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Inserito il 20 giugno 2013 alle 08:32:31 da gazario. - Letto: (5110)

Gf Sportful: per qualche attimo ti ho odiata, ma ti amo come non mai!

A volte i sogni non si realizzano, specie quando sono ambiziosi. Il ciclismo è bello anche per questo e perché chi lo pratica è pronto a dare tutto se stesso, soprattutto quando si ha a che fare con la "Granfondo più dura d'Europa".

 

 

(Testo di Gianandrea Azario, foto di Gaetano Caberlotto Feltre e Gianandrea Azario)

19 giugno 2013 - La granfondo più dura d’Europa era il motto della Sportful Dolomiti Race fino a qualche tempo fa. Assicurarlo con certezza non è così facile, ma sicuramente è la granfondo più massacrante in Italia, paese che è certamente la patria delle granfondo. Di quelle cui ho partecipato è sicuramente la più dura, anche più della Oetztaler Radmarathon. Nonostante questa durezza gli iscritti sono sempre molto numerosi (3.712 in questa diciannovesima edizione), proprio a testimoniare il gusto del cicloamatore di compiere una grande impresa, ma anche il fatto che l’organizzazione guidata da Ivan Piol è davvero perfetta. Personalmente l’obiettivo di partecipare a manifestazioni di questo tipo, e a questa in particolare, e di farle al meglio delle mie possibilità è la molla che mi fa fare salire in bici anche nelle freddissime giornate invernali o mi fa allenare sui rulli anche quando il meteo è inclemente o le condizioni di salute non sono tali da permettermi di pedalare all’aperto. Credo che sia così per molti altri colleghi cicloamatori, alla ricerca di forti emozioni e di una sfida con se stessi.

Questa era poi un’edizione particolare. Il prossimo anno, quando si festeggerà il ventennale, si tornerà sul percorso originale della granfondo, quando ancora la denominazione era Granfondo Campagnolo, abbandonando le Dolomiti Bellunesi a vantaggio delle vette trentine. Il percorso riproporrà quindi in successione Cima Campo, Passo Manghen, Passo Rolle ed l’immancabile Passo Croce d’Aune, un po’ meno estremo di questo, ma sicuramente molto impegnativo comunque. C’era quindi un motivo in più per onorare un percorso, bellissimo dal punto di vista paesaggistico, che ha offerto condizioni atmosferiche assolutamente opposte ed estreme, dalla neve su Valles e Rolle del 2008 al caldo africano del 2012. In ogni caso io spero che si realizzi l'auspicio di Ivan Piol di riuscire ad attuare un'alternanza tra percorso bellunese e percorso trentino.

La Sportful Dolomiti Race però non è solo la granfondo in sé e uno se ne rende conto arrivando a Feltre il giorno prima. La città ha appena vissuto un weekend emozionante e coinvolgente come quello della Castelli 24h (un giorno vorrò farla anche io: deve essere un fantastico momento di divertimento e condivisione) ed è pronta per l’evento del giorno successivo. Il fulcro è come consuetudine tutto nel Palaghiaccio. Quando arrivo, intorno alle ore 17, si è da poco conclusa la Minigranfondo e il Palaghiaccio è colmo di bambini festanti (che bello vedere la gioia dipinta sui loro volti per quello che è un bellissimo gioco!), oltreché dei partecipanti che ritirano il dorsale per il giorno successivo ed il pacco gara. Le operazioni sono piuttosto veloci nonostante siamo in pratica all’ora di punta ed un po’ di coda risulta comunque necessaria.

E’ proprio l’ora della presentazione della Sfida Olimpica tra le squadre capitanate dai due campioni olimpici Yuri Chechi ed Antonio Rossi. Bella questa iniziativa, mi è piaciuta fin da quando ne sono venuto a conoscenza. Si respira un forte spirito goliardico e i  due capitani si dimostrano persone estremamente simpatiche e sempre pronte alla battuta. Il regolamento prevede che la sfida si svolga sul percorso corto (che poi sarebbe alla pari di un lungo di molte altre granfondo) e che sia proclamata vincitrice la squadra che per prima passerà sul traguardo con un minimo di cinque componenti, di cui uno deve essere il capitano. E’ fatto obbligo di fermarsi ad ogni ristoro. Durante la presentazione mi colpisce una volta di più l’entusiasmo e la simpatia dello speaker Paolo Mutton. Una Sportful senza Mutton è una Sportful cui manca quel brivido in più. Mi domando come riesca ad avere tanto fiato per raccontare tutta la granfondo la domenica dopo che già il sabato sta intrattenendo il pubblico con il suo consueto tono squillante e affermazioni mai banali quanto divertenti. Secondo me fa degli allenamenti specifici! Per la cronaca la Sfida Olimpica sarà vinta dalla squadra di Yuri Chechi grazie ad un attacco decisivo sulle ultime rampe del Croce d’Aune.

La domenica la sveglia suona alle 5 in punto. Non mi preoccupo per le condizioni meteo, visto che tutti i principali siti del settore hanno previsto una bella e calda giornata con bassa probabilità di piovaschi pomeridiani e a quell’ora dovrei già essere arrivato. Sono sereno, perché, pur essendo consapevole della fatica che mi aspetta e dell’obiettivo ambizioso che mi sono posto, so di essermi allenato a dovere. Colazione, ultimi preparativi e via in griglia insieme ad un amico, dove entro intorno alle 6:20. Qualche chiacchera con i consueti compagni d’avventura e alle 6:30 Mutton comincia ad intrattenerci in attesa della partenza. Immancabile l’epico racconto del percorso; l’apice è raggiunto quando ci dice che alla chiesetta di Salzen, lungo la salita del Croce d’Aune ognuno di noi incontrerà la sua Madonna. Questa la ricorderò per lungo tempo, così come ricordo la storia del Manghen, gigante buono da non aggredire per non essere respinti, che ci raccontò qualche anno fa prima della partenza dell’allora Campagnolo o quando raccontò che, quando iniziò la sua collaborazione con l’organizzazione di questa granfondo, fece un giro in moto del percorso ed alla fine era molto stanco, lasciando intuire quale fatica avrebbero dovuto affrontare i partecipanti. Ringrazio Mutton per aver ricordato alcune persone che erano immancabilmente presenti a Feltre e che purtroppo non ci sono più, in particolare, per quanto mi riguarda, il simpaticissimo Ugo Balatti, compagno di tante granfondo. 

La partenza avviene con qualche minuto di ritardo ed i 41 chilometri che ci separano dalla prima salita volano via piuttosto rapidamente. Cerco anche di alimentarmi e mentre mangio un piccolo panino mi cade di mano un pezzo di carta. Vengo redarguito da un Tedesco, cui rispondo ovviamente di non averlo fatto apposta (da questo si capisce quanto il messaggio di un ciclismo "pulito" sia stato recepito, anche grazie all'insistenza di organizzazioni come questa). Il passaggio nelle gallerie lungo il Lago del Mis è piuttosto indolore, se non per il fatto che, causa rallentamento nell’ultima galleria scavata nella roccia prima dell’attacco di Forcella Franche, ci si spezza in qualche gruppetto ed io perdo purtroppo il gruppetto di testa. All’attacco della salita le gambe sembrano rispondere a dovere. Salgo senza forzare particolarmente e dalle facce che mi vedo intorno mi sembra di essere in una discreta posizione di classifica. Perdo leggermente nella successiva discesa e all’ingresso di Agordo sono raggiunto dall’amico Martin Shaw con il quale iniziamo la scalata al Duran.

Cerco di impostare un passo che mi consenta di non strafare e per i primi 6 chilometri della salita tutto sembra andare per il verso giusto. Io e Martin stiamo recuperando persone davanti senza grossa fatica. Improvvisamente ho un leggero calo, ma riesco a tenere Martin sempre a vista con un ritardo intorno ai 20”. In questo frangente passo dalle parti dell’istituzione del Duran, il contadino che tanto “ama” noi ciclisti. Il fatto di non vederlo e non sentirlo inveire mi lascia il sospetto che sia una giornata un po’ storta (e di lì a poco ne avrò conferma). In realtà il contadino c’era e non ha risparmiato le sue pillole di saggezza a chi seguiva: “8.000 euro a bici! Con tutte queste bici che passano, hanno un bel coraggio a dire che c’è la crisi” e “Il vostro problema è che non avete studiato! Mia madre diceva che è sempre meglio un cretino che ha studiato di un genio che non ha studiato”. Quest’anno poi pare fosse in versione buonista, visto che a qualcuno ha riservato pure un incitamento “Che Dio ti benedica e ti dia la forza di completare questa impresa!”, mentre era solito apostrofarci con “Braccia rubate all’agricoltura” o “Disertori della vanga”. Il prossimo anno ci mancherai grande personaggio!

Scollino il Duran e mi dicono che sono in 40esima posizione e a quel punto capisco quanti mi sono andati via nel famoso rallentamento in galleria. All’attacco della successiva Forcella Staulanza sento che le gambe cominciano ad accusare fatica, il misuratore di potenza mi dice che non mi sto sicuramente esprimendo al meglio e da metà salita in poi innesto una sorta di marcia al risparmio, tenendo a vista un gruppetto su cui non riesco assolutamente a rientrare. Nonostante la cotta incalzante ogni tanto alzo lo sguardo e apprezzo i maestosi panorami che mi si prospettano davanti. Questa è sicuramente una delle salite più belle delle Dolomiti.

Rimasto solo affronto la discesa ed il successivo tratto di falsopiano perdendo sicuramente molto tempo ed anche parecchia motivazione. In questo frangente mentre cerco di mangiare qualcosa, mi cade un panino di tasca, una moto dell’assistenza si trova lì dietro a me, vede l’accaduto e torna indietro a recuperarmi il panino. Che dire, grazie per la splendida cortesia! Questo fa capire quanto lo staff di questa gara ci tenga alla soddisfazione dei partecipanti. Arrivo all’attacco del Valles proprio mentre il gruppo della prima donna, Marina Ilmer (complimenti a lei per la splendida vittoria ) mi raggiunge.

Spinto da un moto d’orgoglio cerco di prendere il mio passo e fino a metà salita salgo decentemente, pur con una sensazione di sete a me inusuale. Poco prima di Falcade sento che le gambe sono troppo affaticate per continuare di quel passo e comincio ad avvertire bruciori di stomaco. Già avevo riposto nel cassetto il mio sogno di far bene a questa granfondo, ora capisco che sarà dura arrivare al traguardo.

Scollinato il Valles è come se la mia capacità di soffrire sia completamente scomparsa, comincio a fare i conti con quanto tempo mi sarà necessario ad arrivare al traguardo. Il passo al risparmio sul Passo Rolle si è trasformato in una sorta di marcia funebre e la fatica non mi permette neanche di godermi la maestosità delle Pale di San Martino una volta raggiunta la cima della salita. I bruciori di stomaco non mi invogliano neanche a mangiare e la situazione conseguentemente peggiora. In discesa non riesco più a tenere nessuno e nel tratto di falsopiano mi accodo a due gruppetti che prima mi raggiungono e poi mi lasciano lì.

Mi sta venendo l’idea di ritirarmi, anche perché penso che questa fatica stia diventando controproducente per il fisico. Passo qualche istante in cui ho un piccolo sentimento di odio per questa manifestazione e per la bici in generale. Ma improvvisamente mi viene in mente l’immagine di tutti quelli che sono dietro di me e che arriveranno al traguardo in 12 ore e anche più. Loro non hanno la fortuna che ho io di potersi allenarsi con costanza e metodo, ma sono lì perché amano questo sport e vogliono portare a casa la loro piccola grande impresa. In fondo è facile arrivare al traguardo facendo la sana fatica di chi sta al meglio delle proprie condizioni psicofisiche e può dare il suo massimo. In questo momento sto provando le sensazioni che avevo provato solo nei miei primi anni di granfondo, quando non avevo concetti di allenamento e alimentazione e arrivavo sfinito, con il solo scopo di dire "Ce l’ho fatta" e non con ambizioni di classifica.

In ricordo di quei momenti e quasi per onorare la fatica di tanti appassionati che seguono, quando arrivo a Ponte Oltra, decido che devo arrivare in cima al Croce d’Aune. Sono talmente rimbambito che dopo circa 2 chilometri di salita incrocio un bambino che mi chiede “acqua?”. Io penso voglia darmi da bere e gli passo la borraccia, mentre lui voleva innaffiarmi con la sua super pistola ad acqua. Arrivo a Salzen e la mia Madonna, quella di cui parlava Mutton alla partenza, mi fa apprezzare tutto quello che mi circonda, in particolare le forme della famosa chiesetta ed il verde dei prati. Anche in un giorno di cotta memorabile ho avuto la fortuna di apprezzare qualcosa.

La velocissima ed ampia discesa, gli ultimi due chilometri tra le case di Feltre, gli ultimi 450 metri lungo Via Mezzaterra che portano a Piazza Maggiore non mi regalano le emozioni che ho avuto in altre mie partecipazioni, perché purtroppo non sono riuscito a realizzare il mio sogno. Come dico all’amico Luca Bortolami che taglia il traguardo pochi minuti dopo di me, oggi non mi sono divertito, ho solo fatto tanta fatica. Ho preso più di un’ora dal vincitore Roberto Cunico, primo in volata sul tedesco Bernd Hornetz e con un vantaggio di più di 4 minuti sul terzo classificato, Giacomo Garofoli. Ho preso più di 12 minuti dalla splendida e incontrastata Marina Ilmer, vincitrice della gara femminile con un vantaggio di 27 minuti sulla compagna di squadra Monica Bandini e di 45 minuti su Patrizia Piancastelli. Non era quello che sognavo solo 8 ore prima.

Tornato in albergo, dopo la doccia, comincio invece a pensare che la mia giornata sia stata comunque positiva, ho comunque potuto vivere dei bei momenti, che spero di aver trasmesso in queste righe, e soprattutto mi sento di aver onorato con la mia fatica un percorso bellissimo, un’organizzazione perfetta e tutti quei colleghi che condividono la mia stessa fatica, soprattutto in condizioni non ottimali. Grazie a tutti per questa esperienza. Vorrà dire che cercherò di realizzare i miei sogni in altre granfondo quest’anno e soprattutto il prossimo, tornando qui a Feltre per sfidare il gigante buono Manghen. In fondo, anche se, calcolatrice alla mano il nuovo percorso sarà meno estremo di quello di quest’anno, per me Feltre è associata a quello storico tracciato e quell’idea mi farà nuovamente far fatica anche quando magari la voglia sarebbe di stare al calduccio di casa.

Mi permetto una citazione di merito al pasta party. Ben tre le qualità di pasta tra cui scegliere e l’accoglienza delle signore alla distribuzione è davvero memorabile. Ed il sorriso dei bambini che ti chiedono il buono della bibita per darti una bottiglia d’acqua ti fa capire quanto siamo fortunati a fare queste cose.

Per la cronaca anche per il percorso medio la vittoria maschile è stata aggiudicata da una volata lungo via Mezzaterra: ha vinto Luigi Salimbeni, precedendo Antonio Camozzi e Andrea Masiero. Tra le donne si è imposta Astrid Schartmuller davanti a Manuela Sonzogni e Lorna Ciacci.

 

 

 

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