Articoli 
martedě 11 dicembre 2018
Granfondo Randonneč Cicloturismo Appunti di viaggio Rubriche
Editoriali e commenti   
Inserito il 07 giugno 2013 alle 18:08:59 da enrico. - Letto: (2080)

Lasciamoli crescere: analisi e pensieri di un settore che non cambia mai

Questa settimana l'editoriale, o meglio il commento, è lasciato ad Alessandro Schiasselloni, preparatore e Sport Mentalist, che dalle prossime settimane seguirà una sua rubrica sulle nostre pagine. Lasciamo a lui l'analisi di come un ciclismo giovanile, troppo spremuto dalla ricerca dei risultati ad ogni costo, allontani dal ciclismo troppi giovani, per ritrovarli da amatori anni dopo alle granfondo.

 

Alessandro e Luca Schiasselloni pronti al via di una granfondo
7 giugno 2013 - Mi ha contattato alcune settimane fa l'amico Alessandro Schiasselloni. Lui è un preparatore atletico (non solo di ciclismo) e Sport Mentalist (ma di questo ne parleremo a tempo debito), che mi propose un argomento che destò la mia curiosità. Il ciclismo giovanile visto con gli occhi dei ragazzi che si avvicinano a questo spettacolare sport.
Alessandro prende parte alle granfondo, e con lui suo figlio Luca, giunto fino alla categoria Juniores che ha dovuto scegliere tra la laurea in Medicina e un ingresso in Under 23, stretto dalla strenua ricerca della prestazione che il ciclismo giovanile, oggi, impone.
E' una precisa analisi, mai noiosa, anzi, che stimola emozioni se poco poco ci si mette nei panni dei giovani.
Chi ha vissuto questo percorso condividerà, forse, le parole di Alessandro, chi come me ha iniziato ad andare in bicicletta a 30 anni, può imparare come sia complicato diventare un Ciclista.
E da qui, forse, capire anche perché tanti expro o dilettanti, alla fine giungano nelle granfondo.

Buona lettura a tutti... è un po' lungo, ma ne vale veramente la pena.
enrico cavallini


PREFAZIONE
Inizierei questa mia collaborazione con la rivista GranfondoNews per raccontare la “storia di tutti i giorni”, quella storia che vede nelle recenti vicende del Giro d’Italia soffocare un Mondo dove i sogni si mescolano oramai in maniera confusionale con incubi dove tutto è finto, dove tutto è fatto solo di parole con il motto “cambiamento radicale” perché alla base di tutto ci sono sempre i soliti “homini  sapiens” , cioè quelle persone che sfruttano la forza del “sapiens” per nascondere solo i propri interessi di chi vive lo sport come un guadagno o la paga di una carriera di sportivo senza fatta di sofferenze psicologiche per non essere mai stato “primo”.

L’IPOCRISIA - Il muto dice al sordo : occhio che il cieco ci guarda!!!
Basterebbe questa storiella nota a molti per raccontare quanto la storia del passato ma anche quella del futuro narrano.
Quanto  la scia di una ruota succhiata a 60 km/h trasuda di chimica e di sforzi disumani, dove appunto il “disumano” detta la sua indicazione per farne obbiettivo irraggiungibile se non da Super Eroi , più cybernetici che umani.

Poi abbiamo i “rasoi usa e getta”, cioè quelle persone che si sbattono per far vivere un Club, ma spesso dietro a questo c’è un lavoro oltre il  loro lavoro, e questo vuol dire anche soldi , pochi, ma sempre soldi in più sono.

Poi ci sono i ragazzi/atleti  “carne da macello”, vittime dei sogni di una vita, vittime di tanti sacrifici fatti in salita, sotto la pioggia, il freddo e chi più ne ha ne metta, fatte di ciclismo uno sport e non un gioco , un gioco nei sogni ma uno sport di durezza psciologica e fisica unico, dove l’Iron Man è l’unico valore di ogni giorno.

Poi le regole, quelle regole che dettano la crescita, dove i numeri di un bilancio si mescolano con i numeri di una vita e di una crescita dove tutto deve girare a 100 rpm di media, dove chi si ferma un attimo con il cervello (riflesso neurologico di distrazione….) si stacca e perde la scia di una corsa dove in pochi ne vedono il traguardo.

LA STORIA DI UN SOGNO “PROIBITO”
Si potrebbero narrare storie incredibili, prima sentite raccontare e poi vissute di persona.
Recentemente ho letto un libro che consiglio a chi ama sognare il ciclismo nei veri valori dello sport, la storia di Stefano Pelloni che ha scritto con tanto amore nel suo best seller : LA SCHIENA DEL GRUPPO (consiglio a tutti di leggerlo ).
Però voglio raccontare la storia della mia famiglia, di un figlio che circa 8 anni fa scoprì la bici come sport e stile di vita, la storia di uno dei tanti ragazzini incontrati sulle strade della Liguria, Piemonte, Toscana, fatte di sogni e tanti sacrifici, fatte di cadute, pericoli, sudore... e quanto sudore!!!
Storie di Società come la GS Levante Eurothermo (di Chiavari), il Bottegone – Ortonovese  e per ultima il GS Casano di La Spezia: Società che hanno fatto parte dei sacrifici e dato la base di valori molto alti, dove la scuola e lo studio viene prima di una coppa e di un trofeo, dove persone con alti valori hanno contribuito al successo dello stile di vita di ogni ragazzo insegnando ognuno, secondo la propria cultura, un’unica cosa: lo sport è stile di vita e non si deve vendere la vita per lo sport.

Mi ricordo ancora sette anni fa durante uno scambio di opinioni con un amico  Medico Sportivo (di alti valori etici ); il solito scambio di opinioni tecniche e confronto di due pianeti: il suo, la Medicina, il mio, la Preparazione Atletica.

- Caro G……….. mio figlio ha deciso di provare  la carriera di ciclista, secondo me ha delle ottime doti e caratteristiche, perché no?
- Lascia stare Alessandro, lo sai che prima o poi si dovrà dopare….

Presi quella frase come un segno di arroganza e razzismo per una categoria effettivamente molto legata a pratiche doping, ma dentro la speranza di un cambiamento è durato sette anni e poi la strada per l'U23. La strada è lunga per cui chissà, speriamo e intanto godiamo del fatto che fa sport, godiamo del fatto che vive emozioni uniche, che solo il ciclismo sa dare e poi si vedrà.

Passano gli anni, vittorie, sconfitte, pianti, delusioni, tanti tanti sacrifici dove i pensieri di poter essere come tutti i coetanei, quelli che vedi su Facebook in discoteca o al mare con la ragazzina, si devono confrontare con i soliti 100 chilometri di allenamento, week-end in giro per le regioni sotto il caldo torrido di gare organizzate alle due del pomeriggio per avere i permessi del traffico, dove correre e non finire all’ospedale per un colpo di calore è solo da veri ciclisti, ma alla fine tutto è cosi da sempre...

Anno 2012 la svolta, dopo il Giro della Lunigiana, i test per entrare all’Università. Gara finita la domenica e lunedì i test!!!
Manco il tempo per riprendersi dalla fatica fisica e... pronti VIA !!! In un’aula con migliaia di persone per pochi posti che forse garantiranno il futuro di chi non vede più futuro come è in questi giorni.
Test fatto come in una fuga con volata nel finale  e di nuovo a pedalare, altre gare e sacrifici. La stagione finisce con qualche risultato ma anche la delusione di non poter aver dato il massimo visto che la “testa”, se impegnata a fare prima la “maturità“ e poi i test di ingresso a Medicina, non ha permesso il giusto comando ad un corpo martoriato dalle solite regole, quali quelle di una categoria (Juniores) dove i ragazzi non hanno tempo per riposarsi!

Arriva la notizia che vale un podio di una Grande Giro: test passato! Ora che fare?

Crisi, soldi, parole e parole: ragazzi disperati senza contratto, quei pochi che per due rimborsi si vendono l’anima e il corpo per continuare a credere in un futuro dove tutto sembra sempre più incerto.
La stagione finisce; ricordo ancora il nostro DT, Della Tommasina Daniele (e collaboratori) inneggiare Luca. Anche su Facebook tutte le vittorie e le sofferenze che hanno portato i suoi compagni a rendersi attori di una stagione passano di secondo piano: Luca ha vinto!

Questa è la fine di un sogno, o la necessità di un settore. Questa è l’alternativa per smettere di pedalare, oppure quello che le Scuole di Ciclismo dovrebbero mettere sempre davanti ?

Analizzeremo il tutto insieme, visto che ad oggi mio figlio Luca corre in bici, sogna sempre di nascosto un futuro da ciclista ma non lo ammette, sogna di vincere una gara di Gran Fondo e vedere il suo nome su GranfondoNews!

Quello che importa è che oggi giorno questo ragazzino del 1994 corre in bici, sogna bici, sogna lo sport pulito e dallo sport apprezza la sua vera essenza: lo spirito di vivere una vita fatta di emozioni forti e di disciplina, dove ogni minuto della giornata, ora si deve mischiare tra studio universitario e logica/metodica muscolare, dove tutti inneggiano la vita altrui ma non hanno il coraggio di scrivere con le proprie mani qualcosa di nuovo e lo sport può farlo ogni giorno.

ANALISI DI UN SETTORE GIOVANILE
Penso ad una riunione di una Federazione cui ho partecipato come rappresentante della mia “amatoriale”.

Penso allo sdegno di qualche “consigliere” nel sentire che mio figlio , allora ottimo Junior regionale aveva provato a correre con me in qualche Gran Fondo e gara a Cronometro .

Penso all’affermazione di uno di quelli importanti: se un ragazzo non ha le doti, dopo lo Junior deve smettere, meglio così!

Penso a quanti ragazzi abbiamo incontrato in questi sei anni di crescita nel settore “giovanile “, quanti pedalano ancora?

Penso a questi ragazzi, penso alla loro disperazione nel vedersi per l’ennesima volta levare il numero dopo la prima salita selettiva, o di chi non riusciva ad entrare nella fuga giusta e per sicurezza organizzative, ma soprattutto perchè da regolamento i punti Federali vanno solo ai primi dieci classificati, si vedeva strappare il numero dietro la schiena.

Mai dimenticherò quelle espressioni tristi di queste persone, di questi bambini che stavano coltivando un sogno e gli adulti ad ogni gara schiacciavano con le solite regole ed arroganza di chi vive solo di presunzione e potere, purtroppo...

Quanti di questi 120-140 ragazzini ora pedalano ancora, quanti ragazzi hanno provato a far vivere il ciclismo nel loro stile di vita, e poi ora considerano la bici come un fallimento?

Penso a tutto, ma non trovo una degna risposta , se non quella di chi vorrebbe fare qualche cosa ma si trova davanti solo ipocrisia, presunzione e politica.


LE NECESSITA’
Età anagrafica : quella calcolata nelle categorie giovanili e amatoriali, fatta di numeri e statistiche dove spesso si nascondono i veri difetti di un settore, dove tutti ne seguono le leggi “tassative” e ne obbligano poi ovvie scelte tecniche e se non arrivano per non perdere il “treno”, ovvie scelte chimiche…

Eta’ fisiologica: cioè quella vera, fatta di un mix sottilissimo dove tutto deve trovare un unico collegamento: la maturità fisica e mentale del soggetto.

Si potrebbero aprire infinite strade di analisi, infiniti percorsi dove la metodica (ciclismo tecnico) devono combaciare con la mente (aspetto piscologico) e dove gli ormoni naturali devono avere il tempo di fare la loro strada, cosa che  purtroppo spesso non hanno visto che tutto corre così veloce che pochi hanno il tempo di recuperare, e come ben sappiamo, la “supercompensazione” avviene nel momento del recupero.

Allora mi nasce da dentro una semplice domanda: ma come fanno questi ragazzi a crescere se vengono uccisi ogni giorno da regolamenti assurdi, dove correre correre correre è l’unica regola, dove se salti una stagione per una malattia, per un infortunio, ecc. sei a casa?

Il ciclista trova la sua maturità “fisiologica” e di “ testa” tra i 24 e 28 anni circa (il ciclismo è uno sport di resistenza), poi diventa cosciente dei suoi veri mezzi e ne fa la carriera tra i 26/28 anni e 36/40 anni e  forse oltre. Basta vedere cosa accade nei settori amatoriali per rendersi conto di quanti atleti over 40 siano ancora molto integri e pieni di energia fisica e mentale.
Il ciclismo necessita di tempo, tanto tempo, è uno sport di resistenza e molto tecnico, fatto di adattamenti fisiologici che solo la chimica può accelerale, per cui cosa ci lamentiamo se abbiamo atleti dopati ai vertici di questo sport!

LA REALTA’
Ora analizzo il settore in maniera “numerica”, cosa che non è di mia abitudine, ma in questo caso è indispensabile.

Di tanti ragazzi visti crescere nel ciclismo della mia regione, la Liguria, ad oggi solo 3-4 sono passati U23 (guardo gli ultimi 6 anni).

Il resto ha smesso di pedalare e si dedica a tutto quello che non ha potuto fare quando era impegnato a fare il ciclista.

Quanti hanno scelto di passare Amatori, per cui crescere nello sport ancora dopo lo Junior o gli Allievi?

Guardo le classifiche di quest’anno, delle gare a cui partecipo anch’io con mio figlio:

Anno 1995 : raramente 1 concorrente : 17-18 anni
Anno 1994 di solito 1 massimo 2 concorrenti – 18-19 anni
Anno 1993: come il 1994 – 19-20 anni
Anno 1992 : idem al massimo 4-5 concorrenti – 20-21 anni.
Anno 1991 : si incomincia a vedere qualche atleta – 21-22 anni.

Recentemente ero alla partenza della GF di San Gimignano e facevo griglia con un concorrente toscano, anche lui ex Junior vincente e U23 per solo 1 anno…..
Solita storia: poco tempo per crescere, tutti troppo forti e chi non lo era per natura ….giù chimica!

Così passati i soliti anni di purgatorio, ora con famiglia e lavoro, si riprende l’avventura, con motivazioni alte come da ragazzino, ma anche logica del caso visto che ora non c’è più di mezzo la carriera di ciclista, ma quella di una persona che viene a fare sport per stare bene con se stesso.

Alessandro Schiasselloni
Preparatore Atletico - Educatore Fitness/Sportivo Posturale
SPORT MENTALIST (Mental Coach Trainer)
Istruttore Sportivo - Istruttore di Apnea
Email:   skitrainer@libero.it
Web :  www.posturale.info   - www.skitrainer.it    - www.naturapnea.it   
Tel: 333-4014119

TI E' PIACIUTO QUESTO ARTICOLO? CONDIVIDILO CON I TUOI AMICI SU FACEBOOK!!!