per l’irrequietezza del fisico posto a riposo nel pur comodo e accogliente lettuccio di casa, mi assicuro che il mio ospite, quello che sarà uno dei miei compagni di pedalata, mio cugino Tiziano, sia sveglio e stia preparandosi anche lui! Così è. Ci ritroviamo da lì a poco insieme in cucina per la colazione, la sua a base di latte, cereali, marmellata e strudel, io mangiando un bel piattone di riso in bianco già preparato, insieme al resto, da quel tesoro di mia moglie la sera prima, e perché no, anche una fettina di strudel! Si sta facendo tardi, la partenza fissata alle 5:15 ci obbliga ad affrettarci in cantina per calzare le scarpe mettere il casco, gli occhiali e saltare in sella alle biciclette, meta il piazzale antistante il camping tennis di Merano da cui prenderà il via questo ennesimo Tour d’Ortles. Detto, fatto, siamo in strada e si pedala, subito guardiamo in su, ci sono diverse nuvole grigie in cielo, siamo dubbiosi ma le previsioni meteo ci confortano…… forse la tanto agognata estate è finalmente arrivata!

Pochi minuti e siamo allo start, dove è un brulicare di ciclisti che scattano foto ricordo e timbrano il brevetto per poi entrare in griglia a formare il primo gruppo. Si parte alla francese, c’è pure una scorta tecnica in moto che ci accompagnerà fino all’ingresso della val Venosta al fine di indirizzarci subito nella giusta direzione! Lo starter, Giancarlo Concin, patron della manifestazione, chiama col megafono i numeri presenti sulla sua lista a formare il primo gruppo di partenti. Questi diligentemente si piazzano in griglia in attesa del via che viene dato puntualmente alle 5:15. A seguire, distaccati di un quarto d’ora l’uno dall’altro, partiranno i restanti gruppi. Parto anche io nel primo gruppo. Imboccando una serie di vie principali usciamo in breve da Merano in direzione di Lagundo, il gruppo non sembra molto coeso e si allunga dietro la moto della scorta tecnica. Raggiungiamo Lagundo, una salita di alcuni chilometri, con discreta pendenza e picchi al 14%, che fa selezione, scremando il gruppo che si presenta più che dimezzato al successivo paesino di Tel. Siamo in quattro, cinque al massimo ad alternarci in testa a tirare al fine di smaltire velocemente i chilometri di pianura che ci separano dalla prima asperità di giornata, ma i cambi troppo lunghi mettono a dura prova le gambe di chi tira ed io che sono sempre tra i più generosi spendo più del dovuto! La verdeggiante Val Venosta mi distrae con i suoi ameni paesaggi fatti di boschi e meleti, di pascoli in cui opulente mucche o vivaci greggi di pecore e capre ruminano, mentre le fragorose acque del fiume Adige, ingrossate dallo sciogliersi dei ghiacciai e dei nevai di alta montagna, oltre che dalle frequenti piogge del periodo, fanno si che io guardi poco al ciclo-computer e non mi renda effettivamente conto che il cuore viaggia a ritmi vicini alla soglia! Si arriva a Silandro, la strada torna a salire per pochi chilometri, sufficienti a selezionare ulteriormente il gruppo, poi fino a Spondigna ho la possibilità di recuperare anche se per poco.

 

Spondigna è il crocevia per lo Stelvio, giriamo a sinistra e dopo un paio di chilometri entriamo a Prato allo Stelvio, lì ho fissato la mia prima sosta. C’è una fontana in centro al paese, riempio le borracce e mangio una barretta. Dopo alcuni minuti arriva un amico, Bruno, partito col secondo gruppo si avvede che sono fermo alla fontana insieme a mio cugino e tira i freni per fermarsi anche lui. Ci saluta e commenta che il suo gruppo, che nel frattempo ha proseguito, ha un andatura troppo elevata e preferisce stare con noi sapendo che in salita andremo molto tranquilli! Ripartiamo, duecento metri ed inizia la prima asperità di giornata, la mitica salita al passo dello Stelvio, i primi sette chilometri sono pedalabili con pendenze medie che non superano il 6% ad eccezione del chilometro in località Gomagoi che arriva all’8% medio, poi inizia anche per noi la vera fatica. La prima sensazione è che le gambe sono già parzialmente indurite dall’acido lattico prodotto in pianura ma non ci bado più di tanto e continuo a seguire Bruno e Tiziano. Nel mentre a buon ritmo ci passa Kimmo il finlandese, impressionante la sua freschezza di pedalata, sembra quasi non fare fatica eppure la pendenza media in quel tratto è al 9%! Man mano che procedo, la mia pedalata si fa sempre più pesante, la sensazione di indurimento muscolare lascia spazio alla realtà che presto sarò in crampi. I miei compagni capiscono e si adeguano al mio ritmo per sostenermi se non altro moralmente visto che parlo molto poco, guardando il cardio capisco anche il perché, siamo al 12%! So di avere un ottima resistenza all’acido lattico, riesco pure a pedalare con i crampi, riduco un pelo la velocità e resisto fino a sette chilometri dalla vetta. In quel tratto vengo sorpassato anche da un altro straniero, è Daniel Chen, ci saluta e ad andatura di poco superiore alla nostra prosegue la sua fatica. Ormai partono i primi crampi, cerco di cambiare il modo di pedalare ed approfitto dei tornanti per scrollare le gambe, mi da sollievo fare così, cerco di distrarmi osservando il paesaggio, l’imponente ghiacciaio che sovrasta il passo ed il fischiare delle vicine marmotte mi aiutano non poco. Bruno e Tiziano nel frattempo hanno deciso di anticipare l’arrivo al passo aumentando l’andatura, rimango solo, mancano due chilometri alla vetta che però sembrano interminabili! Quando i crampi ormai mi attanagliano le gambe in permanenza arrivo al passo. E’ fatta, lo Stelvio è conquistato! L’impresa maggiore viene da lì a poco al punto di controllo, quando nello scendere dalla bici per fare timbrare il brevetto, i crampi mi bloccano completamente le gambe e resto indicibilmente sofferente incapace di muovermi. Saranno una ventina di secondi di acuto dolore ma riesco a riprendermi.

Vado a cambiare la tenuta sudata con una asciutta usando come spogliatoio il furgone dell’organizzazione, approfitto così per massaggiarmi le cosce e fare un poco di stretching. Torno a camminare decentemente, mi avvio al tavolo del ristoro per reidratarmi e fare il pieno di carboidrati, ho speso davvero molto in salita, riempio quindi le borracce, indosso la mantellina antivento e la calottina in neoprene ed inizio la discesa a Bormio accompagnato sempre da Tiziano e Bruno che mi hanno aspettato. La discesa a Bormio è veloce e tecnica, molti i ciclisti ed i mezzi che la risalgono quindi decido di moderare la velocità per non incorrere in incidenti, così avrò qualche minuto in più per fare recuperare anche i muscoli indolenziti delle gambe. Trascorsi una trentina di minuti siamo a Bormio, facciamo sosta ad una fontana per bere, svestire gli indumenti adoperati in discesa e prontamente ripartiamo.

Da Bormio a Santa Caterina Valfurva ci sono dodici chilometri di strada in salita con pendenze che arrivano nel tratto più  duro, tra il settimo ed il nono chilometro, al 9% medio, l’aria si è scaldata molto, 30°C la temperatura, si suda parecchio! La fatica fa riaffiorare l’indurimento muscolare, sento che anche lo stomaco si chiude ed ho una leggera sensazione di nausea, il bere la aumenta e così decido di usare la borraccia solo per inumidire la bocca. Nel frattempo arriviamo a Santa Caterina Valfurva, è trascorsa circa un’ora da che abbiamo lasciato Bormio, adesso ci aspetta la seconda dura asperità di giornata, la salita al passo Gavia! Il primo chilometro e mezzo è pedalabile, poi un dentello oltre il 10% di pendenza ci fa capire che da lì in poi sarà un'altra sfida con pendenze medie quasi sempre superiori al 7%. Tocchiamo l’apice della fatica nei pressi del rifugio Plaghera dove la strada per circa trecento metri è oltre il 10%, poi la salita è meno dura ma pur sempre tra il 7 ed il 9% medio fino a poco dopo il passaggio del torrente dell’alpe dove la strada diventa un vero e proprio muro con pendenza media all’11% e picchi fino al 14%! L’unico sollievo è dato dalla temperatura più mite in quota per la presenza di neve sulla cima e nei prati intorno. I crampi tornano a farsi sentire ma per fortuna sono agli ultimi due chilometri e mezzo, la strada spiana decisamente e diventa pedalabile fino al punto di controllo. Prima di arrivarvi mi colpisce il paesaggio, il lago Bianco quasi totalmente ghiacciato è uno spettacolo indimenticabile! Ci sono, anche il Gavia è conquistato ma il fisico è davvero provato, non riesco ad alimentarmi perché la sensazione di nausea a vedere il cibo aumenta a dismisura, riesco solo a mangiare mezza banana che devo masticare fino a ridurla in poltiglia e a sorseggiare un poco di coca cola molto diluita con l’acqua.

Tolgo le scarpette, massaggio i piedi doloranti dal tanto pigiare i pedali in salita e dopo alcuni minuti le ricalzo tenendole meno strette. Parlando con il personale del punto di controllo, vengo a sapere che poco prima ha fatto loro visita Francesco Moser che risaliva il Gavia insieme a Gianni Motta. Penso che sia davvero una giornata speciale se al Tour d’Ortles, oltre agli ospiti stranieri, abbiamo avuto la fortuna di avere ospiti così prestigiosi che su queste salite hanno scritto capitoli importanti della storia del ciclismo! 


Ripartiamo, scendendo, il primo tratto di strada è davvero pericoloso con l’asfalto molto rovinato e sdrucciolevole, migliora una volta passata la galleria che purtroppo è buia e devo attraversare andando a velocità molto ridotta. Il peggio è passato e lascio che la bici scorra veloce in discesa fino nei pressi del bivio per il Tonale dove ci fermiamo a svestire mantellina e calottina. Si riparte ed è subito salita, la terza di giornata, non molto difficile, tutta pedalabile, dopo circa un ora siamo al passo del Tonale, dove arrivo stremato e nauseato, fa molto caldo e non riesco più ad andare avanti. Il personale del punto di controllo mi consiglia di sdraiarmi nel furgone per cercare di riprendermi, evidentemente anche loro hanno potuto constatare che non ho una bella cera! Così faccio, tolgo le scarpette e mi sdraio con le gambe sollevate che appoggio ad un sedile, nel mentre le massaggio per dar sollievo ai muscoli che ormai sono molto doloranti! Mio cugino Tiziano e Bruno mi consigliano di ritirarmi, sono sul punto di farlo ma il tascorrere del tempo in quella posizione, ci starò per circa una ventina di minuti, mi fa sentire un poco meglio e quindi decido di proseguire mentre loro mi guardano come fossi un marziano!

Riparto senza mangiare, bevo solo acqua e coca cola come fatto al Gavia e via in discesa. Penso già alla pianura ed al fatto che in quel tratto da Vermiglio a Ponte di Mostizzolo c’è sempre un forte vento contrario! Vorrà dire che resterò  a ruota di Bruno e di Tiziano intanto in discesa pedalo agile scrollando le gambe per cercare quanto più possibile di recuperare. Finisce la discesa, per nostra fortuna dopo aver tolto la mantellina ed essere ripartiti, riusciamo ad agganciarci ad un gruppetto di partecipanti anche loro in ripartenza dopo sosta. Sono giovani e menano come fabbri, si viaggia sempre oltre i 40 Km/h, nonostante il vento contrario. Rimaniamo alla loro ruote per tutta la pianura, solo Bruno va in testa a tirare quando la strada dolcemente inizia a salire per ridare vigore all’azione, io non metto fuori il muso nemmeno per un metro e ne approfitto per pedalare agile e cercare di smaltire quanto più acido lattico mi è possibile. Riesco a prendere una fiala di magnesio e potassio bevendoci dietro un poco di acqua nella speranza che mi aiuti!

Ricomincia la salita, non è dura e riesco a tenere per un tratto il gruppo poi, all’aumentare delle pendenze, cedo e devo andare su col mio passo per evitare i crampi. Tiziano e Bruno rallentano staccandosi anche loro per stare con me, arriviamo a Revò dove c’è una fontana. Ci fermiamo per riempire le borracce e vi sostiamo per diversi minuti tant’è che decido di levare scarpe e calzini ed immergere le gambe nell’acqua freschissima della stessa, provando un beneficio incredibile! Non c’è tempo da perdere, ormai siamo da dodici ore sul percorso e abbiamo ancora una sessantina di chilometri da percorrere ed un passo da scalare, il Palade. Ripartiamo e riusciamo addirittura a riprendere un gruppo che era in sosta prima di noi alla fontana, sarà per poco perché nei pressi del paese di Fondo la strada torna a salire decisa ed io mi stacco per non andare in crampi. A quel punto Bruno e Tiziano decidono di proseguire con il gruppo ed hanno anche il mio beneplacito perché già in precedenza gli avevo consigliato di farlo, ma non se la sentivano.

Sono a Fondo, la strada torna a pendenze pedalabili, tutto solo, accompagnato dalla mia forza di volontà e dai miei pensieri che mi insultano per quanto fatto subire al fisico dalla partenza fin qua, pedalo guardando l’asfalto scorrere lentamente sotto le ruote, alzando lo sguardo a tratti per vedere se vado diritto, sono cotto e mangiato! Intanto, anche se lentamente i chilometri scorrono e lo stomaco sembra voler riconnettersi al sistema….. incredibile sento di avere fame e la nausea non mi disturba più! Guardo intorno, sono in località San Felice. Sarà ma così mi sento nel vedere a destra un bel ristorante, curvo entrando nel parcheggio, vado fino alla gradinata d’accesso, smonto e butto la bici contro al muro. Risalgo la gradinata con passo alla Robocop a causa del dolore muscolare ed entro chiedendo al gestore di farmi un toast, mi risponde che non ne ha, ma se voglio un panino è disposto a farmelo. Andata….. panino con prosciutto cotto e cetrioli. Mi chiede se voglio anche qualcosa da bere, gli rispondo: certamente, perché no? Mi spini una bella birra doppio malto da 33 centilitri! Mentre lui prepara il tutto l’appetito monta, è dal Gavia che non mangio! Appena arriva il panino lo sbrano sorseggiandoci dietro la birra, lo stomaco accetta senza reclamare quindi pago e rimonto in sella ripartendo.

Mancano sette chilometri al passo, il benessere è tale che sembrano volati quando intravvedo il punto di controllo. Felicemente constato di avercela fatta, faccio timbrare il brevetto e salutati tutti, inizio la discesa a Lana, vado giù a tutta facendo attenzione a non distrarmi troppo, la bici corre veloce a tratti supero anche i 70 Km/h senza rendermene conto per la felicità di avercela fatta! Da Lana fino all’arrivo a Merano ci sono ancora circa sette chilometri, li percorro a velocità ridotta per sciogliere i muscoli, quando arrivo al traguardo vedo venirmi incontro Tiziano, Bruno ed il mio presidente Giancarlo Concin, a congratularsi insieme ad altri per la mia impresa, sono felice come un bambino e tutta la fatica profusa va in secondo piano. Timbro il bevetto, sento di avere ancora fame e così vado al bar a consumare il buono consegnatomi poco prima, una bella pastasciutta con sugo piccante ed un'altra birra doppio malto sono il giusto premio per una giornata indimenticabile!


P.s.: A nota di cronaca: iscritti 196, partiti 178, brevettati 146, tre arrivati fuori tempo massimo ed uno che ha completato il giro in 9 ore e 2 minuti, tempo inferiore al minimo da impiegare per conseguire il brevetto.

Arrivederci al prossimo anno e complimenti vivissimi all’impeccabile organizzazione curata dallo staff dell’Athletic Club Merano.

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