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Inserito il 05 luglio 2013 alle 02:25:41 da gazario. - Letto: (3069)

Anche col freddo sempre e comunque Maratona dles Dolomites!

Il meteo questa volta non ha voluto regalare la solita giornata perfetta all'evento dolomitico, ma ciò non ha guastato  la festa degli oltre 9.000 partenti. E appena si taglia il traguardo subito si pensa alla prossima volta. Appuntamento al 6 luglio 2014.

 

 

 

(Testo di Gianandrea Azario, foto di Freddy Planinscheck e Play Full Nikon)

3 luglio 2013 - Erano quattro anni che aspettavo quel momento fantastico che si vive a La Villa alle 6:30 della prima domenica di luglio (in realtà quest’anno era l’ultima domenica di giugno), quando davanti all’immensità delle Dolomiti viene dato il via alla più ambita manifestazione granfondistica italiana, la Maratona!

Avevo saltato tre edizioni e quest’anno non potevo assolutamente mancare, anche perché, da buon agonista, non volevo assolutamente perdere il diritto a partire nella prima griglia che viene riservato a chi ha concluso una delle ultime quattro edizioni in un tempo inferiore a 5 ore e 25 minuti. La mia Maratona è quindi iniziata a fine ottobre, quando, con svizzera precisione, mi sono messo davanti al computer per acquistare uno dei preziosissimi pacchetti alberghieri che assicurano un dorsale. Ma al di là degli impeti agonistici, le Dolomiti sono un posto meraviglioso dove pedalare e soggiornare per una vacanza che dona serenità e la Maratona è un evento davvero imperdibile.

Sull’incredibile corsa al dorsale che si scatena per questa manifestazione si potrebbero forse scrivere dei trattati di sociologia, ma sicuramente è la testimonianza dell’eccellente lavoro organizzativo e di promozione fatto da Michil Costa e dai suoi collaboratori, perché non bastano le spettacolari guglie dolomitiche, presenti anche in altre granfondo, a creare un evento di questa portata. Molti si lamentano dell’eccessiva attenzione al business del comitato organizzatore, ma alla fine spendono almeno due euro per partecipare al sorteggio, per non dire che le 300 iscrizioni a prezzo maggiorato sono vendute in pochi secondi e che i pacchetti alberghieri, come quello acquistato da me, sono esauriti nel giro di pochissimi giorni. Il fatto è che tutti vogliono partecipare ad uno degli eventi sportivi top cui un amatore può prendere parte in tutto il mondo, di quelli conosciuti anche dalle persone che poco o nulla sanno di sport e a cui vogliono prendere parte anche personaggi molto famosi che vengono dal mondo dell’industria, della finanza e anche ex campioni di altri sport.

 

Arrivo a Corvara venerdì in serata e mi rendo conto che le previsioni del tempo erano quanto mai azzeccate. Una leggera pioggia scendendo da Passo Gardena ed un po’ di neve ai lati della strada ha conferito al tutto un aspetto autunnale più che estivo, ma non ha impedito di godere della maestosità della montagna all’altezza di Plan de Gralba. Scendendo dall’auto, la seconda conferma sulle condizioni meteo: fa davvero freddo. Io ed il mio compagno di viaggio siamo accolti in albergo con una gentilezza davvero prelibata ed una cortesia che sarà il liet-motiv della nostra permanenza in questa struttura, sia da parte dei camerieri del ristorante, sempre ben disposti a soddisfare le nostre strane richieste da ciclisti e a fare quattro chiacchiere su cosa visitare in zona, sia da parte degli inservienti. E’ la conferma di come la realtà turistica della Val Badia e la Maratona vivono una sinergia davvero stretta: i partecipanti alla granfondo sono accolti e trattati davvero come ospiti di primo piano. Credo sia una delle carte vincenti di questa manifestazione.

Il risveglio del sabato mattina è allietato da uno splendido sole, ma da una temperatura davvero rigida. Ciononostante Corvara è piena di ciclisti già in sella per fare la tradizionale sgambata pre-gara e ovviamente anche io non posso mancare all’appuntamento. Mi dirigo verso La Villa e mi inserisco in un vero fiume di persone in sella che sembra di essere sul grande raccordo anulare di Roma all’ora di punta. Quello che è incredibile è che in mezzo a questa folla trovo almeno una decina di persone che conosco, a conferma che le granfondo sono come un piccolo paese in festa che si muove domenicalmente in lungo ed in largo per l’Italia. La sgambata include un pezzo di Passo Valparola, lungo il quale mi godo alcuni scenari davvero spettacolari, ed un pezzo di Passo Campolongo, facendo una sorta di dribbling tra una miriade di ciclisti che provano la prima salita che li aspetta il giorno dopo. E’ la prima volta nelle mie partecipazioni alla Maratona che arrivo a Corvara il venerdì e faccio quindi la sgambata del sabato sulle strade della Val Badia e ne traggo davvero tanti brividi (e non solo per il freddo). Finita la sgambata vado a Pedraces a ritirare dorsale e pacco gara, pronto ad affrontare una lunga coda, come sperimentato da alcuni amici il venerdì, ed invece non trovo praticamente nessuno. Che abbia indovinato il fatto che all’ora di pranzo tutti sono a mangiare? Quello che mi colpisce è l’efficienza delle ragazze addette alla distribuzione e la gestione elettronica del database delle consegne dei dorsali e dei pacchi, tramite un iPad: potere della forza economica di questa manifestazione!

 

Il sabato pomeriggio passa tranquillo. Le manifestazioni collaterali non mancano di certo, dalla presentazione della Granfondo Campagnolo Roma alla Maratona for Kids in compagnia di Maria Canins. C'è anche il tempo per le chiacchiere tra amici, in cui l’argomento più gettonato è il vestiario da adottare la mattina successiva, viste le rigide temperature previste alla partenza (tre-quattro gradi centigradi) e al momento del passaggio su Passo Pordoi e Passo Sella, molto prossime allo zero.


 


 

 

Cena alle sette e a nanna per le dieci, visto che la sveglia il mattino successivo sarà molto presto. Come al solito, quando la sveglia deve suonare prima delle cinque, ho una sorta di tensione per prendere sonno rapidamente tanto forte che alla fine mi addormento con difficoltà e dormo pochissimo. 

Quando domenica mattina squilla la sveglia puntata alle 4:00 ho una sorta di liberazione e sono subito pronto a scendere dal letto. Mi sono organizzato per entrare in griglia alle 5:30 e così mi muovo dall’albergo una decina di minuti prima. Scendere da Corvara a La Villa è tutt’altro che piacevole, il freddo è davvero pungente e solo dopo che la griglia comincia a riempirsi di gente ed il sole comincia ad illuminare il bellissimo Sassongher, ci si scalda un attimo. Il tempo passa rapidamente tra chiacchiere con i classici compagni d’avventura, pronostici su chi sarà il vincitore e la compagnia dello speaker Paolo Mutton, che qui ha tipicamente una veste piuttosto festaiola, molto differente rispetto alla veste epico-eroica che indossa alla Sportful Dolomiti Race. A guardarsi intorno non si può che rimanere incantati. Il sole basso delle prime ore del giorno rende il panorama ancora più affascinante. Ad un certo punto vedo comparire bicchieri di bevande calde e biscotti. Sono offerte dai proprietari dell’Hotel La Majun di La Villa per allietare l’attesa della partenza. Anche se preferisco non prendere nulla (da buon agonista non sia mai che mi si guasti la prestazione!), trovo l’iniziativa davvero fantastica. Un altro segnale di quanto la Maratona sia ben vista dalla gente della Val Badia.

Alle 6:30 in punto si parte, il ritmo è subito elevatissimo tanto da non accorgersi di essere in leggera salita. Si assiste subito a qualche scatto dimostrativo per farsi riprendere dalle telecamere RAI ed anche io ad un certo punto ho la tentazione di fare qualche centinaio di metri davanti a tutti, ma mi dico che sarebbe davvero una cosa ridicola, così mantengo la mia posizione nelle prime file del gruppo. Neanche dieci minuti e si attacca il Passo Campolongo, il freddo ormai è solo un ricordo. Nel giro di un paio di chilometri rimaniamo non più di una trentina e a metà salita decido anche io di staccarmi perché, visto quello che avevo passato alla Sportful, ho paura di saltare per aria successivamente. Alla fine mi rimarrà il dubbio di aver mollato troppo presto.

Scollino il Campolongo con circa un minuto di ritardo dal gruppo di testa e con qualche secondo di ritardo rispetto alla mia miglior prestazione alla Maratona del 2009 (5 ore 5 minuti). La discesa è breve, attacco il Pordoi determinato con passo costante, ma senza strafare. Giunto in cima comincia la fase peggiore della mia gara. In discesa comincio a sentire freddo, gli occhi mi cominciano a lacrimare e le mie già scarse qualità di discesista peggiorano ulteriormente. L’attacco improvviso e duro del Sella è una frustata alla gambe, ma mi riprendo in fretta e riesco a salire ad un buon passo, nonostante un fastidioso freddo vento contrario negli ultimi chilometri. La discesa è ancora peggio di quella del Pordoi, in certi tratti mi chiedo se la strada è gelata, bagnata o asciutta, tanto che l’attacco di Passo Gardena è una sorta di liberazione. Lo scollinamento ci riporta finalmente al sole e a temperature un poco meno gelide, ma nonostante questo effettuo una delle mie peggiori discese di sempre, come se non riuscissi più a lasciar correre la bici.

Il passaggio da Corvara mi dice che sono 4 minuti e mezzo in ritardo rispetto al mio best score del 2009. Capisco che il mio sogno di migliorare quella prestazione molto difficilmente potrà realizzarsi anche perché lo spettro Sportful non è ancora allontanato e le prestazioni odierne in discesa sono davvero poco incoraggianti. Finora mi sono goduto proprio pochissimo gli scenari che mi si sono parati davanti, ma questo soprattutto per il freddo che mi ha dato come unico pensiero il finire il più in fretta possibile il patimento. Un vero peccato perché il Sella Ronda offre uno spettacolo davvero unico.

Sono in un gruppetto con l’amico Martin Shaw e con poca collaborazione dei nostri compagni arriviamo alla deviazione tra percorso medio e successivamente all’attacco del Giau. Lo prendo di petto, a questo punto non ha più senso risparmiare più di tanto energie e poi devo capire se la Sportful è stata solo un episodio. Da subito il solo Martin tiene le mie ruote e pian piano cominciamo a recuperare posizioni. Una volta di più ho la possibilità di apprezzare quanto questo signore inglese, oltre ad essere uno splendido atleta, sia un uomo di una cortesia straordinaria: ringrazia tutte le persone che ci incitano lungo la salita e addirittura è il primo a salutare eventuali spettatori fermi. Scolliniamo in ventesima e ventunesima posizione, non migliorerò il best time del 2009, ma comunque la classifica non sarà malvagia.

Purtroppo la discesa non mi è nuovamente amica, perdo qualche secondo, ma all’attacco del Falzarego mi impongo un passo che mi permetterà di rientrare su Martin e altri due, con i quali iniziano una serie di scaramucce, perché i due non hanno per niente intenzione di fare dei turni di cambio regolari. Nonostante questo riesco a godermi per qualche istante una delle salite più belle delle Dolomiti, immersa nel verde da un lato con lo spettacolo delle vette più alte dall’altro.

All’attacco dell’ultimo strappo di Passo Valparola, proprio mentre superiamo lo straordinario Alex Zanardi che con la sua handbike ha concluso il percorso medio con un ottimo tempo, cerco di forzare l’andatura, ma non ne ho abbastanza per staccare gli altri. Nuova discesa e nuova debacle: perdo i tre compagni e mi faccio infilare da cinque inseguitori senza riuscire ad agganciarmi. Peccato.

La parziale insoddisfazione del risultato (ventinovesimo al traguardo) non mi impedisce però di godermi gli ultimi due chilometri prima dell’arrivo. Chiudere questa gara dà comunque una grossa soddisfazione e a ripensarci bene questa è stata forse l’edizione più fredda degli ultimi dieci anni e averci preso parte arricchisce sicuramente il mio palmares di granfondista. E poi, a proposito di risultati, sono felice per il terzo posto dell’amico Roberto Napolitano, battuto in volata da Vincenzo Pisani a più di due minuti da un imprendibile Michel Snel. So quanto questa gara significhi per lui, so quanto l’abbia preparata, tanto che ero pronto a scommettere che uno dei tre gradini del podio sarebbe stato suo.

Finita la fatica si comincia la festa e che festa! Un pasta party che in realtà è un raviolo party, birra a fiumi per i tanti Tedeschi, una premiazione veloce, allegra ed emozionante grazie al solito ineffabile Mutton e l’appuntamento al 6 luglio 2014. Io farò in modo di non mancare.
Nonostante le molte primavere, la voglia di cimentarmi su queste salite e di passare nuovamente qualche giorno in questi scenari fantastici non manca di certo.

 

 

 

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