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Inserito il 28 giugno 2013 alle 12:58:39 da gazario. - Letto: (3525)

Brevetto dello Stelvio: il fascino della montagna e dei ghiacciai

Una splendida giornata accoglie i partecipanti provenienti da diverse nazioni d'Europa che vogliono scalare la leggendaria vetta italiana. Una sfida con se stessi e la possibilità di godere di scenari unici.

 

 

(Testo e foto di Giancarlo Bertocci)

28 giugno 2013- Sabato 22 Giugno 2013, è trascorso quasi un mese dall’ultima randonnée a cui ho preso parte. La forma era scadente e fu una vera sofferenza portare a termine il difficile percorso della prima rando delle Pale di S. Martino, una 300 chilometri con 5000 metri di dislivello!
Questa di oggi, il brevetto dello Stelvio “Cima Coppi”, come si direbbe di una partita di calcio, la disputo in casa, poiché risiedo a Sinigo, frazione del comune di Merano. Inoltre sono affiliato alla società organizzatrice, l’Athletic Club Merano.

E’ la terza volta consecutiva che partecipo all’evento, ogni anno con diversa motivazione, a prescindere dal fatto che, solo per la bellezza paesaggistica, credo la rifarò anche il prossimo. Il primo anno fu quello della scoperta di un percorso sicuramente non molto lungo ma decisamente impegnativo, una sola salita, ma che salita, la regina delle salite, sua maestà lo Stelvio!

Il secondo anno la rifeci per prepararmi al molto più difficile e impegnativo “Tour d’Ortles” e per la Verona – Resia – Verona, due rando davvero micidiali, una per il dislivello e ben quattro passi da scalare, l’altra per la lunghezza e per mettere alla prova la capacità di resistere a sforzi prolungati. Quest’anno, la faccio per testare se la forma è in progresso, ma comunque ho deciso che la salita al passo dello Stelvio sarà praticamente una gita turistica perché mi fermerò più volte per scattare foto e godermi la meravigliosa vista sul ghiacciaio dell’Ortles, cercando con lo sguardo di catturare anche qualche aspetto faunistico del luogo.

Sono le 4:50, la sveglia suona, non ho lo stress di dovermi trasferire al luogo di partenza percorrendo chissà quanti chilometri, così mi alzo con calma, mi lavo la faccia e vesto la tenuta estiva con i colori sociali. Vado in cucina, la “colazione” che mi accingo a consumare è un bel piattone di riso in bianco. Fatto! Improvvisamente mi sorge un dubbio: non ho guardato come è il tempo! Esco in balcone e, meraviglia delle meraviglie, un cielo azzurro e senza nuvole mi fa sorridere come un bambino, unico neo l’aria molto fresca a causa di condizioni meteo spesso instabili che hanno condizionato tanto la primavera ed anche questi primi giorni d’estate. Il termometro segna 13°C, ma tra me e me penso che nel giro di qualche ora, al sorgere del sole, l’aria si scalderà velocemente e poi sarà una pacchia! Lo zaino con il vestiario di ricambio è pronto dalla sera prima, lo metto in spalla, inforco la bici da corsa e via a pedalare per recarmi al luogo di ritrovo e partenza del brevetto, il camping – tennis di Maia Bassa, nel piazzale antistante la nostra sede sociale.

Sono le 5:45, già diversi iscritti al brevetto stanno consegnando gli zaini al conducente del furgone che, a carico ultimato, li trasporterà in cima allo Stelvio dove è posto il punto di controllo, così faccio anch’io. Dai dialetti che sento parlare e dalle scritte sulle maglie l’evidenza che sono presenti ciclisti da diverse parti d’Italia, i più lontani vengono da Terni, ci sono molti Toscani, Emiliani e Romagnoli ed anche un Friulano, poi guardando ancor meglio intravvedo anche due Austriaci! Penso che fare lo Stelvio per molti di loro sia la realizzazione di un sogno, lo Stelvio, reso mitico dalle imprese dei professionisti, adesso terreno di sfida per amatori appassionati di ciclismo e ansiosi di provare sensazioni forti e irripetibili nel misurarsi in una sfida che non è contro avversari, ma personale, al fine di raggiungerne la vetta!
Mentre osservo e penso a tutto questo non mi avvedo che il primo gruppo, di cui avrei dovuto fare parte è già partito, me lo rammenta un mio collega dicendomi che sono in ritardo di sei minuti. Come colto da una improvvisa scarica elettrica, scatto a molla e vado all’inseguimento! Viaggiare subito a tutta per riprendere la quindicina di ciclisti con cui avrei dovuto partire, non è che sia un bel riscaldamento! Li raggiungo dopo quattro chilometri, non ho nemmeno il tempo di rifiatare che già si affronta uno strappo, quello da Lagundo a Tell con la ciclabile che presenta una pendenza dal 7% al 14% con sette tornanti. In tutto sono un paio di chilometri ma bastano a scremare il nostro gruppetto che allo scollinamento perde alcuni elementi, non riusciranno più a rientrare visto che la velocità è da subito sostenuta, si viaggia a 35 chilometri l’ora ed anche di più, tutti in fila indiana e con cambi abbastanza regolari. Procediamo con questa andatura fino a Laces dove, lasciata la ciclabile e attraversato il paese, proseguiamo su strada statale. La velocità verrà moderata nel tratto relativo all’attraversamento di Silandro, dove è presente un dente con pendenze significative, per poi tornare tutti a menare fino a Spondigna. Lì giunti, svoltiamo a sinistra lasciando la strada che porta a Resia e dopo un altro paio di chilometri siamo a Prato allo Stelvio.

Il gruppo a questo punto salta perché io ed altri decidiamo di fermarci alla fontana del paese per riempire le borracce. Mangio anche una barretta e poi, d’accordo con un mio amico, nel periodo non molto in forma anche lui, decidiamo di fare la salita tranquillamente. Usciti da Prato allo Stelvio inizia la salita. A differenza dell’anno scorso per fortuna non troviamo in transito i trattori d’epoca che ci avevano intossicato per più di metà del percorso ma i motociclisti, specie quelli con la mano pesante sul gas. Ci infastidiscono alquanto perché la valle stretta sembra amplificare il rumore dei motori che rombano! Il primo tratto della salita di circa 7 chilometri è abbastanza facile, ma da poco dopo Gomagoi nel tratto dove c’è il bivio per Solda, le pendenze cambiano non scendendo mai al di sotto del 7% e si fa dura davvero, mancano 17 chilometri e ben 48 tornanti alla vetta ma saranno tutti di passione, specie per chi sbaglia a dosare le energie!

Io e Savino, il mio compagno di giornata, invece ce li gustiamo tutti questi chilometri, fermandoci alcune volte a fare fotografie oppure per il consueto pieno alle borracce. Potersi guardare intorno ed ammirare i prati in fiore, il colore verde dei boschi, le pareti rocciose dell’Ortles innevate oltre i 2000 metri con l’imponente ghiacciaio a caratterizzarlo è uno spettacolo davvero unico! Trascorrono quasi due ore e mezzo prima di arrivare a cima “Coppi”, ai 2760 metri del passo Stelvio e nel frattempo riesco a vedere e fotografare anche le marmotte. Al punto di controllo, con ormai il grosso della fatica alle spalle, timbrato il brevetto, pensiamo a rifocillarci e a cambiare il vestiario sudato per affrontare, con quello asciutto, la lunga discesa che attraverso il passo dell’Umbrail ci porterà in Svizzera.

Guardiamo al cielo, si sta annuvolando ed il sole fa solo qualche rapido capolino tra le nubi, la temperatura è di 12 °C, il paesaggio di stampo invernale con quasi un metro di neve ai lati della strada. Con me ho solo lo smanicato antivento ed i manicotti, dovrò farmeli bastare perché, fiducioso nel bel tempo visto dal balcone di casa la mattina, non ho portato altro. Saluto i colleghi che prestano servizio al punto di controllo e ripartiamo. Subito, ad inizio discesa, l’aria fredda e pungente mi intorpidisce le dita delle mani, i guantini a mezzedita servono a poco, anche gli occhi lacrimano abbondantemente, nonostante abbia gli occhiali a proteggerli. Tengo duro perché so che si tratta di qualche chilometro. Svoltato a destra siamo al passo dell’Umbrail, si lascia l’Italia per entrare in Svizzera. Un breve tratto in contropendenza poi si torna a scendere per alcuni chilometri in cui la strada presenta diversi tornanti. Finisce l’asfalto, così è sempre stata la discesa in quel tratto, percorreremo alcuni chilometri di sterrato a velocità ridotta, causa le condizioni dissestate del fondo rese tali dalle abbondanti nevicate dei giorni precedenti e dai lavori di manutenzione. Passato il tratto sterrato la strada continua a scendere avvitandosi più volte su stretti tornanti ma con pendenza che ci costringe a mettere mano continuamente alle leve dei freni!

Sono trascorsi una quarantina di minuti scarsi da che abbiamo lasciato lo Stelvio e, dopo diciassette chilometri di ripida discesa entriamo a Santa Maria, il primo paese che si incontra scendendo dal versante Svizzero, la temperatura è mite, intorno ai 20 °C e mi consente di recuperare calore corporeo. Da Santa Maria, in quattro, affrontiamo la lunga discesa che ci riporta in Italia attraverso il valico di Tubre. Cerco di recuperare la fatica fatta in salita allo Stelvio e la piena funzionalità dei muscoli delle gambe induriti dal freddo patito in discesa! Poco prima di raggiungere Spondigna, resto vittima di una foratura alla ruota posteriore, ci fermiamo in tre, il quarto decide di proseguire. Sostituita la camera d’aria, nel gonfiarla mi si rompe anche la pompa, per terminare l’operazione, adopero quella del mio amico Alberto, per mia fortuna, unitosi a noi a inizio discesa dallo Stelvio. Riprendiamo a pedalare. A Spondigna Savino ci lascia, lui abita poco distante e come già dichiarato dalla mattina non ultimerà il brevetto, ha partecipato all’evento solo per allenarsi, così restiamo in due, io e Alberto.

In val Venosta il vento è laterale e contrario, il cielo nuvoloso inizia a rilasciare sporadiche gocce d’acqua, brutto segno! Pedaliamo ad andatura sostenuta per cercare di evitare la pioggia, per fortuna smette quasi subito ma trascorsi una ventina di minuti, mentre attraversiamo Lasa alla ricerca di una fontana, ricomincia a piovigginare! Prendiamo l’acqua dal cielo ma per riempire le borracce ormai vuote dovremo attendere di arrivare a Laces, dove mangio l’ultimo panino per avere energia sufficiente a coprire l’ultimo tratto di percorso. Vedo da subito che Alberto soffre il controvento e così vado in testa tirando a tutta. Nei pressi di Naturno, riconosco davanti a noi la sagoma del ciclista che in occasione della mia foratura aveva deciso di proseguire, Alberto mi fa notare che non è lui ad andare piano, ma sono io che ho “menato come un fabbro” sempre intorno ai 38 chilometri l’ora, nonostante il controvento, mi dice anche che per restarmi a ruota ha esaurito le energie! Appena lo passiamo si mette a ruota anche lui, abbasso di poco la velocità per consentire ad Alberto di rifiatare e tiro ancora fino a Tell. Da lì la ciclabile scende ripida a Lagundo, poi è una formalità coprire i pochi chilometri che ci mancano al traguardo di Merano! Tempo impiegato per il brevetto: 8 ore e 15 minuti, in attesa dell’arrivo del furgone con i nostri zaini, io e Alberto andiamo al bar a festeggiare.

Soddisfatti per quanto fatto, ci premiamo con un paio di birre e di toast, oltre col brevetto che ci viene consegnato dal nostro “inossidabile” presidente Giancarlo Concin, anche lui soddisfatto per  i complimenti rivoltigli dai partecipanti in riconoscimento  dell’impeccabile organizzazione dell’evento!

 

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