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Appunti di viaggio Granfondo   
Inserito il 03 maggio 2013 alle 08:17:04 da enrico. - Letto: (2697)

La Dieci Colli non ti abbandona

Ecco la storia di una giornata partita male, ma finita con soddisfazione grazie alla precisa cura dell'organizzazione e al supporto di un amico. Piccola delusione sul traguardo dove il nostro mondo granfondistico si dimostra ancora una volta costituito da esseri patetici. Ma alla fine è festa fino all'ultimo.

 

 

(Testo di Enrico Cavallini, foto Play Full Nikon)

Era dal 2007 che non prendevo più parte alla Dieci Colli. Purtroppo per tutta una serie di concomitanze varie non mi era mai riuscito di tornare a Bologna alla manifestazione del 1° maggio. Quest'anno ho avuto l'occasione e non me la sono fatta di certo sfuggire.

Di fatto per me era tutto nuovo da quella mia prima edizione, e avevo proprio voglia di verificare di persona come fosse la "nuova" logistica e il "nuovo" percorso.

Io e consorte, giungiamo all'Unipol Arena il martedì pomeriggio e procedo con il rito del ritiro del dorsale e del pacco gara. Quale posto migliore per una manifestazione di questo tipo? Ampi parcheggi, tutte le strutture a disposizione e a fianco del centro commerciale. Non manca proprio nulla. Le operazioni preliminari le porto a termine in brevissimo tempo. Un nugolo di personale è pronto per fare fronte a qualsiasi afflusso di persone. Giusto per valutare anche il livello di cordialità, butto lì una battuta all'addetto, che raccoglie subito e rilancia. Ottimo! Nessun segno di stizza o nervosismo. Subito capisco che qui tutto è organizzato per farmi divertire.

Pochi passi e ritiro il pacco gara. Qualcuno mi avverte: "Mah, non hanno dato nulla, solo carta". Due simpatiche signore mi allungano la sportina, che prontamente apro per verificarne il contenuto. Non mi sembra mica così tanto vuoto. Un pacco gara del tutto rispettabile. Non ci sarà dentro un lingotto d'oro, ma ne abbiamo trovati di ben peggiori. Prodottini utili, magari anche tutti offerti dagli sponsor, ma personalmente preferisco che i due o tre euro di spesa del pacco gara (secondo me veramente buttati al vento) siano investiti nella sicurezza.

Un giro per l'area espositiva a salutare gli amici di ogni domenica e poi via, in albergo per la cena.

La zona pullula di strutture alberghiere e io sono alloggiato a un chilometro e mezzo dall'arrivo. Comodissimo! Opto quindi per la soluzione di fare base in albergo e andare in là in bici, mentre mia moglie, che si occuperò del servizio fotografico, si farà venire a prendere dal motociclista. Scopro con piacere che l'albergo ha già previsto il late check-out, termine tecnico per indicare che si può tenere la camera anche nel pomeriggio. Scopro più avanti che anche altre strutture hanno fornito lo stesso servizio. Sembrerà banale, ma non lo è. Non dappertutto è possibile. Forse a Bologna hanno capito che duemila concorrenti sono una fonte di reddito, se trattati bene. Ah, lo capissero anche in altre regioni...

Il vasto piazzale è ormai gremito e le griglie si stanno popolando. Mi porto in quella di mia competenza e trovo il nostro collaboratore Luca Bortolami con il quale passo, chiacchierando piacevolmente, tutto il tempo di attesa. Sono le ore 8.00 in punto, la carovana pre gara prende il via e si va. Si parte subito forte, come mi aspettavo. Il lungo tratto di falso piano a salire è il terreno ideale per tentare di portare via una fuga, soprattutto per i partecipanti al percorso corto. Per loro il tracciato non è ostico e possono permettersi medie elevate. Sto in gruppo, ma ho ancora i mastini della domenica precedente che mi azzannano le gambe. E' la mia seconda granfondo stagionale in soli quattro giorni. La colazione effettuata troppo tardi rispetto ai miei standard gastrici, inizia a rendermi la giornata complicata, tant'è che poco prima dell'attacco della prima salita entro in crisi. Una crisi che dovrò gestire e risolvere in corso d'opera. Cosa sicuramente non semplice. Ormai il danno è fatto. Gambe vuote e stomaco pieno, il quale mi dice che, o lavora lui o le gambe. Opto per dare spazio a lui. Rallento la mia marcia, già lenta di natura e grazie anche ai ristori, ben posizionati e ricchi di tutto ciò che può servire, riesco, all'ottantesimo chilometro, a mettermi in quadro.

Finalmente riprendo il mio standard di forma. Le salite le affronto meglio e riesco a divertirmi. Peccato che la pioggia caduta la notte e nelle prime ore dell'alba abbia lasciato le strade bagnate e una nebbia ad avvolgere gli splendidi panorami che le colline del bolognese sanno regalare. Ma più passa il tempo e più la nebbia si smorza regalando scorci veramente da favola.

Il percorso è tracciato minuziosamente e un esercito di persone presidia gli incroci (più di 400 persone, mi confermerà l'organizzatore). Sarà il presidio, sarà anche l'orario, ma sta di fatto che di auto ne ho trovate veramente pochissime, anche dopo essere stato passato dalla macchina di Fine Corsa.

I ristori sono dei veri e propri banchetti. Sul secondo addirittura le tigelle e il vino rosso. C'è addirittura la banda che suona in piazza. Per un momento ho temuto di essermi fermato alla sagra del paese, dal ben di Dio che c'è sul tavolo. Sul terzo ristoro sono delle fragole grosse come pere a fare bella mostra di sé. Uno spettacolo. Mi sono fermato in tutti i ristori, e la cordialità del personale è sempre stata massima. Bravi ragazzi!

Sono al 110° chilometro e foro la ruota posteriore in discesa. Il cicloequilibrismo imparato in inverno sulle strade viscide, mi fa restare sempre nei margini di sicurezza, nonostante stia scendendo decisamente allegrotto. Mi fermo, controllo la situazione e trovo un'amara sorpresa. Ho il copertone completamente andato. Ormai sto viaggiando sulle tele. Ma boia! Non avrà cinquecento chilometri. E' una settimana che lo uso. Com'è possibile? Poco ma sicuro, con me quella marca ha finito. Qui inizia la mia avventura, che definirei però una bella esperienza.

Sono ancora con la ruota in mano e si ferma un furgone dell'assistenza. "Hai bisogno?" chiede, "Hai un copertone?" replico io. "No, ma subito dietro c'è la moto dell'assistenza meccanica, pochi minuti ed è qui". Intanto cambio la camera d'aria dopo avere verificato che l'interno del copertone sia ancora buono. Riprendo la mia corsa. Con la pompa a mano non sono riuscito a gonfiare come andrebbe e sono costretto a fermarmi nuovamente. Sopraggiunge la moto dell'assistenza che si ferma immediatamente. L'omino gentilissimo, si mette subito a mia disposizione e cerchiamo una soluzione. Purtroppo non ha con sé copertoni, ma mi lascia una camera d'aria di riserva e diamo una bella pompata alla ruota. Nel frattempo si ferma anche l'amico Matteo Gatti, coorganizzatore della Granfondo Vigneti d'Oltrepo Marathon. Si presta a scortarmi, ben sapendo che messo così non potrò certo tenere ritmi elevati.

Procedo, passo il posto fisso di assistenza meccanica pensando però di non averne più bisogno, ma poco dopo si compie la tragedia. Arrivo al cartello dei 30 chilometri all'arrivo e sbrang! Il copertone mi lascia definitivamente. Che si fa? Fortuna vuole che la moto dell'assistenza l'avevo vista fermarsi, tant'è che dopo poco sopraggiunge nuovamente. Convinco l'omino a tornare al centro di assistenza meccanica a procurarmi un copertone. Rogna un po' (con ragione), ma poi gira la moto e va. Intanto l'amico Matteo è sempre con me e mi spiace tenerlo lì fermo. La gente passa, e ne passa tanta. Il tempo passa e con esso i ciclisti, sempre più tondi e con la pedalata sempre più affannata, mentre il cartello dei "30km all'arrivo" ci guarda impietoso. "Vai, su, tanto ormai una soluzione ce l'ho", dico all'amico Matteo. Tituba un po', ma poi si decide e riparte. Non passano tre minuti che sopraggiunge il motociclista dell'assistenza con il copertone, nel mentre riappare anche Matteo con un altro copertone, recuperato cento metri più avanti da una macchina di supporto ad una società. Scelgo quello di Matteo, lasciando all'assistenza il suo. Non si sa mai che possa servire a qualcun altro.

Qui termina l'avventura. Riprendiamo la nostra "corsa". Mi sento in colpa per avere tenuto fermo Matteo per oltre mezz'ora e mi metto davanti a tirare come un mulo. Ad ogni tratto di discesa o falsopiano, facciamo incetta di ciclisti che si accodano a noi. Ad ogni salita restiamo nuovamente soli. Stessa situazione negli ultimi dieci chilometri, dove riusciamo ad aggregare almeno una decina di ciclisti, che si accodano e neanche ci pensano a darci un mezzo cambio. E come biasimarli, evidentemente ne abbiamo di più noi. Che stiano pure lì, tanto non danno fastidio. Ormai ci siamo: meno cinque, meno uno, ultima rotonda e qui la più grande delusione. Sull'ultimo cavalcavia, dalle retrovie parte magicamente lo scatto felino per lanciarsi nella volata. Infami! Semplicemente infami. Non che ce ne fregasse certo della posizione (abbiamo poi chiuso 990° e 991°), ma fare la volata per il millesimo posto su chi ti ha scarrozzato per oltre dieci chilometri è veramente un'infamia. Chi sono? Non lo diremo mai... Andate a guardarvi le classifiche, ma che il loro amici sappiano, che quando li abbiamo presi noi, stavano "vagando" per la strada. Però non venite più a raccontarmi che l'agonismo esasperato sia una caratteristica dei corridori di testa.

Passiamo così il traguardo, nonostante tutto felici di avere portato a termine questa meravigliosa granfondo.

Doccia in albergo e pasta party time. Spettacolare. Non trovo neanche coda, ma non sono nemmeno nell'ora di punta. "Rossa o al ragù?", mi chiede con un gran sorriso il cuoco dall'altra parte del banco. "Solo ed esclusivamente ragù. Per quanti chilometri ho percorso per arrivare a Bologna, solo e unicamente ragù". "Eccoti: ragù con fusilli". Un piattone immenso, prelibato. Ma anche la mortadella, un panino, focaccia, parmigiano reggiano grattugiato e un bombolone. Acqua e vino a completare il tutto.

Una splendida giornata, questa mia seconda partecipazione alla Dieci Colli. La cosa buffa? Che anche quella prima volta, nel lontano 2007, mi accadde esattamente la stessa cosa. In quell'occasione fu Gianandrea Azario (oggi con noi in redazione) a tenermi compagnia. Anche quella volta il motociclista andò a prendermi il copertone. Ora non mi resta che continuare a prendervi parte fino a che non riuscirò a finirla con il copertone con il quale sono partito.

Chiudo con una considerazione. Grazie al Circolo “G. Dozza” ATC per la dedizione che i componenti della Sezione Ciclismo mettono ogni anno nell'organizzare una bellissima giornata di sport e di turismo. Grazie per il tempo che ci dedicate con il cuore. Sappiate che la cordialità traspare e ci rende felice.

Per chi fosse curioso, qui può trovare la cronaca della gara, mentre qui può vedere l'intera fotogallery.

(3 maggio 2013)


 

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