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Inserito il 08 maggio 2013 alle 10:22:43 da enrico. - Letto: (12500)

E' tempo di tasse: quanto deve pagare la nostra ASD?

Siamo ormai vicini al periodo della dichiarazione dei redditi. Vediamo come calcolare le imposte che dovrà pagare la nostra Associazione Sportiva Dilettantistica. Vediamo anche quali entrate vanno a incidere sul reddito e quali no.

a cura di Roberto Cunico
Nato a Thiene (VI) il 18/11/1979.
Diplomato in Ragioneria presso l’I.T.C.G. CECCATO di Thiene. Dopo la scuola superiore si diploma in Consulenza del lavoro presso la facoltà di Giurisprudenza di Padova (diploma ora diventato laurea). Nel 2005 prepara e passa l’esame di stato per l’abilitazione alla pratica di consulente del lavoro. Da giugno 2005 è libero professionista presso il suo studio, ha una ditta individuale che svolge l’attività di redazione paghe e una società (Studio B.) con le sue sorelle che si occupa del settore contabile e fiscale. Essendo consulente del lavoro può svolgere entrambe le attività e si è da sempre dedicato al settore contabile e tributario. Partecipa periodicamente a convegni, obbligatori per i consulenti del lavoro ed i commercialisti, per tenersi aggiornato sulle ultime novità fiscali.
Corre in bici per hobby e perciò gli interessa anche la normativa relativa alle ASD, curando anche clienti di questa tipologia.

 

È ormai tempo di dichiarazioni dei redditi, allora vediamo come calcolare il reddito delle associazioni sportive.

LE AGEVOLAZIONI PER LE IMPOSTE SUL REDDITO IMPOSTE DIRETTE

Gli enti di tipo associativo, di cui fanno parte anche le associazioni sportive dilettantistiche, sono assoggettate, in linea di principio, alla disciplina generale degli enti non commerciali.

Gli enti non commerciali determinano il reddito in maniera forfetaria, applicando al totale dei ricavi conseguiti nell’esercizio delle attività commerciali un coefficiente di redditività variabile a seconda dell’attività svolta e dell’ammontare dei ricavi conseguiti (vedi tabella).

Per le associazioni che invece scelgono il regime fiscale agevolato contenuto nella legge 16 dicembre 1991 n. 398, è stato individuato un coefficiente ancora più favorevole.

Esse, infatti, determinano il reddito sempre in maniera forfetaria, ma applicando ai proventi di natura commerciale un coefficiente di redditività molto più basso (3 per cento).

Al reddito così determinato vanno aggiunte le plusvalenze patrimoniali. Non si tiene conto, invece, delle indennità percepite per la formazione e l’addestramento nel caso del trasferimento di un atleta da una società sportiva dilettantistica ad una società professionistica.

ATTENZIONE:

I proventi commerciali conseguiti nello svolgimento di attività connesse agli scopi istituzionali e quelli derivanti dalla raccolta fondi non concorrono a formare il reddito imponibile.

 

DETERMINAZIONE FORFETARIA DEL REDDITO: I RICAVI TASSABILI

REGIME AGEVOLATO (LEGGE 398/91)

REGIME ENTI NON COMMERCIALI

RICAVI DERIVANTI DA

attività istituzionale

NON TASSABILI

prestazione di servizi

15% fino a 15.493,71

25% oltre 15.493,71 e fino a 400.000,00

RICAVI DERIVANTI DA

attività commerciale, spettacoli sportivi, sponsorizzazioni, diritti riprese televisive o trasmissioni radiofoniche

TASSABILE il 3%

 

altre attività

10% fino a 25.822,84

15% oltre 25.822,84 e fino a 700.000,00

 


In ogni caso, le associazioni sportive, anche se svolgono per la maggior parte del periodo d’imposta attività commerciale, non possono mai perdere la qualifica di “ente non commerciale”.

Pertanto, anche quando non disporranno della facoltà di usufruire delle agevolazioni della legge n. 398 del 1991, potranno sempre determinare il reddito in maniera forfetaria con i coefficienti previsti per gli enti non commerciali.

Questo non vale per le società sportive dilettantistiche costituite in società di capitali che, anche se non perseguono il fine di lucro, mantengono, dal punto di vista fiscale, la natura commerciale.

Nei loro confronti, pertanto, non possono trovare applicazione le disposizioni relative agli enti non commerciali.


IRAP

L’Irap (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) è un tributo dovuto da imprese e professionisti il cui gettito è attribuito alle Regioni per coprire le spese dell’assistenza sanitaria.

Il valore della produzione (che rappresenta la base imponibile su cui si determina l’imposta) è diverso a seconda che l’associazione svolga solo attività istituzionale o anche attività di natura commerciale.

  • Nel primo caso, è dato dalla somma di:

  • retribuzioni per lavoro dipendente e redditi a questi assimilati;
  • compensi per prestazione occasionale di lavoro autonomo, non esercitato abitualmente.

L’ente sportivo che ha sostenuto tali costi ha l’obbligo di compilare ed inviare la dichiarazione Irap (Modello UNICO - Enti Non Commerciali) ai soli fini dell’imposta.

  • Le associazioni che svolgono attività istituzionale e commerciale, che hanno scelto il regime fiscale agevolato, calcolano la base imponibile Irap sommando al reddito ottenuto ai fini Ires (applicando cioè il coefficiente di redditività del 3 per cento sui proventi commerciali conseguiti) i seguenti costi non deducibili ai fini Irap:

  • le retribuzioni pagate al personale dipendente e redditi assimilati;
  • i compensi erogati per prestazioni di lavoro autonomo non abituale;
  • gli interessi passivi.

Una volta determinata la base imponibile, per determinare l’ammontare dell’Irap dovuta si applicherà la percentuale del 3,90 per cento (o altra aliquota prevista da legge regionale).

Il reddito imponibile e l’ammontare dell’imposta dovuta dovranno essere dichiarati presentando il Modello UNICO - Enti Non Commerciali.

Le agevolazioni nel pagamento dell’Irap consistono essenzialmente in deduzioni dalla base imponibile. In particolare, non concorrono a determinare il valore della produzione:

  • i contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro;
  • le spese relative agli apprendisti, ai disabili e al personale assunto con contratti di formazione lavoro;
  • i compensi, i premi, i rimborsi forfetari e le indennità di trasferta corrisposti a sportivi dilettanti.

 

LA BASE IMPONIBILE IRAP PER LE ASSOCIAZIONI CON ATTIVITÀ ISTITUZIONALE E COMMERCIALE:

PROVENTI COMMERCIALI CONSEGUITI (nella misura del 3%)
PIU'
RETRIBUZIONI AL PERSONALE DIPENDENTE / COMPENSI A COLLABORATORI E LAVORATORI AUTONOMI OCCASIONALI / INTERESSI PASSIVI (per le associazioni che svolgono anche attività commerciale)
MENO
CONTRIBUTI INAIL / SPESE APPRENDISTI, DISABILI E DIPENDENTI CFL / COMPENSI, PREMI, INDENNITA’ A SPORTIVI DILETTANTI.

 

LE ATTIVITÀ CONSIDERATE “NON COMMERCIALI”

Le associazioni sportive dilettantistiche possono considerare “non commerciali”, con i conseguenti vantaggi fiscali, determinate attività rese nell’ambito della vita associativa, a condizione, però, che abbiano redatto l’atto costitutivo e lo statuto nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata e che in essi siano presenti ulteriori clausole (articolo 148, comma 8, del TUIR).

Tra queste:

  • il divieto di distribuire utili o avanzi di gestione;
  • l’obbligo, in caso di scioglimento, di devoluzione del patrimonio a fini di pubblica utilità;
  • l’obbligo di redazione di un rendiconto annuale economico e finanziario;
  • l’intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte.

Ad esempio, non si considera mai “commerciale” l’attività svolta nei confronti dei propri associati in conformità agli scopi istituzionali.

A prescindere dal rispetto delle citate clausole, le quote o contributi associativi incassati non concorrono a formare il reddito dell’ente.

In ogni caso, si considera di natura commerciale l’attività resa dietro corrispettivi specifici.

E’ prevista una deroga a tale principio in base alla quale non vengono considerate di natura commerciale (e quindi non sono tassabili) le operazioni svolte in conformità allo statuto e in attuazione del fine istituzionale dell’ente, anche se comportano prestazioni dietro corrispettivi specifici.

Inoltre, con un’ulteriore deroga il legislatore ha previsto che la cessione di pubblicazioni anche a terzi non soci dietro corrispettivo non è considerata commerciale se le stesse vengono cedute, prevalentemente, agli associati.

Vi sono delle attività considerate comunque oggettivamente commerciali. Tra esse:

  • cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita;
  • erogazioni di acqua, gas, energia elettrica e vapore;
  • gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale;
  • gestione di spacci aziendali e di mense;
  • somministrazione di pasti;
  • prestazioni di trasporto e di deposito;
  • organizzazioni di viaggi e di soggiorni turistici;
  • prestazioni alberghiere e di alloggio;
  • prestazione di servizi portuali ed aeroportuali;
  • telecomunicazioni e radiodiffusioni;
  • pubblicità commerciale.

Ovviamente, se non sapete come uscirne, affidarsi ad un buon commercialista esperto in associazioni sportive è la miglior soluzione, soprattutto in un periodo come questo, dove il Fisco non la fa passare liscia più a nessuno e si accanisce su ogni minima imposta.

 

  8 maggio 2013

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