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Inserito il 23 aprile 2013 alle 16:13:15 da gazario. - Letto: (3556)

Randonnée Bolzano – Ferrara, un “piattone” con tanta selezione!

Quando le condizioni atmosferiche trasformano un percorso che non presenta significative difficoltà altimetriche in un'epica avventura. Pioggia, vento, strade sterrate: i pochi che concludono la prova possono ritenersi davvero soddisfatti della loro impresa.

 

 

(Testo di Giancarlo Bertocci, foto di Witoor e Giancarlo Concin)

20 aprile 2013 - Finalmente è giunto il fatidico giorno di questo mio primo impegno stagionale: la rando Avis Bolzano – Ferrara, una 300 chilometri, organizzata da Witoor con ritrovo fissato alle 5 in piazza Walter a Bolzano e partenza alle 6 a gruppi di 10 fino ad esaurimento dei presenti.

La mia giornata inizia qualche ora prima, sono le 4:10 del mattino quando si attiva la suoneria del cellulare, prontamente la spengo, mi alzo dal letto, tempo mezz’ora, faccio una colazione abbondante e sono già pronto vestito. Esco in balcone a scrutare il cielo, subito capisco che le previsioni meteo hanno fatto centro. C’è una cappa grigia carica d'acqua, l’aria è fresca perché la temperatura è scesa di molto a causa del forte temporale notturno, le strade sono bagnate! Torno in casa ed indosso anche la tenuta anti-pioggia, prendo il rotolo di cellophane, le borracce e scendo in cantina. La bicicletta da corsa è già pronta revisionata dal giorno prima, la borsa manubrio con il vestiario di ricambio montata. Sbrigo velocemente gli ultimi preparativi, inserisco le due borracce, calzo le scarpe avvolgendole col cellophane mettendo anche i sovrascarpe anti-pioggia, allaccio il casco metto gli occhiali e via si pedala!

L’appuntamento con gli altri componenti dell’Athletic Club Merano, la società ciclistica a cui sono iscritto, è fissato nella piazzetta antistante il camping tennis. Lì c’è già ad aspettarci il sempre disponibile Carmine, anche lui socio, con uno dei due furgoni che ci trasporteranno fino a Bolzano. L’altro furgone giungerà da lì a poco guidato dal nostro presidente Giancarlo Concin. Facciamo la conta e subito scopriamo che il maltempo ha scremato il nostro gruppo del 50%: dei 22 iscritti a caricare le bici sui furgoni e partire per Bolzano siamo rimasti in 11!

Siamo in viaggio, sto seduto assorto nei miei pensieri,  nell’animo i dubbi sul mio stato di forma generati dai non molti chilometri percorsi da inizio stagione e la paura che il maltempo mi perseguiti per tutta la giornata, dubbi e paure compensati però dalla ferma determinazione di giungere alla meta, Ferrara la città della bicicletta! Intanto il tempo sembra aver fatto un balzo in avanti e quando riemergo dai miei pensieri capisco che siamo già giunti al punto di partenza a Bolzano in piazza Walter.

Scendiamo tutti, scarichiamo le bici, andiamo a ritirare il numero, io ho il 56 consegnatomi insieme al brevetto da far timbrare ai vari punti di controllo dai quali dovrò passare, firmo le liberatorie ed entro in griglia con gli altri in attesa di partire.

Il via ufficiale è dato alle 6:20, ci vuole poco per lasciarci alle spalle il capoluogo altoatesino e appena in ciclabile, pedalando a buon ritmo inizio a macinare i chilometri che ci mancano alla metà. E’ ormai giorno fatto, il paesaggio si riappropria dei colori che la notte gli aveva rubato divenendo definito fin nei minimi particolari che non manco occasione di cogliere, dagli uccelli selvatici che animano il corso dell’Adige tra i quali i maestosi aironi, i germani, le folaghe, fino al colpo d’occhio offerto dall’omonima valle con i suoi rinomati meleti splendidamente in fiore ed i vigneti  facenti da cornice ai caratteristici castelli medioevali che la dominano!

Il percorso è pianeggiante e non particolarmente difficoltoso così da poter apprezzare appieno il contesto. Non trascorre molto tempo dallo start che inizia a piovere, chi non le ha già, veste le mantelline così i vari gruppi si tingono di molti colori, giallo, verde, rosso ecc. ecc.. Percorsi i primi 34 chilometri, lasciamo l’Alto Adige a Salorno ed entriamo in Trentino. La pioggia aumenta di intensità, un sotenuto vento a favore però allevia la fatica sospingendoci innanzi. Le pareti rocciose si fanno ripide da ambo i lati stringendosi intorno alla val d’Adige, come in un abbraccio, rilasciandolo brevemente solo quando passiamo per Trento dove troviamo il primo punto di controllo.

Appoggiamo le biciclette, strizziamo i guanti già zuppi di acqua, facciamo timbrare il brevetto e provvediamo a rifoccillarci. Il posto di ristoro e molto ben fornito, strudel, crostatine, frutta secca, banane e bevande di ogni genere soddisfano le esigenze di tutti, molti si complimentano per la qualità del servizio e la disponibilità del personale! Mangio una fetta di strudel ed una crostatina, un pugno di frutta secca, bevo del tè caldo, riempio le borracce e riparto insieme al gruppo.

Il vento favorevole a tratti ci porta a viaggiare oltre 40 km/h ed anche la pioggia dopo un po’ cessa. Questo ci consente di aprire le mantelline per fare asciugare il vestiario sudato sotto ad esse! Pedalando agili ci lasciamo alle spalle il Trentino e siamo in Veneto. Al 134° chilometro troviamo di fronte l’unica asperità di giornata, la salita di Rivoli Veronese lunga circa 2 chilometri con pendenza intorno al 6%. Trascorrono una decina di minuti e siamo in cima, rallentiamo giusto il tempo a far ricompattare il gruppo, attendendo quelli che già affaticati sono saliti più lentamente. La strada però continua a salire, con pendenza inferiore, per altri 5 chilometri, fino in località Pozzoi, da lì inizia la discesa, alla vista un bel panorama della zona tra Bardolino e Lazise, sullo sfondo il lago di Garda.

Lasciate alle spalle le montagne arriviamo sul lungo lago, lo percorriamo da Lazise fino alla cittadella murata di Peschiera. Da lì siamo nel parco naturale del fiume Mincio dove l’organizzazione ha posto il secondo punto di controllo, timbriamo ancora il brevetto, mangiamo e beviamo per recuperare le energie profuse, ammirando il contesto paesaggistico del parco con alberi ad alto fusto sulle sponde del  Mincio nel quale nuotano lentamente tra le ninfee dei grossi cigni.

Riparto ma percorsi circa trecento metri, dietro me sento cadere dei ciclisti. Freno, accosto e mi giro tornando indietro per assisterli. Per fortuna niente di grave, la causa è la stanchezza. Uno di loro, avendo dimenticato di timbrare il brevetto, ha invertito la direzione di marcia senza avvedersi degli altri che sopraggiungevano, tagliandogli di fatto la strada!

Nuovamente ripartiamo a gruppo frazionato, quelli in testa non accortisi di quanto accaduto dietro, ci hanno staccato e diventa un avventura andare a riprenderli perché nel frattempo si è alzato un forte vento laterale contrario. Questo è il momento in cui la fatica si somma a fatica, a tratti devo correggere prontamene la traiettoria col manubrio per non farmi sbattere a terra dal vento! Inquietanti fulmini  illuminano il grigiore delle nuvole e torna anche a cadere la pioggia battente, la senzazione è che in faccia mi vengano piantati come degli aghi.

Col passare dei chilometri la situazione peggiora, quando ci troviamo ad attravesare dei tratti di sterrato pieni di buche insidiose ricolme d’acqua e fango che, prese in velocità, fanno sembrare le biciclette cavalli imbizzarriti! Il fango schizza negli occhi passando al di sotto degli occhiali. Decido di toglierli non riuscendo più a vedere niente in quelle condizioni! Le forature non si contano più; c’è addirittura chi fora due volte nel giro di 100 metri! Perdiamo un sacco di tempo nel sostituitre camere d’aria, la randonnée si sta lentamente trasformando in un calvario! Ci mettiamo quasi tre ore e mezza per coprire i 46 chilometri che separano Peschiera da Mantova, questo la dice lunga su quanto abbiamo penato nel tratto a causa del nubifragio e delle forature!

All’AVIS park di Mantova, terzo punto di controllo, dopo la timbratura del brevetto, il gruppo AVIS ci delizia con un piatto di risotto buonissimo e delle fette di torta squisite. Tra le bevande c’è anche il Lambrusco, ne bevo un bel bicchiere mentre pasteggio! Prima di ripartire vedo arrivare al punto di controllo due ciclisti della società a cui sono affiliato, sono malconci con le tenute lacerate, caduti a causa del forte vento e della velocità, proseguiranno a tutti i costi pur di prendere il brevetto e quanto mi dice uno dei due, essendo così anche per l’altro!

Il tempo intanto sembra migliorare, si intravvedono in cielo alcuni sprazzi di azzurro, decido di cambiare il vestiario sudato, di togliere la tenuta anti pioggia e riparto col gruppetto proseguendo per Ostiglia. Siamo circa a due terzi del percorso, la stanchezza inizia a pervadere i “randagi”, lo deduco dal fatto che lungo il percorso incontro ciclisti con abrasioni agli arti e sono anche testimone di alcune cadute, specie in prossimità degli incroci, causa frenate troppo “secche” sulle scivolose strisce bianche della segnaletica orizzontale! Seguitando a pedalare, scruto il cielo che torna a chiudersi come una morsa. Non passa nemmeno mezz’ora e ricomincia a piovere forte ed anche il vento torna a soffiare con veemenza! 

Mi fermo a vestire la tenuta anti pioggia che non toglierò più fino al traguardo! Arriviamo ad Ostiglia, il gruppo si assottiglia sempre più, un mio compagno di avventura stremato dalle avverse condizioni meteo non ce la fa! E’ in stato di ipotermia, trema come una foglia e mi chiede di accompagnarlo indietro sul percorso per cercare un bar in cui rifugiarsi, gli altri decidono di proseguire, io non me la sento di lasciarlo da solo e così torno indiero con lui. Trovato rifugio in un bar dove veniamo assistiti dagli avventori preoccupati, telefono al mio presidente che mandi qualcuno a recuperarlo (ci penserà il buon Carmine), bevo un thè caldo con lui, lo saluto e mi avvio perché sta facendosi dannatamente tardi, sono quasi le 18 e mancano ancora 59 chilometri al traguardo!

Ritorno sull’ argine del fiume Po e scopro che davanti e dietro a me non c’è nessuno a cui potermi aggregare per rendere meno sofferto l’ arrivo a destinazione. Inizio ad avere paura di non farcela nemmeno io ma scaccio subito questa idea dalla testa pedalando con rabbia, sfidando tutto solo quei chlometri che ancora mancano alla meta. Il vento ce la mette tutta per fiaccarmi, a tratti è così forte che non riesco ad andare più di 20 km/h e forzare troppo sui pedali mi procura crampi ai bicipiti femorali. Per fortuna la strada, costeggiando il fiume, gira ed il vento torna a favore, riesco a rilanciare la velocità quasi del doppio.

Sono stremato ma pedalo determinato, oramai il buio avvolge tutto anche me e mi rendo conto di aver sbagliato i calcoli a non portare le luci notturne, ho solo delle piccole luci lampeggianti che comunque accendo per evitare di essere travolto dalle macchine di passaggio sull’arginale.
Quando oramai non ci spero più intravvedo la sagoma bianca del ponte all’ ingresso di Ferrara. Sono passate da poco le 20, mentre penso di avercela fatta mi accade di tutto di più, il Garmin si spegne per batteria esaurita, il road book è inservibile perché l’acqua lo ha rovinato e quando prendo il telefono cellulare per contattare i compagni d’ avventura scopro che l’acqua lo ha dannegiato, lo schermo è grigio e non si vede nulla! Mi rimane solo un ultima cosa, chiedere informazioni alla gente. Robe da pazzi uno mi manda in una direzione e l’altro in una totalmente opposta! Sto per sclerare, è da quasi un ora che giro per Ferrara senza trovare il luogo di destinazione! Mi fermo sotto la pensilina di un distributore smonto il telefono gli cavo la batteria la asciugo e provo a reinserirla sperando che si riaccenda. Così è, riesco finalmente a contattare un mio compagno nei pressi del traguardo che, da uno degli organizzatori, mi fa comunicare le informazioni per farmici arrivare come poi di fatto sarà da lì a poco!

Arrivo in solitaria alle 21:40 in piazza Savonarola a Ferrara con tanto di applausi, ristoro, ultimo timbro sul brevetto e consegna dell’ attestato! Sono felice, per un attimo dimentico il freddo, la fatica e la stanchezza consapevole di avercela fatta! Le condizioni meteo possono stravolgere uno scenario a tal punto da far cadere ogni convinzione e scoraggiare chiunque a patto di non essere testardi e determinati come lo sono stato io. Ad avvalorare quanto sostengo cito alcuni numeri:  102 iscritti, 63 partiti, 39 brevettati e pensare che a detta di molti doveva essere un piattone facile facile……

P.S.: Complimenti vivissimi agli organizzatori della manifestazione in particolare a Giona, Ludwika, Marcello e Simone, alla Witoor, alla AVIS Ferrara ed a tutti gli enti che hanno collaborato!

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