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Inserito il 17 maggio 2013 alle 08:38:14 da gazario. - Letto: (3409)

Randonnée della Romagna: 400 km a cavallo della notte su e giù per i colli

Un'esperienza strordinaria, l'ebbrezza del pedalare di notte e vedere sorgere il sole ad alleviare la grande fatica accumulata. Purtroppo il maltempo rende l'impresa ancora più ardua, ma non impedisce di godere delle bellezze del percorso. Perfetta l'organizzazione dell'U.C. Baracca Lugo

 

 

(Testo e foto di Giancarlo Bertocci)

16 maggio 2013- Quanto di seguito scritto, è la cronaca di un fine settimana indimenticabile, reso possibile dalla concomitanza di due eventi!

E’ ormai consuetudine, da qualche anno a questa parte, che l’ASD Athletic Club Merano, società a cui sono iscritto, organizzi per i soci aderenti all’iniziativa, una settimana di ferie presso un albergo di Cesenatico con finalità di relax e divertimento. Partendo dall’albergo, si va pedalando nei luoghi di allenamento dell’indimenticato Marco Pantani, ricalcando anche percorsi avvincenti quali quello della Nove Colli! A questa consuetudine, per coincidenza di date, ho legato un appuntamento straordinario, quello di partecipare alla Randonnée della Romagna su distanza di 400 chilometri che si svolge nei giorni 4 e 5 Maggio a Lugo!

Sono circa le tre del pomeriggio, il giorno 4 di Maggio, quando lascio l’albergo e con l’auto mi dirigo a Lugo. Un’ora più tardi raggiungo la città e parcheggio alle spalle della Rocca Estense. Resto alcuni istanti ad osservare la bellezza delle sue geometrie, pensando che sarebbe interessante visitarne il giardino pensile a cui si accede dal cortile interno e il Pavaglione, imponente quadriportico che alla fine del ‘700 accoglieva il fiorente mercato dei bozzoli del baco da seta! Ma il tempo è tiranno, devo completare i preparativi e il disbrigo delle formalità prima della partenza! Sono già vestito con la tenuta della sociètà di appartenenza. Scarico dalla macchina il telaio della bicicletta, monto le ruote, calzo le scarpe, metto casco e occhiali, infine all’attacco rapido montato a manubrio, aggancio la borsa da viaggio che pesa almeno 5 chilogrammi per quanto di necessario e soverchio vi è dentro. Dopo una veloce verifica del mezzo e della dotazione, chiudo il cofano dell’auto, salgo in sella e mi avvio pedalando verso il luogo di partenza. Giro intorno alla Rocca ed entro in piazza Francesco Baracca. Osservo meravigliato il monumento, copre una vasta area ed è interamente rivestito di travertino di Tivoli. L’alta statua in bronzo è issata su un basamento che reca le date e le località delle vittorie dell’aviatore. Dietro la statua, si erge un ala di aereo sulla quale sono scolpiti i simboli dei reparti cui Francesco Baracca appartenne, in Cavalleria e Aeronautica: il cavallino rampante (noto in tutto il mondo per essere stato adottato da Enzo Ferrari quale simbolo per le “rosse” di Maranello) col motto "Ad Maiora" e l’Ippogrifo. Mi distraggo quando sento chiamarmi da una voce che riconosco, è Alessandra conosciuta alla Verona – Resia – Verona l’anno prima! Come da accordi presi con lei giorni addietro, è lì ad attendermi per poi pedalare in sua compagnia e di quella di Antonella, sua grandissima amica che mi viene presentata al momento!

Manca ormai poco alla partenza, ritiriamo il brevetto e ci concediamo un ultimo caffè ad un bar poco distante. Mentre mi accingo ad entrare in griglia, inaspettatamente vengo fermato ed intervistato da una simpatica cronista di una TV locale, condotta a me dal presidente della società organizzatrice. Sono sorpreso perché lui vuole che io le parli della randonnée che organizza la nostra società, il Tour d’Ortles. Alcuni minuti per elencare: lunghezza, passi e dislivello da superare lungo il percorso e, dopo avere da lei ricevuto gli auguri per un buon giro, la saluto perché veniamo tutti chiamati allo start. Primo timbro sul brevetto e si parte, sono le 18!


Salutati dagli applausi della piccola folla di gente presente, muoviamo le prime pedalate. Il gruppo compatto pedala verso Comacchio attraversando i paesi di Fusignano, Alfonsine, Sant’Alberto. Raggiunte le valli di Comacchio, vediamo naturalisti osservare con potenti cannocchiali in lontananza, quelli che a noi appaiono come puntini, i fenicotteri rosa! Intanto si procede spediti, il vento contrario, a tratti sostenuto, non aiuta Antonella che si stacca dal gruppo, me ne accorgo e nei panni da gregario la riporto sotto, alcuni chilometri più avanti. Appena rientrati le tocca subire il disappunto di Alessandra che si era impensierita nel non trovarla più al suo fianco! Sono le 19:40, raggiungiamo il punto di controllo a Comacchio, apposto il timbro sul brevetto sostiamo pochi minuti, mangio una barretta  e ripartiamo per tornare a Lugo!

Lungo il ritorno, un sole rosso oramai prossimo al tramonto, tinge dello stesso colore i bordi delle grige nuvole che, piano piano si addensano, nascondendo l’azzurro del cielo! I paesi in lontananza mostrano già i lampioni accesi. La maggior parte di noi indossa giacchette e strisce rifrangenti per sicurezza e rispetto del codice stradale. Si sfrutta, finchè possibile, le residue luci del giorno al fine di risparmiare le batterie delle torce per la notte, tenendo accesa al più la luce posteriore. Solo quelli muniti di ruota con dinamo a mozzo ovviamente non badano a sprechi!

Ore 21:40 siamo a Lugo, qui avviene il ricongiungimento con chi ha optato per il brevetto da 300 chilometri. Ne approfitto per rinforzare il vestiario estivo vestendo i manicotti, lo smanicato antivento ed i gambali, poiché il far della notte ha rinfrescato un aria già di per sé umida. Alle 22 si riparte, tutti con le luci accese, è buio! Questa volta in piazza Baracca c’è meno gente ma gli applausi non mancano!
Appena fuori città, il gruppo si invola a velocità sostenuta, venendo letteralmente ingoiato dal buio. Io, Alessandra e Antonella, capiamo subito che il ritmo tenuto dal gruppo è insostenibile e decidiamo di proseguire staccandoci. Lungo la strada, ci ricongiungiamo ad altri ciclisti staccatisi dal gruppo e così, passando i paesi di Cotignola, Russi, San Pietro in Vincoli, Borghetto e Casemurate arriviamo a Cesena. Ora il nostro gruppo conta oltre una decina di elementi. Proseguiamo pedalando e parlando, talvolta ritornando sul percorso, a causa di un incrocio saltato per errore di lettura del road book. Passiamo il paese di S. Carlo, giunti a Borrello seguiamo la provinciale che risale il corso del torrente omonimo. Sosto con gli altri presso un bar, un caffè, il pieno alle borracce ed una barretta servono a darmi energia e vitalità.

Si riparte, circa 9 chilometri di saliscendi ci portano a superare le frazioni di Borgo alle Rose, Piavola e San Romano, giungiamo così a Linaro. Lancio un'occhiata al nero cielo, perché all’orizzonte si illumina di bagliori di lampi ed è sempre più denso di nuvole. Sopra di noi però le stelle splendono ancora e sinceramente prego perché la situazione non peggiori! Intanto si continua a pedalare proseguendo per Ranchio, Civorio posto a 409 metri di quota e dopo circa 10 chilometri con dislivello di 411 metri arriviamo a Spinello. Pedaliamo ancora qualche chilometro e finalmente troviamo l’altro punto di controllo situato al bivio sul Carnaio! Sono sudato ed ho freddo, vesto anche la mantellina antivento e dopo un abbondante ristoro a base di tè caldo, panini e crostatine, ci si avvia tutti in discesa verso Santa Sofia.

Sono le tre del mattino, solo per un breve istante e proprio ad inizio discesa, vedo nell’oscurità, rischiarata a mala pena dalla mia torcia frontale, una figura a lato della strada, in un attimo con un paio di balzi l’attraversa, proprio davanti a me, è un cerbiatto! Giunti a Santa Sofia, la strada torna a salire con pendenze dolci per circa 15 chilometri, a Corniolo però la pendenza aumenta, di media è al 6% con punte del 10%! Si arriva a Campigna dove il nostro gruppo giunge frazionato ed alquanto stanco! Facciamo il pieno alle borracce, mangiamo per recuperare le energie spese fin qua in salita, ma non è ancora finita! Riprendiamo a pedalare, la salita è ancora dura e le gambe provate anche dalla distanza percorsa, quasi 240 chilometri!

Scolliniamo al passo della Calla, quota 1.296 metri; ci arriviamo contorniati da una strana nebbiolina che nasconde il cartello stradale fino ad una ventina di metri dal giungervi, sono circa le 6:40 del mattino! E’ già giorno, smonto le luci dal manubrio - le ho già spente da quasi un'ora - e le ripongo nella borsa. Vesto la giacca antipioggia per paura che possa iniziare a piovere ed anche perché c’è molta umidità! Intorno a me i superstiti della notte: la salita ha fatto selezione e tra sonno, stanchezza e problemi muscolari ne abbiamo persi alcuni. Comunque Alessandra ed Antonella ci sono, dimostrando di avere grinta e tenuta, visto che sono ormai più di dodici ore che pedaliamo!

Finito di alimentarci ripartiamo. Sedici chilometri di veloce discesa per arrivare al bivio Londa – Stia (441 metri); giriamo a destra ed è nuovamente salita! Dodici chilometri oltre il 5% di pendenza media, con tratti oltre il 10% per arrivare in cima al Valico Croce ai Mori (955 metri). La salita è dura, ma il passo nell’ultimo tratto si avvita con dei bei tornanti mostrando un panorama interessante, tanto è che non mi accorgo di staccare il resto della compagnia! Saranno diversi i minuti di distacco inflitti al resto del gruppo, tanto da permettermi, poco dopo lo scollinamento, di fermarmi ad una piazzola e di effettuare il cambio del vestiario sudato oltre ad alimentarmi, per il recupero delle molte energie profuse in salita. Il tutto osservato dallo sguardo poco rassicurante di un lupo, che immobile in mezzo alla sede stradale un centinaio di metri più avanti, sparirà nel bosco dopo poco, facendomi tirare un sospiro di sollievo!

Finalmente arrivano anche gli altri, sostano, mangiano e si vestono per la discesa, quindi si riparte. La discesa verso Londa è lunga e gradevole perché ci consente di recuperare e dare sollievo alle gambe. Arrivati a Londa seguiamo i cartelli che ci indirizzano a Dicomano e da lì a Vicchio dove chiediamo indicazioni per il bar che fa da punto di controllo. Veniamo erroneamente indirizzati in centro paese, salendo una rampa al 16% di pendenza che ci fa penare alquanto, ma in cima verremo reindirizzati sulla strada che stavamo percorrendo, scoprendo che il bar era poco distante! Facciamo una sosta prolungata per rifocillarci e dare sollievo alle gambe.

Sono le 9:40, il tempo tiene nonostante il cielo sia nuvoloso, forse anche per il vento che troviamo fortunatamente a favore. Apposto il timbro decidiamo di non perdere ulteriore tempo e di proseguire. Siamo rimasti solo noi tre, Alessandra, Antonella ed io. Gli altri del gruppo, che sono meno in condizione di noi, prolungano la sosta in attesa di quanti si sono staccati. Pedalando a buon ritmo, a Borgo S. Lorenzo, imbocchiamo la strada provinciale Brisighellese – Ravennate che conduce a Faenza sul percorso della 100 chilometri del Passatore, tradizionale corsa podistica che si tiene ogni anno a fine maggio. Uno strappo iniziale al 6%, poi i primi chilometri sono agevoli e ci permettono di goderci il paesaggio della campagna mugellana, con campi di grano e bestiame al pascolo. Affrontiamo ancora dei saliscendi per circa undici chilometri, attraversando i paesi di Panicaglia e Ronta, poi uno strappo più brusco con successiva discesa ci porta a Madonna dei Tre Fiumi (410 metri). Qui inizia una salita dura, lunga otto chilometri, pendenza tra il 5% ed il 7%, con poche occasioni di tirare il fiato!

Siamo nella stretta valle del torrente Ensa, per fortuna immersi nel bosco e nella frescura che ci da un po’ di sollievo. Giunti alla frazione di Razzuolo la strada spiana per qualche centinaio di metri, ma all’uscita dall’abitato, la salita riprende impietosa con uno dei suoi tratti più ostici, con sette – ottocento metri al  9% - 10% di pendenza, in corrispondenza del cimitero. Giunto di fronte al camposanto, vedo una panchina, ho i piedi che mi fanno male e decido di fermarmi, Alessandra e Antonella non ci pensano nemmeno e tirano dritto per superstizione, ma rammento loro che è un luogo di pace e prontamente sfilo le scarpe, i calzini e poggio i piedi doloranti nell’erba bagnata. Una sensazione di sollievo e di liberazione mi fa rimanere lì ad occhi chiusi per alcuni minuti, ad ascoltare il canto della natura, uccellini, grilli e le fronde degli alberi mosse dal vento sono un concerto estasiante! Massaggio i piedi bagnati, li asciugo e metto un paio di calzini puliti, calzo le scarpe, risalgo in bici e dopo aver ringraziato Dio e quel luogo di pace di esistere, posso proseguire! La strada torna a pendenze meno dure, siamo al 6% - 7%, resterà così fino quasi al valico. La percorro, ormai svuotato di energie, con Alessandra ed Antonella ad aspettarmi e incoraggiarmi, fino al raggiungimento di una fontana di acqua fresca ed abbondante nominata Fonte dell’Alpe, dove sostiamo giusto il tempo di riempire le borracce ormai vuote. Ripartiamo e pedalando ancora per un chilometro, giungiamo al bivio dove è il passo della Colla di Casaglia (913 metri), mi fermo a fare una foto ad Alessandra e Antonella, mentre da sinistra in discesa dal passo della Sambuca, sopraggiungono e passano oltre i ciclisti che prendono parte ad un'altra manifestazione, la granfondo del 32mo Giro della Romagna.

Inizia una nuova discesa, la strada non è in perfette condizioni e la stanchezza mi induce a farla con prudenza. Percorriamo 18 chilometri e giunti a Marradi ci fermiamo perché purtroppo inizia a piovere! Calziamo i sovrascarpe e la mantellina antipioggia, poi ci tocca attendere Antonella che evidentemente ha deciso di scendere tranquillamente. Arriva da lì a qualche minuto ed anche lei indossa il vestiario antipioggia. Siamo a 70 chilometri dal traguardo, proseguiamo sotto la pioggia battente fino a S. Adriano, dove si gira a destra per iniziare l’ultima grande fatica, la salita del Beccuggiano, 5 chilometri con pendenza tra il 5% e l’8%, il tratto più duro è quello iniziale, ma con le gambe ormai vuote e sotto la pioggia battente è durissima arrivare in cima, anche perché sono fradicio ed ho freddo!

Arrivo ed attendo in cima, nel frattempo smette di piovere! Percorriamo una breve e ripida discesa con buche insidiose, fino a raggiungere il punto di controllo presso l’agriturismo di Querciola, apponiamo il timbro sul brevetto e dopo aver mangiato qualche piccolo panino, ripartiamo. Sono le 13:40, non percoriamo molti chilometri, che riprende a piovere forte ed Alessandra fora alla ruota posteriore. Ci fermiamo e nel giro di un quarto d’ora eseguo la riparazione. Possiamo cosi ripartire, l’intensità della pioggia mi costringere a togliere gli occhiali perché non vedo nulla! Passando per Modigliano arriviamo a Faenza dove Alessandra fora nuovamente alla ruota posteriore! E’ stremata e manifesta la volontà di ritirarsi perché essendo di Faenza ha la casa poco distante. Siamo a 18 chilometri dal traguardo e le dico, sostenuto anche dalla sua compagna Antonella che giunti a quel punto non si ritira più nessuno, dovessi spingerla fino al traguardo! Percorriamo gli ultimi chilometri che ci separano da Lugo passando alcuni cavalcavia che ci sembrano veri e propri passi di montagna da come li scolliniamo, quasi a bici ferme! Infine, imbocchiamo il tratto di strada che ci porta al traguardo felici per avercela fatta ed un abbraccio liberatorio ci fa capire che la sofferenza è finita! Adesso ci rimane il più che meritato pasta-piadin-salciccia-dolce party!!!


Un grazie di cuore ad Alessandra ed Antonella, splendide compagne di viaggio e agli organizzatori della randonnée che hanno offerto un servizio impeccabile per tutto l’arco della durata della manifestazione…… Arrivederci al prossimo anno!

 

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