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Inserito il 07 maggio 2013 alle 19:18:21 da gazario. - Letto: (1921)

Orgogliosamente Italiano

La Granfondo Dieci Colli dà lo spunto ad alcune considerazioni su atteggiamenti deprecabili cui assistiamo ogni domenica alle granfondo e non solo. Come se il peggio del nostro essere Italiani dovesse venire fuori in certe occasioni. Ma ciononostante....

 

 

(Testo di Luca Bortolami, foto di Luca Bortolami e Play Full Nikon)

7 maggio 2013 - Ho la fortuna di lavorare per una azienda fortemente globalizzata e di essere spesso in giro per il mondo a portare orgogliosamente la mia italianità come uno scudetto appuntanto sulla giacca. E devo dire che almeno per me essere italiano all’estero è molto più facile che esserlo in Italia, perchè ci liberariamo di tutti i pesi che sembriamo sentirci obbligati a portare insieme a noi quando sul suolo natio, e mostriamo tutti quelli che sono i nostri lati positivi, che vi garantisco non essere pochi.

Sembra invece che, quando siamo in Italia, per confrontarci con i nostri compatrioti abbiamo bisogno di tirare fuori tutto quello di “brutto” che c’è in noi. Ciò a me sembra particolarmente vero nelle granfondo, dove i comportamenti negativi , legati all'italianità e non, spesso sembrano essere amplificati.

Con quanto sopra non mi riferisco certo alla organizzazione della Granfondo Dieci Colli di Bologna. Anzi, questa rimane una delle migliori manifestazioni in Italia. Ciò lo constato con piacere fin dal mio arrivo alla sede delle operazioni preliminari alla partenza, la Unipol Arena di Casalecchio di Reno. La cortesia è quella tipica delle popolazioni emiliane, l’efficienza è quella che può risultare dopo anni di gesti ripetuti, per quanto la sede sia cambiata negli ultimi tre anni. Arrivo in zona poco prima delle undici della mattina della vigilia e le transenne della partenza somo già montate, le tende della premiazione e del pasta party pronte per il giorno dopo e tutto si succede senza apprensione così come sarà poi, almeno per quanto ho potuto vedere io, fino alla fine della gara il giorno dopo. Che differenza rispetto a molte altre granfondo “improvvisate” dove tutto sembra essere vissuto all’insegna dell’apprensione e del ritardo.

Devo dire che, ormai alla mia decima Dieci Colli, quest’anno l’esperienza non era cominciata sotto i migliori auspici. Quando ho scritto a gennaio al solito hotel cui mi ero rivolto nei due anni precedenti (da quando la logistica della gara è totalmente cambiata) mi vedo rispondere con una offerta economica del 15% superiore a quella degli anni precedenti, con le altre condizioni invariate. E qui veniamo alle cose che non mi piacciono dell’Italia. Siamo in un momento di crisi, e gli hotel non mi risulta siano pieni. In condizioni “normali” questo dovrebbe portare se non a un ribasso almeno a un mantenimento dei prezzi. Invece, come spesso accede, qualcuno sembra credere che l’inflazione sia la panacea di ogni loro male. Per fortuna con una veloce ricerca su Internet trovo una nuova sistemazione, che non solo costa meno di quanto speso negli anni precedenti, ma si rivelerà anche avere una qualità molto più elevata rispetto a quella dell’hotel usato in passato. Tutto questo è oggi possibile grazie alle nuove tecnologie, magari anni fa sarebbe stato per me molto più difficile trovare un’alternativa, ma anche chi pensa di risolvere i suoi problemi alzando i prezzi dovrebbe rendersi conto che certe strategie sono ormai diventate obsolete.

Dopo avere ritirato il pacco gara e fatto una veloce sgambatina per verificare che la bici sia in ordine, usufruisco quindi della connessione WiFi gratuita e veloce e mi metto in un bel giardino immerso nel verde, a solo due chilometri dalla partenza ma ad anni luce da Bologna per quanto possa vedere io.

Dopo un’ottima dormita, immerso nel silenzio garantito dalla “location”, la mattina mi trovo in zona partenza quasi  un'ora e mezza prima del via. Ovviamente tra i partecipanti ancora non c’è nessuno, ma è un piacere vedere piccoli gruppi di persone dell’organizzazione che si riuniscono con calma a discutere gli ultimi dettagli, visto che tutto il sostanziale era già pronto. L’ora della partenza si avvicina velocemente e, tornando agli aspetti negativi di cui sopra, assisto ai soliti comportamenti da “griglia all’italiana”, che culminano nella persona che tre minuti prima della partenza arriva da davanti della griglia e si colloca al mio fianco, io che ero lì da quasi novanta minuti. E a chi glielo fa notare risponde con un “Ti devo dire come sono arrivato l’anno scorso?”. Una versione granfondistica del “Lei non sa chi sono io”, che ormai nel mondo reale non usa più nessuno ma che in griglia sembra volere ancora avere una sua valenza. Mi chiedo io: sul regolamento è forse scritto che chi è “forte” ha diritto di entrare in griglia in modo irrispettoso come fatto da questa persona? No, ma l’allergia per le regole è una di quelle cose che contraddistinguono gli Italiani. Sottolineo comunque che conosco atleti di alto livello (in ambito granfondistico) che rispettosamente si posizionano in griglia un’ora prima della partenza, e con un sorriso. Un plauso a loro e il loro amore per le regole, e un grande pollice verso per il “bulletto” di mercoledì mattina.

Si parte con una puntualità Svizzera (anzi, Bolognese)  e pur con qualche scroscio di pioggia la gara prosegue in sicurezza. Trovo che questa manifestazione sia veramente al vertice nella sicurezza, soprattutto nella prima metà, quella di solito più pericolosa nelle gare. Il percorso è ideale per mantenere medie accettabili e la carreggiata è sempre ampia e senza troppe strozzature. La prima salita dopo una ventina di chilometri seleziona poi ancora di più e già crea gruppetti di livello omogeneo.  A parte forse due o tre “sviste”, un po’ pericolose, il percorso è ben segnalato e presidiato ove necessario (anche se in effetti i punti che lo richiedono sono relativamente pochi) e la quasi costante presenza di una moto davanti al “mio” gruppo apporta la consueta tranquillità di marcia. Solo negli ultimi dieci chilometri il forte traffico renderà la gestione del gruppo più difficile, ma nulla che non si potesse risolvere con una minore foga agonistica da parte dei concorrenti.
Nella seconda metà del percorso ahimè le buche lasciate sul manto stradale da un inverno molto piovoso, oltre che il percorso nervosissimo, creano delle situazioni non proprio agevoli da gestire per chi sta correndo. Una parte dei pericoli vengono sicuramente da come noi affrontiamo le discese, ma qui a tratti la sede stradale è veramente al di sotto della accettabilità.

In situazioni così complicate è facile che gli animi si scaldino e le persone siano più nervose del solito, e di questo devo ammettere che a volte è difficile farsene una ragione. Non capisco infatti perchè il mio amore per la sicurezza mi costringa a dare continuo spazio a persone che insistono a mettere a repentaglio la propria (e mia) incolumità con mosse azzardate (ricordo una persona che ha insistito per quasi un minuto a scendere esattamente al mio fianco lungo una discesa stretta e piena di buche), cosa di cui non mi lamento viste le circostanze, e contemporaneamente qualche animo irrequieto debba incominciare a urlare improperi e offese  rivolte alle altre persone ogni volta in cui ritenga che sia stato effettuato qualche movimento non sicuro. Non capisco questo nervosismo, non capisco le parolacce, non capisco le bestemmie (che in gruppo sono onnipresenti). Non capisco le bestemmie, mi ripeto. Non capisco perchè all’interno di una gara ciclistica, che dovremmo fare per divertirci, e tra l’altro non certo per vincerla date le zone di classifica che frequento, ce la si debba prendere con una entità in cui si sembra non credere visto i modi in cui la si offende, ma verso di cui altre persone nel gruppo nutrono una fede sincera. Ecco, qui sopra ho descritto altri aspetti dell’italianità granfondistica che veramente non riesco a vivere con serenita.

Divertitevi, siate sereni, venite in griglia con gioia. Preoccupatevi di salvaguardare l’incolumità altrui e confrontatevi con pacatezza con chi credete abbia messo a repentaglio la vostra. Non c’è bisogno di correre rischi insensati, non c’è bisogno di urlare, di arrabbiarsi, di proferire parole volgari e ancora meno di bestemmiare.

E permettetemi di rivolgere il mio disprezzo in particolare verso una persona che nel mezzo della gara si macchia di uno degli altri vizietti del granfondismo italico (e non solo, devo riconoscerlo), quello di gettare cartacce e rifiuti per strada come se fosse un professionista, e getta una bottiglia di acqua nel prato mentre condisce il suo gesto con una sonora bestemmia. Ho già espresso la mia opinione su di lui rispettosamente durante la gara, senza “parolacce”, solo descrivendo il suo comportamento come privo di senso civico, morale, ed etico, ma lasciatemi che qui esprima ancora il mio disprezzo per questi atteggiamenti, adottati per fare alla fine la volata del quarantesimo posto in una gara amatoriale.

La gara comunque continua a fluire nei suoi aspetti sportivi. Come accennato prima troviamo un poco di traffico vicino all’arrivo ma la volata si svolge in maniera relativamente sicura grazie all’ampia carreggiata disponibile. Prendo la bottiglietta d’acqua gentilmente offertami subito dopo l’arrivo e non partecipo al pasta party che però mi verrà riferito essere sostanzioso e gustoso . E me ne torno in hotel lungo gli ultimi due chilometri del percorso e ringrazio, come sempre, tutti gli addetti che incontro.

Come detto all’inizio, sono contento di passare lunghi periodi di tempo all’estero perchè questo mi consente di essere veramente orgoglioso di essere italiano. Ammetto io stesso che quando valico il confine della nostra bellissima terra di comincio ad agire in maniera un poco meno ligia alle regole di quando sono fuori dall’Italia. Ma sogno veramente di vedere le nostra generosità, creatività, e soprattutto capacità di affrontare anche le situazioni difficili con un sorriso, messe maggiormente a frutto in collaborazione tra di noi e anche in una granfondo. Lo so, è una piccola cosa, ma magari se riuscissimo ad affrontare una giornata ciclisticamente un poco più complicata del solito come quella di mercoledi con meno astio e maggiori cooperazione e positività, riusciremmo come popolo ad affrontare con analogo spirito problemi molto ma molto più seri, dei quali purtroppo ne abbiamo fin troppi.

 

 

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