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Sezione granfondo    
Inserito il 18 aprile 2013 alle 21:31:41 da gazario. - Letto: (1800)

Dolcemente abbandonato

Una bella giornata di sole, un percorso, quello della Green Fondo Paolo Bettini, che attraversa paesaggi stupendi, la gentilezza di un soccorritore estemporaneo fanno assaporare il gusto di una granfondo anche quando, a causa di una foratura, il risultato non è quello inizialmente sperato. Ecco come gioire comunque della propria partecipazione ad una granfondo.

 

 

(Testo di Luca Bortolami, foto di Play Full Nikon)

18 aprile 2013 - Mi rendo conto di fare un’affermazione che irriterà alcuni di voi, ma devo confessarvi di non essere un grande amante della Toscana, né come turista né come granfondista. Forse alcune esperienze sfortunate in passato mi hanno reso troppo sensibile come viaggiatore all’eccessiva aderenza ai canoni anglosassoni che qui sembra pervadere l’offerta turistica e come granfondistica all’esasperazione che ho sempre riscontrato nelle gare Toscane nel cercare la posizione in classifica a prescindere dai metodi utilizzati nell’ottenerla.
Mi sono però imbattuto per la prima volta nella gara di Pomarance alcuni anni fa, credo più per caso che altro dato che si trova a quasi 400 chilometri da dove vivo, e si è trattato di amore a prima vista. Appena usciti dall’autostrada, si entra in quella che io ho sempre pensato essere la Toscana: verde, gentile e rigogliosa. E la parola “gentilezza” ha sempre contraddistinto queste mie ormai numerose due giorni geotermiche. Dal fare la spesa alla Coop il sabato, all’andare a ritirare il pacco gara (anche se la puntualità non è sempre stata milanese), all’arrivare in piazza ben prima della partenza per vivere un poco l’atmosfera di paese. E dell’agriturismo dove mi sono sempre alloggiato ricordo delle dormite intense, immerso nell’aria buona e il silenzio. E per tutti questi motivi quando sono potuto ci sono sempre tornato molto volentieri.


Devo dire che anche in quest’occasione tutto si è messo per il meglio. Avevo anche individuato un’ottima gelateria a Livorno dove fermarmi lungo la strada e quando sono arrivato a Pomarance venerdì tutto era nel suo massimo splendore. L’aria era fresca e pulita, la luce dolce. Ero proprio contento di essere li.
Anche una volta svegliato e salito in sella il sabato la consueta uscita della vigilia mi aveva trasmesso le sensazioni cui Pomarance (a proposito, che nome dolce, credo che la prima volta che vi venni fui proprio attirato da esso) mi ha abituato. Alcuni scatti fatti salendo fino a Larderello, una sosta alla solita Coop lasciando la bici fuori, anche se in vista, come in pochi posti ci si sentirebbe relativamente sereni a fare. Tutte le operazioni della vigilia proseguono nella consueta routine, qualche piccolo problema al ritiro del pacco gara è prontamente risolto dagli organizzatori, e l’ora di andare a dormire (più tardi del solito, si parte alle 10) arriva velocemente.


Quando mi sveglio domenica mattina la giornata è veramente maestosa. Non c’è una nuvola nel cielo azzurrissimo e devo anche cambiare un poco l’abbigliamento perché’ quando esco di casa alle 8:30 si sente che non sarà certo una giornata fresca. Quando arrivo le griglie sono già pronte e tutto mi sembra essere all’insegna dell’efficienza e gentilezza che ho sempre qui riscontrate. Non vedo nemmeno troppo nervosismo in griglia, con solo qualche estemporaneo scavalcatore di transenne, e come l’anno scorso dopo il primo chilometro dietro auto il pezzetto di discesa iniziale non sembra più di tanto pericoloso. Incomincia qui una prima ora e mezza veramente piacevole, con una bella e abbastanza lunga salita che spezzetta il gruppo. Si prosegue tra sali e scendi per quasi una trentina di chilometri e inizia la lunga discesa fino a Cerreto che poi darà inizio a un lungo tratto di pianura. Sono in un bel gruppo, la giornata è bellissima, e mi sbilancio nel fare un commento sulla bella situazione con un altro granfondista del gruppo che vedo anch’esso rapito dal paesaggio.


Non lo avessi mai fatto. Dopo nemmeno trenta secondi sento un sinistro e inequivocabile sibilo arrivare dalla mia ruota posteriore: ho forato.
Devo dire che ho preso la cosa con serenità, la bella giornata di sole sicuramente ha aiutato nel farlo. Riesco a mantenere il buonumore anche quando mi trovo con la bici e i vestiti tutti bianchi causa il lattice che continuava ad uscire copioso dalla foratura, senza riuscire a ripararla: con un cielo cosi azzurro è impossibile arrabbiarsi. Comincio a fermare le macchine dell’organizzazione ma nessuna di esse è in grado di aiutarmi, nemmeno con una pompa che mi avrebbe consentito di raggiungere una pressione accettabile del tubolare, dato che il foro a un certo punto si era tappato ma senza che vi fosse abbastanza pressione nello pneumatico. Passano oltre un migliaio di ciclisti ma nulla, di assistenza meccanica nemmeno l’ombra. Finalmente dopo trenta minuti da un’ambulanza mi dicono che a 2 chilometri avrei trovato un ristoro (me lo avessero detto prima) e mi avvicino col barlume di pressione che avevo nel tubolare, certo che una pompa lì la avrei trovata. E invece nulla, sembrava ancora che stessi chiedendo qualche cosa di esoterico. Ormai i passaggi erano agli sgoccioli (scopro poi che l’ultimo del percorso lungo era passato da quindici minuti) e cerco di capire quando sarebbe arrivato il carro scopa. E invece in quel mentre vedo un signore, estraneo alla manifestazione, a cavallo di una bici di un paio di decenni fa e con una pompa di generose dimensioni attaccata al telaio. Chiedo se gentilmente me la può prestare e il simpatico signore (Svizzero di Zurigo) non solo me la presta ma mia aiuta anche nelle operazioni. Che bello incontrare delle persone cosi gentili!


Riparto cosi con la pressione portata ad almeno quattro atmosfere, e sebbene la guida in discesa non sia certo agevole né sicura, in pianura e salita mi trovo a fare un buon ritmo e alla fine anche a divertirmi. Proseguo con l’intenzione di fermarmi dopo poco meno di quaranta kilometri, alla fine del percorso medio. E invece mentre mi avvicino a Pomarance comincio a chiedermi per quale motivo mi sarei dovuto fermare. Certo il risultato di classifica della giornata non era quello auspicato, ma la foratura sembrava tenere e la giornata era bellissima. Quindi metto da parte la mia delusione agonistica e tiro fuori lo spirito granfondistico, quello vero che ci fa spingere sui pedali con la voglia di andare a vedere cosa ci sia dietro l’angolo. Passando per Pomarance ben venticinque minuti prima del tempo limite mi accingevo anche a riempire le mie borracce al ristoro previsto, dato che la calda giornata mi aveva fatto bere parecchio, ma mi rendo conto che il ristoro ormai era stato smantellato. Un’altra piccola delusione (alla fine oltre sessanta chilometri senza un ristoro) ma ormai sentivo l’impresa e proseguo in quell’anello bellissimo che si definisce il “Giro del Pavone”. E devo dire che sono stato ampiamente ripagato, incontrando alcuni conoscenti sul cammino, riuscendo ad arrivare a un ristoro assetato ma ancora vigoroso, e correndo qualche rischio solo sull’ultima discesa quando ormai la pressione del pneumatico posteriore era ridotta veramente al lumicino.
Passo un traguardo completamente non presidiato ma non senza la gioia di avere fatto comunque un bel e buon allenamento.


Qual è alla fine il mio bilancio della giornata? Sono riuscito a non arrabbiarmi mai, nemmeno nel momento dello sconforto quando mi sembrava proprio di essere stato abbandonato. E’ sono molto contento di ciò perché mi rifiuto di associare sentimenti negativi a quella che dobbiamo sempre ricordarci essere un’attività ludica. Magari non sarei stato cosi serafico se la giornata non fosse stata perfetta da un punto di vista meteorologico facendo si che l’attesa fosse in fondo piacevole, ma il dato di fatto è che sono sempre stato sereno con me stesso. Ho anche fatto credo un piccolo passo in più verso il capire quale deve essere l’essenza delle granfondo, almeno per me. Semplicemente dare il massimo per quelle che siano il proprio valore e le condizioni della giornata. In tal senso è stato illuminante chiedermi per quale motivo mi sarei dovuto fermare al percorso medio, dato che ero partito per il lungo. E sinceramente credo che un dubbio così non mi verrà più qualora si dovessero presentare delle situazioni analoghe in futuro. Sono arrivato a una posizione di classifica che non mi compete? E cosa comporta ciò? Nulla, assolutamente nulla. L’unica realtà oggettiva che sarebbe cambiata se mi fossi fermato è che non mi sarei goduto il percorso come ho fatto e non avrei nemmeno completato quello che alla fine è risultato essere un ottimo allenamento.
Abituato poi a fare poi granfondo “epiche” quali la Sportful o l’Oetztaler, dove l’arrivare al traguardo per esso genera soddisfazione a prescindere dal tempo che si è impiegato, in manifestazioni come quella di domenica potevo magari vedere il risultato di classifica come unico obiettivo da perseguire. Ma alla fine non credo debba essere cosi, bisogna trovare anche in queste manifestazioni l’emozione che le rende piacevoli al di là del risultato, e farò di tutto per concentrarmi nel cercarla in futuro. E di domenica alla fine mi rimangono molti più ricordi dolci che amari, forse perché fino a che pedalavo da solo ho avuto modo di prenderne nota mentale.


Cosa dire dell’organizzazione? Secondo me hanno dimostrato delle lacune nell’assistenza che mi è stata prestata, e ho l’impressione che una parte totalmente spropositata delle risorse a loro disposizione sia stata dirottata verso la parte avanzatissima del gruppo. Mi sono quindi sentito abbandonato, ma in modo dolce grazie alla gentilezza del luogo e delle persone che lo abitano. Mi sono preoccupato di fare avere agli organizzatori un racconto della mia esperienza ed ho trovato, contrariamente ad altre occasioni analoghe, capacità di fare autocritica e di ammettere i propri errori. In quest’atteggiamento ho ritrovato la Pomarance che mi aveva accompagnato in tutti questi anni, fino a un’ora e mezza dopo la partenza della granfondo di domenica. Sono convinto che il prossimo anno ci saranno pompe e assistenza tecnica per tutti, e che fino all’ultimo minuto utile i ristori saranno tutti presidiati. E sono anche convinto che il prossimo anno ci sarò ancora, dato che agli errori sarà posto rimedio, e anche perché essere dolcemente abbandonato come sono stato domenica non è stato alla fine cosi terribile e mi ha dato occasione di fare nascere nuove riflessioni su questo sport che amo.

 

 

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