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Inserito il 29 aprile 2013 alle 18:57:11 da gazario. - Letto: (2038)

GF Fi'zi:k baciata dal sole

Una bella giornata primaverile permette di godere appieno di un percorso duro, ma paesaggisticamente splendido. Più di 1.800 classificati per una manifestazione che continua a crescere. Bellissimo il quartiere generale nel Castello di Marostica, ottimi i servizi ed il pacco gara. L’unico aspetto da migliorare il presidio degli incroci.

 

 

(Testo di Gianandrea Azario, foto di Gianandrea Azario e Newspower Canon)

29 aprile 2013 - Evviva! Questa volta il meteo ha voluto fare un bel regalo ai granfondisti e agli organizzatori della Granfondo Fi’zi:k. Ha forse voluto così compensare la giornata da tregenda che aveva scatenato sulla manifestazione vicentina lo scorso anno. I fortunati partecipanti hanno potuto prendere il via da una Piazza degli Scacchi di Marostica baciata dal sole, una delle più suggestive partenze che io ricordi nella mia carriera di granfondista, e godere di un percorso duro, ma estremamente spettacolare. I punti che mi hanno particolarmente colpito sono stati la successione di tornanti della salita a Rotzo, il susseguirsi di differenti scenari naturali nell’ascesa al Monte Corno ed il panorama che si può godere all’inizio della discesa su Marostica (i locali dicono che nelle giornate particolarmente limpide si può vedere addirittura Venezia).

Mi piace da sempre venire a pedalare in Veneto, un po’ perché i miei nonni materni erano veneti (l’origine della famiglia del nonno è proprio di Marostica), un po’ perché i percorsi proposti prevedono molto spesso salite lunghe ed impegnative, che su di me esercitano un particolare fascino ed anche perché mi sembra che ci sia un tipo di agonismo molto più rispettoso confrontato a quanto avviene in altre regioni italiane. Considerando poi che questo della Granfondo Fi’zi:k è il primo percorso lungo che supera i 3.000 metri di dislivello e che presenta due salite piuttosto lunghe, che saranno il piatto forte delle mie successive granfondo, non ho potuto certo mancare di schierarmi al via.

Le previsioni non sono certamente state molto confortanti durante la settimana di avvicinamento, ma interpretando in ottica positiva quanto dichiarato dai siti meteo più affidabili, mi sono convinto che la probabilità di una gara in tutto o per buona parte bagnata fosse davvero bassa.
Raggiungo Marostica nel pomeriggio di sabato. Dopo un viaggio praticamente asciutto, negli ultimi chilometri di avvicinamento alla meta, comincia a piovere. Sarebbe stato più bello godere all’asciutto dello spettacolo della Piazza degli Scacchi e del Castello, dove avviene la distribuzione dei numeri e dei pacchi gara, ma meglio che piova il sabato che la domenica in gara. A dire il vero poi la cosa non mi dispiace più di tanto, perché sembra che il mio sito meteo preferito stia centrando le previsioni.

In ogni caso, anche sotto la pioggia il quartiere generale della manifestazione ha il suo fascino. Cerco l’organizzatore, che si mostra molto disponibile nei miei confronti e si dichiara felice di essere per due giorni “padrone del Castello” (come non dargli ragione, non è da tutti avere una location così particolare per la una manifestazione amatoriale). Gli iscritti si aggirano sulle 2.300 unità con un incremento di circa il 10% rispetto allo scorso anno. C’è sicuramente un contributo per il boom di iscritti del Challenge Giordana, ma c’è un incremento anche nel numero di iscritti alla singola manifestazione. Segno che il riscontro nelle passate edizioni è stato sicuramente molto favorevole. Rispetto alla passata edizione, c’è una piccola variazione di percorso. Il Monte Corno non sarà più attaccato da Calvene, ma immediatamente alla fine della discesa di Salcedo. Si percorreranno così pochi chilometri in più, ma il dislivello rimarrà praticamente inalterato. La differenza è che la prima parte della salita sarà un po’ più ostica con delle rampe piuttosto dure, invece della salita estremamente regolare del classico versante.

Aggirandomi tra gli stand, incontro molte facce note ed è un piacere potersi intrattenere con molti di loro. L’argomento principale delle discussioni è, guarda caso, il meteo del giorno successivo. I ciclisti sono davvero stufi della pioggia quest’anno e non vedono l’ora di godere di un po’ di sole e caldo. Ritiro il pacco gara da due simpatiche e gentili signorine e mi reco in albergo.

Il pacco gara contiene prodotti di qualità, in particolare una bottiglia di vino bianco, una bolla utile per il posizionamento della sella, un nastro manubrio ovviamente Fi’zi:k, due leve della Continental molto utili sia per la sostituzione di una camera d’aria, ma particolarmente indicate per la rimozione dei tubolari.

Finita la cena, vado a fare quattro passi sotto una pioggia che è aumentata di intensità. Noto che, nonostante le pessime condizioni meteo della serata, la cittadina è comunque molto viva. Comincia ad insinuarsi in me il dubbio che le previsioni meteo del mio sito preferito non siano proprio così esatte, ma cerco di non pensarci e vado a nanna.

La sveglia suona alle 6:30 e quando apro la tapparella vedo che il cielo si sta velocemente rasserenando e che ha smesso di piovere. Sarà una bella giornata, mi viene una gran voglia di pedalare!

Esco dall’albergo alle 8:00 (la partenza è alle 9:00) e vado a fare un veloce riscaldamento. Mi accorgo così che le temperature sono anche gradevoli e potrebbe fare quasi caldo nel prosieguo della giornata.
Mi ritrovo in griglia in mezzo a tante facce note, ma incomincio a chiacchierare con una persona che non avevo mai incontrato prima. Scopro che è amico del nostro Direttore, Enrico Cavallini, con il quale ha condiviso l’esperienza della Granfondo di Roma. Come è piccolo il mondo! Il tempo passa così molto rapidamente, tra numerosi richiami dello speaker a fare attenzione allo stato delle strade, soprattutto in quota, visto le abbondantissime piogge. Dal momento che per uscire dalla piazza degli Scacchi si deve transitare attraverso una stretta porta, l’organizzatore, per evitare ingorghi, decide di far prendere il via alla prima griglia degli agonisti prima dei VIP ospiti della manifestazione. Una scelta che mi trova particolarmente d’accordo.

Il via avviene con qualche minuto di ritardo per evitare sovrapposizioni con un’altra manifestazione sportiva ed è piuttosto traumatico dal punto di vista fisico. I dieci chilometri iniziali sono densi di su e giù continui e sono affrontati a velocità davvero sostenutissima. Il gruppo esplode letteralmente lungo la prima ascesa di Salcedo, dove non riesco a tenere il ritmo dei migliori. Nella successiva discesa cerco di agganciarmi ad un trenino che avrebbe potuto riportarmi sotto, ma sbaglio una curva e mi manca la botta per chiudere il buco. Queste accelerazioni non sono certo il mio forte, ma pago anche le pochissime gare fatte finora.

Rimango un po’ a bagnomaria e dopo una decina di chilometri fatti da solo vengo raggiunto da un folto gruppo che comprende colei che vincerà il percorso lungo, Marina Ilmer (complimenti a lei per la pedalata davvero facile in salita) e parecchie persone che conosco. L’andatura ha un po’ di alti e bassi, fino all’attacco della salita che ci porterà a Rotzo e di lì sull’altopiano di Asiago. La salita è molto pedalabile, per buona parte scandisco io il ritmo e, nella spettacolare zona dei tornanti in rapida successione, mi rendo conto che il gruppo dei primi si è frazionato in due parti e la seconda parte non è così lontana. Purtroppo però questa è una salita dove si sta bene a ruota e l’unica cosa che con il mio ritmo riesco a fare è sgrossare un po’ il gruppone in cui mi trovo. Quasi in cima raccogliamo il gruppetto dei professionisti (Ballan, Tiralongo e due ragazzi della Liquigas che non ho riconosciuto) che prende il resto della gara come un allenamento in compagnia. Fa una certa impressione vedere con quale facilità pedalino loro, mentre tu ti stai impegnando.

Finita la salita inizia una lunga fase di una ventina di chilometri di su e giù. Ci troviamo sull’altopiano di Asiago e la temperatura è decisamente più bassa rispetto alla partenza. In alcuni punti c’è ancora neve sui bordi della strada ed ad un certo punto percorriamo qualche centinaio di metri in una fastidiosa nebbia. Passare di qui in piena estate deve dare sicuramente una grande sensazione di pace e serenità. In questa fase incontriamo più di una macchina che viene in senso contrario alla corsa senza praticamente rallentare, suscitando le proteste di parecchi concorrenti. Ecco magari una staffetta un po’ avanti al nostro gruppo che è piuttosto folto e si trova sicuramente a meno di 15’ dalla testa della corsa, avrebbe fatto comodo.

La successiva discesa conferma che, nonostante l’impegno, le mie qualità di discesista non sono migliorate granché rispetto allo scorso anno e rimango solo. Noto così che una deviazione sulla sinistra subito dopo la deviazione dei percorsi e successivamente la deviazione dalla strada principale per l’attacco della salita di Salcedo non sono presidiate. Mi sto lasciando un po’ andare, ma per fortuna vengo raggiunto da due amici che mi spronano a stare con loro. Ritrovo la mia pedalata e all’attacco del Monte Corno decido di provare a dare quel che mi è rimasto. Comincio una bella rimonta che mi porta a recuperare in pratica tutti quelli del gruppo in cui mi trovavo prima della discesa da Asiago, anche gasato dai magnifici scenari che si profilano davanti ai miei occhi. Dopo due chilometri di discesa purtroppo avviene il patatrac. La gomma anteriore si sgonfia, capisco subito che il problema è serio, ma provo comunque a ripararla con la bomboletta. Purtroppo il taglio è sul lato del tubolare ed è piuttosto lungo, così tutto il liquido fuoriesce rapidamente. La mia gara è finita, mancava solo la discesa a concluderla. Proprio mentre mi rendo conto che non c’è più niente da fare, un altro concorrente che mi segue fora esattamente nello stesso punto in cui ho forato io. Come si dice “mal comune, mezzo gaudio”, non me ne voglia il mio compagno di sventure. Così posso chiacchierare con lui in attesa, durata 50’, di una vettura di assistenza meccanica che ci riporti a Marostica. Ad allietarci la vista uno splendido panorama sulla vallata sottostate (il famoso panorama che secondo i locali permette nelle giornate più limpide di vedere Venezia), anche se non ce lo godiamo troppo, visto che il freddo comincia a darci un po’ fastidio.

Arrivati a Marostica, dopo una doccia bollente in albergo, vado al pasta party, allestito sotto un grosso tendone nella zona degli impianti sportivi. Un bel piatto di pasta ed un bel panino con affettato e formaggio ci volevano per rifocillarmi della grossa fatica.

In conclusione, raccogliendo anche le opinioni di alcuni partecipanti, una manifestazione sicuramente molto bella, cui vale la pena partecipare per molti aspetti. Se ne avrò la possibilità, tornerò anche nei prossimi anni. L’unico aspetto da migliorare, secondo me, ma anche secondo altre persone con cui ho avuto occasione di confrontarmi, è quello relativo al traffico automobilistico in gara ed al presidio di alcuni incroci. Migliorare questi aspetti farebbe di questa una vera e propria manifestazione doc.

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