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Inserito il 03 maggio 2013 alle 12:47:50 da gazario. - Letto: (3703)

Randonnée Dolomiti del Brenta flagellata dal maltempo!

Solo 23 randagi prendono parte al brevetto, il cui percorso è interamente disegnato all'interno del Parco dell'Adamello. Chi ha concluso la prova ha potuto godere di spettacoli fantastici, nonostante la pioggia ed il freddo.

 

 

(Testo di Giancarlo Bertocci, foto di Vertical Sport & Bike e Giancarlo Concin)

2 maggio 2013 - Spettacolare e suggestivo lo scenario del Parco Naturale Adamello Brenta, racchiuso al suo interno per la quasi totalità, il tracciato della randonnèe delle Dolomiti di Brenta.  Il 28 aprile 2013 lo abbiamo percorso. Eravamo uno sparuto gruppetto composto da soli 23 partecipanti. Poche le adesioni rispetto all’ anno precedente perché le condizioni meteo e l’altimetria del tracciato con cima Coppi posta a 1680 metri di quota hanno certamente scoraggiato molti altri randagi dal prendervi parte. Peccato davvero perché una 200 chilometri così, oltre a mettere alla prova le gambe per il dislivello ragguardevole che la caratterizza (più di 3500 metri con strappi corti e impegnativi  fino al 18%) offre la possibilità di viaggiare non solo su strada ma anche nel tempo alla vista dei borghi antichi che si attraversano lungo il percorso, stando immersi nella natura che, proprio in questo periodo, offre allo sguardo il meglio di se con copiose fioriture di alberi da frutto quali i ciliegi selvatici nei boschi, quelle dei rinomati meleti del Trentino oltre a quelle dei  fiori di campo e di montagna!

Questa mia seconda avventura, stagionale ed anche alla Dolomiti di Brenta, inizia alle 5 del mattino, giusto il tempo di passare dal sonno alla veglia tacitando la suoneria del cellulare. Da subito preoccupato, vado in balcone ad osservare il cielo, piombando nello sconforto! Il cielo non c’è, non quello azzurro per lo meno! Una cappa grigia incombe a perdita d’ occhio, pioviggina e le strade sono bagnate! Dopo l’avventura della domenica precedente alla Bolzano – Ferrara con il maltempo che mi ha flagellato per oltre mezza giornata, si preannuncia un'altra domenica di pioggia e di passione, con scenario diverso però, perché si va in quota ed anche se non è prevista neve, la temperatura lassù sarà senz’altro più rigida che non in Pianura Padana!

Nemmeno per un istante sfiorato dall’idea di desistere, decido di vestirmi indossando la tenuta a mezza gamba, la maglietta estiva con sopra il rinforzo di uno smanicato antivento, i manicotti e prendo anche i guanti invernali…… non si sa mai! Faccio una colazione veloce ed abbondante, prendo la borsa manubrio, nel sollevarla dal tavolo penso che sarà davvero una bella zavorra da portare in salita (peserà intorno ai 5 Kg!).

La quantità di cose che ci ho calcato dentro tra: barrette, camere d’ aria, vestiario di ricambio, giacca e pantaloni antipioggia ed altro l’ hanno sformata, sembra più un palloncino che un parallelepipedo! Scendo giù in garage a tirar fuori la macchina con a bordo, caricata già la sera prima, la bici da corsa, le borracce, le scarpe, il casco e gli occhiali. Un ultimo sospiro liberatorio come ad esorcizzare il maltempo e via all’ appuntamento con Savino, quello che sarà il mio compagno di avventura per tutta la giornata.

Ore 6, Savino è già in strada ad attendendermi, carichiamo la sua bici, lo zaino e partiamo alla volta di Pietramurata, poco più di un centinaio di chilometri distante da Merano. Alle 7:15 giungiamo al punto di ritrovo e partenza della manifestazione, nel piazzale antistante il negozio Vertical Sport Bike & Klimb organizzatore di questa bellissima randonnée. Scendiamo dalla macchina e ci avviamo verso il bar a fianco del negozio, lì è situata la postazione logistica. Salutiamo i ragazzi della Vertical Sport diamo i nominativi, firmiamo le liberatorie, ritiriamo il road book ed il brevetto sul quale facciamo subito apporre il primo timbro. Dagli organizzatori ci viene offerta la possibilità di fare colazione al bar. Colazione compresa nella modica quota di iscrizione, anche se avevo già provveduto in merito a casa, non disdegno di immagazzinare ulteriori calorie che mi serviranno da lì a poco!

Torniamo alla macchina, apro il cofano e scarico le nostre bici. Il tempo di mettere le scarpette, agganciare sul manubio la borsa, indossare  casco, occhiali e sono pronto. Mi avvio alla griglia di partenza, così pure Savino. Troviamo a sorpresa un altro ciclista con i colori della nostra società, l’Athletic Club Merano. Riccardo, che non sapevamo avesse accettato la sfida, commenta con noi il contesto, alquanto preoccupato per il meteo, deciso comunque a partire portando con sé solo due mantelline, una antivento e l’altra anti pioggia!

Sono le 8, Fabio Albertoni, persona di riferimento per quanto riguarda l’organizzazione, anche lui presente in questa avventura, chiama tutti i presenti al punto di partenza e dopo avere dato alcuni consigli riguardo condizioni e comportamenti da tenere lungo il percorso, ci dà ufficialmente il via! Passano alcuni minuti, nessuna voce si leva dal gruppo, tutti pedalano in silenzio con volti scuri e dubbiosi su ciò che li aspetta visto il tempo da “lupi”…. Improvvisamente a rompere il ghiaccio è Fabio, l’ organizzatore, che con un commento perentorio fa scoppiare di risate il gruppo intero, ci dice: «oh ragazzi…… siamo mica qui ad un funerale eh!»

Si pedala con animo più leggero, il gruppo adesso è un fitto vociare su esperienze rando fatte di recente ed altro. Nel mentre, percorsi circa quattro chilometri dalla partenza, imbocchiamo sulla destra la ciclabile del Limarò, asfaltata di fresco e da poco aperta al transito. Rimango letteralmente a bocca aperta, è scavata nel fianco destro della montagna che incombe sopra le nostre teste a mo’ di tetto, dal quale gocciola copiosa l’acqua piovana, tra le pareti di una forra sul fondo della quale scorre il fiume Sarca: un vero spettacolo della Natura! Dura poco purtroppo, perché causa lavori, la ciclabile si interrompe poco più avanti,  per proseguire oltre bisogna tornare sulla strada attraversando una lunga galleria. Deviamo sulla statale salendo ad Andalo, passando per Ponte dei Serbi e San Lorenzo in Banale, con veduta sullo splendido lago di Molveno e, qualche chilometro più in là, su quello più piccolo ma grazioso di Andalo, coprendo un dislivello di circa 760 metri nell’arco di 33 chilometri. Per fortuna non piove o al massimo scende qualche goccia, di contro la strada è molto bagnata e noi ancor più a causa dell’acqua sollevata dalle ruote!

A Spormaggiore, al bar Posta, trovo il primo controllo col timbro da apporre sul brevetto. Il controllo viene effettuato a questo punto del percorso perché da lì si lascia la statale SS421 svoltando a destra in una piccola stradina del paese che altrimenti sarebbe difficile individuare! Inizia una discesa pericolosa con pendenza dal 14% al 18% su strada asfaltata ma sporcata dai detriti portati dalla pioggia e dai mezzi agricoli di transito. L’ attenzione è massima, specie sugli stretti tornantini, a non eccedere con la velocità per non cadere sul fondo sdrucciolevole! Siamo in località Meano, frazione Maurina. Finita la discesa dopo un brevissimo tratto in piano mi trovo a guadare un canale di scolo con fondo di pietre cementate e  l’acqua che vi scorre alta una decina di centimetri. Difficoltoso questo tipo di fondo con possibilità di scivolamento, lo attraverso a passo d’uomo facendo attenzione a mantenermi in equilibrio per non cadere in acqua! Guadato il canale, dall’altra parte la strada impenna improvvisamente, con le stesse pendenze che la caratterizzavano in discesa, prontamente metto il rapporto più agile stando seduto per non far slittare la ruota posteriore, la risalgo fino in cima! Svoltato a destra passo sotto l’arco di una caratteristica casa medioevale con discesa cementata, sono in località Sporminore.

La strada sale leggermente per altri 25 chilometri nell’arco dei quali giungo a Cles passando per Cunevo. Splendida la vista sul grande lago artificiale di Santa Giustina! Da lì finalmente godo di un poco di discesa fino a Ponte di Mostizzolo, serve a far sciogliere i muscoli abbastanza provati dalla zavorra della borsa a manubrio e dal ripido strappo trovato in località Maurina. Il tempo sembra migliorare, qualche timido sprazzo di cielo azzurro fa capolino tra nubi evidentemente cariche di pioggia! Forse, preso da un euforia eccessiva per come evolve il meteo, mi metto a pedalare come un folle nel tratto che da Malè va a Dimaro, così facendo opero una selezione drastica sul gruppo e ci ritroviamo solo in tre alla svolta a sinistra in località Dimaro, dove inizia la salita alla cima Coppi di giornata, il passo Campo Carlo Magno!

Mi fermo alla prima fontana sulla destra, riempio le borracce, tolgo i guanti invernali, metto quelli estivi, mangio una banana e preparo a portata di mano degli zuccheri ad assimilazione veloce che prenderò in salita. Riparto per la grande fatica di giornata, la scalata al passo Campo Carlo Magno! Lasciarmi alle spalle la val di Sole per andare in val Rendena non sarà facile, provato dalla sgasata data poco prima, ben presto inizio a subire l’effetto dell’acido lattico con i bicipiti femorali che tendono ad inchiodarsi! Ma io sono fatto così, prima mi diverto e poi ne pago lo scotto! Salito il primo facile chilometro al 3,5% le pendenze cambiano brutalmente attestandosi per altri 7 chilometri tra il 7% e l’8.5%, con punte del 9%! Quando la strada torna a pendenze ragionevoli, dal 4% al 6%, riesco a scacciare l’incubo dei crampi e a raggiungere la cima dopo ulteriori 7 chilometri di salita, per un totale di 15,2 chilometri con pendenza media al 6%! Il meteo improvvisamente, come ama fare in alta quota, peggiora! L’ultimo chilometro lo salgo sotto una fitta pioggia battente con una temperatura di 6°C, ho freddo ma il secondo punto di controllo è vicino, decido di non mettere la mantellina antipioggia, la vestirò quando vi sarò giunto, dopo avere cambiato gli indumenti bagnati!

Detto fatto, fresco di tenuta asciutta e dopo aver divorato una bella fetta di Linzer accompagnata da cioccolata calda, riparto buttandomi in discesa sotto una pioggia fastidiosa e acqua che scorre sull’asfalto! La strada non è perfetta ed insieme a Savino decidiamo di moderare la velocità, anche perché la mia borsa manubrio dopo il cambio, contenendo quella zuppa d’ acqua, pesa ancora di più rendendomi difficile la guida della bicicletta! In poco tempo sono nuovamente bagnato, ricoperto da fango e sabbia, protetto solo nella parte alta del corpo dalla mantellina impermeabile. Mi chiedo perché non ho messo i pantaloni antipioggia… forse sarà per solidalità col mio compagno di avventura che non li aveva?  Mah!

Passo per Madonna di Campiglio, rinomata località sciistica, proseguendo per Pinzolo e Caderzone dove smette di piovere, scendendo di quota fino a Preore con risalita a Stenico. Arrivo al terzo punto di controllo, dove appongo il timbro al brevetto e decido di mangiare un bel toast caldo accompagnato da una Coca Cola. Rifocillato non mi resta che affrontare l’ ultima fatica di giornata. Risalgo in sella e parto in direzione Ponte Arche, da dove risalirò il passo del Ballino! La stanchezza inizia a farsi sentire, ho già percorso 145 chilometri, ma la strada in discesa agevola un seppur minimo recupero. Tre chilometri e ci sono, inizia la salita! Lunga 10 chilometri, con pendenze che variano tra il 4% ed il 7,4%, distribuite su tre rampe intermezzate da 2 lunghi tratti in falsopiano, il primo di 2 chilometri e l’altro di 3 chilometri, con il tratto a pendenza maggiore lungo 500 metri, posto 500 metri dopo che è iniziata la salita. Salgo tranquillo perché sento che i muscoli sono affaticati e giungo in cima a 750 metri di quota dopo circa un’ora. Altri 340 metri di dislivello andati! Inizia la facile discesa ad Arco che è uno spettacolo di città, vista da posizione panoramica, con il lago di Garda a farle da cornice.

Ci fermiamo a fare alcuni scatti e prontamente ripartiamo, oramai mancano meno di 20 chilometri all’arrivo! Così passiamo per Arco, Dro fino a Pietramurata dove per stanchezza quasi passiamo l’ultimo punto di controllo e di arrivo, se non richiamati dai fischi di quelli già arrivati, che ci vedono farlo! Mi viene da ridere perché l’errore è dovuto non solo a stanchezza ma anche al fatto di avere interpretato male l’ultimo punto del road book! Ma vabbè ormai è fatta! Tra applausi e complimenti dei primi giunti al traguardo, scendo dalla bici poggiandola al muro del bar che funge da punto di controllo, faccio apporre l’ ultimo timbro al brevetto, congratulandomi a mia volta con Savino per la riuscita dell’ impresa! Ci sediamo stanchi ma felici e da lì a poco ci verrà  servito un piattone di pasta al ragù a cui seguirà il bis, ed una birra grande, oltre la consegna della maglietta commemorativa per la prestazione tenuta! Arriva anche Fabio con il resto del gruppo dopo una decina di minuti, tutti sono a destinazione! Gli faccio i miei complimenti per l’organizzazione, punti di controllo ben distribuiti e percorso facilmente individuabile grazie ad un road book semplice, ma affidabile! Davvero una bellissima avventura Fabio, grazie e arrivederci al prossimo anno!

 

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