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Editoriali e commenti   
Inserito il 20 giugno 2013 alle 10:16:33 da Alessandro Schiassel. - Letto: (2459)

Le regole del "Numero Uno": la strada per diventare un campione

Ritorniamo a parlare di sport, sui suoi principi e come questo debba essere una fonte di cultura, formazione e stile di vita. Questa è la seconda parte di un “momento di meditazione” che deve essere “unico” nella lettura e nei concetti. Si chiude così questa analisi sullo sport, sui suoi valori intrinsechi, su cosa dovrebbe essere, e invece cos'è realmente.

 

 

(Testo di Alessandro Schiasselloni, foto AA.VV.)

Questa settimana torniamo con la seconda parte dell'analisi già esposta la settimana scorsa nell'articolo di Alessandro Schiasselloni, preparatore atletico e mental coach, andando a vedere come si dovrebbero creare dei Campioni plasmando gli atleti fin da giovani, ma che invece, in un vortice di ricerca del successo rapido e immediato, si bruciano sul nascere dei grandi talenti, che si ritrovano, ormai trentenni, a cercare un riscatto nel mondo delle granfondo.

La crescita e le regole del “Numero Uno“

 


Che cosa vuol dire crescita ? Facile direte voi!!

Siamo sicuri che la crescita sia la cultura di quanto noi allenatori cerchiamo di tramandare anno dopo anno a chi si affida ai nostri “passati sportivi“ facendone logica per evitare  errori con un unico scopo:  arrivare al massimo del proprio “potenziale / genetico”.

Vincere a tutti i costi: parametro che non ha bisogno di essere rappresentato oltre a quello che è  l’evoluzione di un concetto dove il primo è un Campione, il secondo che vede in mezzo copertone fallire una  fuga di 150 chilometri quasi  un fallito (lo sfigato di giornata) e il terzo che mai ce la farà!

Non parliamo del resto di questi ragazzi/e che fanno ogni giorno immensi sacrifici per sentirsi dire: "Sei bravo ma non hai il talento".

Tutti parlano di scandali, di doping, di partite vendute, e nel ciclismo si sente anche di gare vendute a tavolino…, ma ahimè la colpa di chi è?

Il vincitore è il Campione del giorno, ma forse se vogliamo vincere nello sport, dobbiamo cercare di far sì che ci siano regole più “logiche”, dove per esempio la somma punti dà la regolarità di un atleta nell’arco della stagione, ma, se per esempio, negli Juniores i punti vengono solo assegnati ai primi 10, allora tanto vale.

Vediamo che nelle gare amatoriali forse, come logica, ci siano valori più reali e umani: le categorie di età logiche e fedeli ad un passo chiamato “Natura”, la somma punti per chi vuole piazzarsi per esempio nel Giro del Granducato di Toscana o nel Giro delle Regioni. Questa logica è da seguire; non solo chi è l’Assoluto deve essere premiato, ma chi durante la stagione resiste e dà regolarità nello sport, quindi fa dello sport un linea fedele per potersi divertire anche come stile di vita.

Soldi, soldi, soldi!

Money, money, money : comandano tutto, comandano il baratto dall’Evoluzione della Specie, visto che la Natura vuole lo scambio di qualcosa per un altro oggetto di uguale attrazione.

Per i soldi si vive la crescita nello sport, nella vita di tutti i giorni, negli obiettivi di una vita, ecc.

I soldi creano e levano; danno felicità e creano anche dipendenza, come la droga, come il doping.

Si vende l’anima nello sport per i soldi, per far sì che lo sport possa diventare lavoro, si bruciano le tappe oppure si vuole ringiovanire quando i 50 anni sono passati da qualche “primavera”.

Tutto è una fiera, dove lo scambio gira in maniera vertiginosa, tutto viene annunciato come “secondo obbiettivo“, ma ahimè mai lo è. E alla fine il denaro è la paga di un lavoro, e se lo sport è lavoro, allora i soldi diventano l’unico riferimento.

Non mi permetto di dire che il Mondo non deve girare intorno ai soldi, visto che senza soldi non si vive in un ambiente dove la Moneta è il simbolo della sopravvivenza, ma ribadisco il concetto che i giovani, e in questo articolo parliamo di loro, devono avere i riferimenti non di soldi ma di valori.

Mio figlio Luca ha avuto la fortuna di crescere in società sportive dove nessuno veniva pagato, visto che, ahimè, già da Junior molti ragazzi mollano la scuola per il portafoglio nella speranza di diventare un giorno dei professionisti.

I talenti

 

Spesso si sente parlare di “TALENTO”, cioè di quella persona che spicca in doti fisiche, tecniche e mentali superiori ai suoi pari di età.

Il talento esiste; lo sport è molto selettivo nella scelta di questi parametri, ma se non si dà l’opportuno tempo per eliminare le proprie lacune e arrivare al proprio limite “fisiologico-mentale” come possiamo dire: non hai il talento?

Quanti talenti perdiamo ogni anno?

Quanti ragazzi non appagati dalle regole troppo restrittive fatte solo per 1 % della massa mollano tutto e poi riscoprono lo sport come stile di vita quando l’età non può più dare il frutto del “ Campione Professionistico”, ma quello dell’amatore forte?

Basta frequentare il mondo degli amatori, farsi raccontare il passato di questi "eroi" che abbinano immensi sacrifici per ritagliarsi le ore da dedicare alla propria passione, storie di gente che da giovane già dava luce ad un talento primordiale, ma le regole, quelle regole che ancora oggi sono cantate come “uniche”, li hanno tagliati fuori dal giro.

Quale giro? Spesso il giro del doping, purtroppo, visto che oggi è scandalo, ma poco tempo fa era “usanza“ quasi comune e non solo nel ciclismo (l'uomo è uomo in ogni suo aspetto ludico e culturale).

La ragione, l’educazione riflessa dalla famiglia, la logica di una coscienza che non vuole far diventare “sport = droga” e finire nell’ipocrisia dove la dipendenza è l’unica strada per arrivare nel tempo.

Talenti o drogati dipendenti? E’ possibile che nel 2013 tutto deve ancora ruotare intorno a questo tavolo, dove la forma rotonda ne fa la sua simmetria perfetta sia nei concetti che nei valori, ma pochi ne mettono in atto semplici concetti per cui drastici cambiamenti.

Alternative e mondi paralleli: il ciclismo amatoriale

 

Abbiamo parlato di soldi; la crisi sta segnando lo sport e il suo business, forse è un bene, forse è un male. Nel futuro analizzeremo come sempre i passi fatti ora e ne daremo valore di scelte fatte, logiche o no.

Le squadre vedono gli sponsor sparire; l’imprenditore che regalava qualche soldo per i valori dello sport non riesce più a farlo, e cosi via...

Lungo questa strada chiamata recessione, tutto dovrà tornare indietro, ma non sarà facile quando per anni si è vissuto dei momenti “magici e dorati” .

Gare cancellate, anche a livello Professionistico. Un esempio è la triste storia del Giro Bio, dove tutto era uguale per tutti, dove correre voleva dire “correre alla pari” .

 

Alternative logiche alle squadre U23?

Una sola: il Mondo amatoriale, non più come rifugio  della disperazione e del fallimento atletico.

Recentemente si sente parlare di ragazzi cresciuti nel Mondo della MTB ed ora passati  a quello Professionistico su strada, questo prima all’Estero ora anche in Italia.

Come mai? Semplice. Gare con necessità fisiologiche più umane, dove la Natura non viene schiacciata dalle 20-24 ore alla settimana di ciclismo e dai 25.000-30.000 chilometri all’anno, da 2/3 gare da 140-160 chilometri alla settimana, ecc.

 

Basta!

Il mondo amatoriale, un mondo fatto anche di “furbi e dopati”, ma alla fine un sistema dove il giovane può trovare nella sua categoria di appartenenza il suo stimolo per crescere con calma, far sì che lo sport sia uno stile di vita, cultura e forti motivazioni.

Vincere l’Assoluto per un giovane nel mondo amatoriale è certamente difficile, soprattutto ora che è anche il mondo di professionistim che senza contratto vogliono restare nel giro del loro sport sperando in un rientro ad alti livelli.

Vincere con atleti che hanno nella loro età atletica il massimo di quello che necessita in uno sport di resistenza e forza come il ciclismo, non è facile.

Il piazzamento “vicino“ a questi ex atleti sfuggiti al doping tutti i giorni, da chi ha capito che un lavoro era meglio di un futuro incerto come lo sport, questo nonostante un mobile stracolmo di trofei e glorie ambite e per la maggior parte impossibili.

Gran Fondo, Medio Fondo, cronoscalate, cronometro, cronosquadre, circuiti, cicloscalate, gare a tappe/punti: tutte scelte logiche che possono dare uno sviluppo ai giovani “talenti” che non hanno avuto la fortuna, la pazzia, o la voglia di abbandonare la vita sociale per un sogno unico. Questo mai deve avvenire, mai bisogna vendersi l’anima per lo sport, dove tutto è perfetto e basta un “nulla” per cancellare una vita di sogni e sacrifici.

I tecnici dovranno incominciare a sfogliare le classifiche delle gare amatoriali, dovranno mettersi su un bordo di una salita ed aprire bene gli occhi alla ricerca del “talento”, visto che talento si nasce, ma la Natura ha bisogno del suo tempo.

Sette anni fa quando avvicinai mio figlio al ciclismo “come sport e stile di vita” credevo che qualcosa sarebbe cambiato: invece no!

Ora la crisi; senza soldi i controlli sono sempre più inesistenti. Chi ha già fatto del ciclismo a 18-22 anni un lavoro non può perderlo, costi quello che costi, andando anche contro a Direttori Sportivi che nulla sanno di quanto ogni persona fa a casa.

Apriamo le porte alla “logica”, bastano piccoli cambiamenti per avere grossi risultati.

Mettiamo da parte la politica per una volta, tutti devono lavorare per creare sport e piacere, non per creare tossici di sport dove l’ossessione è l’unico sogno di una vita passata alla ricerca del risultato: VINCERE A TUTTI I COSTI E COSTI QUELLO CHE COSTI.

Le regole di un gioco, le firme di chi detta queste regole, le parole dei guru alla tv, ma alla fine se qualcosa si muove lo fa sempre troppo lentamente.

Per una persona che vuole cambiare le regole del gioco, spesso ci sono troppe persone che predicano giustizia e logica, ma alla fine se ne guardano bene di perdere il loro potere dove gli atleti sono "carne da macello".

Ringrazio GrandondoNews di avermi dato l’opportunità di un pianto durato sette anni, che vede ora momenti di gioia assoluta per mio figlio e per quei ragazzi che credono nello sport e, ancora oggi, studiando o lavorando, trovano il tempo per fare gli immensi sacrifici che lo sport richiede, non per moda , ma per una cosa che si stringe in un solo nome: Amore!


Alessandro Schiasselloni
Preparatore Atletico - Educatore Fitness/Sportivo Posturale
SPORT MENTALIST (Mental Coach Trainer)
Istruttore Sportivo - Istruttore di Apnea

Email:  skitrainer@libero.it
Web: www.posturale.info - www.skitrainer.it - www.naturapnea.it   
Tel: 333-4014119

 

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