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Inserito il 14 giugno 2013 alle 12:18:47 da gazario. - Letto: (3944)

Marina Ilmer: passione e metodo

   

Altoatesina della Val Venosta è dottoressa in Scienze Politiche e lavora come insegnante di sostegno alle scuole superiori e dando una mano nell'azienda agricola del marito. Si avvicina allo sport dopo i trent'anni e sale per la prima volta su una bici da corsa solo sei anni fa. Per lei la bici è anche godersi la natura e soprattutto le montagne. Formidabile scalatrice, per sfruttare al meglio il poco tempo a disposizione per allenarsi utilizza il misuratore di potenza.

di Gianandrea Azario (foto Play Full)

Marina Ilmer

Nata a: Merano

Il: 2 marzo 1975

Residente a:  Ciardes - Val Venosta (IT)

Squadre:
ARSV Vinschgau
Gobbi-LGL-Somec

Titolo di studio:
dottoressa in Scienze Politiche

Attuale occupazione:
insegnante di sostegno nelle scuole superiori

Principali risultati:
2012
Vittoria nella classifica femminile alla GF Bottecchia Città di Vicenza, GF della Valpolicella Zen Air, GF del Capitano, Re Stelvio, Dolomiti Classic-TMC Arabba, GF Luca Avesani, Prosecco Cycling, GF d’Italia.
Seconda classificata alla Oetztaler Radmarathon
2013
Vittoria nella classifica femminile alla GF Liotto, GF Fi’zi:k, GF Rigoni di Asiago Città di Vicenza, percorso corto della GF Valli Bresciane, GF Cooperatori.


 
Ciao Marina,
gli appassionati del mondo delle granfondo ormai conoscono bene il tuo nome, visto che negli ultimi anni compare spesso in cima alle classifiche femminili e che le tue prestazioni cronometriche, soprattutto nelle gare con molta salita, sono di eccellenza assoluta, ma pochi ancora conoscono la tua storia. Aiutaci a conoscere meglio la tua storia.


Cosa ti affascina di più del ciclismo?
Che si può migliorare la resistenza fisica e anche quella mentale, che si possono percorrere distanze anche molto lunghe solo con la propria forza e un “veicolo” semplice e allo stesso tempo godere la natura, soprattutto quando si sale sulle montagne e sui passi, E anche la soddisfazione proveniente dei successi

Hai mai fatto parte di squadre professionistiche e se sì in quale anno ed in quali squadre o la tua carriera ciclistica è stata solo a livello amatoriale?
No, non ho mai fatto parte di squadre professionistiche. Sono diventata una sportiva praticante solo a trent'anni. Prima non ho fatto nessuno sport. Sei anni fa ho comprato la mia prima bici da corsa e allo stesso tempo mi sono tesserata nella società sportiva ARSV Vinschgau.

Qual è la tua situazione familiare? Sei sposata/fidanzata?
Sì, sono sposata da dodici anni. Conosco mio marito da tutta la mia vita. Siamo dello stesso paese e per quello ci conosciamo già da piccoli. Sono ventuno anni che siamo insieme.

Quante ore a settimana ti alleni normalmente?
Dipende dal programma d’allenamento che faccio, ma normalmente una media di dodici ore a settimana.

Com’è impostata la tua giornata per riuscire a far convivere tutte le tue attività?
Per me ogni giorno si rinnova la sfida. Mi alzo sempre molto presto, qualche volta alle cinque o anche prima. Lavoro come insegnante di sostegno nella scuola superiore, ci sono i lavori domestici e quelli del giardino e anche della piantagione di mele di mio marito, che lavora non solo sul maso, ma anche come controllore di qualità. Per tutto questo è molto difficile trovare il tempo per l’allenamento. Ogni sera siamo esausti, ma la passione per la bici ci spinge a continuare. D'altronde penso che molti altri corridori si trovino nella stessa situazione e che non siamo gli unici per i quali sia duro mettere d’accordo tutto.

Segui particolari metodologie di allenamento per essere al meglio agli appuntamenti che più ti interessano?
Sì, dall’anno scorso seguo un programma d’allenamento, da quando ho deciso di correre alla Tour Transalp. Siccome non avevo nessuna esperienza con le gare a tappe di questo livello, ho deciso di chiedere consiglio a un allenatore per un programma specifico per me. In più mi alleno con il misuratore di potenza dal 2011. Devo dire, che da quel momento in poi ho fatto progressi evidenti. Con il misuratore ci si può allenare in modo molto più efficace. È un vantaggio enorme quando non si ha tanto tempo a disposizione.

Sei anche appassionata della bicicletta come mezzo meccanico oppure non ti interessa più di tanto?
Purtroppo non ho il tempo per informarmi anche sulla tecnica, anche se m’interesserebbe tanto. Abbiamo deciso di fare una specie di “divisione di lavoro” con mio marito, altrimenti non ce la faremmo a far coincidere la vita familiare e lavorativa con quella dello sport. Devo ammettere, che della bicicletta come mezzo meccanico si occupa solo lui. È molto appassionato della tecnica e per quello la “gestisce” in modo competente e meticoloso. Siamo entrambi precisi e ambiziosi, in tutto quello che facciamo. La mia parte è quella della casa e del giardino e mi preoccupo dell’alimentazione idonea per lo sport.

Tutti pensiamo che tu sia una formidabile scalatrice, ma secondo te quali sono i tuoi principali pregi in bicicletta?
A parte il fatto che amo salire sui passi, negli ultimi due anni ho finalmente fatto dei progressi notevoli in discesa. Soprattutto con la mia nuova bicicletta della Somec, che è su misura, vado ancora più forte.

E i principali difetti, se ce li vuoi dire?
Quello che finora non ho mai imparato è fare lo sprint. Alla Cunego, dove sono arrivata seconda dietro Claudia Gentili, mi sarebbe servito per la prima volta.

Quest’anno sei entrata a far parte dell’organico di una delle squadre storiche del granfondismo italiano e corri al fianco dell’icona del ciclismo amatoriale femminile, Monica Bandini. Come ti trovi in questa squadra e com’è il tuo rapporto con Monica?
Mi trovo veramente molto bene nella squadra. Sono sicura di aver preso la giusta decisione ad accettare di far parte del Veloclub, perché tutti sono simpatici, gentili, semplici e in ogni momento pronti ad aiutarti se hai bisogno di qualcosa. Quello che mi affascino di più è lo spirito di essere un “team vero”, che prima non avevo mai provato.
Anche con Monica ho un buon rapporto, anche se non ho avuto ancora l'opportunità di frequentarla molto bene perché finora non ci siamo viste ancora tante volte. Devo dire che di solito non ho mai problemi con le altre donne che corrono accanto a me. Rispetto e stimo ognuna di loro e non provo mai invidia per il successo di qualcun’altra.

Lo scorso anno sei arrivata seconda nella massacrante Oetztaler Radmarathon in una giornata che sul Rombo ha assunto i contorni di una vera e propria impresa per il freddo e la bufera di vento e nevischio. Hai voglia di raccontarci la tua esperienza di quel giorno?
Fino a quel giorno non avevo fatto mai così tanti chilometri e metri di dislivello tutti in una volta, neanche in allenamento. Ho deciso di provarla quasi all’ultimo momento, perché mi hanno offerto un posto e per quello senza potermi preparare in modo adeguato per una gara così dura. E come hai già detto le condizioni meteorologiche non sono state le migliori: pioggia, freddo, vento forte e nebbia. Con il freddo le mie gambe di solito non girano più. E poi salendo sul Rombo mi sono venuti crampi muscolari e anche allo stomaco, un problema che ho avuto già diverse volte, causato soprattutto dei gel e delle barrette. Purtroppo, sotto sforzo, per me non è possibile mangiare altro.
Inoltre sono rimasta sola, già salendo sul Rombo. Ma peggio ancora è stato scendere da sola, in condizioni meteorologiche davvero al limite: c’erano la pioggia, la nebbia e il vento forte ed io avevo cerchi con profilo alto. L’unico pensiero in quel momento era di arrivare a Sölden sana e salva, il tempo non contava più, anche se volevo rimanere sotto le otto ore.

Immagino che quest’anno tornerai a Soelden con l’obiettivo di vincere.
Vincere sarebbe sempre il massimo, soprattutto a Sölden, ma penso, che alla Ötztaler sia forse troppo ambizioso per me. C’è Edith Vanden  Brande e quella è la “sua” gara, per la quale si allena tutto l’anno. In più fa solo gare lunghe e si allena tanto già da piccola. E' fortissima come scalatrice e possiede una resistenza e tenacia enorme.
Ma sono sicura che cercerò di nuovo di dare il mio meglio possibile, almeno per arrivare sotto le otto ore.

Qual è il tuo sogno ciclistico per il futuro?
Se fossi ancora più giovane, correrei sicuramente ancora per tanti anni, perché mi piace così tanto:  mi da soddisfazione e momenti di gioia e felicità. Ci sono ancora tantissime granfondo che mi piacerebbero fare, per esempio la Maratona Dles Dolomites o diversi granfondo in Francia, dove finora sono mai stato per pedalare.

E il sogno della tua vita extra ciclismo?
Non sono una sognatrice, purtroppo. Qualche volta non sarebbe neanche male sognare un po’ di più. Non ho aspettative molto particolari. L’unica cosa che vorrei realizzare è la capacità di sentirsi felice con la vita che si fa e di esserne convinta, indipendentemente da quello che pensano gli altri. 

Grazie per il tempo che ci hai dedicato.
In bocca al lupo per le prossime gare, a partire dalla Sportful di domenica prossima, una corsa che vale un’intera stagione.

(14 giugno 2013)

 

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