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Inserito il 28 marzo 2013 alle 13:12:34 da gazario. - Letto: (4244)

Intervista a Gianluca Santilli, nuovo responsabile della SAN

Ecco la nuova linea: "Riscoprire il gusto ludico della partecipazione alle granfondo, con sano agonismo, ma senza esasperazioni. Il doping nel ciclismo amatoriale è molto diffuso, forse anche più che tra i professionisti. Attueremo tutti i modi per combatterlo e per garantire la sicurezza dei partecipanti quando sono in gara."

 

 

(Intervista a cura di Gianandrea Azario, foto di Play Full Nikon)

28 marzo 2013- Gianluca Santilli, romano, avvocato, ma soprattutto grande appassionato di ciclismo. Questa passione lo ha portato ad essere Procuratore Federale della Federazione Ciclistica Italiana, presidente del consorzio Five Stars League e promotore della Granfondo Campagnolo Roma. E non solo, è membro della Commissione Vigilanza Doping e Tutela della Salute del Ministero della Salute.

Il 20 marzo il Consiglio Federale della Federazione Ciclistica Italiana lo ha nominato Responsabile della Commissione per il Settore Amatoriale e Cicloturistico (SAN).
Gli chiediamo un po’ del suo tempo per illustrarci le sue idee e le sue intenzioni per migliorare il mondo del ciclismo amatoriale e soprattutto il settore delle granfondo che sta particolarmente a cuore ai lettori della nostra rivista.

Buongiorno avv. Santilli, innanzi tutto complimenti per la sua recente nomina ed auguri di buon lavoro: sicuramente c’è molto da fare nel mondo del ciclismo amatoriale.
Mi permetto di farle delle domande, avanzando anche delle mie personali opinioni sugli argomenti che tratteremo, con la speranza che dal contraddittorio possa emergere cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi.
Innanzi tutto una domanda scontata. Qual è il suo programma e quali sono i suoi principali obiettivi in ognuno dei tre principali filoni (cicloturismo, granfondo e fondo, attività amatoriale su strada, pista e fuoristrada) che rientrano sotto la sua responsabilità?

Domanda scontata solo relativamente. Il mondo amatoriale, del quale, peraltro, mi sento parte integrante in quanto amo pedalare e partecipare alle granfondo, a mio avviso si è molto snaturato. Ha cominciato a scimmiottare le logiche proprie del settore professionistico ed oggi si assiste a fenomeni deleteri figli dell’esasperazione agonistica che sempre più permea questo settore. Il programma del Settore Amatoriale Nazionale della FCI sarà intanto quello di avviare un censimento delle varie attività che ne fanno parte, senza il quale si rischia di fare programmi superficiali e poi di individuare i rimedi per far sì che l’amatore torni ad essere quello che il termine significa: un inguaribile appassionato della bicicletta e di tutto quanto la circonda.

A mio avviso, il ciclismo in generale e purtroppo anche quello amatoriale deve recuperare credibilità. E’ di questi giorni la notizia dell’ennesima indagine sul doping che ha coinvolto parecchi ciclisti (ex professionisti e comuni amatori che mai hanno gareggiato nelle categorie “nobili”), alcuni dei quali sono anche finiti in carcere o agli arresti domiciliari. Io continuo a credere che la maggior parte del movimento amatoriale sia pulito, con la voglia di impegnarsi per la propria passione, in parte anche animato da un sano agonismo (non tutti i ciclisti sono cicloturisti o professionisti) e che sia stufo (io lo sono per primo) di vedere accostare il proprio sport al termine doping, come se non si potesse correre in bici senza prendere qualche aiuto illecito. Condivide con me che il recupero di credibilità sia il passo fondamentale da compiere per il bene del ciclismo amatoriale, altrimenti sempre più persone se ne allontaneranno e come pensa di agire in questa direzione?

Si torna alla mia risposta precedente. Non si tratta tanto di recuperare credibilità, quanto di comprendere che un’attività amatoriale è quella svolta da chi professionista dello sport non è o non è più da tempo. Ci si allena nei ritagli di tempo concessi dalla famiglia, dal lavoro e dagli impegni quotidiani. Le finalità non sono quelle esclusive della vittoria ma della partecipazione ad eventi, anche agonistici, con spirito ludico, per stare bene, alleviare gli stress, godersi in sicurezza la compagnia di altri appassionati, migliorare la propria qualità della vita. Ci sta certamente anche l’agonismo ma solo se approcciato in questa chiave.
Il doping amatoriale è molto diffuso, inutile girarci attorno e questa ultima più che meritevole inchiesta dei NAS, che approfitto per ringraziare come ha già fatto l’organizzazione della Granfondo Campagnolo Roma, lo dimostra. Se c’è chi spaccia doping è perché c’è chi lo acquista. Dati agghiaccianti stimano in 500 milioni di euro il valore di questo traffico, ovviamente esteso a tutto il mondo amatoriale. E se il ciclismo è, oggi, l’unico sport che il doping lo cerca seriamente (e, quindi, lo trova) non si deve sottacere che questa piaga è molto diffusa e temo che oggi lo sia più tra gli amatori ed i giovani che non tra i professionisti, non fosse altro per il numero altissimo di amatori praticanti sport a livello agonistico.
Bisogna quindi evitare ogni ipocrisia, che farebbe solo il male del ciclismo e dello sport amatoriale in genere, mantenere altissimo il livello di guardia anche grazie ai controlli ed alle indagini ma soprattutto occorre agire sulle cause e sulla cultura del doping.
Tutti e dico tutti, Enti e Istituzioni sportive, organizzatori, stampa e addetti ai lavori in genere, devono prendere coscienza di questo fenomeno ed attuare univocamente ed in totale sinergia ogni strumento si riterrà idoneo per combattere il doping.
Basta con l’esaltazione della prestazione, delle prove estreme, dell’emulazione e gratificazione solo a favore dei vincenti. Che gli sponsor, invece di chiedere visibilità attraverso le vittorie e costringendo i team interessati ad assoldare solo ciclisti fortissimi, spesso provenienti dal mondo professionistico, si indirizzino verso chi fa ciclismo etico e destina parte dei proventi all’attività dei giovani.
Che gli organizzatori emarginino corridori esasperati ed esasperanti e le loro squadre, senza il timore di perdere iscritti. Ne guadagneranno invece. E che gli amatori “sani” li supportino disertando le corse ove lo spirito amatoriale e l’etica vengono ignorati.
Che si faccia capire che il doping fa male, molto male alla salute e che il problema non è quello di non farsi “beccare” ma di minare seriamente la propria salute oltre a rischiare sanzioni anche penali come l’operazione Amateur sta dimostrando. Ci si rovina per sempre la vita e quella di chi si ha accanto e tutto per cosa?

Possiamo sperare ancora di avere un “ciclismo etico”, ispirato ai veri valori dello sport? Se sì, in che modo?

Occorre intendersi su cosa significhi “ciclismo etico”. Lo sport dovrebbe essere etico per definizione ed il contesto amatoriale, ove la vittoria non è un fine necessario, dovrebbe a maggior ragione essere etico. Il solo parlare della necessità di avere un ciclismo etico è emblematico e conferma il degrado di questo settore che va risanato con lo sforzo di tutti, a cominciare da noi amatori.
Credo che ci sia un modo: ognuno si impegni e dia l’esempio. Basta anche non buttare le carte delle barrette per strada e riprendere chi ancora lo fa, fermarsi ad aiutare chi ha un problema meccanico senza girare la testa dall’altra parte per non perdere la scia del gruppo, non sgomitare come forsennati per mantenere le prime posizioni alla partenza, sorridere e non digrignare i denti ed assumere atteggiamenti più consoni ad una guerra che ad una sana gara amatoriale.
Proviamoci tutti e, soprattutto, non prendiamoci troppo sul serio. Basta con le tabelle che i giornali di settore e preparatori un po’ strumentalmente propinano, test di ogni genere, ricerca esasperata della bici superleggera, attenzione maniacale ai watt, diete da psicopatici, vita che neanche chi gareggia alle Olimpiadi farebbe mai: sono tutte assurdità e chi vi parla è un agonista che a 8 anni già gareggiava e che certe manie non se le è fatte mancare ma che ha capito che era illogico ed angosciante continuare così ed ora prova a far rinsavire quelli che erano come e peggio di lui.

Personalmente credo che la presenza del doping nel ciclismo amatoriale sia legata alla debolezza della natura umana, che porta a voler emergere ad ogni costo. Non c’entrano tanto premi ed ingaggi, quanto la volontà di vantarsi per quello che non si è nella realtà. Detto questo, l’unico modo per combattere questo fenomeno è quindi quello di intensificare i controlli e rendere le pene tanto pesanti da scoraggiare certe pratiche ed impedire che vengano reiterate, anche per tutelare la salute stessa di chi potrebbe essere tentato di prendere certe scorciatoie. Le lancio una mia proposta per le granfondo: controlli in almeno una manifestazione a settimana (da mantenere ovviamente segreta fino all’ultimo) ai primi 3 di ogni categoria di ogni percorso previsto, con radiazione immediata per chi risulta positivo e salate pene pecuniarie per danno d’immagine. I soldi così ricavati potrebbero essere riutilizzati per finanziare i controlli successivi. Richiede un investimento iniziale, ma non potrebbe essere una proposta su cui lavorare? Sicuramente con la sua esperienza in Federazione e come avvocato avrà il modo di spiegarmi se e perché è infattibile.

Condivido che il doping sia generato da debolezze umane e lo considero alla stregua della corruzione, della raccomandazione, della ricerca di scorciatoie per il successo anche se questo è rappresentato dalla vittoria sull’amico o da quei 3 minuti in meno per scalare il Giau o il Mortirolo.
E’ il nostro mondo che ci porta a dover emergere, apparire, considerare mortificante e frustrante essere normali, ecc. Ma è anche vero che il passaparola, il farti sentire a disagio quando ti staccano senza pietà sulla prima salitella, l’analisi scientifica delle classifiche il giorno successivo la gara, l’ammirazione verso chi vince ed è forte, sono più pericolosi di quanto non si creda.
Nessuno ti chiede com’era la Maratona di Roma o quella della Dolomiti. Ti chiede sempre e solo quanto ci hai messo a finirle.
Comunque nulla è infattibile ma occorre misurarsi con la realtà, in specie odierna.
I controlli antidoping costano molto e la spending review, sempre più rigorosa, li rende ancor più problematici. Ma si fanno e si continueranno a fare, unitamente alle indagini.
Le sanzioni? Dal 2014 saranno applicate le regole che ho scritto per le prove Five Stars League: chiunque abbia avuto a che fare con il doping, anche in caso di squalifica scontata, non avrà il requisito etico per ottenere una tessera da cicloamatore e gli ex-pro potranno partecipare solo dopo un congruo periodo rispetto all’abbandono dell’attività professionistica.
Granfondo Campagnolo Roma sta pensando di introdurre nel suo regolamento una somma dovuta in caso di lesione dell’immagine della manifestazione da parte di chi sia stato trovato positivo nella sua manifestazione con responsabilità solidale della squadra di appartenenza e sto pensando di introdurre questa novità nella normativa federale.
Difficile che in una squadra non ci si accorga di nulla e che tutto ricada sempre e solo sull’atleta. Quale Procuratore ho introdotto la responsabilità oggettiva ed i risultati sono venuti. Ci sono state molte squalifiche di dirigenti e medici e senz’altro la sensibilizzazione è cresciuta molto anche se non basta.

 


Le chiedo di togliersi un attimo il cappello di Responsabile della SAN e di rimettersi quello di presidente della Five Stars League (FSL). Molti partecipanti si stanno chiedendo cosa sta bollendo in pentola, visto che il Ranking 2013 non è stato ancora pubblicato e nessuna convocazione per la LOM è ancora partita. Ci può dire qualcosa in merito? Cosa ci dobbiamo aspettare?

Sta uscendo un comunicato al riguardo.

Nelle ultime due settimane abbiamo assistito a due comunicati che hanno creato parecchie discussioni, uno della Consulta che ha comunicato che coloro che hanno partecipato alle gare professionistiche o dilettantistiche negli ultimi cinque anni, non possono partecipare alle gare amatoriali come amatori, ma sono come cicloturisti (proposta che necessita ancora di una ratifica del Consiglio Federale per poter essere resa attuativa) e quella dell’ACSI che vieta la presenza di mezzi privati al seguito dei partecipanti. Vorrei approfondire con lei questi due temi.

Come detto, al primo Consiglio Federale utile saranno approvate le norme indicate e credo e spero che tutti gli Enti della Consulta le faranno proprie.

La proposta di esclusione degli “ex” è sicuramente nata da una sua iniziativa e più volte, in qualità di presidente della FSL ha dichiarato che questa regola ha permesso di rendere più umane le granfondo che hanno aderito al consorzio. Sicuramente le medie dei vincitori in alcune prove si è un po’ abbassata, ma è altrettanto vero che in alla fine in alcune di queste hanno poi vinto “ex” che hanno chiuso la loro carriera nelle categorie superiori da più di 5 anni. Non le sembra che in realtà in questo modo non si combatta davvero il “para-professionismo”, ma lo si sposti semplicemente da un insieme di persone ad un altro, “ex” o meno?

L’ex professionista non può mettersi in competizione con un amatore se non dopo un congruo periodo di tempo. Sarà un caso, ma il settore ha subito quella trasformazione che oggi finalmente quasi tutti riconoscono come negativa, quando gli ex pro, senza soluzione di continuità, sono passati dal professionismo alle granfondo.
Le medie si sono alzate e gli amatori più forti hanno fatto di tutto per tenere il ritmo degli ex-pro creando i presupposti per quello snaturamento del movimento che ora è sotto gli occhi di tutti. Ne ha pesantemente risentito anche la sicurezza assicurata solo a quei pochi che riescono a stare tra i primi e l’auto di fine corsa. Tutti gli altri sono abbandonati nel traffico e usati solo per il pagamento della quota di iscrizione.
Sono nate squadre para-professionistiche ove spesso si camuffano veri e propri stipendi con rimborsi spese e premi e nelle quali la vittoria garantita è diventata merce di scambio con sponsor interessati alla visibilità che soprattutto le granfondo più importanti potevano garantire anche grazie alla televisione. E quando la vittoria è quasi obbligata ed a quella sono legati stipendi difficili da avere in altro modo, l’etica si dimentica e succede quanto, da ultimo, stiamo tristemente vedendo a margine dell’operazione Amateur. E l’amatore come me che fa? E’ disgustato, si lamenta, continua a fare granfondo con sempre minore voglia ed interesse finchè non se ne allontana definitivamente.


Il podio della Maratona Delle Dolomiti 2012, vinta da Jamie Burrow, ex professionista da più di cinque anni

Veniamo agli ex dilettanti: non pensa che questa regola penalizzi ingiustamente dei ragazzi che hanno provato a correre tra i dilettanti e, non potendo continuare con quella “carriera” per qualsiasi motivo, vogliono continuare a coltivare la loro passione e la loro voglia di gareggiare nelle granfondo? Forse per questi si potrebbe studiare una regola differente?

Sicuramente e difatti FSL ha previsto per questi e le donne una tempistica inferiore che applicheremo a livello nazionale.

Sul tema invece della presenza di mezzi privati al seguito della corsa, non crede sia molto difficile riuscire a stabilire delle regole per controllare che nessuno abbia degli aiuti? Le faccio presente che qualcuno potrebbe avere degli aiuti pur essendo oltre il tempo di chiusura al traffico e magari ancora in gara per la vittoria di categoria ed il controllo in questo caso sarebbe impossibile. A questo punto non sarebbe forse più opportuno sfruttare la presenza di auto private per migliorare l’assistenza in gara, regolamentando meglio quanto già previsto dalle Norme di Attuazione dell’Attività Amatoriale 2013?
Il tema delle auto al seguito è legato a quello della sicurezza in gara. Secondo lei l’attuale normativa garantisce sufficiente sicurezza ai partecipanti o ha in mente di modificare i regolamenti per aumentare la presenza di scorte tecniche e mezzi di assistenza (sanitaria e meccanica) in tutte le posizioni del gruppo?

L’amatore deve pedalare ed arrivare con le sue gambe. Se ha problemi meccanici deve risolverli se possibile da solo o con l’aiuto dei supporti messi a disposizione dell’organizzazione altrimenti rientra alla base con il “carro scopa”.
Mezzi privati che svolgano attività di supporto per tutti in modo volontario? Benissimo ma dovranno essere coordinati dall’organizzazione.
Quanto alla sicurezza, sono senz’altro d’accordo sul considerarla prioritaria su tutto ed analizzerò con esperti l’attuale normativa al fine di migliorarla quanto più possibile.

Alcune granfondo stanno scomparendo, per le difficoltà che gli organizzatori incontrano. Si potranno prendere dei provvedimenti a livello federale per aiutare gli organizzatori a non mollare e a dare ai partecipanti la maggior scelta possibile su dove andare a dare sfogo alla loro passione?

Gli organizzatori sono spesso degli eroi appassionati che pagano di tasca propria pur di organizzare una corsa. Ma non è giusto pretenderlo. Anzi, è corretto che le granfondo consentano introiti coerenti con il livello offerto onde coinvolgere nell’organizzazione soggetti competenti e professionali a garanzia degli amatori.
Oggi ci sono oltre 300 granfondo in Italia. A mio avviso sono troppe e dubito che abbiano tutte adeguati standard di sicurezza e qualità. Organizzarle non è un obbligo e se scompaiono o gli organizzatori faticano, se ne devono analizzare i motivi. Anche qui vale la legge della domanda e dell’offerta. Personalmente credo che ci debbano essere solo corse sicure, ben organizzate, con percorsi belli che attraggano gli amatori. Quelle che lo sono difficilmente avranno problemi. Non deve essere la Federazione a supportarle. Il ruolo federale e degli Enti è controllare che gli standard siano adeguati e se del caso innalzarli a beneficio dell’amatore.
Quanto alla scelta, penso che gli organizzatori debbano puntare a granfondo inserite in circuiti regionali o al massimo interregionali, che consentano la partecipazione agli amatori della zona interessata con costi di spostamento molto ridotti ovvero ad eventi di respiro nazionale o internazionale, che siano in grado di fungere anche da volano per il movimento locale grazie a partnership mirate.
Ad esempio la Granfondo Campagnolo Roma ha favorito la nascita del circuito PedaLatium e di altre granfondo nel Lazio, aumentando e qualificando sensibilmente l’offerta.

La ringrazio per l’attenzione e per il tempo che ci ha dedicato.

Grazie a voi per l’ospitalità e consideratemi a disposizione.

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