Articoli 
giovedģ 14 novembre 2019
Granfondo Randonneč Cicloturismo Appunti di viaggio Rubriche
Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 27 giugno 2013 alle 12:51:22 da enrico. - Letto: (3412)

Granfondo Giordana sotto la benedizione del Pirata

Chi vuole lo può chiamare "caso", chi è più credente può pensare che Pantani abbia vegliato attento sui 2300 ciclisti, dei 3000 iscritti, che domenica 23 giugno hanno preso parte alla Granfondo Giordana "Sulle orme di Marco Pantani". Una splendida giornata di sole e di caldo. A festa finita un vero nubifragio e il giorno dopo la neve sul Gavia. Ma come sempre è stata una splendida festa ricca di grandi emozioni.

 

 

(Testo di Enrico Cavallini, foto Play Full Nikon)

Grazie Marco! Lo ammetto, non sono un gran credente, ma non posso fare altro che pensare che alla Granfondo Internazionale Giordana "Sulle orme di Marco Pantani" dello scorso 23 giugno, il Pirata ci abbia messo lo zampino!

Nulla di straordinario se chiudiamo idealmente la manifestazione al pomeriggio di domenica. Una splendida domenica di inizio Estate, con un bel sole e un cielo terso che da tanto non si vedeva. La temperatura ottimale per pedalare: né troppo caldo, né troppo freddo.

Ma allora cosa c'è di strano? Che la domenica, quando ormai il sole ha fatto capolino dietro la montagna e il buio inizia a spegnere i colori, quando gli organizzatori del GS Alpi, con in testa l'ottimo Vittorio Mevio, hanno chiuso l'ultimo furgone ormai carico del materiale usato per la manifestazione, un terribile nubifragio si è abbattuto su Aprica. Ma la sorpresa è stata il lunedì mattina, quando lo stesso Mevio ha ripercorso il tracciato per il recupero dei cartelli e, uscendo dalla galleria del Gavia, si è ritrovato in mezzo ad una bufera di neve con temperature sotto lo zero e la strada ormai coperta dalla neve. Fosse accaduto poche ore prima, la fantastica festa che i ciclisti hanno vissuto non sarebbe stata possibile.

Mio malgrado quest'anno non ho potuto partecipare attivamente alla manifestazione, così come fu nella passata edizione. L'impegno di lavoro mi ha portato a percorrere l'intero percorso di granfondo a bordo della moto per il canonico servizio fotografico, ma in questo caso sono riuscito a gustarmi veramente appieno la meraviglia della Natura di questo territorio.

Infatti, dovendo necessariamente cercare di immortalare al meglio i paesaggi che avvolgono il percorso, ho dovuto scrutare con la massima attenzione ogni rilievo, ogni curva, ogni sfondo che mi si parava davanti... e non mi è certo mancato il materiale. E' sufficiente pensare che solo sul percorso ho scattato oltre 900 foto e nessuna uguale all'altra (roba da fare concorrenza a Streetview di Google Maps).

Anche quest'anno Vittorio Mevio, patron della manifestazione, è riuscito a emozionarmi. Ci riesce tutti gli anni.

Giungiamo (mia moglie ed io) ad Aprica sabato pomeriggio e subito si sente l'aria della festa. Come al solito la via principale è completamente bloccata e riservata alla manifestazione. Al centro ciò che l'indomani sarà il viale della partenza e dell'arrivo, e ai lati il villaggio espositivo sempre molto ben partecipato dalle aziende. Ogni anno sempre più vasto e con nomi via via sempre più prestigiosi.

Non mancano gli amici e i saluti si sprecano! Non so come la pensate voi, ma quando mi immergo in così tanta gente che conosco a chiacchierare del più e del meno, mi sento proprio a mio agio!

"Papparappà Papparappà"... squillano le trombe, rullano i tamburi! Cosa accade? Mevio se n'è inventata un'altra: la fanfara dei Bersaglieri, la Garibaldina! Sfila lungo il viale suonando arie tipiche da fanfara, riempiendo l'aria di un'atmosfera tutta speciale.

Mi volto e vengo piacevolmente folgorato da una visione: l'amico Giancarlo Piras giunge verso di me; ovviamente sulla carrozzina spinta dalla moglie sempre presente. Non c'è verso, quel fantastico sorriso ce l'ha proprio stampato in faccia, sebbene gli occhi denuncino un po' di stanchezza, ma più interiore che fisica. L'anno prima un altro amico, Ugo Balatti, era qui a portare i suoi personali auguri a Giancarlo per l'incidente appena accadutogli e oggi, un anno dopo, Giancarlo, seppur in carrozzina, è qui, ma il povero Ugo non c'è più per poterlo festeggiare. C'è da meditare e tanto! Spesso ci fermiamo a crearci dei problemi su come la gamba non abbia girato come speravamo, o a qualche carenza organizzativa, mentre il Fato è dietro l'angolo pronto a farci uno sgambetto, che potrebbe segnarci per tutta la vita. Ma torniamo alla festa!

La Garibaldina si ferma davanti a Giancarlo e gli dedica un'aria. L'atmosfera ormai trasuda di emozioni e di lacrime. Una lesta asciugata al viso e via... the show must go on! Il tranquillo pomeriggio dei ciclisti, che hanno completamente riempito gli alberghi di Aprica e dei dintorni (nemmeno troppo prossimi), viene allietato dalle dolci e pacate note dei corni alpini.

E' "pacco gara time". Salgo al palazzetto di Aprica per vedere com'è la situazione alla segreteria e al ritiro del pacco gara. E' il solito via vai di gente, ma soprattutto uno spogliarello continuo (ma niente di osé), per la verifica della taglia della maglia ricordo offerta come gadget. Estraggo il contenuto del pacco gara per scattarne una foto, come sempre tra le facce divertite di chi mi osserva. Dispongono la maglia tecnica, che quest'anno presenta una grafica sublime, poi la comoda borsa Deox, la borraccia e i prodotti Multipower, un termometro, la cremina per le labbra, e il sacchetto di ghiaccio secco. Click! Anche questa è andata.

Intanto che mi aggiro nel palazzetto scopro che alle spalle della segreteria sono state approntate una trentina di brandine. Infatti, chiedendo alla zelante Nicoletta (la sig.ra Mevio), è possibile avere un posto in branda qualora non si sia riusciti a trovare una sistemazione alberghiera. Qui nulla è lasciato al caso!

Ultima passeggiata per il viale, ancora qualche saluto e, finalmente, dopo tanto camminare, una bella birrettina al solito barettino. Ma la serata non si conclude certo qui. Alle ore 21.00 sono ancora i corni alpini a intrattenere chi ha già terminato la cena, ma non vuole ancora andare a letto. Ma soprattutto è il gran momento della Fanfara. Un'oretta di concerto della Garibaldina che spazia in un vasto repertorio simil militare, chiudendo con il sempre emozionante Silenzio.

Ora la serata è veramente finita e si può andare a dormire! Tranne che per lo staff organizzativo che è impegnatissimo nelle ultime operazioni di allestimento di ciò che l'indomani mattina sarà la griglia di partenza.

Sono le 5.00 di domenica e la sveglia del cellulare dice che è ora di iniziare una nuova giornata. Come è mia abitudine butto il naso fuori dalla finestra e un cielo splendidamente azzurro mi mette subito di buon umore. Anche la temperatura è decisamente gradevole. L'aria è tersa e non c'è segno di afa. Sarà un giornata splendida per pedalare. Colazione e via, si inizia a lavorare. Raggiungo le griglie di partenza che sono le 6.10 e, nonostante la partenza sia alle 7.30, sono già stipate di ciclisti frementi. «E' dalle cinque e mezza che girano sul viale e allora ho fatto che aprire le griglie» mi conferma Mevio. Cose da non crederci,

Manca un quarto d'ora circa alla partenza e cosa vedo arrivare? Nuovamente il nostro amico Giancarlo Piras, sempre in carrozzina, ma questa volta accompagnato dalle stampelle e, quando il momento si fa topico, impugna le grucce e si alza in piedi! Be', non si può certo gridare al miracolo, ma di mesi e mesi di riabilitazione passati presso il Centro di Unità Spinale dell'Ospedale Niguarda, con il quale la nostra rivista sta portando avanti un progetto di solidarietà: Spina nel Cuore. Un piccolo passo per una persona qualsiasi, un gigante balzo per l'amico Giancarlo che può sperare di abbandonare la carrozzella... un giorno o l'altro.

Insieme a Giancarlo giungono anche i ragazzi della comunità educativa Casa don Guanella guidata da don Agostino. Il parroco di Lecco gestisce questa comunità che si occupa del recupero di giovani disadattati provenienti da tutto il Mondo, alla quale sia Giancarlo che il compianto Ugo Balatti sono sempre stati vicini. A loro è dedicata la passerella alla partenza dei ragazzi di don Agostino.

Sono le 7.30 e si parte. Come è ormai d'uso da alcune edizioni, la velocità tenuta nella discesa verso Edolo è strettamente controllata e non supera i 30 chilometri orari. Velocità sufficiente per scendere in completa sicurezza senza il timore che qualcuno possa farsi del male. Nelle retrovie, nonostante tutto, non manca certo il ciclofenomeno che, con 4500 metri di dislivello da affrontare, pensa di "fare la posizione" in questo tratto infilandosi in ogni pertugio che gli si para davanti.

Alle 8.00 in punto si è a Edolo e l'immenso fiume di ciclisti viene lasciato libero. Si affrontano di gran lena i primi tornanti e la corsa entra subito nel vivo, quasi dovesse terminare da lì a poco. Dopo alcuni chilometri ecco il primo bivio. Chi ha scelto il percorso corto andrà ad affrontare il versante più facile del Mortirolo: quello da Monno. A questo seguirà anche il Valico di Santa Cristina.

Il grosso però continua verso Ponte di Legno. La corsa prende la sua connotazione con la prima fuga di giornata. Ma non voglio parlare della gara che potete trovare ben dettagliata in questo articolo a firma di News Power.

Come dicevo all'inizio, il mio compito è quello di portare a casa un servizio fotografico paesaggistico del percorso e con una giornata così ho solo l'imbarazzo della scelta. Penso, per la prima volta in tanti anni che partecipo a questa manifestazione, di essermi veramente guardato attorno come si deve. C'è poco da dire: saranno attraenti le varie località esotiche tanto in voga per le vacanze, ma l'Italia è una vera fucina di posti meravigliosi. Chi ama la montagna trova nelle Alpi un vero Paradiso, così come possiamo percepire dalla lunga scalata verso il Passo di Gavia. Si inizia risalendo il fiume Oglio, che attraversa tutta la Valle Camonica, fino a Ponte di Legno, dove si lascia la strada per il Passo del Tonale per andare ad affrontare, lungo la SS300, la lunga e spettacolare ascesa al Passo di Gavia posto a quota 2652 metri sul livello del mare. Sono 17 chilometri di vera goduria.

La salita non è certo tra le più semplici, con punte anche al 15%, ma gli scenari che si parano davanti curva dopo curva, tornante dopo tornante sono da quadro! E poi la la galleria che funge da "star gate". Qualche centinaio di metri (ahimè quest'anno al buio, essendo saltato nottetempo l'impianto di illuminazione. Se solo qualcuno avesse avvisato Mevio per tempo, avrebbe fatto fermare tre moto ad illuminarla. Quando la sfortuna ci mette lo zampino) e si entra in un altro mondo. La neve è ancora lì presente a ricordarci questa strana Primavera, ma i suoi muraglioni rendono la zona ancora più esoterica. Ci si addentra nella montagna: tutto attorno è roccia e il Lago Nero fa bella mostra di sé.

Si salgono gli ultimi tornanti ed ecco il Rifugio Bonetta, che ci avvisa di avere raggiunto la cima. Fermarsi al ristoro è quasi d'obbligo, non tanto per rifocillarsi, ma per godersi appieno questo fantastico panorama: siamo all'interno del Parco Nazionale dello Stelvio; a stento si vede il Lago Bianco ancora ricoperto di neve. Si inizia la discesa lungo la Valfurva. La prima parte è ancora disegnata tra le rocce della montagna per addentrarsi, via via che si scende di quota, nella vasta pineta.

Giunti a Santa Caterina Valfurva, la strada si fa più larga e costeggiando il fiume Adda velocemente ci si dirige verso Bormio. Ormai siamo in Valtellina e dobbiamo preoccuparci della grana più grossa: il Mortirolo. Il tratto per arrivare a Mazzo di Valtellina è ancora lungo. Si passa Sondalo, Grosio, Grosotto e finalmente Mazzo. Ponte, svolta a sinistra e... "Lasciate ogni speranza o voi che entrate!". Iniziano i 12 chilometri più faticosi di giornata. Inutile raccontare il Mortirolo. Si è scritto tanto a riguardo. Quello che va sicuramente ricordato, non si sa mai che qualcuno se lo fosse dimenticato, è quanto sia dura 'sta benedetta salita. Mai un attimo di fiato e punte al 18%, intervallate da tratti all'11 o 13. Difficilmente qualcuno è mai riuscito a godersi lo splendido paesaggio sulla Valtellina sottostante, anche perché in effetti, il fitto bosco non regala tanti squarci e in quelle occasioni è più probabile che si stia vedendo la Madonna o il proprio Santo preferito.

Ecco il cippo dedicato a Pantani: «Ciao Marco!». Chi lo urla a squarciagola e chi lo pensa solamente, ma tutti, un personale saluto al Pirata lo portano.

Giunti alla sommità del Passo della Foppa (il vero nome del Passo del Mortirolo) a quota 1852 m slm, il paesaggio si apre e mostra un ambiente tipicamente da alpeggio. Si scollina, ma non è certo finita. Un lungo tratto di mangia-e-bevi in cresta, dove è sempre necessario spingere, ci porta fino a Trivigno, aprendo la vista a splendide distese sull'altopiano, che precedono la discesa che porta all'Aprica. Giunti al passo che collega la Valtellina alla Valcamonica, si parano davanti due scelte: o mettere fine alle tribolazioni, tirando dritto, passando il traguardo e chiudendo i 155 chilometri della mediofondo, oppure girarci attorno e andarsi a prendere l'ultima grana di giornata: il Valico di Santa Cristina.

Alcuni chilometri di discesa verso Tresenda ci portano fino all'innesto con la strada del Santa Cristina. Sono circa sette chilometri di salita con una pendenza media del 9,5% e punte al 16, che di per sé non è certo peggio del Mortirolo, ma con ormai 160 chilometri nelle gambe si fa sentire, eccome. Di paesaggi nemmeno l'ombra: è tutta tracciata nello splendido bosco alpino, che però non fornisce dei punti di riferimento e non dà quella sensazione di strada percorsa. Giunti alla sommità ci si reinnesta sulla discesa da Trivigno, che ci riporta finalmente all'arrivo. Chi ha scelto il percorso di granfondo chiude così con 175 chilometri e 4500 metri scalati. Il ristoro posto in fondo al viale d'arrivo ci permette un rapido recupero, per potere quindi dirigerci in albergo per la meritata doccia. Intanto sul palco, sulla base delle note suonate dalla fanfara, si susseguono le premiazioni.

La giornata non può che terminare con l'immancabile pasta party che quest'anno è stato posizionato a pochi metri dall'arrivo, evitando così la lunga scarpinata fino al Palazzetto dello Sport, sede storica dello stesso. Affettati, pane, pasta, parmigiano e dolcetto sono più che sufficienti per reintegrare le energie.

Intanto la mente la non si ferma e, nonostante le maledizioni lanciate al povero Vittorio sulla linea del traguardo, non ci resta che pensare all'anno prossimo, quando torneremo con l'obiettivo di migliorare il nostro tempo.

Grazie Vittorio per averci coccolato anche quest'anno e averci dato l'occasione di portare a casa una valigia piena di splendide emozioni. Grazie Pirata per averci regalato una splendida giornata di sole e di non avere reso la piacevole fatica in tremenda tribolazione.

E ora, dritti verso il 2014... sulle orme di Marco Pantani.

PHOTOGALLERY

Sabato pomeriggio
Percorso e gara

Partenza, arrivi e premiazioni

 

(27 giugno 2013)

 

TI E' PIACIUTO QUESTO ARTICOLO? CONDIVIDILO CON I TUOI AMICI SU FACEBOOK!!!