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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 10 luglio 2013 alle 16:11:14 da enrico. - Letto: (3883)

Metti che una mattina alla Gf Fausto Coppi...

La Fausto Coppi non è una semplice manifestazione granfondistica, ma un vero e proprio evento che merita di essere vissuto in ogni suo istante. Già dal sabato è grande festa in piazza Galimberti, che perdura per tutta la sera. Ma il clou è senza dubbio la domenica. L'aria si impregna di emozioni (e di qualche goccia di pioggia) e via, verso la grande avventura! Soprattutto per qualche matto che...

 

 

(Testo di Enrico Cavallini, foto Play Full Nikon)

 

S
ono parecchi anni che prendo parte alla Granfondo Fausto Coppi a Cuneo. La mia prima volta fu veramente epica: iniziò a piovere fin da subito, con tanto di neve sul Fauniera a tal punto da farlo chiudere. Fu un'edizione veramente particolare... non male per essere la prima volta. Le successive, un po' in bici e un po' in moto, riuscirono a regalarmi sempre belle giornate; ma pur sempre faticosissime.

In questi anni la manifestazione cuneese organizzata da Emma Mana e da Davide Lauro, con il supporto del pregiatissimo staff che gli aiuta, ha saputo muoversi nella direzione della crescita, ma anche nel rispetto delle tradizioni, seppur dovendo combattere con una Montagna e una Natura che vogliono sempre fare di testa loro.

Il percorso lungo originale, che è alla base di ogni edizione, quello "epico" per intendersi, da oltre 200 chilometri per un'enormità di metri di dislivello, prevede la scalata di Montemale, del Colle Sampeyre, del Colle Fauniera (o meglio Colle d'Esischie, quindi il Fauniera detto anche Colle dei Morti, tiè!) e la Madonna del Colletto. Sempre che Montagna e Natura, durante l'inverno, non si siano date alla pazza gioia combinando disastri come degli adolescenti ubriachi e fumati.

Questa è stata un'edizione dove le due Signore hanno fatto festa grande, tanto da fare smottare letteralmente la strada che da Ponte Marmora sale al Colle d'Esischie, rendendola totalmente impraticabile. Un danno che ha costretto gli organizzatori a dovere escludere il Colle di Sampeyre, seppur praticabile, dal percorso, dovendo così ridisegnare un tracciato alternativo, di minor lunghezza e di minore difficoltà, sebbene i 3500 metri di dislivello rimasti non sono stati certo un'allegra passeggiata.

Ma la Fausto Coppi non è solo Sampeyre e Fauniera, ma ben tanto altro che vale la pena di essere vissuto, e goduto, in ogni suo momento.

Giungendo a Cuneo il sabato, non appena si entra nella maestosa piazza Galimberti, si resta rapiti dagli splendidi porticati, che non si limitano a dare un tocco di fascino agli splendidi palazzi ottocenteschi, ma permettono anche il collegamento tra le varie vie anche nelle giornate con tempo avverso, costruiti su progetti, si pensi, addirittura medioevali.

Sono le quattro del pomeriggio quando giungo con mia moglie a Cuneo e la piazza è già in festa. Il vasto spazio è occupato da due avvenimenti concomitanti e complementari l'un l'altro: la Granfondo Fausto Coppi Selle San Marco e il Festival della Pasta. Sono veramente numerosi gli stand che occupano integralmente la piazza, sia tecnici relativi al ciclismo, che legati all'enogastronomia e artigianato locale.

La gente si accalca e quello che subito ci balza alle orecchie è che si sente parlare più straniero che piemontese. Infatti una delle maggiori peculiarità della Coppi è proprio la sua grande eterogeneità dei partecipanti. Innumerevoli le nazioni rappresentate - ben 21 - anche con solo un partecipante, segno della grande stima che la manifestazione gode all'Estero.

Una manifestazione indubbiamente fuori dal coro. L'annoso problema delle griglie che attanaglia e fa scervellare decine di organizzatori, Emma e Davide lo hanno risolto nel migliore dei modi: eliminandole. Esiste la Griglia Rossa, che prevede "soli" 150 posti al costo di 100 euro, il cui ricavato è stato usato per consegnare una splendida handbike da parte di Pierino Dainese a nome di Bimbingamba a Federico Galliotto. Federico, grazie al popolo agli iscritti in Griglia Rossa, alla Granfondo e all’associazione “Bimbingamba” di Alex Zanardi potrà avvicinarsi alla pratica di questo sport.

Per tutti gli altri partecipanti, griglione unico e chi prima arriva meglio alloggia.

Uno dei riti che si consumano con più ardore il sabato pomeriggio è la prova della maglia. Infatti, il ricco pacco gara, che da questa edizione si è fregiato anche dei prodotti Balocco, famosissima azienda cuneese di prodotti da forno, contiene la splendida maglia che andrà indossata obbligatoriamente durante la pedalata. Non solo un oggetto ricordo da collezionare quindi, ma una maglia che l'indomani dovrà anche essere pratica e  comoda.

Alle cinque del sabato pomeriggio viene dato il via alla Cerimonia delle Nazioni, che ufficialmente apre la manifestazione grazie alla conduzione dello speaker Paolo Mei e dell'alacre Claudia Vianino, che in questa occasione veste i panni di interprete per gli stranieri. Sul palco una rappresentanza statunitense accompagnata da Uli Fluhme, noto alle cronache per essere l'organizzatore della Granfondo di New York che, anno dopo anno, cattura sempre più la partecipazione italiana. Non mancano i rappresentati dei ciclisti dei Paesi Bassi, i più numerosi dopo gli Italiani, ma anche una coppia di Singapore, a dimostrazione di come la Coppi sia veramente internazionale. La cerimonia non può che chiudersi con la premiazione della società più numerosa dove il GS Passatore (che è una frazione di Cuneo) trova la facile vittoria con un proprio e vero esercito di partecipanti.

Giunge così l'ora di andare a cena. Tanti sfruttano il servizio offerto dall'albergo, ma tanti altri si mischiano con la popolazione cuneese godendosi appieno il Festival della Pasta. La piazza si riempie e Cuneo fa festa... fino a sera tardi. Musica dal vivo, cibo e birra. I più atletici sono già a nanna, ma chi è venuto da fuori non passa certo il sabato sera italiano con le gambe per aria: e festa sia!

La sera leoni e la mattina... tutti in griglia presto! Ve lo ricordate il griglione unico? Ecco, è ora di darsi una mossa. Questa edizione avevo deciso di pedalarla già da tempo e, giunto ad un livello di allenamento adeguato, venni fermato da un incidente in moto, che mi causò uno stop di circa tre settimane nel mese di giugno. Ma visto che sono una testa dura, ho sfruttato al meglio il poco tempo a disposizione e, litigando con il dolore, ho deciso che "la Coppi s'ha da fare!". Ore 6.20 di domenica 7 luglio e mi presento in griglia. Ne avrò davanti già circa duecento dei milleseicento iscritti, ma non me ne curo assolutamente. E' ben lontano dalle mie mire una prestazione atletica. So che sarà una lunga e faticosa giornata. L'obbiettivo è stare nelle 7 ore, ma con la moglie mi tengo largo e dico sette e mezza, così so che non si preoccuperà se tarderò.

Alle 6.30 è ancora Paolo Mei a dare il via all'intrattenimento e così il tempo passa decisamente più velocemente. Inizia a piovere. Poche gocce, ma la temperatura è talmente gradevole che non danno nemmeno fastidio, però bastano per bagnare la strada.

Ore 7.00 in punto e si dà il via alla 26a Granfondo Fausto Coppi Selle San Marco. Dopo un primo "giro turistico" per la città, il bivio tra il percorso corto di 111 chilometri e quello lungo da 150 chilometri, avverrà subito dopo lo splendido viadotto Soleri. Lungo a destra e corto a sinistra. Mi accorgo di essermi ingrigliato a sinistra e un po' di ansia mi assale... chissà il caos al bivio. Subito dopo la partenza mi avvalgo dell'unica capacità che ho in bici e in men che non si dica mi ritrovo in testa alla corsa e sulla destra. Missione compiuta e ansia passata. La divisione dei percorsi si svolge invece nella perfetta precisione, segno che quando il ciclista vuole, la testa è capace di metterla, tant'è che è uno spettacolo vedere le due esatte metà del gruppo che si separano.

Vista la durezza del percorso si affrontano a velocità ridotta i primi chilometri. In un paio di rotonde mi accorgo che a causa dell'acqua caduta e del copertone posteriore gonfiato "a modo", la bici tende a scodare. La situazione non mi piace e mi porto in testa al gruppo per affrontare le rotonde in prima posizione. Un ciclista si avvantaggia di qualche decina di metri e con quattro colpi di pedale mi metto alla sua ruota. "Così non corro rischi" penso. Procediamo per alcuni minuti, lui davanti e io dietro, convinto di essere alla testa del folto gruppone. Ma c'è troppo silenzio e dopo alcuni chilometri mi volto e vedo che non c'è nessuno e il gruppo sarà a circa duecento metri: "Vabbè, ci riprenderanno a breve" commento con il mio compagno di fuga (che fuga non vuole essere). Io e Gabriele Alippi continuiamo attendendo che il gruppo ci riassorba, ma una moto dell'organizzazione ci affianca informandoci: "Avete un minuto e mezzo!". Naaaa, non ci posso credere! Siamo veramente in fuga. E allora fuga sia. Le rotonde le passiamo alla grande, ma c'è ancora la discesa della Colletta di Rossana da fare in un'eventuale baraonda. "Meglio prenderla da soli" penso io. Intanto, paese dopo paese, gli spettatori ci incitano! E chi l'ha mai provata questa sensazione. Intanto il vantaggio aumenta. Non siamo noi che andiamo forti, ma il gruppo alle nostre spalle che sta procedendo veramente piano. Scolliniamo in completa sicurezza la Colletta e ci dirigiamo verso l'attacco della salita di Montemale. "Avete tre minuti sul gruppo". Boia! Intanto inizia la salita, quella vera, e io prendo il passo che la Natura ha scelto per me... In un chilometro il gruppo mi raggiunge e, finalmente, termina quella bella, ma non adatta a me, esperienza.

Lo sforzo non calcolato mi ha sufficientemente svuotato e salgo verso Montemale a velocità bradipesca, sebbene in una situazione ottimale non sarei certo andato tanto più forte, ma sto tribolando. Procedo verso Piatta e al ristoro finalmente ricarico i serbatoi. Rapida e irta discesa fino a Monterosso Grana per affrontare la lunga e temuta ascesa al Colle Fauniera. Sarà lunga, me lo sento. Il Fauniera da questo versante lo affrontai tanti anni fa e onestamente non me lo ricordavo così. Ad ogni modo avendo guardato i dettagli dell'altimetria so perfettamente come dovrò affrontarla: con calma e con rispetto. Stiamo risalendo la valle del torrente Grana e fino a Pradleves la strada è ancora pedalabile dai più – me compreso -, ma la festa dura poco. La montagna inizia a prendere il sopravvento e le pendenze a farsi importanti. Tra il sovrappeso e la gamba malridotta procedo come riesco, ma l'obbiettivo è quello di portare a termine l'avventura: l'ho promesso mesi fa e non mi posso tirare indietro. Mano mano che si sale vedo dei ciclisti, con tanto di numero, scendere in senso contrario. Una nuvola copre le montagne e temo che su ci sia il disastro. Mi informo: "Che ti è successo?". Chi il mal di pancia, chi non riesce a respirare, chi soffre l'altitudine, fatto sta che ognuno ha le sue beghe, quindi tutte cause soggettive e nulla di oggettivo: posso procedere senza timori. Più si sale e più la strada si inerpica. Fa caldo e sto sudando oltremodo. Purtroppo  l'adipe in eccesso fa da isolante e mi fa scaldare più del dovuto e sudo. E più sudo e più mi cala la pressione e il fisico inserisce il limitatore. Una vera tribolazione. A metà della salita verso il Santuario di Castelmagno, mi fermo in una splendida fontana di una frazione. E come spesso capita in queste occasioni... bevo troppo! Uffa, che stress, oggi non ne centro una!

Mancano due chilometri al Santuario, ma eccolo che si para davanti come un primo obbiettivo: bello, imponente, sembra il padrone della vallata, ma la montagna che lo sovrasta ci ricorda che non è ancora finita. Altra carica ai bidoni e si prosegue: mancano otto chilometri alla cima. Chilometri che sembrano anni. I cartelli che segnano la distanza e la pendenza sono senza pietà. "6 chilometri al Colle dei Morti", che messo così non è che stimoli una grande allegria. La velocità che tengo è ai limiti dello stallo, ma nonostante tutto qualcuno lo passo anche. Se sto tribolando come un dannato di un girone dantesco io, come si sentiranno coloro che saranno obbligati a impiegare ancora più tempo di me? Provo tenerezza per loro, ma al momento devo pensare a me stesso, che sono già una grossa grana. Dopo qualche ora di SFR, finalmente la cima. Vedo il fotografo pronto a immortalarmi: "Guarda che sei vuoi farmi un ritratto a olio, con i tempi ci stai!" gli dico e lui si mette a ridere. Altro ristoro e altro personale di una cordialità estrema. Un simpatico omino si preoccupa di riempirmi le borracce e mi offre del tè caldo. Una simpatica signora mi offre da mangiare e mi sciorina tutto il menu tanto che mi ricorda mia madre sempre pronta a ingozzarmi (lo faceva da piccino, ma anche oggi non ha perso il vizio, che però fortunatamente sfoga con il suo povero gatto, ormai più simile a una tigre del Bengala).

Mi infilo la mantellina e riparto. La discesa la conosco bene e mi piace. Ho solo il timore di un paio di curve che se non le vedi fai un salto di qualche metro (e un anno un ciclista il salto lo fece, ma da quella volta in quelle poche curve veramente a rischio Emma e Davide hanno messo degli omini a segnalarla, o quanto meno a renderla evidente).

Tanto Newton lo odio in salita, quanto lo amo in discesa e finalmente mi tolgo qualche soddisfazione, ma sempre senza prendermi rischi. Non ho nulla da vincere e domani devo andare a lavorare. Mi sono già schiantato in moto qualche settimana prima ed è ancora fresca la tribolazione da menomato nei giorni successivi. Eccomi a Demonte, nella Valle Stura. Nel frattempo ho agguantato un belga che scendeva come un razzo: "I hate the climbs, I prefere then down hills" mi confiderà più tardi. Facciamo gruppetto e ci dirigiamo verso Festiona, pronti per affrontare l'ultima fatica di giornata: la Madonna del Colletto! Quasi sette chilometri che ci porteranno a quota 1300 metri slm. "How many kilometers is long?" mi chiede il belga. "Only seven, but very hard, and all under the sun!". Infatti il nemico numero uno, almeno per me, oggi è il caldo. Fortuna vuole che una simpatica nuvoletta si pianta sulle nostre teste e ci lascia solo in compagnia della salita. A metà è presente una fontana con tanto di ristoro idrico organizzato: "Semmai farete una petizione per una galleria, io la firmo" dico ai presenti, e scatta la risata. Procedo a stento verso la cima. Incontro uno svizzero di Losanna con il quale scambio qualche parola in francese, riprendo il belga di prima, incontro un canavesano, quasi paesano, con il quale scambio qualche battuta in piemontese (giusto per dare un bel rinfresco a un po' di dizionari) e finalmente giungo alla chiesetta. Ultimo ristoro con tanto di omino che fa saltare la pasta in padella. La curiosità di conoscerne il gusto è tanta, ma ho già lo stomaco ingolfato dai litri d'acqua bevuti, che preferisco tenermi la curiosità.

Riparto conscio di affrontare gli ultimi chilometri di discesa, a volte vera, a volte di falsopiano, che mi porteranno a Cuneo. Li percorro quasi tutti da solo, tranne un breve tratto in compagnia di un simpatico ragazzone talmente grosso da farmi sentire smilzo. Un ciclista di passaggio che ha piacere di stare con me e di darmi una mano. A Borgo San Dalmazzo, però lo perdo. Ormai è finita, ultimi chilometri di viale e poi finalmente l'ingresso in piazza. Anche questa Coppi è andata. Volevo stare nelle sette ore e chiudo con sette ore e diciassette secondi: direi "Obbiettivo raggiunto".

Per la doccia approfitto della gentilezza dell'albergo che ha messo a disposizione una camera e la condivido con l'amico Cesare Valentini, con il quale scambiamo le nostre impressioni. Raggiungo mia moglie nella splendida piazza, che non vuole saperne di svuotarsi, e andiamo a goderci il pasta party, come sempre ottimo e abbondante.

Ultimi saluti, complimenti agli organizzatori, gelato di rito e via, verso casa, stanco ma felice. Felice di avere passato una bella giornata, felice del gesto folle della mattina, felice di avercela fatta avendo molti dubbi sulla riuscita dell'impresa, felice di non essermi fatto male e felice di avere passato un'altra splendida giornata insieme agli amici di sempre praticando lo sport che amo di più.

Ancora un grosso e personale complimento a Emma e a Davide per l'ottima riuscita della manifestazione; ora non ci resta che vedere cosa si inventeranno per la prossima edizione, sia per fare contenti i ciclisti che per assecondare le follie di Montagna e Natura.

Ma soprattutto complimenti a tutti i partecipanti: complimenti a chi è andato più forte di me, ma soprattutto a chi mi è giunto dietro. Ad ognuno va la mia più profonda stima.

Ah, per la cronaca la granfondo l'ha vinta il biellese Andrea Paluan in volata sul locale Stefano Consolino, mentre tra le donne la più veloce è stata la torinese Olga Cappiello, che in Piemonte non lascia nulla ad altre. Vittoria di Pietro Castellino e di Ilaria Viglione sulla mediofondo.


Qui la cronaca della gara

Qui il fotoalbum completo

(10 luglio 2013)

 

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