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Inserito il 04 giugno 2013 alle 09:20:36 da gazario. - Letto: (3104)

Prima Randonnée delle Pale di S. Martino

Dislivello, freddo, neve e ghiaccio in cima ai passi più alti operano un’impietosa selezione. Solo 12 brevettati!

 

 

(Testo e foto di Giancarlo Bertocci)

31 maggio 2013- Fine Maggio, giorno 26, ore 2:40, la suoneria della sveglia mi fa sobbalzare sul letto nel bel mezzo del sonno miglior! Essere andato a dormire la sera prima alle 21 non è servito a ricaricare completamente il fisico ed oggi, in sella alla mia bici da corsa, di chilometri dovrò percorrerne 300 con 5000 metri di dislivello. Questo quanto riportato nella descrizione del brevetto della 1° randonnée delle Pale di S. Martino organizzata dalla Vertical Bike & Climb!

A causa di problemi fisici, negli ultimi 14 giorni, non ho praticamente pedalato se non ad eccezione di due brevi allenamenti, ciascuno di un paio d’ore, tra l’altro con poca salita. Mai così pessimista sulla riuscita di un brevetto, sento già che, se lo porterò a termine, potrò dire di avere compiuto una vera e propria impresa!
Pronta la borsa manubrio che, complici le bizzarrie del meteo, ormai è divenuta zavorra in pianta stabile per la mia bici e per il sottoscritto, sono pronto anche io! Dopo un’abbondante colazione, già vestito con abbigliamento da mezza stagione per fronteggiare le basse temperature previste dal servizio meteo locale, specie in quota, lungo l’arco della giornata, esco da casa e scendo in cantina a prendere la bici. Un ultimo controllo a tutta l’attrezzatura per essere sicuro di non aver scordato nulla ed esco in strada dove ad attendermi c’è già il furgone della società, l’ASD Athletic Club Merano, con alla guida Giancarlo Concin, il nostro presidente. Sarà lui a farci da autista per questa seconda trasferta stagionale a Pietramurata.

Sono le 3:20, carichiamo la bici e ripartiamo per Merano perché dobbiamo passare a prendere Bruno che sarà il mio compagno di pedalata per tutto il giorno. Lì arrivati, caricata anche la sua bici ed il bagaglio, ripartiamo. Durante il viaggio non si parla molto, sono assorto nei miei pensieri, solo un magnifico cielo stellato riesce a distrarmene oltre al rumoroso motore diesel del furgone che canta per portarci a destinazione. Facciamo una breve sosta per bere un caffè e ripartiamo, trascorsa un’ora e mezza siamo a Pietramurata (TN), arriviamo per primi in largo anticipo sull’orario di partenza. Nel parcheggio di fronte al negozio sponsor della randonnée non c’è nessuno, ma le luci interne al negozio sono accese e dopo qualche istante Fabio Albertoni, il titolare, ci viene ad aprire. Ci saluta e dice di seguirlo, là dove ha improvvisato la postazione logistica della partenza insieme ad un mini punto di ristoro. L’accoglienza è squisita, ci sono vassoi con cornetti, crostatine e bevande  calde quali caffè e thè. La onoriamo approfittandone, dopodiché ritiriamo i brevetti da far timbrare ai vari punti di controllo dai quali dovremo transitare! Da lì a poco altri arrivi. Arriva, direttamente in bici da Verona, il mitico “Musseu”, Giorgio Murari, organizzatore della Verona – Resia – Verona, che lascerà il segno su questa randonnée allungandola di oltre 170 chilometri per tornare a casa, incrementandone il dislivello fino a 6400 metri: solo un ultra cycler del suo calibro può fare prestazioni così mostruose!

Sono ormai quasi le 6 del mattino, è giorno fatto,  Fabio ci chiama alla griglia di partenza! Ci guardiamo negli occhi contandoci, siamo solo in diciotto! Sarà che è la prima edizione o saranno questa Primavera caratterizzata dal continuo maltempo e la temperatura che non passa quasi mai i 10 gradi centigradi, specie in quota o di primo mattino a far desistere i meno agguerriti? Pazienza! Facciamo la classica foto di rito e via si inizia a pedalare! Qualche chilometro in strada pianeggiante serve a scaldare i muscoli, poi a buon ritmo continuiamo sulla strada che leggermente sale verso Padergnone e oltre per poi scendere ripida verso Trento. Si scende oltre i 50 chilometri all’ora e subito il freddo si fa pungente! Arrivati a Trento, l’attraversiamo in direzione di San Donà di Cognola. Da subito la strada inizia a salire con pendenze discrete, continuando così fino ad arrivare a Levico Terme. Il gruppo pedala ancora compatto, parliamo tra noi ed anche con “Musseu” riguardo alla tipologia di vestiario per affrontare temperature estreme, come fa lui che si allena anche in pieno inverno. Si parla anche dei suoi progetti  futuri e di esperienze passate, intanto la strada scende dolcemente per una trentina di chilometri, percorsi i quali siamo al primo punto di controllo, al Bar Alpino di Grigno, che è posto dopo 79 chilometri dalla partenza.


Facciamo una pausa di una ventina di minuti, tra timbro brevetto e pieno borracce, mangio anche una brioche bevendoci dietro un cappuccino, poi si riparte! Inizia, dopo un chilometro, la prima vera fatica di giornata, la salita al passo del Brocon, 27 chilometri di ascesa, con un breve tratto in discesa, circa 2 chilometri, in località Castello Tesino! In realtà la vera salita al passo Brocon inizierebbe proprio lì a Castello Tesino. Prima, da Grigno a Castel Tesino la salita sarebbe da identificare come passo Forcella. Già i primi chilometri pedalati, danno conferma ai dubbi che avevo sul mio stato di forma, come sospettato fin dalla partenza, la giornata in bici sarà per me una vera e propria via crucis! Dopo 5 chilometri di salita sento che cappuccino e brioche mi sono andati indigesti, il fiato è molto corto a causa dei miei problemi fisici, ma continuo determinato salendo a velocità costante, controllando i battiti cardiaci per risparmiare energie! Dopo circa un’ora arrivo a Castello Tesino, ormai il gruppo è saltato ed ognuno fa la propria andatura, per fortuna c’è accanto a me ad accompagnarmi sempre il buon Bruno che, capito il mio stato di forma, ha deciso di non lasciarmi solo! Rifiato approfittando della corta discesa, poi la strada torna ad impennarsi decisamente e ricomincia la fatica. Mi ci vorrà un'altra ora abbondante per percorrere gli 11 chilometri che mi separano dallo scollinamento, pedalando su pendenze varianti dal 6% al il 10%. Negli ultimi sei chilometri una brutta sorpresa, il versante è in ombra e la strada è ghiacciata e ricoperta da un leggero strato di neve di circa due centimetri, probabilmente caduto in nottata! L’attenzione è massima, non ci si può alzare sui pedali e sul ghiaccio, la ruota posteriore sbanda la dove trova delle irregolarità. Bruno, dopo avere rischiato di cadere, decide di scendere dalla bici e spingerla innanzi, io provo un'alternativa, andare la dove la neve e fresca scoprendo che le ruote hanno un maggiore grip così da consentirmi di rimanere in sella fino alla fine del tratto ghiacciato lungo circa un paio di chilometri. L’ultimo tratto di 4 chilometri è al sole ed è praticamente pianeggiante fino allo scollinamento, al passo Brocon a quota 1616 metri. Fermarsi è obbligatorio per apporre il secondo timbro sul brevetto! 


Dopo un breve ristoro, qualche esercizio di stretching per i muscoli delle gambe ed il tempo necessario a indossare il vestiario per la discesa, ripartiamo. La discesa è lunga e tecnica, con strada in discrete condizioni, ma le continue frenate per affrontare le curve secche ed i tornanti, mettono a dura prova i muscoli delle mani e delle spalle! Si scende fino a Canal S. Bovo, poi subito inizia la facile salita al passo Gobbera. Copro i 231 metri di dislivello dei 4,3 chilometri di salita abbastanza agevolmente, per ridiscendere a Imer. Svoltando a sinistra mi immetto sulla SS50 per Fiera di Primiero e inizio da lì a poco la scalata al passo Rolle che sarà cima Coppi di giornata!
La fatica inizia a lasciare il segno, piccoli crampi alle cosce ed ai piedi, mi costingono a fare una sosta. Sono a circa un terzo di salita, si ferma anche Bruno e facciamo una piccola pausa. Tolgo le scarpe per dare sollievo ai piedi e mangio una barretta perché ho bisogno di energia! Nel frattempo sulla strada vediamo transitare uno dei randonneur che era attardato ripetto a noi, lo salutiamo. Scambio con Bruno alcune impressioni sul percorso fin qua compiuto, lo osservo, trovandolo per niente affaticato rispetto a me, gli dico che non so se riuscirò ad ultimare il percorso. Lui rifiutandosi di ascoltare le mie parole, mi sollecita a calzare le scarpe, salire in bici e proseguire! Ripartiamo, la distanza che ci separa dalla vetta  è di quattordici chilometri, intanto pedalo con sempre maggiore sofferenza, fissando solo l’asfalto che scorre sotto le ruote della bicicletta! A San Martino di Castrozza, veniamo raggiunti da Fabio ed altri due randagi una dei quali, Gabi Winck è l’unica donna presente nel gruppo dei partenti a inizio giornata. Nell’ultimo tratto sono concentrati i chilometri più duri di salita, per fortuna intervallati da tratti a pendenze inferiori al 4%. Ulteriore sofferenza mi viene data dalla temperatura veramente bassa: siamo a quota 1700 metri, tutto il paesaggio intorno è di stampo invernale, i rinomati abeti, da cui è tratto il legno da risonanza per costruire pregiatissimi strumenti musicali, sono coperti da neve, la strada sale con pendenza al 10% e l’affaticamento  è visibile dal cardio che da battiti cardiaci in diminuzione a fronte di grosso sforzo muscolare!
Giunto a Malga Fossetta la strada spiana e gli ultimi due chilometri mi consentono di dare respiro ai muscoli delle gambe. Stacco lo sguardo dall’asfalto e guardo innanzi, il panorama è mozzafiato, davanti a me c’è il passo; è circondato dal gruppo dolomitico delle Pale di San Martino, in particolare dal Cimon della Pala (3186 metri di quota) e dalla Vezzana (3192 metri di quota). Tutto intorno è ammantato da una spessa coltre di neve! Cima Coppi, il passo Rolle a 1984 metri di quota, è conquistata!


Poggiamo le biciclette alle balaustre del bar Cimone 2000, dove è posto il punto di controllo, entriamo al caldo per rifocillarci e timbrare il brevetto. Decidiamo per una sosta breve e così dopo pochi minuti usciamo all’esterno per fare alcune foto e ripartire. Appena usciti dal punto di controllo, rimaniamo sorpresi dal fatto che il cielo si è improvvisamente annuvolato e non promette niente di buono! Scatto due foto e poi, già vestiti per la discesa, ripartiamo. Non percorriamo nemmeno un chilometro che inizia a nevicare a mo' di bufera! La neve, in piccolissimi fiocchi gelati, ci picchietta in volto fastidiosamente a causa della velocità e del vento! Per fortuna l’insolito fenomeno cessa con lo scendere di quota ed anche la temperatura diviene più gradevole. Dopo circa venti chilometri di veloce discesa raggiungiamo Predazzo, da lì proseguendo per Ziano in direzione del passo San Lugano che passiamo in velocità perché caratterizzato, su quel versante, da strada praticamente pianeggiante con salita leggermente più dura, al 5% massimo, nel tratto finale lungo due chilometri.

Scollinato anche il S. Lugano, con la consapevolezza che ormai ci mancano meno di 100 chilometri all’arrivo, affrontiamo una velocissima discesa, lunga dodici chilometri, che ci porta a Ora. Venti minuti scarsi e giungiamo al punto di controllo presso il bar della Pension Abram! Entro nel bar, dopo aver tolto mantellina antivento, gambali e sovrascarpe, ordino un toast ed una coca-cola, e mi faccio timbrare il brevetto dal gestore. Mentre mangio, Bruno mi fa notare che il cielo è ancora molto nuvoloso e si è alzato un vento forte, che troveremo contrario nel ritorno a Trento! Brutto affare davvero, io sento di essere al gancio come energia, le gambe in discesa non hanno recuperato a sufficienza e per giunta mentre mangio, sento tornarmi su tutto dallo stomaco! Sono già oltre 12 ore che siamo in viaggio, manca poco alle 18 ed a conti fatti, dico a Bruno che arriveremo a destinazione probabilmente con il buio. Uno sguardo di intesa e si riparte! Appena ci portiamo sulla ciclabile, il vento si fa sentire con tutta la sua ostilità, soffia contrario lateralmente da sinistra, sfrutto Bruno come gregario e lo metto davanti a tutta seguendolo di pari passo, viaggiamo a 35 chilometri all’ora!

Lo sforzo è così grande che a cinque chilometri da Trento vengo preso da crampi forti e sono costretto a fermarmi a fare un poco di stretching per riprendermi. Intanto il tempo trascorre inesorabile, adesso non ci resta che affrontare l’ultima asperità di giornata, la mitica salita intitolata a Charly Gaul, quella del Bondone! Praticamente nella tirata fatta poc’anzi in pianura, ho bruciato le energie residue, adesso le gambe sono vuote e la sensazione di malessere intollerabile, un senso di nausea mi pervade inducendomi a rimettere. Tengo duro e provo a ripartire.

Appena imboccata la salita, sembra facile, percorro due chilometri al 4% ma improvvisamente, arrivato al bivio con la strada Gardesana, le pendenze si fanno importanti, non scendendo mai sotto l’8% per circa tre chilometri con punte del 12%! Pedalo vuoto di energie con i battiti che invece che salire si abbassano inesorabilmente. Altri tre chilometri al 7% e sono costretto a fermarmi, il malessere e tanto e tale che torno a togliere le scarpe per dare respiro ai piedi, faccio dello stretching e mando giù degli zuccheri ad assimilazione veloce, con il risultato che sento lo stomaco rigirarsi! Bruno mi sprona dicendomi, dai che è quasi fatta! Rimonta in bici e ripartiamo, dai su! Sono vistosamente provato ma riparto ugualmente, ormai mancano poco più di due chilometri al punto di controllo, lo raggiungiamo che è ormai quasi buio! Il bar Posta di Candriai! Non credo ai miei occhi, nel vederlo spuntare in cima alla salita sulla sinistra, essendo in preda al freddo per la stanchezza ed ancora alle prese con i crampi. Scendo goffamente dalla bici, la appoggio ad un tavolino e mi rifugio al suo interno. Faccio timbrare il brevetto ed ordino un thè caldo nella speranza che mi faccia passare il malessere che mi induce a dare di stomaco. Convinto da Bruno provo a mangiare una fetta di crostata, la mando giù a fatica bevendoci dietro il thè affinche scenda nello stomaco! Qualche minuto seduto e poi decido di ripartire, esco e calzo tutto l’abbigliamento asciutto che ho nella borsa perché, il freddo che provo per la spossatezza, mi fa tremare come una foglia, attacco la torcia al manubrio e l’accendo così come la luce posteriore, quindi proseguiamo.

Percorro gli ultimi cento metri di salita che mancano al bivio e poi, svoltato a destra ci lanciamo in discesa nel buio della notte rischiarando io con la mia torcia una porzione di strada suficiente a farla vedere anche a Bruno che ne è sprovvisto! Ormai di salita non ce n’è più, ma anche dover pedalare sui tratti in pianura è uno sforzo incredibile! Mi stacco diverse volte ma Bruno frena per aspettarmi ed incitarmi a perseverare. A due chilometri dal traguardo si arrende il mio stomaco e sono costretto a fare un numero, in pieno centro a Pietramurata, per evitare di vomitarmi addosso! Bruno preoccupato mi chiede come sto, gli dico di proseguire mentre mi sciacquo la bocca con l’acqua della borraccia, ormai sento che ce l’ho fatta, anche se sto male come non mai! Trascorsi pochi minuti sento la voce di Bruno annunciarmi che è proprio così, rallenta, mi affianca e mi porge il “cinque”, lo batto ed infine  svoltiamo a destra per entrare nel parcheggio del Bar New Entry, dove ad attenderci c’è il nostro presidente.

Felice di vederci, Giancarlo si complimenta con noi, accompagnandoci a timbrare il brevetto. Per evidenti motivi di salute, rinuncio al pasta party che mi viene proposto da Fabio. Siamo stanchi io e Bruno, io quasi morto! Dopo una doccia rigenerante ci riavviamo felici verso il ritorno a casa, non prima di avere ringraziato il simpatico e disponibile Fabio e con lui la Vertical Bike & Climb per questa meravigliosa avventura che spero abbia un seguito il prossimo anno.

P.s.: Se è vero che i numeri la dicono lunga……. Iscritti 18, brevettati 12!

 

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